Un devin m'a dit

Voyages en Asie

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4.3
(4694)

Language: Français | Number of pages: 459 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) Chi traditional , English , Italian , Polish , Portuguese , Spanish

Isbn-10: 2916355413 | Isbn-13: 9782916355412 | Publish date: 

Category: Biography , Religion & Spirituality , Travel

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    «Perché non hai preso l’aereo?» Già, perché?
    Forse anche per riscoprire che il mondo è un complicato mosaico di paesi, ciascuno con le sue frontiere da varcare; forse per accorgermi che la terra non è
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    «Perché non hai preso l’aereo?» Già, perché?
    Forse anche per riscoprire che il mondo è un complicato mosaico di paesi, ciascuno con le sue frontiere da varcare; forse per accorgermi che la terra non è una massa monocolore punteggiata di aeroporti, come appare nelle carte delle linee aeree; o forse semplicemente per riprovare l’emozione di varcare, fisicamente a piedi, e non per aria, una vera frontiera come quella.
    Avessi viaggiato in aereo, non l’avrei mai vista.

    Un ultimo soldato di frontiera ci osservò con un binocolo, si passò il confine e si entrò in Polonia.
    In lontananza vidi fra gli alberi la sagoma di una chiesa. L’Europa! Le stazioni si fecero sempre più ordinate, le uniformi dei ferrovieri più pulite e presto ero a casa. Un grande piacere.
    Quel che non riuscii a togliermi di dosso era il ricordo inquietante di quella enorme massa di umanità disperata, disorientata, avida e adirata che, dal Vietnam alla Cina, dalla Mongolia alla Russia, mi ero lasciato dietro.

    ---

    Regolarmente in occasione di fatti tragici, la parodia di Tiziano Terzani viene contrapposta alla parodia di Oriana Fallaci. Un buon modo per detestarli entrambi. Per fortuna non esistono solo queste macchiette esibite con intenti ideologici, ci sono le persone reali, grandi giornalisti, scrittori e testimoni. Un antidoto per liberarsi di tutto questo è leggere i loro libri.
    Come questo capolavoro di Terzani.

    All’insegna del “non è vero ma ci credo”, il viaggiatore fiorentino passa il 1993 senza prendere un solo aereo, prestando fede alla profezia di un indovino di Hong Kong risalente al 1976. Non c’è solo superstizione, per lo scettico Terzani, ma anche il desiderio di riportare il viaggio alle sue ragioni di un tempo: la scoperta delle stazioni che, a differenza degli aeroporti tutti standardizzatati, vivono nel cuore pulsante delle città e ne sono lo specchio; l’emozione di passare le frontiere; la possibilità di incontrare persone e storie.
    Ne nasce un reportage sull’Asia, la terra amata da Terzani, che gira Thailandia, Birmania, Cambogia, Vietnam, Laos, Malesia, Indonesia, Singapore e poi Cina e Mongolia per ritornare, attraverso lo sterminato cuscinetto russo, in Europa.

    Terzani approfitta del suo resoconto di viaggio per esternare le sue riflessioni su una modernizzazione che sta sfigurando l’Asia, attratta dall’omologazione al materialismo occidentale, e ricercando sacche di resistenza, di sopravvivenza. Che siano una missione di suore cattoliche in Birmania, un villaggio di integralisti in Malesia, monaci buddisti, Terzani apprezza tutto quello che è alternativo, ma senza idealizzarlo: la mentalità integralista islamica non gli piace punto, aspetto che nelle varie parodie non risulta.
    Quello che lo soffoca è il dominio dei commerci e dell’arricchimento a ogni costo, la cementificazione che distrugge paesaggi e architetture antiche, l’AIDS che si diffonde a velocità supersonica favorito dalle migliaia di bordelli che la vecchia Indocina offre.
    Si trovano le contraddizioni di un uomo, una personalità non coerente ma forse proprio per questo affascinante: lo scetticismo verso il sovrannaturale mescolato all’interesse per gli indovini e al rispetto per chi ha scelto la vita religiosa, che sia un bonzo o una suora cattolica; l’amore per la Cina e la consapevolezza che la trasformazione dell’Asia e il culto del denaro è nato proprio dai Cinesi della diaspora, fuggiti dalla madrepatria con le pezze al culo e diventati i padroni di un po’ di tutto, costruendo una città dei sogni a Singapore e preparandosi a dare l’affondo finale del capitalismo alla Cina, Paese capace di rimanere diverso da tutti gli altri per millenni e demolito dalla follia di Mao.

