Un marziano a Roma

e altre farse

Di

Editore: Bompiani

3.5
(44)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845235955 | Isbn-13: 9788845235955 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Intrattenimento , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Quello di Flaiano è un teatro di parole più che di eventi, di silhouettes più che di personaggi, di dialoghi interrotti rivolti a un lettore più che a uno spettatore: conversazioni in cui si aprono ampi squarci di silenzio e dove della vita si rispecchiano solo brandelli, equivoci, malintesi. Nelle cinque farse, composte tra il 1946 e il 1971, anno della loro raccolta in volume, il lettore riconoscerà echi di altre pagine di Flaiano. Incontrerà il tema della noia e della solitudine, della volgarità e della banalità della vita quotidiana, dell'equivoco e della metamorfosi. Ritroverà i frammenti aforistici, le sentenze, gli epigrammi che, dopo aver attraversato le pagine narrative, si sono trasformati in queste farse nelle battute dei personaggi, collocandosi nel tessuto di una azione scenica che si rivela tutta mentale: dalla satira antimilitare della "Guerra spiegata ai poveri" alla comicità surreale della "Donna nell'armadio"; dai malintesi del "Caso Papaleo" alla malinconia del "Marziano a Roma", fino alle divagazioni incompiute della "Conversazione continuamente interrotta".
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  • 3

    Oggi anche il cretino è specializzato. (p. 69)

    "Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso."
    (Un marziano a Roma, p. 78)

    "Girare attorno alla verità porta al capogiro."
    (La conversazione continuamente interrotta, p. 273) ...continua

    "Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso."
    (Un marziano a Roma, p. 78)

    "Girare attorno alla verità porta al capogiro."
    (La conversazione continuamente interrotta, p. 273)

    ha scritto il 

  • 3

    "L'innocenza sola trionferà, la verità sta arrivando e tenetevi pronti, perché l'inferno è pieno di gente come noi e come voi, che gira in cappello e cappotto, dicendo che l'inferno non esiste"

    E' riuscito, Flaiano, a non farmi sentire troppo in soggezione, a sciogliere in fretta il disagio che immancabilmente mi coglie al cospetto di una mente troppo arguta (ammesso che si possa essere trop ...continua

    E' riuscito, Flaiano, a non farmi sentire troppo in soggezione, a sciogliere in fretta il disagio che immancabilmente mi coglie al cospetto di una mente troppo arguta (ammesso che si possa essere troppo arguti), troppo sveglia, capace di intuizioni tanto fulminee quanto fulminanti (come, senza difficoltà, immagino fosse la sua). Ci è riuscito facendomi ridere con pièce che hanno il gran pregio di essere morali, ma non moraliste, ciniche, feroci e impudiche (per l'insolenza con la quale mettono in luce i difetti di certi tipi umani), ma pure dolci (e si tratta di una dolcezza stupefacente, simile, per certi versi, a quella regalata dalla scoperta di una rosa nella morta aridità del deserto).
    Anche se nate per essere rappresentate su di un palcoscenico, le cinque farse che compongono il volume si leggono bene e con piacere, mentre la polvere che, con il passare degli anni, vi si è depositata sopra, sfuma e confonde appena i contorni delle sagome, senza togliere valore/autorità al pensiero ed alla voce dell'autore.
    La prima (che è poi anche quella che dà il titolo alla raccolta) porta in scena un marziano molto simile al malinconico protagonista del successivo L'uomo che cadde sulla terra di Tevis.
    Dell'ultima ho amato le storie "abortite".

