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Un italiano in America

Di

Editore: Rizzoli

3.8
(886)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817118036 | Isbn-13: 9788817118033 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Entertainment , Humor , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2014/09/un-ita…

    La scoperta dell’America – che resta una faccenda complicata, come fu quella originale – non dipende dalle miglia percorse in automobile, o dal numero degli Stati visitati. L’ ...continua

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2014/09/un-italiano-in-america-beppe-severgnini.html

    La scoperta dell’America – che resta una faccenda complicata, come fu quella originale – non dipende dalle miglia percorse in automobile, o dal numero degli Stati visitati. L’America si scopre attraverso i dettagli.”

    "Hai scoperto l'America!" voi direte ora. Eh sì, solo ora scopro questo titolo. L'importante, però, è non lasciarselo sfuggire. Dopotutto gli Stati Uniti rimarranno sempre interessanti, avvolti in quell'alone di mistero e di stupore. Per ironia della sorte, in un post di pochi giorni fa vi parlavo di Marina Bellezza, romanzo in cui il tanto popolare sogno americano veniva fatto a pezzi, distrutto completamente. Tuttavia, come spesso accade, esistono diverse prospettive da cui osservare l'argomento. Severgnini ha scelto di analizzare ogni piccolo dettaglio, ogni particolare che un americano potrebbe ignorare ma che lo sguardo di uno straniero osserva attentamente. Negli anni Novanta, un italiano in terra americana provava la stessa sorpresa di uno sbarco su un pianeta sconosciuto lontano anni luce. Lo shopping online era pura fantascienza!

    Certo, oggi alcune reazioni del buon Beppe a tali miracoli dell'informatica suscitano qualche risata. Come è cambiato il mondo in vent'anni! Resta comunque interessante capire gli strani meccanismi che si azionano nel cervello di un turista alla vista di quelle che spesso vengono definite 'americanate'. Un termine che viene a volte usato negativamente da noi fieri italiani. Dall'alto del nostro stivale, però, non possiamo negare che ogni volta che parliamo di America, sin dai tempi di Colombo, delle stelline ad intermittenza compaiono nei nostri occhi. Merito dei numerosi stereotipi ormai diffusissimi? Cos'ha di così speciale questo continente che si è conquistato il soprannome di Terra Promessa?

    Dopo aver letto Un italiano in America credo di avere una possibile risposta a queste domande. La particolarità di questo paese risiede paradossalmente nella sua normalità. Okay, ora cercherò di essere più chiara. Severgnini con simpatia ed in maniera a dir poco spassosa fa notare come il fascino del popolo a stelle e striscie stia nelle piccole cose, oggetti, modi di fare, abitudini che rientrano nella routine quotidiana, nella normalità. Non c'è da meravigliarsi: dopotutto, si sta parlando del paese dei gadget, delle piccole invenzioni che hanno reso più semplice la vita. Forno a microonde, scotch, televisione, lampadina e pc vi dicono qualcosa? Telefono? Forse su quest'ultimo il popolo tricolore avrebbe qualcosa da ridire.

    Proprio ciò che per gli americani è normale in realtà stupisce. Volete un esempio? Dopo due settimane di gelo in pieno luglio, posso confermare le parole di Severgnini riguardanti la tendenza maniacale abbastanza angosciante di vivere con il condizionatore costantemente acceso. Metropolitana, supermercati, uffici: ogni scusa ed ogni luogo è buono per ricreare un clima ideale per la sopravvivenza di un eschimese. Ma non preoccupatevi: gli Stati Uniti non sono solo questo. Sono un insieme di dettagli amati, odiati e sicuramente spesso ignorati dai più. Un popolo pratico, uno spirito orgoglioso delle proprie feste e (recenti) tradizione. Il continente dove tutto è possibile.

    Una lettura ed un viaggio tra queste pagine è obbligatorio per tutti voi ;)

    ha scritto il 

  • 4

    ironico smart curioso yeah osservatore

    Son passati degli anni, la tecnologia del 1994 sembra avanguardia preistorica.
    Son accaduti degli eventi, nine-eleven su tutti.
    Son giunte delle crisi economiche, bolle dot.com e crack bancari.
    Oggi la first lady catechizza stile vita salutista e l'environment i ...continua

    Son passati degli anni, la tecnologia del 1994 sembra avanguardia preistorica. Son accaduti degli eventi, nine-eleven su tutti. Son giunte delle crisi economiche, bolle dot.com e crack bancari. Oggi la first lady catechizza stile vita salutista e l'environment interessa (camuffamenti di spending review?). Insomma, son passati vent'anni e as always si stava meglio quando si stava peggio, come dicono gli americani.

