Un infinito numero

Di

Editore: Einaudi

3.7
(581)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806173243 | Isbn-13: 9788806173241 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Timodemo, ex schiavo di origine greca, racconta di quando accompagnò il suopadrone e Mecenate in terra etrusca per scoprire le origini di Roma, cheVirgilio, per volere di Augusto, avrebbe dovuto immortalare in un grandepoema. Giunti nella città sacra di Sacni, i due cives romani e il libertoriescono a essere ammessi nei sotterranei del tempio di Mantus. Attraverso unrito esoterico, in una sola notte rivivono circa mille anni di storia: losbarco nel Lazio degli scampati da Troia, gli eccidi, gli stupri e itradimenti del sanguinario Enea e dei suoi uomini, la mescolanza etnica chediede vita alla civiltà etrusca, la nascita delle 12 città confederate e dellatredicesima, Roma, mai riconosciuta dalle altre perchè fondata da banditi.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    “Gli ho chiesto: ‘Cosa verrà dopo il futuro? Tu forse lo sai?”
    “Tornerà il passato – ha risposto Nicodemo – Cos’altro vuoi che succeda?”

    “Un infinito numero” è un libro di Sebastiano Vassalli. Mecena ...continua

    “Gli ho chiesto: ‘Cosa verrà dopo il futuro? Tu forse lo sai?”
    “Tornerà il passato – ha risposto Nicodemo – Cos’altro vuoi che succeda?”

    “Un infinito numero” è un libro di Sebastiano Vassalli. Mecenate, Virgilio ed il suo segretario Nicodemo si inoltrano nelle terre dell’Etruria per scoprire le origini di Roma: alla fine comprendono che il tempo è un cappio mortale e la scrittura menzogna.

    Vassalli è stato definito un “Manzoni senza la Provvidenza”, ma “Un infinito numero” non è romanzo storico, poiché della storia l’autore raccoglie solo qualche frammento per costruire una parabola metafisica sul nulla. Il Nostro è fondamentalmente autore nichilista: d’altronde gli stessi “Promessi sposi” - cui si richiama spesso lo scrittore genovese - se vi sradica Dio, sono un’opera mortuaria e desolata.

    Così i personaggi, lo spregiudicato e miserabile Augusto, Mecenate, lubrico ed implacabile, Virgilio ed il liberto Nicodemo non sono protagonisti delle vicende, poiché non agiscono, ma sono agiti dal Fato. L’intreccio, in bilico tra quête e dolore, si dipana come un filo spinato da cui sgocciola il sangue delle vicissitudini umane, destinate a ripetersi all’infinito, precipitate nell’inferno di un perpetuo ritorno. A questo allude il titolo. Vassalli, lontano da una rievocazione idealizzante dell’antichità, ci restituisce un’immagine squallida dell’Impero augusteo e non meno disincantata del mondo etrusco. La stirpe dei Rasenna (i Rossi) – scopre il poeta di Andes – è una genìa di feroci conquistatori originari della Lidia e celebrare le mitiche origini di Roma significa mistificare la verità. Ecco perché Virgilio, abiurando la bellezza di false leggende, chiede nel testamento che l’Eneide sia bruciata. E’ comunque il misticismo dei Tirreni ad offrire ai viaggiatori nella terra dei Tusci l’opportunità di compiere un viaggio nel tempo; essi capiscono che nessuna civiltà declina, poiché ogni civiltà nasce dal disfacimento per perire nel grigiore.

