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Un favore personale

Di

Editore: Guanda (Narratori della fenice)

3.4
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8882469956 | Isbn-13: 9788882469955 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marcella Dallatorre

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Dublino, metà anni Cinquanta. Non è un bel periodo per l'anatomopatologo Quirke: una sua ex fiamma è morta, un uomo che in passato stimava è in fin di vita e la figlia, con la quale sta cercando di ricostruire un rapporto, fa ancora fatica ad accettarlo. E quando Billy Hunt, una vecchia conoscenza del college, lo cerca e gli chiede un favore personale legato alla morte della moglie, Quirke non sa tirarsi indietro, nonostante senta che la faccenda gli porterà solo guai. Guai che non tardano ad arrivare: Quirke si trova lentamente risucchiato in un mondo tenebroso dove droga, perversioni sessuali, ricatti e omicidi sono la normalità. Un mondo nel quale nemmeno il formidabile ispettore Hackett sa come muoversi.
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  • 4

    "Un favore personale" di John Banville: il secondo che leggo con l'anatomopatologo provato dalla vita, lui che si occupa di morte. Un giallo classico, molto ben ambientato in una Dublino calda e umida, silenziosa e grigia. Nulla di nuovo fino a qua. Quello che mi piace di Banville, e che me lo fa ...continua

    "Un favore personale" di John Banville: il secondo che leggo con l'anatomopatologo provato dalla vita, lui che si occupa di morte. Un giallo classico, molto ben ambientato in una Dublino calda e umida, silenziosa e grigia. Nulla di nuovo fino a qua. Quello che mi piace di Banville, e che me lo fa preferire ad altri scrittori, è il dedicare una grande attenzione introspettiva ai suoi personaggi, che disegna perfettamente. Non ci sono colpi di scena o aspetti truculenti che alla lunga stancano, ma con il passare delle pagine l'autore denuda i personaggi e c'è li dona totalmente. Non consigliato agli amanti del pulp e dell'azione. Io lo consiglio anche a loro però, magari potrebbero anche ricredersi ... O no?

    ha scritto il 

  • 5

    E' un bellissimo libro di uno scrittore magistralmente bravo. E' pieno di odori e di suoni. E sì, ha ragione DeLillo nella frase di copertina: "un talento quasi feroce nel leggere l'anima degli uomini"

    ha scritto il 

  • 0

    Affetta da bulimia avevo già comprato anche 'Congetture su April' - questo l'ho rigettato a pag. 170. Non mi ero mai addormentata su un giallo, grazie a Banville e al suo mix di situazioni e personaggi soporiferi è accaduto. Buona dormita!

    ha scritto il 

  • 3

    ... niente da fare, le vicende dell'anatomopatologo Quirke, già incontrato su "Congetture su April", non riesco a farmele piacere piu di tanto.
    I personaggi, quasi tutti sofferenti, si lasciano vivere, tra rimorsi, sensi di colpa, parole non dette e il caso, in alcune situazioni è un po' im ...continua

    ... niente da fare, le vicende dell'anatomopatologo Quirke, già incontrato su "Congetture su April", non riesco a farmele piacere piu di tanto.
    I personaggi, quasi tutti sofferenti, si lasciano vivere, tra rimorsi, sensi di colpa, parole non dette e il caso, in alcune situazioni è un po' improbabile, secondo me.

    ha scritto il 

  • 4

    Banville ha scritto anche una serie di 4 romanzi noir, sotto pseudonimo ma in Italia sono pubblicati con il suo vero nome, protagonista è l'anatomopatologo Quirke, questo è il secondo.
    Mi piace l'ambientazione in una Dublino anni '50, cattolica e un po' torbida. La storia anche se non orgin ...continua

