Un giorno ti porterò laggiù

Di

Editore: Mondadori (Scittori italiani e stranieri)

3.9
(76)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804534206 | Isbn-13: 9788804534204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Annamaria Biavasco , Valentina Guani

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"A quei tempi, all'inizio degli anni Sessanta, non eravamo ancora donne ma ragazze. E questo era visto, senza ironia, come un vantaggio." Comincia così Un giorno ti porterò laggiù: un autoritratto intimo e spietato di una giovane studentessa senza nome che, per quanto dotata di un'intelligenza assai acuta, ha una disastrosa inclinazione per l'ossessione. Il romanzo si apre con la protagonista "Anellia" (un nome fittizio che assume in diverse occasioni) che ricorda i suoi primi anni alla Syracuse University. La sua storia è un terribile intreccio di alienazione e disperazione: è ossessionata dalla prematura morte della madre e dal relativo senso di colpa che i fratelli e il padre le hanno istillato.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Laggiù

    "Meglio pensare che l'universo sia razionale e che si possa giungere a conoscere una piccola parte della sua verità per quanto falsa sia".
    Il romanzo racconta la storia di una studentessa di filosofia ...continua

    "Meglio pensare che l'universo sia razionale e che si possa giungere a conoscere una piccola parte della sua verità per quanto falsa sia".
    Il romanzo racconta la storia di una studentessa di filosofia povera sia di soldi che di affetti dato che la madre è morta poco dopo la sua nascita di tumore e che il resto della famiglia la incolpa di quella perdita. Per questo nonostante sia brillante e intelligente, troppo perchè la sua intelligenza le sia utile, è definita disadattata e asociale. In realtà la maggior parte dei suoi problemi le viene dalla socievolezza cioè dal desiderio di essere accettata e amata e di avere delle sorelle. Le "sorelle" approfittano del suo desiderio di inclusione per avere vantaggi scolastici. Con lo stesso esagerato spirito di adorazione, la ragazza si innamora di un compagno di corso molto più grande di lei, anche lui disadattato perchè nero (siamo in un ambiente stranamente molto razzista) oltre che poco socievole.
    "Tra uno e nessuno si stende l'infinito". Forse su questo si basa la strana storia d'amore, se d'amore si tratta, essendo adorazione da parte di lei e un mezzo rifiuto da parte di lui. In un certo senso il cammino è utile a entrambi, dato che lei sembra liberarsi dalla schiavitù del desiderio dell'approvazione altrui e lui fa uno scalino che lo avvicina a un altro essere umano. La storia del loro rapporto non è chiara e lui soprattutto è abbastanza oscuro (ha moglie e figlio ma non ne parla subito con lei). Lei, Anelia, è riassunta in quel nome che richiama l'idea di anelare e annullare e di non essere come se la sua essenza consistesse nel sacrificio di sè per amore. Anellia fatica a capire le leggi del mondo o forse le capisce ma non sa farle sue e regolarsi di conseguenza. La storia d'amore è una negazione del corpo in quanto il rapporto tra i due è soprattutto intellettuale: lei è quasi anoressica e lui è soprattutto una voce dentro un corpo che avrebbe potuto essere anche molto diverso. Una voce che parla e non ascolta. Non chiama mai Anellia con il suo vero nome come se lei non fosse importante ma esistesse solo in funzione di lui. Eppure, anche se la storia inizia con un certo palpabile odio da parte di lui per la pelle bianca di lei, poi sembra fare stentati passi avanti.
    La storia fa pensare che l'universo non sia razionale, dopo tutto. Che la fiducia nella razionalità e nella logica siano mal riposte, che la filosofia sia il sogno del disadattato che cerca di mettere ordine, un ordine per lui rassicurante e comprensibile, dove non ce n'è. In un certo senso il desiderio di capire è un'esigenza di controllo sul mondo che nasce dalla sfiducia estrema nel mondo che va tenuto a bada come un animale pericoloso. Ma la domanda che cosa vuoi da me che il nero fa in continuazione alla ragazza non ha una risposta razionale perchè la risposta razionale prevederebbe di stare alla larga da una simile situazione. Il nero vorrebbe capire l'amore ma non può capire ciò che non si afferra con la mente. Forse il rapporto di reciproco affetto può far digerire ai due la possibilità che non tutte le risposte siano raggiungibili con una intelligenza brillante ma razionale e logica.
    La conclusione "se fra noi andrà tutto bene ti porterò quaggiù" è molto carina ma ci vuole un filosofo per prenderla con filosofia, qualsiasi altra persona farebbe un gesto poco elegante a quel punto del racconto.

