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Un infinito numero

Di

Editore: Einaudi

3.7
(537)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806173243 | Isbn-13: 9788806173241 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Timodemo, ex schiavo di origine greca, racconta di quando accompagnò il suopadrone e Mecenate in terra etrusca per scoprire le origini di Roma, cheVirgilio, per volere di Augusto, avrebbe dovuto immortalare in un grandepoema. Giunti nella città sacra di Sacni, i due cives romani e il libertoriescono a essere ammessi nei sotterranei del tempio di Mantus. Attraverso unrito esoterico, in una sola notte rivivono circa mille anni di storia: losbarco nel Lazio degli scampati da Troia, gli eccidi, gli stupri e itradimenti del sanguinario Enea e dei suoi uomini, la mescolanza etnica chediede vita alla civiltà etrusca, la nascita delle 12 città confederate e dellatredicesima, Roma, mai riconosciuta dalle altre perchè fondata da banditi.
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    La Storia, metafora più grande

    Come in altra occasione avevo anticipato, ho letto Un infinito numero di Sebastiano Vassalli, divorato circa dieci giorni fa tra una andata e un ritorno in treno. Le mie aspettative non sono affatto s ...continua

    Come in altra occasione avevo anticipato, ho letto Un infinito numero di Sebastiano Vassalli, divorato circa dieci giorni fa tra una andata e un ritorno in treno. Le mie aspettative non sono affatto state deluse: sapevo di starmi approcciando a uno dei più valenti scrittori italiani contemporanei e questo libro me l’ha confermato.

    La mia passione per la classicità non ha fatto altro che restare appagata da quest’opera: basta nominare il protagonista: Virgilio. Tra i personaggi comprimari abbiamo Mecenate, mentre sullo sfondo appaiono Ottaviano e Marco Antonio, nel pieno e nel seguito della guerra civile. Il narratore è Timodemo, grammatico greco acquistato come schiavo da Virgilio per farne il suo segretario. Convenendo con quel che disse il critico e scrittore Alfredo Giuliani, nell’accogliere la pubblicazione di Un infinito numero sulle colonne di Repubblica nel 1999, quella di affidare la narrazione al liberto Timodemo si rivela una scelta davvero felice. Le sue parole, così vive e reali, quasi non fossero mai state trasfigurate da una finzione letteraria, bensì giunte intonse, vere e autentiche fino a noi, ci traghettano in un frammento di storia romana, alla conoscenza di una quotidianità e una realtà che i libri di scuola non possono toccare, all’incontro con il poeta vate della letteratura latina, di cui impariamo pregi e debolezze, sogni e turbamenti, indole e personalità.

    I leitmotiv principali dell’opera sono il tempo e la memoria, nelle loro forme assunte all’interno della Storia e della scrittura. Non a caso, come suggeriscono la citazione che accoglie l’inizio del romanzo e la quarta di copertina, ad essere in ‘infinito numero’ sono le combinazioni possibili che disegnano la Storia.

    E infatti, a condire e incorniciare le vicende del romanzo, sono le interessanti e stimolanti riflessioni sul significato della scrittura e le interpretazioni della Storia.
    Ma appunto, le vicende: limitandomi a introdurle nel modo più semplice possibile, di modo da non togliere alcun piacere d’una lettura, si può dire che tutto ruota intorno alla creazione dell’Eneide, dalla genesi al tentativo estremo da parte del suo autore di distruggerla.

    Dopo aver ricevuto uno scorcio sulla vita del narratore, incontriamo Virgilio prima al mercato di Napoli, dove acquista Timodemo, e subito dopo, nella sua umile pacatezza, in una solenne lettura pubblica delle Georgiche, al cospetto di Ottaviano, il quale decide di commissionare al poeta l’opera che creerà artificiosamente il mito di Roma e inventerà le sue tradizioni e le sue usanze.

    Da questo momento in poi avrà inizio la vera e propria vicenda cardine dell’opera: il viaggio che Virgilio, Mecenate e Timodemo compiono in Etruria, dove Virgilio è convinto di trovare le tracce e le notizie delle origini di Roma.

    Questo viaggio, in una atmosfera onirica e realisticamente magica, si rivelerà inaspettato: i protagonisti, immergendosi nelle usanze, nella tradizione, nelle pratiche religiose degli Etruschi (e qui appare il genio di Vassalli nei romanzi storici), scoprono di fare non solo un viaggio fisico nello spazio, ma anche nel tempo, tra futuro e passato, spinti da una domanda: come mai gli etruschi, popolo così intelligente e colto, provvisto di un alfabeto, non abbiano lasciato alcun segno scritto? Cos’era per loro la scrittura? Rispondendo a questa domanda, si vedrà come, paradossalmente, la memoria non sia vita ma morte.
    Questa ricerca porterà i tre protagonisti a scoprire le verità sulla fondazione di Roma.