    Banville ha scritto anche una serie di 4 romanzi noir, sotto pseudonimo ma in Italia sono pubblicati con il suo vero nome, protagonista è l'anatomopatologo Quirke, questo è il secondo.
    Mi piace l'ambientazione in una Dublino anni '50, cattolica e un po' torbida. La storia anche se non orginale è ben congegnata e tiene vivo l'interesse fino alla fine, il finale non è tradizionale, non si chiude il cerchio, nessuno è come sembra, neppure Quirke.
    Il vero punto di forza del romanzo sono però le ambientazioni e le atmosfere e la tensione che sottende la personalità di Quirke per tutto il romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    mi spiace per quelli che non apprezzano.
    A me questo autore piace.
    Ottimo noir, in una Dublino d'altri tempi

    http://appuntidelcoroner.wordpress.com/2012/07/03/john-banville-un-favore-personale/

    ha scritto il 

  • 2

    Seconda puntata delle avventure dell'anatomopatologo Quirke nella Dublino degli anni cinquanta. Seconda e, direi, inutile. Non so cosa abbia indotto Banville a sperimentare il brivido della serialità, immagino la vile pecunia, ma fallisce miseramente nell'intento di creare qualcosa di interessant ...continua

    Seconda puntata delle avventure dell'anatomopatologo Quirke nella Dublino degli anni cinquanta. Seconda e, direi, inutile. Non so cosa abbia indotto Banville a sperimentare il brivido della serialità, immagino la vile pecunia, ma fallisce miseramente nell'intento di creare qualcosa di interessante, anche in un'ottica, dignitosissima, di serialità. Tanto era "necessaria" la vicenda del libro precedente rispetto ai suoi personaggi, quanto futile appare la storia che fa da filo conduttore a questo libro. Qui il grosso Quirke, diventato astemio, finisce coinvolto da un compagno di scuola, nell'indagine per la morte della moglie di lui, apparentemente suicida. Contraddizioni assurde, come può un patologo mentire spudoratamente all'inchiesta per le cause della morte, e passarla liscia? Il tutto, gira che ti rigira, si impernia sulla figura losca dell'ex socio della morta, che oltretutto si intorta con l'inquieta figlia di Quirke. Ma la storia è inutile, noiosa, mal condotta: la Dublino cupa e piovosa è uno scenario come un'altro, i guai familiari di Quirke sono un presupposto superfluo che non influisce sullo sviluppo della storia. Sembra di assistere ad uno di quei telefilm polizieschi tedeschi in cui tutti sono brutti, meschini e tristi, piove sempre ed allo spettatore non gliene può fregare di meno di chi ha ucciso chi. Mah...

    ha scritto il 

  • 3

    Non so cosa mi aspettassi da Banville, ma non mi ha convinto. Il suo protagonista mi ha ricordato troppo Rebus ma in peggio.. Forse non sono portata per i noir..
    Ho comunque adorato la Dublino nella quale la vicenda si muove

    ha scritto il 

  • 3

    Trovo difficile ogni commento. Per certi versi mi verrebbe da dire che è un libro magistrale, per come riesce a farti leggere oltre 320 pagine sfiorando una storia senza toccarla mai. Le cose accadono lente, lentissime, i fatti veri sono tutti negli ultimi capitoli, ci sono parti intere di questo ...continua

    Trovo difficile ogni commento. Per certi versi mi verrebbe da dire che è un libro magistrale, per come riesce a farti leggere oltre 320 pagine sfiorando una storia senza toccarla mai. Le cose accadono lente, lentissime, i fatti veri sono tutti negli ultimi capitoli, ci sono parti intere di questo libro che potrebbero essere cancellate senza perdere un briciolo di senso, ma anche senza spostare l'equilibrio dei personaggi e delle loro angosce esistenziali. Ma se da un lato tutto questo è magistrale, dall'altro non riesci (almeno, io non sono riuscito) ad arrivare in fondo senza chiederti che senso abbia tutto ciò. Vuole essere un libro di genere, senza esserlo. Vuole essere un romanzo, ma il (presunto) delitto prende da subito troppo spazio. Alla fine ti rimane addosso solo la nebbia e l'umidità, e ti chiedi se valeva la pena di leggere tante pagine. Ultima nota, negativa: si appoggia troppo sul precedente "Dove è sempre notte", se non lo si è letto si perde metà del senso e dell'atmosfera, soprattutto nelle relazioni del nostro protagonista (?) Quirke.

    ha scritto il