    INDICAZIONI UTILI

    ha scritto il 

  • 2

    I'll Take You There (2004)

    La protagonista è troppo eccessiva nei pensieri e comportamenti, non è giustificabile se non con la patologia, è disturbante e assurda.
    E comunque sull'amore come patologia direi basta questo:
    http:// ...continua

    La protagonista è troppo eccessiva nei pensieri e comportamenti, non è giustificabile se non con la patologia, è disturbante e assurda.
    E comunque sull'amore come patologia direi basta questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=46_XFGmaAgQ

    ha scritto il 

  • 3

    “Non mi ero ancora resa conto che l’amore è una specie di malattia, non l’idea radiosa che mi ero immaginata, ma qualcosa di fisico, come il dolore.”

    Una ragazza sola. Cresciuta da nonni anaffettivi, con fratelli ostili, un padre assente e una madre morta troppo presto. Una ragazza che cambia personalità a seconda delle circostanze elemosinando amo ...continua

    Una ragazza sola. Cresciuta da nonni anaffettivi, con fratelli ostili, un padre assente e una madre morta troppo presto. Una ragazza che cambia personalità a seconda delle circostanze elemosinando amore, affetto, considerazione, e cercando sempre in modi e posti sbagliati (nelle compagne del college della sorority, in un uomo incapace di amare, in un padre fantasma...)
    Il romanzo è suddiviso in tre parti. La seconda è, secondo me, la migliore e più intensa. La conclusione... deludente.

    ha scritto il 

  • 4

    Se le cose funzioneranno fra di noi, un giorno ti porteró laggiú.

    la mia cosiddetta personalitá era sempre stata un costume che indossavo maldestramente e toglievo con dita perplesse, distratte; che si assecondava alle circostanze, come il carico di una nave non fis ...continua

    la mia cosiddetta personalitá era sempre stata un costume che indossavo maldestramente e toglievo con dita perplesse, distratte; che si assecondava alle circostanze, come il carico di una nave non fissata a dovere nella stiva

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Quando amiamo qualcuno disperatamente amiamo anche tradirlo. ogni contatto con lui è emozionante.

    La Oates sa bene di quello che parla, docente universitaria parla del suo mondo della sua università ...continua

    Quando amiamo qualcuno disperatamente amiamo anche tradirlo. ogni contatto con lui è emozionante.

    La Oates sa bene di quello che parla, docente universitaria parla del suo mondo della sua università Syracuse.
    Libro diviso in tre parti. l'ultima senz'altro la meno riuscita.
    Lettura incostante, ci parla di Anellia e del suo tentativo ossessivo di essere accettata di non essere più sola.
    Prima entrando in una confraternità lontana anni luce dal suo essere. accolta per alzare la media delle altre studentesse, vessata, umiliata, vittima di un mondo che non le appartiene e che non la vuole. Costretta a rovistare tra i rifiuti per avere di che sfamarsi.
    Parte due: lasciata la confraternita, trova quello che creda sia amore. la storia si ripete. solo meno rifiuto qui, Vernor le lascia un alone di speranza, distrutto annichilito. infine sola come all'inizio in un viaggio al capezzale del padre morente.