    Ecco, è qui che il tutto si fa ancor più interessante: Vassalli dissacra il mito di Roma, perché quel che si scopre non è una storia di eroismo, ma di abominio. E la voce diventa quella delle popolazioni laziali che Enea e compagni distruggono: uomini uccisi per salvare le mogli, giovani donne violentate fino alla morte, bambini massacrati senza pietà. Il pio Enea della letteratura appare nella sua veste storica come un crudele comandante, grosso, brutto d’aspetto, laido ed empio.Eppure, Virgilio è in qualche modo costretto a scrivere la storia di Roma all’opposto di come scopre essere avvenuta. Enea dev’essere pio, Roma sacralizzata e i suoi fondatori eroi, non feroci assassini.
    Ma dunque, cosa rappresenta l’Eneide per Virgilio? La risposta è una: la morte. Da quando inizia a scrivere l’Eneide, e per tutti i nove anni in cui la cancella e la riscrive e la corregge e la modifica di nuovo, Virgilio si avvia alla dissoluzione. Quell’opera lo annienta, giorno dopo giorno. Lui la odia, la detesta, ma le minacce di Ottaviano Augusto non gli concedono una alternativa. E così, lo scrupolo di star scrivendo una Storia mendace, di concedere ai posteri e alla stirpe di Roma una enorme menzogna, un “falso storico”, una bugiarda verità, conducono Virgilio alla dissipazione, fino alla morte. E qui si rivela profetica la risposta dei Rasna – gli etruschi –, che non hanno scritto perché la scrittura è morte.

    Questo di Vassalli è un romanzo ipnotico, miracolosamente accessibile anche a chi non ha fatto gli studi classici (altro grande merito del suo autore!), in cui si arriva a capire che la Storia altro non è che la più grande delle metafore.

    Questa e altre recensioni su ilrifugiodellircocervo.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 4

    Nelle intenzioni del suo autore, l'Eneide doveva essere distrutta. Virgilio aveva indicato questa sua volontà prima di morire a Brindisi, ma Augusto non avrebbe mai accettato di veder svanire i sogni ...continua

    Nelle intenzioni del suo autore, l'Eneide doveva essere distrutta. Virgilio aveva indicato questa sua volontà prima di morire a Brindisi, ma Augusto non avrebbe mai accettato di veder svanire i sogni di gloria affidati al poema. Ma cosa si nasconde dietro al tormento dell'autore più amato dell'età augustea e alla genesi della sua opera? Con questo romanzo Vassalli ci propone una risposta molto interessante, descrivendoci il viaggio di Virgilio e del suo liberto Timodemo al seguito di Mecenate nella terra dei Rasna...
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/04/un-infinito-numero-vassalli.html

    ha scritto il 

  • 4

    La cosa che più continua a colpirmi di Vassalli è questa capacità di coinvolgere il lettore raccontando anzitutto una storia. Che scorre veloce lasciando tracce profonde, attraverso temi come la memor ...continua

    La cosa che più continua a colpirmi di Vassalli è questa capacità di coinvolgere il lettore raccontando anzitutto una storia. Che scorre veloce lasciando tracce profonde, attraverso temi come la memoria, il punto di vista della storia (e dei suoi vincitori), il potere -nefasto?- della scrittura.
    Dopo ogni lettura, ne vien voglia di un'altra. Sarà il Cigno?

    ha scritto il 

  • 5

    Accompagnati da Timodemo,schiavo liberato nato in Grecia a nauplia poi scrivano di Virgilio, viaggiamo nel tempo e nei luoghi di quella che chiamiamo la ns cultura classica, scoprendo - grazie alla ma ...continua

    Accompagnati da Timodemo,schiavo liberato nato in Grecia a nauplia poi scrivano di Virgilio, viaggiamo nel tempo e nei luoghi di quella che chiamiamo la ns cultura classica, scoprendo - grazie alla magica scrittura di Vassalli - un'Etruria e un passato vivo e presente come raramente abbiamo la grazia di percepire. E come non bastasse, leggera, si insinua la domanda se l'inconsapevolezza del tempo e del suo passare non abbia un suo valore.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho un bellissimo ricordo di questo libro. In una calda estate bolognese venni rapito in estasi dallo spirito di uno scrittore che mi trasportò in un indimenticabile viaggio nel tempo...

