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Un giorno ti porterò laggiù

Di

Editore: Mondadori

3.8
(66)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804534206 | Isbn-13: 9788804534204 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: V. Guani , A. Biavasco

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"A quei tempi, all'inizio degli anni Sessanta, non eravamo ancora donne maragazze. E questo era visto, senza ironia, come un vantaggio." Comincia cosìUn giorno ti porterò laggiù: un autoritratto intimo e spietato di una giovanestudentessa senza nome che, per quanto dotata di un'intelligenza assai acuta,ha una disastrosa inclinazione per l'ossessione. Il romanzo si apre con laprotagonista "Anellia" (un nome fittizio che assume in diverse occasioni) chericorda i suoi primi anni alla Syracuse University. La sua storia è unterribile intreccio di alienazione e disperazione: è ossessionata dallaprematura morte della madre e dal relativo senso di colpa che i fratelli e ilpadre le hanno istillato.
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  • 2

    I'll Take You There (2004)

    La protagonista è troppo eccessiva nei pensieri e comportamenti, non è giustificabile se non con la patologia, è disturbante e assurda.
    E comunque sull'amore come patologia direi basta questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=46_XFGmaAgQ

    ha scritto il 

  • 3

    “Non mi ero ancora resa conto che l’amore è una specie di malattia, non l’idea radiosa che mi ero immaginata, ma qualcosa di fisico, come il dolore.”

    Una ragazza sola. Cresciuta da nonni anaffettivi, con fratelli ostili, un padre assente e una madre morta troppo presto. Una ragazza che cambia personalità a seconda delle circostanze elemosinando amore, affetto, considerazione, e cercando sempre in modi e posti sbagliati (nelle compagne del coll ...continua

    Una ragazza sola. Cresciuta da nonni anaffettivi, con fratelli ostili, un padre assente e una madre morta troppo presto. Una ragazza che cambia personalità a seconda delle circostanze elemosinando amore, affetto, considerazione, e cercando sempre in modi e posti sbagliati (nelle compagne del college della sorority, in un uomo incapace di amare, in un padre fantasma...)
    Il romanzo è suddiviso in tre parti. La seconda è, secondo me, la migliore e più intensa. La conclusione... deludente.

    ha scritto il 

  • 4

    Se le cose funzioneranno fra di noi, un giorno ti porteró laggiú.

    la mia cosiddetta personalitá era sempre stata un costume che indossavo maldestramente e toglievo con dita perplesse, distratte; che si assecondava alle circostanze, come il carico di una nave non fissata a dovere nella stiva

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Quando amiamo qualcuno disperatamente amiamo anche tradirlo. ogni contatto con lui è emozionante.

    La Oates sa bene di quello che parla, docente universitaria parla del suo mondo della sua università Syracuse.
    Libro diviso in tre parti. l'ultima senz'altro la meno riuscita.
    Let ...continua

    Quando amiamo qualcuno disperatamente amiamo anche tradirlo. ogni contatto con lui è emozionante.

    La Oates sa bene di quello che parla, docente universitaria parla del suo mondo della sua università Syracuse.
    Libro diviso in tre parti. l'ultima senz'altro la meno riuscita.
    Lettura incostante, ci parla di Anellia e del suo tentativo ossessivo di essere accettata di non essere più sola.
    Prima entrando in una confraternità lontana anni luce dal suo essere. accolta per alzare la media delle altre studentesse, vessata, umiliata, vittima di un mondo che non le appartiene e che non la vuole. Costretta a rovistare tra i rifiuti per avere di che sfamarsi.
    Parte due: lasciata la confraternita, trova quello che creda sia amore. la storia si ripete. solo meno rifiuto qui, Vernor le lascia un alone di speranza, distrutto annichilito. infine sola come all'inizio in un viaggio al capezzale del padre morente.

    Una storia di solitudine e crescita personale, non riuscita totalmente

    ha scritto il 

  • 5

    Ferite di amore vivo

    La protagonista è una studentessa di filosofia che non ha soldi, nè famiglia, nè molta carne intorno alle ossa. Adora pensare eppure si mette in una confraternita di giovani superificiali e spensierate. Il caso le farà incontrare un dottorando in filosofia, ammaliante, intelligente, disturbato. C ...continua

    La protagonista è una studentessa di filosofia che non ha soldi, nè famiglia, nè molta carne intorno alle ossa. Adora pensare eppure si mette in una confraternita di giovani superificiali e spensierate. Il caso le farà incontrare un dottorando in filosofia, ammaliante, intelligente, disturbato. Con lui inizia un complicato intreccio di amore che la porta a mettere alla prova la sua forza e il suo desiderio. Insegue e attende con ardore il giovane uomo che soffre e la respinge con passione. Lei è bianca e lui è nero in un'epoca, gli anni Sessanta, in cui il razzismo è all'apice. Ottima scrittura, avvolgente, penetrante, rotonda. Delinea un panorama storico e umano che si appiccia addosso a chi legge. Strepitoso!

