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Un mondo a parte

Di

Editore: Feltrinelli (U.E. 1764)

4.1
(80)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 286 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807817640 | Isbn-13: 9788807817649 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gaspare Magi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Con la pubblicazione nel 1951, in Gran Bretagna, di "Un mondo a parte" Bertrand Russel commentò: "Dei molti libri che ho letto sulle esperienze delle prigioni e dei campi di lavoro sovietici, questo libro di Herling è il più impressionante e quello scritto meglio. Un libro estremamente interessante e del più profondo interesse psicologico". Identici giudizi espressero Albert Camus e Ignazio Silone.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Che cos'è un uomo?

    Leggendo Herling ti chiedi:"che cos'è un uomo?", ti viene da rispondere che è un essere pericoloso per sè e per gli altri, prendete un pazzo scatenato (pazzo?) come il serial killer norvegese Breivik, clonatelo centinaia di volte e poi i suoi cloni disponeteli in un gulag,con totale indifferenza ...continua

    Leggendo Herling ti chiedi:"che cos'è un uomo?", ti viene da rispondere che è un essere pericoloso per sè e per gli altri, prendete un pazzo scatenato (pazzo?) come il serial killer norvegese Breivik, clonatelo centinaia di volte e poi i suoi cloni disponeteli in un gulag,con totale indifferenza alcuni li doterete della divisa di carceriere altri li metterete a spaccare pietre, vi sarete fatti un'idea ancora assai lontana di "Un mondo a parte".
    Gustav Herling durante l'invasione sovietica fu catturato a Leopoli ed internato in un campo di lavoro nella regione di Arcangelo fino al 1942,liberato entrò nel Corpo Polacco e al fianco delle truppe alleate partecipò alla battaglia di Montecassino.
    Non riuscì più a tornare nella sua amata Polonia finita in mani sovietiche, visse a Roma dove fondò la rivista Kultura, poi soggiornò a Londra nel 1951 dove pubblicò "A world apart" con prefazione di Bertrand Russel e nella city e solo nella city ebbe un successo straordinario perchè non ci fu ottuso ostracismo da parte della sinistra britannica, infine si stabilì a Napoli dove sposò Lidia Croce e nella città partenopea trascorse il resto della sua vita.Credo che se per ipotesi assurda avvicinassi un 'orecchio al famoso quadro di Edvard Munch potrei udire questo "grido" :"Signore,dammi la solitudine, perchè io odio tutti gli uomini",questo è quello che "grida" Herling dopo pochi mesi di "martirio"stalinista, questo è quello che grida ogni prigioniero che scopre che per sopravvivere all'infamia alla quale ti hanno condannato i tuoi simili devi rinunciare alla tua umanità.
    Se non ci fossero stati "Un mondo a parte",Arcipelago gulag" e "I racconti della Kolyma" qualsiasi storia della Letteratura andrebbe scritta con la elle minuscola.

    ha scritto il 

  • 4

    "Io perdo la speranza quando il desiderio di vivere si risveglia in me, ma la ritrovo ogni volta che mi prende un desiderio ardente di morire"


    "Nulla conforta un cuore che soffre quanto la vista della sofferenza altrui. Nulla toglie la speranza quanto il pensiero che solo pochi privilegiat ...continua

    "Io perdo la speranza quando il desiderio di vivere si risveglia in me, ma la ritrovo ogni volta che mi prende un desiderio ardente di morire"

    "Nulla conforta un cuore che soffre quanto la vista della sofferenza altrui. Nulla toglie la speranza quanto il pensiero che solo pochi privilegiati hanno diritto ad essa"

    ha scritto il 

  • 4

    "Certamente uno degli incubi maggiori di tutto il sistema sovietico è questa mania di voler liquidare le loro vittime con tutte le formalità legali… Non basta conficcare una pallottola nella testa di un uomo, deve egli stesso chiederla cortesemente al processo." (p. 272)

    ha scritto il 

  • 4

    Amaro resoconto

    L'aberrante stupidità, architrave di ogni totalitarismo. La sofferenza patita, il coraggio urlato, il dolore tatuato, l'atrocità ingurgitata, l'esaltazione della tenacia. Uomini privati di tutto, coscienze lacerate dalla falce e percosse dal martello. Ci si ritrova nelle cuccette a sentire i lame ...continua

    L'aberrante stupidità, architrave di ogni totalitarismo. La sofferenza patita, il coraggio urlato, il dolore tatuato, l'atrocità ingurgitata, l'esaltazione della tenacia. Uomini privati di tutto, coscienze lacerate dalla falce e percosse dal martello. Ci si ritrova nelle cuccette a sentire i lamenti, a piegarsi dalla fame, ad osservare la vita del villaggio oltre il recinto del campo e anelare sommessamente un attimo di libertà. E' richiesto un pugno di sensibilità, per percepire, attraverso la lettura, la suppurazione della propria pelle, l'urlo dello stomaco devastato, l'agonia dei muscoli polverizzati, l'olezzo delle latrine, la spietatezza dell'aguzzino. Questo agghiacciante resoconto ti trascina in un mondo creato a puntino dall'efferatezza umana. Un mondo a parte.
    "Si può vivere senza pietà?".

    ha scritto il 

  • 5

    Una testimonianza sconvolgente

    Devo a Francesco M.Cataluccio la segnalazione ( nel suo bel libro " Vado a vedere se di la' e' meglio") di questo libro pregevole che testimonia degli anni passati in un Gulag sovietico dall'autore polacco.Letterariamente e' molto ben scritto, al livello dei Racconti della Kolyma di Salamov, ma r ...continua