    Dalla Cina alla Birmania all’Indonesia sembra che l’unica alternativa alla contaminazione con gli aspetti deleteri del progresso che, una volta innescati, non si fermano più, sia l’isolamento totale. Del resto, se Terzani può raccontarci storie è proprio perché l’isolamento è venuto a cadere. Come si risolve questa contraddizione? Il libro non dà risposte. La storia umana in fondo va avanti, e ci sono elementi che scompaiono e nuove istanze che sorgono. Terzani è il cantore della tristezza di ciò che scompare, consapevole che, come nella meccanica quantistica, nel momento in cui osservi un mondo lo stai già modificando.
    In fondo lui ha un bel tessere le lodi di un viaggiare sostenibile, antico. Ma questo, paradossalmente, è possibile solo per chi ha tempo e denaro. Terzani è un privilegiato. Ma, consapevole di questo privilegio, lo condivide generosamente nei suoi libri.

    “Un indovino mi disse” è uno scrigno riempito dall’intelligenza e dalla sensibilità di un uomo che sa andare sempre oltre l’argomento centrale, con divagazioni, dettagli, riflessioni. È bello seguirlo alla ricerca di indovini, chiromanti e stregoni, una ricerca curiosa in cui l’indovino migliore è sempre il prossimo e non esistono nazionalismi: sì, il nostro indovino è bravo, ma quello del Paese vicino di più. Quello che lo scettico Terzani apprezza degli indovini, pur descrivendo i suoi incontri con grande ironia, è il fatto che almeno invitino i loro “pazienti” a fermarsi a pensare, a se stessi, alle loro relazioni, anche alla morte, quella morte che in Occidente si cerca sempre di esorcizzare o meglio occultare.

    In questo lungo viaggio Terzani vive la delusione del Vietnam in cui la rivoluzione è fallita; se allora avessero vinto gli Americani, in quella guerra che è stata al centro delle illusioni politiche di una generazione, in fin dei conti sarebbe cambiato poco. Il Vietnam celebra i suoi morti ma lascia i mutilati a mendicare per non morire di fame.
    Sono infinite le sfaccettature dello scrittore, che passa un capodanno con Khun Sa, il re dell’eroina – nel 1993 Thailandia e Birmania non erano ancora state rimpiazzate dall’Afghanistan – ma riesce a stupirsi di La Spezia che non aveva mai visitato in vita sua; riscopre Somerset Maugham, altro grande cantore del Sudest, e ci suggerisce Mario Appelius, giornalista e scrittore che finì nell’oblio per la sua adesione al fascismo: una cosa che manda Terzani nei matti, un’apertura mentale che sicuramente non ha in comune con molti dei suoi presunti fans e di cui nella macchietta di cui ci si ostina ad accontentarsi non vi è traccia.