    Una storia di solitudine e crescita personale, non riuscita totalmente

    ha scritto il 

  • 5

    Ferite di amore vivo

    La protagonista è una studentessa di filosofia che non ha soldi, nè famiglia, nè molta carne intorno alle ossa. Adora pensare eppure si mette in una confraternita di giovani superificiali e spensierat ...continua

    La protagonista è una studentessa di filosofia che non ha soldi, nè famiglia, nè molta carne intorno alle ossa. Adora pensare eppure si mette in una confraternita di giovani superificiali e spensierate. Il caso le farà incontrare un dottorando in filosofia, ammaliante, intelligente, disturbato. Con lui inizia un complicato intreccio di amore che la porta a mettere alla prova la sua forza e il suo desiderio. Insegue e attende con ardore il giovane uomo che soffre e la respinge con passione. Lei è bianca e lui è nero in un'epoca, gli anni Sessanta, in cui il razzismo è all'apice. Ottima scrittura, avvolgente, penetrante, rotonda. Delinea un panorama storico e umano che si appiccia addosso a chi legge. Strepitoso!

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ma discontinuo, a tratti frettoloso, specie nel finale.
    La protagonista è sfuggente, liquida come acqua nell'aderire all'ambiente che la circonda e ai sentimenti che la agitano.
    Come sempre magi ...continua

    Bello ma discontinuo, a tratti frettoloso, specie nel finale.
    La protagonista è sfuggente, liquida come acqua nell'aderire all'ambiente che la circonda e ai sentimenti che la agitano.
    Come sempre magistrale la resa dei rapporti di famiglia.
    Affascinante l'incursione nel mondo della sorority universitaria, più del rapporto amoroso, che mi è parso inutilmente aspro e privo di un'evoluzione coerente.

    ha scritto il 

  • 3

    Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui e ad ogni sosta c'era sempre qualcuno e quasi sempre tu hai provato a parlare ma non sentiva nessuno

    Le vicende di questa ragazza senza nome quasi senza corpo come se il corpo fosse solo il veicolo per poter essere i suoi pensieri e le sue emozioni si spalmano nel periodo di inizio anni ’60 un period ...continua

    Le vicende di questa ragazza senza nome quasi senza corpo come se il corpo fosse solo il veicolo per poter essere i suoi pensieri e le sue emozioni si spalmano nel periodo di inizio anni ’60 un periodo di forte crescita per gli USA e di forti cambiamenti che però restano sempre sullo sfondo e non inquinano le vicende della protagonista ma ne restano ai bordi lievemente, senza stonare.
    Nata con la colpa di essere stata la causa della morte di sua madre, questa colpa le si appiccica addosso e l’accompagnerà lungo il suo viaggio alla ricerca di verità e amore e dove si troverà
    a concentrare tutte le sue energie per adattarsi alla società, una società finta e sprezzante senza ideali e molto superficiale.
    I romanzi della Oates sono sempre molto emblematici e ben scritti e i temi narrati partono da un avvenimento unico e forte che spezza tutti gli equilibri o finti equilibri e da qui si narrano le sorti dei sopravvissuti sempre con toni che inquietano l’animo e che scavano nel profondo alla ricerca di un’identità che li salvi dall’ovvietà. I personaggi sono sempre controversi, né buoni né cattivi,poliedrici, a volte patetici, pusillanimi e indolenti e sempre esposti a correnti molto forti che li fanno deviare; sono personaggi molto veri e molto umani alla ricerca di espiazione e perdono.
    E alla fine che non è mai fine un sospiro di sollievo quello sì, oltre il muro di oppressione che permea in tutta la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Anellia è una ragazza strana dal nome strano, una di quelle creature come la Rebecca de La figlia dello straniero, che con tutte le loro forze fisiche, morali e della disperazione, cercano di venir fu ...continua