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo breve e piacevole, non l'ho trovato mai pesante e mi è piaciuta molto la parte centrale, in cui i protagonisti visitano il passato del popolo etrusco, rivivendone i momenti più importanti. ...continua

    Un romanzo breve e piacevole, non l'ho trovato mai pesante e mi è piaciuta molto la parte centrale, in cui i protagonisti visitano il passato del popolo etrusco, rivivendone i momenti più importanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché questo libro, che riflette a fondo sul senso della scrittura e della memoria, ha ricevuto un'accoglienza tiepida anche tra gli estimatori di Vassalli? Non so dirlo. Io ci ho ritrovato la sua af ...continua

    Perché questo libro, che riflette a fondo sul senso della scrittura e della memoria, ha ricevuto un'accoglienza tiepida anche tra gli estimatori di Vassalli? Non so dirlo. Io ci ho ritrovato la sua affabulazione come sempre radicata nella storia, i suoi personaggi così vivi e la vita di un'epoca lontanissima. Il viaggio immaginifico di Virgilio e Mecenate, assieme al liberto Timodemo, nell'Etruria e nei segreti dei suoi dei, che costituisce il cuore e il senso del romanzo, è tracciato con la grazia e la sicurezza di un grande narratore. Le voci di un passato cruento riemergono a brandelli e raccontano di una civiltà che ha rifiutato di consegnare la sua esistenza alla storia scritta. Vassalli parte da qui, dalla domanda di fondo sul perché gli etruschi, pur conoscendo lingua e scrittura, non abbiano lasciato tracce sulla loro origine, per ricreare (sulla base, però, di ipotesi reali) questa storia negata e, anche, per guardare alla scrittura dal suo rovescio. La scrittura, alla quale la nostra cultura ci ha abituato a pensare come baluardo della memoria, è o può essere anche ciò che distrugge e uccide la storia. E, a pensarci bene, poiché ogni scrittore sceglie cosa affidare o meno al futuro, allo stesso tempo condanna ciò che resta all'oblio. Ma questa tensione non resta teorica: Vassalli la incarna nel suo Virgilio, alle prese con l'Eneide. E' il tormento dell'autore, cui Augusto mette fretta per avere finalmente il "suo" poema epico, che il romanzo mette in scena, come dubbio possibile di chiunque - anche oggi - affida alle pagine le proprie parole e, con esse, tutto un mondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Avrei voluto dare come voto 3 e 1/2, ma non potendo ho optato per 4 stelle. Libro originale, interessante che sicuramente stimola la curiosità ad approfondire la storia degli etruschi e non solo. Nell ...continua

    Avrei voluto dare come voto 3 e 1/2, ma non potendo ho optato per 4 stelle. Libro originale, interessante che sicuramente stimola la curiosità ad approfondire la storia degli etruschi e non solo. Nell'immediatezza mi è piaciuta più la prima parte, perchè più concreta e dinamica, la seconda parte, più riflessiva e fantastica, l'ho apprezzata dopo un po' che avevo terminato il libro.

    ha scritto il 

  • 4

    ...tutti gli stati che questo mondo può raggiungere, li ha già raggiunti, e non una sola volta, ma un infinito numero di volte...

    ... mi abituai a guardare il mondo con cento occhi, anziché con i miei ...continua

    ...tutti gli stati che questo mondo può raggiungere, li ha già raggiunti, e non una sola volta, ma un infinito numero di volte...

    ... mi abituai a guardare il mondo con cento occhi, anziché con i miei due soli, e a sentire nella mia testa cento pensieri diversi, anziché il mio solo pensiero. Diventai consapevole di me stesso e degli altri. Gli uomini, senza la lettura, non conoscono che una piccolissima parte delle cose che potrebbero conoscere. Credono di essere felici perché fottono, si riempiono le pance di cibo e di vino e addolciscono le loro vite con questi piaceri, assolutamente uguali per tutti; ma la lettura gli darebbe cento, mille vite, e una sapienza ed un dominio sulle cose del mondo che appartengono solamente agli dei...

    ha scritto il 

  • 4

    Letto in poche ore,è scorrevolissimo. Molto interessante questo rimaneggiamento storico di Virgilio, Mecenate e Ottaviano, me li rende molto più interessanti di quanto non abbiano fatto a scuola.
    Alcu ...continua

    Letto in poche ore,è scorrevolissimo. Molto interessante questo rimaneggiamento storico di Virgilio, Mecenate e Ottaviano, me li rende molto più interessanti di quanto non abbiano fatto a scuola.
    Alcuni passaggi sono sempre attuali, d'altronde il leit motiv del romanzo è l'Uroboro.....

    ha scritto il 

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