    NB Per l'osservatore poco attento, notare che il commento è infarcito di Italic style!

    ha scritto il 

  • 4

    un manuale delle giovani marmotte.

    Ho capito che l'America non fa per me, ma ho apprezzato molto l'ironia di Sevegnini che ha permesso di analizzare a 360 gradi la vita di un europeo in US senza quella patetica autocommiserazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Spassoso, ironico, scritto con semplicità, ma soprattutto sentito in tutto ciò che descrive: ecco cos'è il libro di Severgnini. Un appassionato scritto d'amore verso l'America, verso quel continente che lo accolse - vent'anni fa - e gli diede un'infinita collezione di aneddoti e curiosità da racc ...continua

    Spassoso, ironico, scritto con semplicità, ma soprattutto sentito in tutto ciò che descrive: ecco cos'è il libro di Severgnini. Un appassionato scritto d'amore verso l'America, verso quel continente che lo accolse - vent'anni fa - e gli diede un'infinita collezione di aneddoti e curiosità da raccontare in questo bestseller (forse è il libro più venduto di Severgnini), che tra l'altro ha avuto un enorme successo pure nella stessa America. In questo diario Beppe raccoglie tutte le impressioni sull'America quotidiana, sulla vita, i vizi, le virtù, le abitudini, i lati negativi e quelli positivi. Anche se scritto ormai quasi vent'anni fa, la differenza impietosa tra Stati Uniti e il nostro povero, piccolo, squallido stivale è impietosa e attuale. Consigliatissimo agli americanofili cronici e incurabili (come me).

    ha scritto il 

  • 4

    Oggi mi sento... in viaggio, direzione USA!

    Un resoconto minuzioso ed esilarante dell’America vissuta in prima persona da Beppe Severgnini, che ci accompagna alla scoperta degli USA con occhio critico e attento.


    La narrazione, ripartita in dodici capitoli (quanti i mesi trascorsi a Washington dall’autore), avvince e ammalia il lett ...continua

    Un resoconto minuzioso ed esilarante dell’America vissuta in prima persona da Beppe Severgnini, che ci accompagna alla scoperta degli USA con occhio critico e attento.

    La narrazione, ripartita in dodici capitoli (quanti i mesi trascorsi a Washington dall’autore), avvince e ammalia il lettore. Con uno stile accattivante e una buona dose di sano umorismo, Severgnini fa ridere e riflettere su usi, costumi, mode e fissazioni del popolo statunitense...

    La nostra recensione su InkBooks: http://www.inkbooks.it/?p=1

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere Severgini è sempre piacevole, in questo periodo poi ho molta voglia di USA (mentre scrivo sto mangiando pancakes con sciroppo d'acero e bevendo caffè americano - quello vero, fatto nel broccone - in un simil-diner italiano, tanto per dire), per cui leggere questo libro mi ha da ...continua

    Leggere Severgini è sempre piacevole, in questo periodo poi ho molta voglia di USA (mentre scrivo sto mangiando pancakes con sciroppo d'acero e bevendo caffè americano - quello vero, fatto nel broccone - in un simil-diner italiano, tanto per dire), per cui leggere questo libro mi ha da una parte divertita, dall'altra mi ha messo addosso una voglia ancora più grande di partire ed esplorare quel mondo americano, così famigliare ma al tempo stesso così lontano (ho fatto anche la rima).
    In realtà, il libro di Severgnini mi ha fatta più che altro sorridere in senso affettuoso, perché è stato scritto e vissuto 20 anni fa, e il mondo (e anche l'Italia) è cambiato molto da allora, soprattutto grazie a quel world wide web che lui guarda un po' con timore reverenziale (uno dei passi più belli è quando dice che consultare un giornale online non può avere molto successo, perché è un'operazione lenta e scomoda, e soprattutto il computer non lo puoi portare né in bagno, né in giardino. Peccato che poi sono arrivati i tablet...) Ora non dobbiamo più aspettare 6 mesi per vedere un film (le puntate di alcune serie tv vengono trasmesse quasi in contemporanea con gli USA), non c'è più una sola compagnia telefonica, né è più così complicato e costoso volare. Lo shopping online è una realtà affermata, così come i social. Quando lui scriveva, non c'erano you tube, Amazon, google, la Ryanair, l'adsl e la fibra ottica, le serie tv (non con la diffusione massiva di adesso) e i canali tematici su sky. Per non parlare di iPhone, iPad etc. Insomma, è un altro mondo, completamente diverso nel modo di funzionare, nelle relazioni, nel privato, e vorrei che Severgnini andasse adesso a vivere un anno in America, e ci raccontasse com'è ora. Potrebbe farlo in tempo reale, postando gli aggiornamenti su Facebook oppure tramite podcast. Il che non so se è meglio o peggio. Insomma, leggere questo libro mi ha riportata ad un'epoca in cui tutto era un po' più semplice, più ingenuo, e non eravamo ancora schiacciati dalla tecnologia, croce e delizia della vita moderna. E la cosa, temo, mi rende un po' nostalgica.