    E’ il mondo intero a portare su di sé l’ipoteca e l’errore dell’esistenza che è nominazione e principium individuationis. Spiega Aisna, sacerdote di Velthune, ai pellegrini nella terra dei Rasenna: “Ci fu un’epoca in cui l’universo era il regno del dio del nulla, Mantus, e della sua fedele ombra, Mania. Un giorno il dio-dea della vita, Velthune, incontrò il dio-dea del tempo, Northia. I due incominciarono a parlare e ad immaginare un ambiente più bello e confortevole del vuoto che avevano attorno: immaginarono il sole e la luna, i mari e le montagne, gli animali e le piante e tutto ciò che prendeva forma nella loro fantasia, immediatamente diventava realtà. L’universo si riempì di cose e di vita. Allora Mantus, per ristabilire il suo predominio sulle cose, inventò un nome per ciascuna di loro. Chiamò la roccia granito o selce e l’infelicità penetrò nella roccia… Poi Mantus chiamò gli alberi quercia o pino o fico o alloro e l’infelicità penetrò negli alberi. Alcuni incominciarono a perdere le foglie ed a ricrearle ogni anno nella buona stagione: tutti presero la ruggine, le muffe e furono assaliti dagli insetti nocivi.[…] Venne il turno degli animali. Mantus li chiamò lupo e pecora, falco e serpente e li costrinse ad essere infelici: a sbranarsi, ad ammalarsi, a soffrire per mancanza di acqua e di cibo. Infine Mantus si rivolse agli uomini che, fino a quel momento, erano vissuti senza nuocersi e senza conoscersi e diede un nome specifico a ciascuno di loro … e gli uomini e le donne immediatamente diventarono infelici”.

    Libro dunque tetro, eppure non privo di fascino, nell’apertura di alcune pagine verso il mistero del cosmo, nel disegno di una cultura, quella etrusca, popolata di ombre, ma pure amante dei piaceri della vita.

    Nell’epilogo l’io narrante, il greco Nicodemo, emerso dalle nebbie del passato, passa il testimone all’autore (ed a noi) per consegnargli la sua amara saggezza, la sua deserta verità.

    ha scritto il 

  • 2

    Timodemo è un liberto greco...

    ...che dopo esserne stato lo schiavo è diventato amico del poeta Virgilio, appare all'autore come un'ombra e gli racconta la sua vita e in particolar modo il viaggio che fece con Virgilio e Mecenate i ...continua

    ...che dopo esserne stato lo schiavo è diventato amico del poeta Virgilio, appare all'autore come un'ombra e gli racconta la sua vita e in particolar modo il viaggio che fece con Virgilio e Mecenate in Etruria, allo scopo di raccogliere miti e leggende che poi avrebbero portato alla composizione dell'Eneide: il poema che celebrando le origini di Roma celebrasse anche i fasti e la fama di Ottaviano Augusto e che Virgilio stesso voleva fosse bruciato perché lo riteneva incompiuto. Nel racconto di Timodemo gli esuli troiani sono gli stessi etruschi distrutti poi dai romani, cioè i più diretti discendenti di quei popoli che massacrarono e assoggettarono con violenza alla loro venuta in Italia. Timodemo, Virgilio e Mecenate viaggiano nel tempo e vivono centinaia di vite per questo sanno le vere origini di Roma, Virgilio però invece di usare questa nuova sapienza per raccontare la verità si dedica invece ad una storia più edificante, salvo poi pentirsene e decidere appunto di bruciare il poema. Mi chiedo perché Vassali dopo aver fatto 30 (l'Eneide da distruggere non perché incompiuta ma perché falsa) non abbia fatto 31 facendoci raccontare queste vicende da Virgilio stesso, non mi ha particolarmente appassionato, l'ho trovato un po' monocorde e anche se non esattamente noioso non è neanche indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 0

    La Storia, metafora più grande

    Come in altra occasione avevo anticipato, ho letto Un infinito numero di Sebastiano Vassalli, divorato circa dieci giorni fa tra una andata e un ritorno in treno. Le mie aspettative non sono affatto s ...continua

    Come in altra occasione avevo anticipato, ho letto Un infinito numero di Sebastiano Vassalli, divorato circa dieci giorni fa tra una andata e un ritorno in treno. Le mie aspettative non sono affatto state deluse: sapevo di starmi approcciando a uno dei più valenti scrittori italiani contemporanei e questo libro me l’ha confermato.