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    La loro, e quella della missione cattolica di Kengtung, è una di quelle belle storie che si è pesa l’abitudine di raccontare. Specie sui giornali. Forse è perché i protagonisti sono gente fuori dall’ordinario.
    Hai ragione Tiziano, a chi vuoi che interessi la storia di qualche vecchia suora italiana quando è così à la page esibire la puzza sotto il naso verso tutto quel che è religioso. Non tutti sono al contempo scettici e rispettosi come te. E mi ha fatto pensare molto la tua osservazione che quella suora di Cernusco, in gioventù, non aveva avuto altra scelta che prendere l’abito, perché nelle famiglie contadine numerose della Pianura Padana era così o così. E tu ti chiedi se le persone erano meno felici quando dovevano impegnarsi a portare avanti una scelta che non avevano fatto di noi che oggi abbiamo potenzialmente tutte le opzioni a nostra disposizione, e talvolta prendiamo topiche colossali. In un altro passaggio applichi lo stesso ragionamento all’amore, dopo che hai incontrato donne e uomini che hanno vissuto felici il loro matrimonio combinato. Perché chissà se esiste la predestinazione oppure no, è importante? no, ci dici, è importante non il nostro potere di modificare le circostanze, ma la nostra capacità di viverle. E c’è sempre la libertà di viverle bene.

    C’era, fra il colore della sua pelle e quello della sua tonaca, una profonda contraddizione, così come c’era in quella sua posizione, seduto per terra con le gambe incrociate. Sentivo in lui, così occidentale pur in panni così asiatici, qualcosa di stonato, di fuori posto, e mi immaginavo come un giorno, circondato da quei monaci, suoi confratelli solo di nome, a parlare una lingua che non è la sua, in un posto in cui non un suono o un odore è quello di casa, Chang Choub potrebbe sentirsi terribilmente solo, solo come mai, alla fine di una vita di cui avrebbe da chiedersi, come forse già gli capita di fare, se non l’ha spesa perseguendo la meta degli altri, dietro un’illusione che non era nemmeno la sua.
    Proprio tu lo dici Tiziano? Questa è una delle contraddizioni che lungi dal suscitarmi disprezzo mi fanno avere affetto per te. Tu che non hai mai resistito più di due settimane a Firenze, e hai sempre seguito il richiamo della “tua” Asia, eppure non hai neanche mai disprezzato il ritorno, l’Europa, il cibo che ti ha nutrito da bambino, quel modo di ragionare che comunque ti è rimasto dentro. Chissà come ti troverai dal primo maggio 1994 in India. Ti sentirai a casa o ti troverai fuori luogo come quell’olandese che si è rasato la testa e ha preso quel nome curioso?

    Mi aveva colpito, da quando ero arrivato in Europa, come questo continente portava bene la sua età, come non era affannato a darsi un’altra faccia, anzi com’era a volte fiero di quella che aveva e di come si sforzava di conservarla. Dopo la bramosia auto distruttrice dell’Asia, era un grande sollievo.
    Già, Tiziano. Tutto sommato la vecchia Europa non è poi il peggio sulla piazza, eh? Ed è importante che ce lo ricordi non un provincialotto che è rimasto sempre nel suo spazio ristretto, ma un viaggiatore che il mondo lo ha visto per davvero, lo ha amato eppure non ha mai voluto rinnegare quello che era. Grazie Tiziano, perché hai avuto una vita straordinaria, sei stato intraprendente ma anche fortunato, privilegiato, ma non hai voluto tenere nulla per te.

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  • 4

    una bel viaggio, lento, in Asia e dentro di noi

    Bello, scritto bene, un po' ripetitivo quando parla delle previsioni degli indovini, ma il 'viaggio' è descritto molto bene. Si legge bene e fa riflettere.

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  • 5

    Terzani, che vita!

    In questo bellissimo libro emerge il talento di Terzani. Non è molto facile descrivere culture così distanti dalla nostra in maniera così efficace, priva di "esotismi" e coinvolgente. Una vita come la ...continuer

    In questo bellissimo libro emerge il talento di Terzani. Non è molto facile descrivere culture così distanti dalla nostra in maniera così efficace, priva di "esotismi" e coinvolgente. Una vita come la sua è davvero irripetibile...