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/09/26/un-marziano-a-roma-e-altre-farse-ennio-flaiano/

    FRED Che ne sappiamo? Viene da Marte. Ha un fluido? Non ce l’ha? La gente si rivolge a lui con fiducia. Vu ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/09/26/un-marziano-a-roma-e-altre-farse-ennio-flaiano/

    FRED Che ne sappiamo? Viene da Marte. Ha un fluido? Non ce l’ha? La gente si rivolge a lui con fiducia. Vuoi vedere, dicono, che su Marte?...Parlare di miracoli? Sapete tutti di quel sedentario che appena l’ha visto si è messo a ballare. Dicono che c’è una spiegazione scientifica: l’emozione violenta. (Pensoso) Ma io mi domando: che sappiamo noi? Chi siamo noi?
    ADRIANO Chi siamo e dove andiamo?
    FRED Già, dove andiamo?
    OLIVIERO Dove andiamo e che cosa vogliamo? (Ride)
    FRED Interrogativi senza risposta. Ci sono richieste interessanti?
    MARA Questo novantenne. Si annoia e vuole un violino.
    ANNA Ma lo sa suonare? Mio padre suonava il violino.
    MARA No. Vuole imparare.
    PATRIZIA Un pedone ha inventato una macchina per vincere le lotterie. Chiede cinque milioni per mettere a punto la macchina.
    OLIVIERO Potrebbe vincere una lotteria da cinque milioni.
    ADRIANO Sono le più difficili. È proprio la somma che tutti vogliono vincere.
    ANNA Sì, è vero, anch’io una volta. (ad Adriano) Non ci siamo già conosciuti?
    ADRIANO Credo di no. Non ricordo.
    ANNA Lei frequenta gli ambienti intellettuali?
    ADRIANO Sì, verso l’ora della chiusura. Prego, continuate.
    MARA Una sedicenne si lamenta di non poter trovare un posto, perché appena trova un posto il principale le dà fastidio. Acclude fotografia.
    FRED Ma è nuda.
    (Ennio Flaiano, “Un marziano a Roma” e altre farse, ed. Einaudi)

    Rappresentata per la prima volta nel 1960, “Un marziano a Roma” è una commedia teatrale con la quale Ennio Flaiano dà un amaro giudizio sulla società romana dell’epoca, specie quella letteraria, di cui anch’egli faceva parte. In una Roma che cerca di sfuggire alla noia con i più disparati espedienti sociali, atterra, un giorno all’improvviso, un marziano. Kunt, questo il suo nome, non ha nulla del classico alieno dell’immaginario, è in tutto simile all’uomo e la sua venuta ingenera aspettative messianiche nei cittadini, che si chiedono se ciò rappresenti la fine o l’inizio di una nuova era per l’umanità. Presto si scatenano la caccia alla notizia da parte dei cronisti, l’isteria delle donne che scrivono lettere d’amore appassionate al marziano, la corsa dei pubblicitari e degli organizzatori di programmi televisivi alla figura, i dibattiti filosofici tra gli scrittori su quale significato ascrivere a questa sconvolgente novità. Con il passare delle settimane e dei mesi, però, Kunt è ridotto a icona, alla stregua di un qualsiasi presentatore di quiz televisivi, la sua fama comincia a calare e l’entusiasmo con il quale era stato accolto si tramuta, alla lunga, di nuovo in noia e persino derisione.
    Si ride amaro.
    Nel libro che ho tra le mani sono presenti, oltre alla vicenda del marziano, anche altre quattro farse teatrali, cioè “La guerra spiegata ai poveri”, “La donna nell’armadio”, “Il caso Papaleo” e “Una conversazione continuamente interrotta”.

    ha scritto il 

  • 4

    Dunque, arriva un marziano a Roma. Sorpresa. Incredulità. Eccitazione generale.

    Qualcuno lo vede come il portatore della salvezza, di una "nuova armonia". Qualcuno parla di "qualunquismo apocali ...continua

    Dunque, arriva un marziano a Roma. Sorpresa. Incredulità. Eccitazione generale.

    Qualcuno lo vede come il portatore della salvezza, di una "nuova armonia". Qualcuno parla di "qualunquismo apocalittico".
    Folla di giornalisti. Contesa per averlo negli ambienti che "contano": salotti in cerca di gloria, intellettuali annoiati in cerca di stimoli, alta burocrazia spaventata in cerca di rassicurazioni. Si sprecano in una esplosione di fantasie e di incubi le analisi, le previsioni, gli auspici, le profezie, le strategie. Il marziano sotto sotto è intimidito; però è anche tutto proteso a non deludere le aspettative; sempre più attratto dalla romanità e dalle sue dolcezze. Piano piano, lo ubriaca il senso di essere lui, unico e nuovo ed originale, temuto ed idolatrato, al centro di tutto: dell'attenzione, della storia, del mondo.