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ma discontinuo, a tratti frettoloso, specie nel finale.
    La protagonista è sfuggente, liquida come acqua nell'aderire all'ambiente che la circonda e ai sentimenti che la agitano.
    Come sempre magistrale la resa dei rapporti di famiglia.
    Affascinante l'incursione nel mondo de ...continua

    Bello ma discontinuo, a tratti frettoloso, specie nel finale.
    La protagonista è sfuggente, liquida come acqua nell'aderire all'ambiente che la circonda e ai sentimenti che la agitano.
    Come sempre magistrale la resa dei rapporti di famiglia.
    Affascinante l'incursione nel mondo della sorority universitaria, più del rapporto amoroso, che mi è parso inutilmente aspro e privo di un'evoluzione coerente.

    ha scritto il 

  • 3

    Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui e ad ogni sosta c'era sempre qualcuno e quasi sempre tu hai provato a parlare ma non sentiva nessuno

    Le vicende di questa ragazza senza nome quasi senza corpo come se il corpo fosse solo il veicolo per poter essere i suoi pensieri e le sue emozioni si spalmano nel periodo di inizio anni ’60 un periodo di forte crescita per gli USA e di forti cambiamenti che però restano sempre sullo sfondo e non ...continua

    Le vicende di questa ragazza senza nome quasi senza corpo come se il corpo fosse solo il veicolo per poter essere i suoi pensieri e le sue emozioni si spalmano nel periodo di inizio anni ’60 un periodo di forte crescita per gli USA e di forti cambiamenti che però restano sempre sullo sfondo e non inquinano le vicende della protagonista ma ne restano ai bordi lievemente, senza stonare.
    Nata con la colpa di essere stata la causa della morte di sua madre, questa colpa le si appiccica addosso e l’accompagnerà lungo il suo viaggio alla ricerca di verità e amore e dove si troverà
    a concentrare tutte le sue energie per adattarsi alla società, una società finta e sprezzante senza ideali e molto superficiale.
    I romanzi della Oates sono sempre molto emblematici e ben scritti e i temi narrati partono da un avvenimento unico e forte che spezza tutti gli equilibri o finti equilibri e da qui si narrano le sorti dei sopravvissuti sempre con toni che inquietano l’animo e che scavano nel profondo alla ricerca di un’identità che li salvi dall’ovvietà. I personaggi sono sempre controversi, né buoni né cattivi,poliedrici, a volte patetici, pusillanimi e indolenti e sempre esposti a correnti molto forti che li fanno deviare; sono personaggi molto veri e molto umani alla ricerca di espiazione e perdono.
    E alla fine che non è mai fine un sospiro di sollievo quello sì, oltre il muro di oppressione che permea in tutta la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Anellia è una ragazza strana dal nome strano, una di quelle creature come la Rebecca de La figlia dello straniero, che con tutte le loro forze fisiche, morali e della disperazione, cercano di venir fuori – seppur annaspando – da quella malsana palude esistenziale cui le stelle maligne che ...continua

    Anellia è una ragazza strana dal nome strano, una di quelle creature come la Rebecca de La figlia dello straniero, che con tutte le loro forze fisiche, morali e della disperazione, cercano di venir fuori – seppur annaspando – da quella malsana palude esistenziale cui le stelle maligne che avevano sovrinteso alle loro nascite le avevano destinate (chiedo venia per la citazione marlowiana che m'è scappata, ma c'è qualche briciolo del folle e determinato dr. Faustus in tutte queste donne oatesiane).
    Non sono mai felici le famiglie dove vedono la luce le Anellia, le Rebecca, nemmeno le Ariah; madri malaticce o distaccate o troppo prese dal portare avanti una fragile vita familiare, padri quantomeno scorbutici, più spesso maneschi o misogini, fratelli senza un rapporto che sia minimamente soddisfacente, dove non c'è traccia d'affetto, di condivisione di spazi e sentimenti, semmai solo rivalità, distrazione, fastidio, invidia. Cittadine piccole, grette, sporche e fumose, dov'è il dilaniante mondo industriale a farla da padrone, quel mondo che divora la salute, la serenità e la vita degli operai e delle loro famiglie. Un vicinato asfittico quando non ostile, distratto quando non perfido. Un clima avaro di sole, di tepore, di colori.
    E le ragazze oatesiane si fanno largo a gomitate in questo mondo, anche sprezzantemente, senza la paura di mettersi contro i dettami della società e le sue regole non scritte ma granitiche; non si deve tentare di far parte di un'importante confraternita universitaria femminile se si hanno radici ebree e una forte tendenza all'asocialità e alla contestazione, eppure Anellia lo fa. Non ci si deve innamorare di un uomo di colore più anziano di dieci anni, un cane sciolto e dissidente degli ambienti accademici, ed avere per giunta la sfrontatezza di mostrarsi in strada e nei locali pubblici insieme, eppure Anellia lo fa.
    (Parentesi: il mondo occidentale è puritano fin nel midollo, purtroppo, e l'America ne è il portabandiera. Uomo bianco e donna nera sì, può andare, è una perpetuazione del latifondista che si prende le schiave come amanti; uomo nero e donna bianca non se ne parla, mio dio, che onta per la razza, per la parentela tutta, per il buon nome della evidentemente leggera e squilibrata pulzella fattasi attrarre da lusinghe di certo tipo. Chi ricorda il film The bodyguard con Kevin Costner e Whitney Houston – nessuno scalpore per l'amorazzo glam e patinato in bianco/nero - forse ricorderà anche il più o meno coetaneo The Pelican Brief con Denzel Washington e Julia Roberts, che suscitò parecchie chiacchiere in USA, e non sto nemmeno a menzionare l'ormai obsoleto, buonista e accomodante Guess who's coming to dinner perché gli anni '60 dovrebbero essere passati da un pezzo, e invece no, e Joyce Carol Oates lo sa bene).
    Tornando ad Anellia e al suo cammino verso l'autoaffermazione, non sarà il nero Vernon Matheius con la sua voglia di non essere amato l'unica importante figura maschile che le attraverserà il cammino nelle circa 300 pagine del romanzo. Ci sarà il padre, il tedesco emigrato negli Stati Uniti Erich, a incrociare i suoi passi, e sarà anche questo un incontro duro, pesante, travagliato, sofferente.
    Sempre bella la scrittura della Oates, forse non continuativamente efficace, quasi distratta a tratti, ma che in certe vette ricorda la miglior Jeanette Winterson e la sua lapidaria, cristallina, profonda sensibilità.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un libro che "disturba", ma a differenza di Bestie, qui ho ritrovato la stessa approfondita descrizione dei personaggi tipica della Oates. Mi è piaciuto proprio per questo, perchè la protagonista(l'Io narrante) riesce a mettere a disagio il lettore raccontando il suo disagio, la sua inad ...continua