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  • 4

    Grande Terzani

    Tiziano Terzani muore a 66 anni a Orsigna (FI) dopo una vita trascorsa in Asia a conoscerne la gente e a scriverne, come corrispodente di Der Spiegel ma anche autonomamente. E' un lavoro duro, frettol ...continuer

    Tiziano Terzani muore a 66 anni a Orsigna (FI) dopo una vita trascorsa in Asia a conoscerne la gente e a scriverne, come corrispodente di Der Spiegel ma anche autonomamente. E' un lavoro duro, frettoloso ma ampio e preciso, prima che l'incalzare della modernità ingoi per sempre quella che era stata l'Asia vera. Molti di noi non ne sapranno mai nulla perchè in Asia non c'è mai stato e se ci andrà conoscerà l'Asia imbastarrdita, americanizzata come il resto del globo. Gli USA che hanno rovinato per sempre la vita di tanti popoli rendendoli una brutta copia di se stessi.
    Ma vale la pena di leggerlo, Terzani perchè descrive il momento di passaggio tra la Cina di Mao e quella di Deng, la Cambogia post-Khmer rossi, il Vietnam, il Giappone.
    E' stato innamorato della Cina, Tiziano, e la Cina non l'ha capito ma lui non s'è scoraggiato e ha continuato ad amarla. Ha amato l'India. E ha amato la vita, esplorandone ogni anfratto.
    Ed è questa, in ultima analisi, la morale di questo, come di altri libri, di Tiziano. La vita va vissuta, va goduta, va succhiata fino al midollo.
    E nella scoperta dei paesi che visita e dei popoli che incontra, Terzani, ad un certo punto, decide di interrogare gli indovini più famosi dell'Asia, finendo per non credere a nessuno di essi. In un'Asia che ha avuto bisogno degli indovini, dei maghi, dove ogni decisione, anche politica e di peso deve passare dell'astrologo di turno. La vita spirituale, gli astri, hanno in Asia un peso che noi non conosciamo. Tiziano è alla ricerca dei pochi sopravvissuti di quella eletta schiera dotata di poteri sovrannaturali, dei poteri della mente che una volta tutti noi possedevamo e con la civilità abbiamo perso per sempre.
    L'ultimo indovino gli rivelerà che non vivrà oltre i 67 anni. Lui non ci crederà, come non ha creduto agli altri. Terzani muore a 66 anni.e 10 mesi.

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  • 3

    Terzo libro di Terzani e come negli altri libri si trova " un piccolo grande uomo" sempre alla ricerca di qualcosa, probabilmente se stesso. Con lui si percorre il fascino dell'avventura attraverso mo ...continuer

    Terzo libro di Terzani e come negli altri libri si trova " un piccolo grande uomo" sempre alla ricerca di qualcosa, probabilmente se stesso. Con lui si percorre il fascino dell'avventura attraverso mondi lontani e culture a volte incomprensibili a noi occidentali.

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  • 4

    Libro meraviglioso! Viaggio anacronistico in giro per l' Asia che diventa spunto di rilessione e meraviglia. Va letto lentamente per assaporare ed assimilare al meglio il percorso che l' autore per ir ...continuer

    Libro meraviglioso! Viaggio anacronistico in giro per l' Asia che diventa spunto di rilessione e meraviglia. Va letto lentamente per assaporare ed assimilare al meglio il percorso che l' autore per ironia della sorte è "costretto" a fare, con tutte le sue vicissitudini e curiosità. E' una cronaca così fedele, che sembra di essere al fianco del narratore ed in alcuni tratti sembra di percepire gli stessi odori e sapori descritti.
    Vivamente consigliato se volete interessanti spunti di riflessione attualissimi anche se scritto negli anni Novanta. Vi aprirà una finestra su una realtà spesso poco conosciuta, o in modo incompleto o erroneo, donandovi una chiave di lettura diversa del mondo orientale.