    Filosofegga, comincia a sparacchiare frasi ad effetto, sforna filosofie audaci.
    Finisce poco alla volta con il farsi coinvolgere volentieri nelle cene, nei pettegolezzi, nei progetti di un film, di un libro.
    Alla fine diventa un pezzo del solito paesaggio urbano romano. Finchè una mattina si alza, scende dalla sua camera di albergo, esce per strada, non si accorge di una macchina che manovra. Il tassista caccia fuori la testa dal finestrino e gli dice: "scansate marzià, che cihò da fà!"
    A Roma ci sono abituati ai marziani: ogni tanto ne sbarca uno, da millenni.

    L'ho sempre ri/letta con affetto questa commedia.
    Anche per via del celebre fiasco che ebbe la sua prima rappresentazione, con Gassman protagonista.
    E per via della famosissima battuta che Flaiano sussurrò all'orecchio di Gassman, appena scappato dal palco dove piovevano fischi e verdure: "Vittò, l'insucccesso mi ha dato alla testa".

    Chissà mai perchè mi son tornati in mente, commedia e battuta? Proprio oggi, tra un commento alle elezioni e l'altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro molto bello!

    Ho gradito molto questo libro per la sua capacità di fornire uno spaccato diretto e lucido sulla situazione romana degli anni 60!
    Flaiano stimatissimo autore.

    ha scritto il 

  • 2

    Alcune farse sono belle, ma quella che dà il titolo al libro è incomprensibile.

    Flaiano sarà stato bravissimo come sceneggiatore, ma l'opera teatrale che dà il titolo a questo libro non mi dice proprio nulla. L'unico momento divertente di una trama alquanto sconclusionata è quand ...continua

    Flaiano sarà stato bravissimo come sceneggiatore, ma l'opera teatrale che dà il titolo a questo libro non mi dice proprio nulla. L'unico momento divertente di una trama alquanto sconclusionata è quando il marziano si lamenta che dal bagno il panorama di Roma non è quello cui è abituato, e gli viene risposto "sì, è migliore da quest'altro lato; lì c'è il panorama di servizio. Probabilmente il racconto omonimo è più interessante di questa trasposizione teatrale. Molto più divertenti le farse seguenti. "La guerra spiegata ai poveri", pur essendo del 1946 e quindi risentendo del fascismo appena terminato, resta ancora attualissima, se solo le guerre si facessero ancora qui in Italia. "La donna nell'armadio" è una classica farsa dell'assurdo, mentre "Il caso Papaleo", a parte qualcosa sulla commedia degli equivoci, ha forse un fondo più serio. Nemmeno l'ultima opera, "La conversazione continuamente interrotta", mi dice molto. Ha forse qualcosa degli Angry Young Men britannici, ma è il concetto di opera inconclusa per scelta che non mi piace.

    ha scritto il 

  • 0

    a marzia' scansete!

    A ciascuno er suo. A Parigi n’americano a Roma un Marziano!

    Roma come ‘na metafora de vita. ‘Na baldracca sfatta dalla voglia di vita, sfrontata e disillusa, dove la normalità è un abuso di diritto, ...continua

    A ciascuno er suo. A Parigi n’americano a Roma un Marziano!

    Roma come ‘na metafora de vita. ‘Na baldracca sfatta dalla voglia di vita, sfrontata e disillusa, dove la normalità è un abuso di diritto, dallo scalpiccio di millepiedi giapponesi, alle voci de’ banchi der mercato, travet de’ fino pe’ move le poltrone de’ palazzo, fino ar sòno rammollito dei click all’ultimo tramonto...c’è posto pe’ tutti, ‘na parola pe’ tutti, ‘no sguardo curioso su tutto.

    A pensacce bene funziona così anche pe’me ...ciascuno ha diritto al suo attimo de gloria, purché dopo nun rompa li cojoni e lasci il posto alla staordinaria farsa dell' ordinarietà.

    ha scritto il