    Questo è un libro che "disturba", ma a differenza di Bestie, qui ho ritrovato la stessa approfondita descrizione dei personaggi tipica della Oates. Mi è piaciuto proprio per questo, perchè la protagonista(l'Io narrante) riesce a mettere a disagio il lettore raccontando il suo disagio, la sua inadeguatezza rispetto alla società che la circonda, più specificamente rispetto alla confraternita di cui fa parte. E' la storia di una ragazza intelligente, matura ma che non riesce a trovare la sua dimensione nel mondo. Sicuramente in ciò ha influito la totale mancanza di affetto della sua famiglia. Ci sono le due figure della madre e del padre, dei quali ha un ricordo ossessivo. La madre è morta come conseguenza della sua nascita, ed è ciò che non le viene mai perdonato dalla nonna e dai fratelli. Col padre riuscirà a riconciliarsi solo alla fine, quando ormai è adulta ed è riuscita ad abbandonare quella visione della vita astratta e apatica che la accomunava al suo amante di colore. Il finale è bellissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho terminato questo libro da giorni ma ancora non riesco a dare una forma precisa ai miei pensieri, a crearmi un'idea definitiva di quello che mi ha trasmesso. Partiamo da un punto fermo: Anellia, la protagonista del libro, è il personaggio più indefinito e debole mai creato dalla Oates ed è davv ...continua

    Ho terminato questo libro da giorni ma ancora non riesco a dare una forma precisa ai miei pensieri, a crearmi un'idea definitiva di quello che mi ha trasmesso. Partiamo da un punto fermo: Anellia, la protagonista del libro, è il personaggio più indefinito e debole mai creato dalla Oates ed è davvero difficile riuscire ad amarla. Avete presente quei cani che, trattati male, continuino ad elemosinare l'affetto del padrone? Ecco, Anellia è esattamente così.

    Vissuta in un ambiente anaffettivo e considerata colpevole della morte della madre, passerà gran parte della sua vita adulta a lottare strenuamente per farsi accettare, per farsi amare anche da persone che disprezza o che poco si interessano a lei, umiliandola di continuo. Lei stessa è drammaticamente consapevole di non avere contorni, di non possedere un'identità precisa: lo stesso nome, Anellia, è uno pseudonimo che si affibbia per darsi un tocco di personalità dal momento che odia il suo nome vero, che trova banale e che inoltre viene di frequente storpiato o dimenticato dai conoscenti. Viene voglia di scuoterla Anellia, di prenderla a sberle e dirle di mostrare più coraggio, più dignità, più rispetto per sè stessa. Ma poi comprendi che i lunghi anni da reietta ne hanno plasmato a tal punto la personalità che ella non può fare altro che andare in giro, affamata d'amore, e dire "Guardatemi, sono qui! Che male c'è a voler essere considerati?".

    Eppure, come tanto spesso avviene nelle storie della Oates, vi è una forma di riscatto per i suoi tormentati personaggi femminili che,in questo caso, passa anche per la parola scritta. Ecco perché istintivamente mi sembra di riconoscere nella bruttina e insicura Anellia una giovanissima Oates e, in qualche modo, mi sembra di volerle bene.
    Forse tre stelle non rendono davvero giustizia al romanzo che è piuttosto buono ma trovo che manchi di quel qualcosa in più per rendere la storia speciale e inoltre ha dei cambi di ritmo davvero bruschi, specie nel frettoloso finale.

    ha scritto il