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  • 4

    voglia di Oriente

    Terzani fa una cronaca del suo lunghissimo viaggio attraverso l'Oriente del mondo. Culture, usi e costumi diversi dei vari paesi che ha attraversato. Non è una lettura leggera, ma molto interessante ...continuer

    Terzani fa una cronaca del suo lunghissimo viaggio attraverso l'Oriente del mondo. Culture, usi e costumi diversi dei vari paesi che ha attraversato. Non è una lettura leggera, ma molto interessante

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  • 5

    “Il positivo entra ed esce dalla testa, il negativo lascia un dubbio strisciante, un inquietudine sorda; perché la paura è il fondo della condizione umana”

    Arrivato alla fine del mio primo Terzani, dovrei dire con colpevole ritardo, ma dirò semplicemente, a ragion veduta, che non ero ancora pronto, ho cominciato a rendermi conto della straordinarietà di ...continuer

    Arrivato alla fine del mio primo Terzani, dovrei dire con colpevole ritardo, ma dirò semplicemente, a ragion veduta, che non ero ancora pronto, ho cominciato a rendermi conto della straordinarietà di quest’uomo.
    Ripercorrere con lui tutte le zone critiche, con relativi avvenimenti, del sud-est asiatico, in un racconto continuo e serrato, senza mai cadute di tono, è stato un bel tuffo nella memoria e nelle cronache dei tempi in cui questi fatti si svolgevano, trovando anche qualche risposta a domande rimaste in sospeso.
    Con l’escamotage dell’indovino e della sua predizione negativa, Terzani percorre con altri mezzi, che non siano aerei o elicotteri, territori e stati che ha così modo di raccontarci, filtrati da ricordi passati e presenti, che fanno apparire il suo racconto nella veste che più ho apprezzato: un fantastico affresco di inestimabile valore documentario su genti, popolazioni e luoghi di un Oriente fatalmente destinato a scomparire, nella sua veste più tradizionale, sotto i colpi di una occidentalizzazione selvaggia che livellerà tutti verso il basso con la sua dannata corsa al modernismo.
    Ogni cosa a suo tempo, un tempo per ogni cosa. Non ho mai voluto affrontare Terzani con i suoi libri perché ritenevo troppo ostici, sotto svariati punti di vista, gli argomenti di cui parlava. Adesso che ho cominciato, su suggerimento, proprio da questo, mi rendo conto che in qualche modo avevo ragione ad aspettare e che è stato sicuramente un buon inizio.
    Terzani è un ottimo giornalista, il suo modo di raccontare, in maniera fluida, agile e rapida, da perfetto affabulatore, tiene alta la soglia dell’attenzione che non scende mai sotto livelli non apprezzabili per contenuti e dinamicità narrativa.
    In questo suo primo libro non sono stato catturato dal Terzani mistico (chissà in seguito, forse), sono invece rimasto affascinato dall’uomo, dalla sua schiettezza, dalla sua capacità comunicativa e dalla profondità dei suoi pensieri che esprime con grande semplicità ed armonia. Un piccolo grande uomo, che con la sua razionalità e dando credito ad un indovino, forse ha voluto dirci che in fondo la nostra vita è governata da quanto di più irrazionale noi potremmo credere, dandoci così un buon motivo per meditare sulla labilità della nostra condizione umana…

    Qualche suo pensiero…

    “Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. È una triste constatazione; ma è così ed è forse questa idea a legarmi alla mia professione.”

    “[…] c’è qualcosa di rassicurante nel morire là dove si è nati, in una stanza di cui si conosce l’odore, lo scricchiolio della porta, la vista dalla finestra. Morire là dove sono morti i propri genitori, i propri nonni, là dove nasceranno i propri nipoti è come morire di meno.”

    “La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, diventata ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta”.

    “La televisione riduce la nostra capacità di concentrazione, ottunde le nostre passioni, ci impedisce di riflettere imponendosi come il più importante – quasi il solo – veicolo di conoscenza. Eppure nessuna verità è più falsa di quella della televisione.”

    dit le 

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