    La mia passione per la classicità non ha fatto altro che restare appagata da quest’opera: basta nominare il protagonista: Virgilio. Tra i personaggi comprimari abbiamo Mecenate, mentre sullo sfondo appaiono Ottaviano e Marco Antonio, nel pieno e nel seguito della guerra civile. Il narratore è Timodemo, grammatico greco acquistato come schiavo da Virgilio per farne il suo segretario. Convenendo con quel che disse il critico e scrittore Alfredo Giuliani, nell’accogliere la pubblicazione di Un infinito numero sulle colonne di Repubblica nel 1999, quella di affidare la narrazione al liberto Timodemo si rivela una scelta davvero felice. Le sue parole, così vive e reali, quasi non fossero mai state trasfigurate da una finzione letteraria, bensì giunte intonse, vere e autentiche fino a noi, ci traghettano in un frammento di storia romana, alla conoscenza di una quotidianità e una realtà che i libri di scuola non possono toccare, all’incontro con il poeta vate della letteratura latina, di cui impariamo pregi e debolezze, sogni e turbamenti, indole e personalità.

    I leitmotiv principali dell’opera sono il tempo e la memoria, nelle loro forme assunte all’interno della Storia e della scrittura. Non a caso, come suggeriscono la citazione che accoglie l’inizio del romanzo e la quarta di copertina, ad essere in ‘infinito numero’ sono le combinazioni possibili che disegnano la Storia.

    E infatti, a condire e incorniciare le vicende del romanzo, sono le interessanti e stimolanti riflessioni sul significato della scrittura e le interpretazioni della Storia.
    Ma appunto, le vicende: limitandomi a introdurle nel modo più semplice possibile, di modo da non togliere alcun piacere d’una lettura, si può dire che tutto ruota intorno alla creazione dell’Eneide, dalla genesi al tentativo estremo da parte del suo autore di distruggerla.

    Dopo aver ricevuto uno scorcio sulla vita del narratore, incontriamo Virgilio prima al mercato di Napoli, dove acquista Timodemo, e subito dopo, nella sua umile pacatezza, in una solenne lettura pubblica delle Georgiche, al cospetto di Ottaviano, il quale decide di commissionare al poeta l’opera che creerà artificiosamente il mito di Roma e inventerà le sue tradizioni e le sue usanze.

    Da questo momento in poi avrà inizio la vera e propria vicenda cardine dell’opera: il viaggio che Virgilio, Mecenate e Timodemo compiono in Etruria, dove Virgilio è convinto di trovare le tracce e le notizie delle origini di Roma.

    Questo viaggio, in una atmosfera onirica e realisticamente magica, si rivelerà inaspettato: i protagonisti, immergendosi nelle usanze, nella tradizione, nelle pratiche religiose degli Etruschi (e qui appare il genio di Vassalli nei romanzi storici), scoprono di fare non solo un viaggio fisico nello spazio, ma anche nel tempo, tra futuro e passato, spinti da una domanda: come mai gli etruschi, popolo così intelligente e colto, provvisto di un alfabeto, non abbiano lasciato alcun segno scritto? Cos’era per loro la scrittura? Rispondendo a questa domanda, si vedrà come, paradossalmente, la memoria non sia vita ma morte.
    Questa ricerca porterà i tre protagonisti a scoprire le verità sulla fondazione di Roma.

