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Un grande gelo

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.6
(354)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Svedese , Inglese , Francese , Olandese

Isbn-10: 8860889146 | Isbn-13: 9788860889140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Cosimini

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In una Reykjavík avvolta nella coltre di un inverno che sembra il più freddo di sempre, l’agente Erlendur Sveinsson affronta un caso che lo costringe a confrontarsi con i fantasmi di quel passato che lo tormenta da una vita. La morte di Elías, dieci anni, madre thailandese e padre islandese, trovato accoltellato in mezzo alla neve in un giardino, lo tocca nel profondo. Non è solo l’ennesimo omicidio su cui investigare, è una vicenda che alimenta in lui l’angoscia per quel fratello perso da piccolo nella brughiera nel pieno di una bufera...
Non c’è tempo, però, di abbandonarsi ai ricordi dolorosi: il burbero poliziotto e la sua squadra iniziano un delicato lavoro di indagine. Il fratellastro di Elías è scomparso: sarà implicato nella morte del piccolo o semplicemente teme per la propria vita? Da colloqui e interrogatori a compagni e insegnanti a poco a poco emerge una realtà di tensioni razziali e di scontento fino ad allora nascosta sotto la superficie dell’immagine liberale e multiculturale che l’Islanda si vanta di avere. Nessuna pista viene trascurata, dalle bande neonaziste allo spaccio di droga, alla pedofilia, ma la verità è molto più semplice...
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  • 4

    che tristezza!

    Islandesi dai nomi impronunciabili (ricordate il vulcano eyjafjallajokull?), difficile anche distinguere nomi maschili e femminili, se la prendono con immigrati filippini e thailandesi che non riescono a imparare la loro lingua - e ci puoi credere- e "non si integrano". Già pare un miracolo che v ...continua

    Islandesi dai nomi impronunciabili (ricordate il vulcano eyjafjallajokull?), difficile anche distinguere nomi maschili e femminili, se la prendono con immigrati filippini e thailandesi che non riescono a imparare la loro lingua - e ci puoi credere- e "non si integrano". Già pare un miracolo che vogliano vivere in quel clima, e per metà anno al buio. Poi tra alcool, droga e violenza in famiglia c'è poco da stare allegri. Alla fine ho controllato son 300.000 abitanti, per lo più nella capitale. Infatti pare che si conoscano tutti fra loro. Storia interessante ma molto, molto deprimente.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bellissimo giallo dai ritmi lenti, costruito sull'introspezione e la riflessione di un poliziotto islandese, in un mondo ovattato e buio, dove spariscono le persone e le occasioni, dove non si ha fretta di andare a fondo dei misteri. E ce ne sono veramente tanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piacciono le storie con l’agente Erlendur. Sono ben scritte, della lunghezza giusta ed un’atmosfera nordica che cambia a seconda la stagione.
    In ogni libro l’autore affronta un argomento nuovo: in questo si parla del pregiudizio razziale in Islanda. Con empatia.
    Non male anche la s ...continua

    Mi piacciono le storie con l’agente Erlendur. Sono ben scritte, della lunghezza giusta ed un’atmosfera nordica che cambia a seconda la stagione.
    In ogni libro l’autore affronta un argomento nuovo: in questo si parla del pregiudizio razziale in Islanda. Con empatia.
    Non male anche la storia personale di Erlendur, non troppo in primo piano, ma collegando i vari libri fra loro invoglia alla lettura.
    Sono tutti libri che meritano da 3 a 4 stelline; qui arrotondo a quattro.

    ha scritto il 

  • 4

    Erlendur parla di persone non solo di indagini é questo che mi piace di lui, e adoro quel velo grigio che stende sopra le vicende che narra.


    Ci presenta un'Islanda difficile molto lontana dallo stereotipo dei paesi nordici che tendiamo a seguire (un po' come accade per la Norvegia di Nesbo ...continua

    Erlendur parla di persone non solo di indagini é questo che mi piace di lui, e adoro quel velo grigio che stende sopra le vicende che narra.

    Ci presenta un'Islanda difficile molto lontana dallo stereotipo dei paesi nordici che tendiamo a seguire (un po' come accade per la Norvegia di Nesbo); qui in particolare affronta il tema del pregiudizio razziale, della difficoltà di integrazione degli immigrati costruendo una storia che tolti il freddo e il gelo, potrebbe essere ambientata benissimo nel nostro bel paese.