    Anellia è una ragazza strana dal nome strano, una di quelle creature come la Rebecca de La figlia dello straniero, che con tutte le loro forze fisiche, morali e della disperazione, cercano di venir fuori – seppur annaspando – da quella malsana palude esistenziale cui le stelle maligne che avevano sovrinteso alle loro nascite le avevano destinate (chiedo venia per la citazione marlowiana che m'è scappata, ma c'è qualche briciolo del folle e determinato dr. Faustus in tutte queste donne oatesiane).
    Non sono mai felici le famiglie dove vedono la luce le Anellia, le Rebecca, nemmeno le Ariah; madri malaticce o distaccate o troppo prese dal portare avanti una fragile vita familiare, padri quantomeno scorbutici, più spesso maneschi o misogini, fratelli senza un rapporto che sia minimamente soddisfacente, dove non c'è traccia d'affetto, di condivisione di spazi e sentimenti, semmai solo rivalità, distrazione, fastidio, invidia. Cittadine piccole, grette, sporche e fumose, dov'è il dilaniante mondo industriale a farla da padrone, quel mondo che divora la salute, la serenità e la vita degli operai e delle loro famiglie. Un vicinato asfittico quando non ostile, distratto quando non perfido. Un clima avaro di sole, di tepore, di colori.
    E le ragazze oatesiane si fanno largo a gomitate in questo mondo, anche sprezzantemente, senza la paura di mettersi contro i dettami della società e le sue regole non scritte ma granitiche; non si deve tentare di far parte di un'importante confraternita universitaria femminile se si hanno radici ebree e una forte tendenza all'asocialità e alla contestazione, eppure Anellia lo fa. Non ci si deve innamorare di un uomo di colore più anziano di dieci anni, un cane sciolto e dissidente degli ambienti accademici, ed avere per giunta la sfrontatezza di mostrarsi in strada e nei locali pubblici insieme, eppure Anellia lo fa.
    (Parentesi: il mondo occidentale è puritano fin nel midollo, purtroppo, e l'America ne è il portabandiera. Uomo bianco e donna nera sì, può andare, è una perpetuazione del latifondista che si prende le schiave come amanti; uomo nero e donna bianca non se ne parla, mio dio, che onta per la razza, per la parentela tutta, per il buon nome della evidentemente leggera e squilibrata pulzella fattasi attrarre da lusinghe di certo tipo. Chi ricorda il film The bodyguard con Kevin Costner e Whitney Houston – nessuno scalpore per l'amorazzo glam e patinato in bianco/nero - forse ricorderà anche il più o meno coetaneo The Pelican Brief con Denzel Washington e Julia Roberts, che suscitò parecchie chiacchiere in USA, e non sto nemmeno a menzionare l'ormai obsoleto, buonista e accomodante Guess who's coming to dinner perché gli anni '60 dovrebbero essere passati da un pezzo, e invece no, e Joyce Carol Oates lo sa bene).
    Tornando ad Anellia e al suo cammino verso l'autoaffermazione, non sarà il nero Vernon Matheius con la sua voglia di non essere amato l'unica importante figura maschile che le attraverserà il cammino nelle circa 300 pagine del romanzo. Ci sarà il padre, il tedesco emigrato negli Stati Uniti Erich, a incrociare i suoi passi, e sarà anche questo un incontro duro, pesante, travagliato, sofferente.
    Sempre bella la scrittura della Oates, forse non continuativamente efficace, quasi distratta a tratti, ma che in certe vette ricorda la miglior Jeanette Winterson e la sua lapidaria, cristallina, profonda sensibilità.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un libro che "disturba", ma a differenza di Bestie, qui ho ritrovato la stessa approfondita descrizione dei personaggi tipica della Oates. Mi è piaciuto proprio per questo, perchè la protagon ...continua

    Questo è un libro che "disturba", ma a differenza di Bestie, qui ho ritrovato la stessa approfondita descrizione dei personaggi tipica della Oates. Mi è piaciuto proprio per questo, perchè la protagonista(l'Io narrante) riesce a mettere a disagio il lettore raccontando il suo disagio, la sua inadeguatezza rispetto alla società che la circonda, più specificamente rispetto alla confraternita di cui fa parte. E' la storia di una ragazza intelligente, matura ma che non riesce a trovare la sua dimensione nel mondo. Sicuramente in ciò ha influito la totale mancanza di affetto della sua famiglia. Ci sono le due figure della madre e del padre, dei quali ha un ricordo ossessivo. La madre è morta come conseguenza della sua nascita, ed è ciò che non le viene mai perdonato dalla nonna e dai fratelli. Col padre riuscirà a riconciliarsi solo alla fine, quando ormai è adulta ed è riuscita ad abbandonare quella visione della vita astratta e apatica che la accomunava al suo amante di colore. Il finale è bellissimo.

    ha scritto il