    Ecco, è qui che il tutto si fa ancor più interessante: Vassalli dissacra il mito di Roma, perché quel che si scopre non è una storia di eroismo, ma di abominio. E la voce diventa quella delle popolazioni laziali che Enea e compagni distruggono: uomini uccisi per salvare le mogli, giovani donne violentate fino alla morte, bambini massacrati senza pietà. Il pio Enea della letteratura appare nella sua veste storica come un crudele comandante, grosso, brutto d’aspetto, laido ed empio.Eppure, Virgilio è in qualche modo costretto a scrivere la storia di Roma all’opposto di come scopre essere avvenuta. Enea dev’essere pio, Roma sacralizzata e i suoi fondatori eroi, non feroci assassini.
    Ma dunque, cosa rappresenta l’Eneide per Virgilio? La risposta è una: la morte. Da quando inizia a scrivere l’Eneide, e per tutti i nove anni in cui la cancella e la riscrive e la corregge e la modifica di nuovo, Virgilio si avvia alla dissoluzione. Quell’opera lo annienta, giorno dopo giorno. Lui la odia, la detesta, ma le minacce di Ottaviano Augusto non gli concedono una alternativa. E così, lo scrupolo di star scrivendo una Storia mendace, di concedere ai posteri e alla stirpe di Roma una enorme menzogna, un “falso storico”, una bugiarda verità, conducono Virgilio alla dissipazione, fino alla morte. E qui si rivela profetica la risposta dei Rasna – gli etruschi –, che non hanno scritto perché la scrittura è morte.

    Questo di Vassalli è un romanzo ipnotico, miracolosamente accessibile anche a chi non ha fatto gli studi classici (altro grande merito del suo autore!), in cui si arriva a capire che la Storia altro non è che la più grande delle metafore.

    Questa e altre recensioni su ilrifugiodellircocervo.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 4

    Nelle intenzioni del suo autore, l'Eneide doveva essere distrutta. Virgilio aveva indicato questa sua volontà prima di morire a Brindisi, ma Augusto non avrebbe mai accettato di veder svanire i sogni ...continua

    Nelle intenzioni del suo autore, l'Eneide doveva essere distrutta. Virgilio aveva indicato questa sua volontà prima di morire a Brindisi, ma Augusto non avrebbe mai accettato di veder svanire i sogni di gloria affidati al poema. Ma cosa si nasconde dietro al tormento dell'autore più amato dell'età augustea e alla genesi della sua opera? Con questo romanzo Vassalli ci propone una risposta molto interessante, descrivendoci il viaggio di Virgilio e del suo liberto Timodemo al seguito di Mecenate nella terra dei Rasna...
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/04/un-infinito-numero-vassalli.html

    ha scritto il 

  • 4

    La cosa che più continua a colpirmi di Vassalli è questa capacità di coinvolgere il lettore raccontando anzitutto una storia. Che scorre veloce lasciando tracce profonde, attraverso temi come la memor ...continua

    La cosa che più continua a colpirmi di Vassalli è questa capacità di coinvolgere il lettore raccontando anzitutto una storia. Che scorre veloce lasciando tracce profonde, attraverso temi come la memoria, il punto di vista della storia (e dei suoi vincitori), il potere -nefasto?- della scrittura.
    Dopo ogni lettura, ne vien voglia di un'altra. Sarà il Cigno?

    ha scritto il 

  • 5

    Accompagnati da Timodemo,schiavo liberato nato in Grecia a nauplia poi scrivano di Virgilio, viaggiamo nel tempo e nei luoghi di quella che chiamiamo la ns cultura classica, scoprendo - grazie alla ma ...continua

    Accompagnati da Timodemo,schiavo liberato nato in Grecia a nauplia poi scrivano di Virgilio, viaggiamo nel tempo e nei luoghi di quella che chiamiamo la ns cultura classica, scoprendo - grazie alla magica scrittura di Vassalli - un'Etruria e un passato vivo e presente come raramente abbiamo la grazia di percepire. E come non bastasse, leggera, si insinua la domanda se l'inconsapevolezza del tempo e del suo passare non abbia un suo valore.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho un bellissimo ricordo di questo libro. In una calda estate bolognese venni rapito in estasi dallo spirito di uno scrittore che mi trasportò in un indimenticabile viaggio nel tempo...

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo breve e piacevole, non l'ho trovato mai pesante e mi è piaciuta molto la parte centrale, in cui i protagonisti visitano il passato del popolo etrusco, rivivendone i momenti più importanti. ...continua

    Un romanzo breve e piacevole, non l'ho trovato mai pesante e mi è piaciuta molto la parte centrale, in cui i protagonisti visitano il passato del popolo etrusco, rivivendone i momenti più importanti.

    ha scritto il 

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