    Bravo quest'autore, molto nelle mie corde perché oltre al giallo che si dipinge di nero c'è altro, molto altro in più..

    ha scritto il 

  • 4

    Senz'altro l'ho già scritto, ma non c'è davvero da stare allegri leggendo le storie di Indridason. In questo libro, se possibile, il gelo è davvero "più"grande perché succede quello che non vorremmo accadesse mai. E quando il caso viene risolto restano soltanto il gelo e l'amarezza. E purtroppo s ...continua

    Senz'altro l'ho già scritto, ma non c'è davvero da stare allegri leggendo le storie di Indridason. In questo libro, se possibile, il gelo è davvero "più"grande perché succede quello che non vorremmo accadesse mai. E quando il caso viene risolto restano soltanto il gelo e l'amarezza. E purtroppo storie simili sono quasi all'ordine del giorno, non solo nella lontana, gelida e inospitale Islanda.
    http://youtu.be/KzMf1w5HTls

    ha scritto il 

  • 4

    Si riusciva a dedurne l'età, ma era più diffìcile determinare da quale parte del mondo venisse. Doveva avere circa dieci anni. Indossava un giaccone grigio con il cappuccio e la lampo aperta e un paio di pantaloni mimetici di colore verde e marrone, in stile militare. Portava lo zaino sulle sp ...continua

    Si riusciva a dedurne l'età, ma era più diffìcile determinare da quale parte del mondo venisse. Doveva avere circa dieci anni. Indossava un giaccone grigio con il cappuccio e la lampo aperta e un paio di pantaloni mimetici di colore verde e marrone, in stile militare. Portava lo zaino sulle spalle. Aveva perso uno stivaletto, e da un buco nei calzini spuntava un dito. Il bambino non aveva né i guanti né un berretto. I capelli neri erano già congelati a terra contro lo strato di ghiaccio. Era riverso sulla pancia, con una guancia rivolta verso di loro, che guardavano quegli occhi vuoti fissare la terra gelata. Sotto il cadavere il sangue aveva cominciato a congelarsi. Elinborg si chinò accanto al corpo. «Mio Dio» sospirò. «Ma che sta succedendo?» Allungò una mano, come se volesse toccarlo. Sembrava che il bambino stesse riposando. La donna ebbe un momento di difficoltà, non riusciva a credere a quello che vedeva. «Non muoverlo» disse Erlendur, calmo. Era in piedi accanto al corpo, insieme a SigurSur Oli. «Avrà sentito freddo» mormorò Elinborg ritraendo la mano. Era metà gennaio. L'inverno era stato tollerabile fino a Capodanno, poi le temperature erano precipitate notevolmente. Una corazza di ghiaccio compatta copriva il terreno, e il vento del nord gemeva e fischiava tra i palazzi. Spesse cortine di neve frustavano il suolo. La neve si accumulava a terra, e i cristalli più sottili venivano spazzati via. Il vento proveniente dall'Artico pungeva i volti e penetrava dentro gli indumenti, fino alle ossa. Erlendur infilò le mani nelle tasche del giaccone invernale e rabbrividì. Il cielo era coperto da nubi pesanti ed era quasi buio, malgrado fossero appena le quattro. «Perché fanno pantaloni militari come questi per i bambini? » chiese. Rimasero tutti e tre curvi sul cadavere. Le luci blu intermittenti delle volanti della polizia si riflettevano sui condomini e sulle case dei dintorni. Alcuni passanti si erano raccolti intorno alle auto, ed erano accorsi anche i primi giornalisti. Gli agenti della scientifica stavano scattando foto della scena, i loro flash in competizione con le luci delle auto. Tracciarono la topografia della zona in cui si trovava il corpo e delle immediate vicinanze. Le indagini erano solo all'inizio.

    ha scritto il 

  • 3

    Un'unica difficoltà a leggeere questo libro, l'interpretazione dei nomi, lunghissimi e complicati per me che non sono abituata a leggerli. Il fatto di leggere per primo un libro che in realtà starebbe a metà di una serie non è stato fastidioso, è un giallo autoconclusivo, l'aver letto prima gli a ...continua

    Un'unica difficoltà a leggeere questo libro, l'interpretazione dei nomi, lunghissimi e complicati per me che non sono abituata a leggerli. Il fatto di leggere per primo un libro che in realtà starebbe a metà di una serie non è stato fastidioso, è un giallo autoconclusivo, l'aver letto prima gli altri forse sarebbe stato d'aiuto a comprendere meglio il carattere del protagonista ed il suo rapporto con i figli, molto particolare, almeno per me che della cultura nordica non so nulla.

    ha scritto il