    ha scritto il 

  • 4

    C’era una casetta piccolina a Uoscingtòn

    Leggere Severgnini è, per me, l’occasione di ricordare ogni volta come possa intrattenersi con intelligenza un lettore e conquistarlo grazie a una penna agile, arguta, mai eccessiva e prossima, anzi, alla precisione chirurgica del bisturi.
    Severgnini racconta, ma soprattutto interpreta, l’America ...continua

    Leggere Severgnini è, per me, l’occasione di ricordare ogni volta come possa intrattenersi con intelligenza un lettore e conquistarlo grazie a una penna agile, arguta, mai eccessiva e prossima, anzi, alla precisione chirurgica del bisturi. Severgnini racconta, ma soprattutto interpreta, l’America degli anni Novanta; lo fa con l’arguzia irriverente del terzo osservatore, senza presunzioni di stampo sociologico. Ne viene una cronaca di vita appassionante e anche un godibile documentario letterario, di quelli in cui vizi e virtù, sebbene messi a nudo, non suggeriscono mai il desiderio di umiliare o ferire l’oggetto dell’analisi. Raggiunta l’ultima pagina, soprattutto, lascia una gran voglia di partire e provare l’esperienza sul campo.

    ha scritto il 

  • 3

    Poco lungimirante

    In questo ironico diario di viaggio, Beppe Severgnini racconta il suo trasferimento a Washington, che durò dall'aprile 1995 al marzo 1996. Tutto ha inizio con le aspettative disattese di un italiano medio che emigra all'estero e si scontra con le necessarie incombenze domestiche: trovare una casa ...continua

    In questo ironico diario di viaggio, Beppe Severgnini racconta il suo trasferimento a Washington, che durò dall'aprile 1995 al marzo 1996. Tutto ha inizio con le aspettative disattese di un italiano medio che emigra all'estero e si scontra con le necessarie incombenze domestiche: trovare una casa, arredarla, acquistare un'automobile e sbrigare le pratiche burocratiche principali (richiesta della residenza, apertura del conto corrente, allacciamento della linea telefonica e così via). Severgnini descrive il suo progressivo adattamento al nuovo continente e spiega le motivazioni intrinseche dei comportamenti americani per noi più strani: dalla fissazione per l'aria condizionata ai sontuosi festeggiamenti del 4 luglio, dalle abbreviazioni linguistiche astruse alle gare di spelling, dai mastodontici supermercati alla collezione dei coupon, dai molteplici canali televisivi all'alimentazione sbilanciata, dal mito del passato alle nuove figure professionali, tutta la cultura e la società americane passano sotto la lente d'ingrandimento dell'autore, che ci restituisce una visione nitida e comprensibile dell'America di oggi. Anzi, di ieri, perché tutto si può dire di questo saggio, tranne che sia lungimirante e attuale; ho letto da poco un libro sullo stesso argomento, Viaggio in America di Vittorio Zucconi, ma dove là c'erano lucide analisi politiche e sociali, previsioni per il futuro prossimo e remoto ed interessanti carrellate di cronaca, qui si nota un atteggiamento puramente contemplativo, forse perfino superficiale, incapace di ipotizzare scenari futuri e conseguenze di breve e medio periodo. Un esempio per tutti, l'osservazione passiva del calo di lettori della stampa quotidiana, con il fermo ottimismo, da parte di Severgnini, nei confronti di una ripresa delle vendite e di una crescente marginalità di Internet rispetto ai media tradizionali. Niente di più sbagliato, possiamo dire con il senno di poi.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2013/09/un-italiano-in-america-anno-ii-lettura.html

    ha scritto il 

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