    Devo a Francesco M.Cataluccio la segnalazione ( nel suo bel libro " Vado a vedere se di la' e' meglio") di questo libro pregevole che testimonia degli anni passati in un Gulag sovietico dall'autore polacco.Letterariamente e' molto ben scritto, al livello dei Racconti della Kolyma di Salamov, ma rispetto a quelli si dipana su capitoli di piu' ampio respiro, e molto meglio di Arcipelago Gulag, che rimane pero' una testimonianza irrinunciabile e documentatissima, anche se non sono riuscito a finirlo tutto per la mole impresionante. Un Mondo a Parte, invece, si legge come un romanzo e sembra impossibile che con quello che ha dovuto passare, l'autore possa poi aver avuto ancora una lunga avventurosa vita ( e' morto a Napoli dove risiedeva, nel 2000).Mi sembra appropriato averlo finito un venerdi' santo: pare che davvero Gesu' non sia morto invano, se i peccati degli uomini, dopo 2000 anni, sono ancora tanto mostruosi.Questi tre libri comunque sono per me tutti e tre irrinunciabili per farsi un'idea del sistema di terrore sovietico.

    ha scritto il 

  • 0

    Testimonianza dall'universo concentrazionario sovietico, tra il 1940 ed il 1942.
    Sul tema, non ho (ancora) letto nè "Arcipelago Gulag" nè "I racconti della Kolyma", ma solo "Una giornata di Ivan Denisovic".
    Tragico ed opprimente, angosciante e commovente.
    Ma, senza stare a fare ...continua

    Testimonianza dall'universo concentrazionario sovietico, tra il 1940 ed il 1942.
    Sul tema, non ho (ancora) letto nè "Arcipelago Gulag" nè "I racconti della Kolyma", ma solo "Una giornata di Ivan Denisovic".
    Tragico ed opprimente, angosciante e commovente.
    Ma, senza stare a fare insensate classifiche dell'orrore, il genocidio pianificato nei campi nazisti mi è sempre apparso assai più inquietante, lucido e spaventoso.
    Il totalitarismo sovietico ci appare stupido e bovino, pervicace nella sua contraddittoria insensatezza, persino farsesco: questo non ne giustifica affatto i crimini, beninteso, che sono stati orrendi e devastanti per generazioni e per milioni di persone.
    Il nazismo è stato però un meccanismo orrorifico di assai più sofisticata intelligenza, e ogni volta che ne leggo mi inquieta molto di più.

    ha scritto il 

  • 4

    L'orrore delle purghe staliniane

    IL libro di Herling è stupefacente perchè durante la sua lettura e alla fine ci is chiede come sia stato possibile che l'autore, dopo aver provato sulla pelle tutte le fasi dell'abiezione e dell'abbruttimento fisico e morale provocato dalle terribili condizioni di vita dei gulag, possa avere la l ...continua

    IL libro di Herling è stupefacente perchè durante la sua lettura e alla fine ci is chiede come sia stato possibile che l'autore, dopo aver provato sulla pelle tutte le fasi dell'abiezione e dell'abbruttimento fisico e morale provocato dalle terribili condizioni di vita dei gulag, possa avere la lucidità, la forza e la volontà di riportare su carta tutto il proprio doloroso vissuto in un modo che sorprende per chiarezza, lucidità, obbiettività e senza alcuna retorica.
    Herling è un testimone diretto degli orrori dei gulag e delle insensate pughe staliniane che insanguinarono l'Unione Sovietica a cavallo degli anni 30'-40', anni in cui il sospetto e la paura erano la regola. Nei gulag chiunque faceva conoscenza e l'abitudine alla fame, alle malattie, allo sfinimento fisico da lavoro e freddo, alla sporcizia, all'assenza di morale, alla pazzia. Herling ci racconta quel mondo ancora capace comunque di fratellanza, silenziosa ribellione, spirito fraterno, espresso nelle forme più impensabili.
    Herling ci racconta come un uomo in un gulag cessa di esserlo ma se è capace di tenre accesa la fiamma dell'umanità allora è possibile che questa possa, un giorno, ritornare a brillare.
    Assolutamente da leggere per comprendere come nella storia non ci siano mai colpevoli o innocenti assoluti, un grande esempio di letteratura e critica politica e sociale.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo scrittore polacco (poi italiano di adozione: sposò una delle figlie di Benedetto Croce) allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu catturato dai russi e internato in una campo di lavoro in una delle sterminate regioni boscose al settentrione del paese, dove prigionieri politici e delinquent ...continua

    Lo scrittore polacco (poi italiano di adozione: sposò una delle figlie di Benedetto Croce) allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu catturato dai russi e internato in una campo di lavoro in una delle sterminate regioni boscose al settentrione del paese, dove prigionieri politici e delinquenti comuni erano assoggettati ad un durissimo lavoro forzato che, unito alla sottoalimentazione, alla precarietà degli alloggiamenti e al pessimo vestiario, cagionava un rapido deperimento fisico, malattie da carenze alimentari, cardiopatie ed un tasso di morti altissimo: era questa la “rieducazione” che il sistema sovietico prevedeva per i suoi nemici. Herling non indulge a descrizioni atte a colpire il lettore: anzi, il tono semplice della sua scrittura, privo di risentimento, è un atto di accusa tanto più terribile in quanto dimostra che proprio la normalità d’un sistema mostruoso permetteva l’annientamento di enormi masse umane senza bisogno che da parte dei persecutori operasse alcun odio ideologico; i persecutori dovevano far osservare le norme che asservivano ed affamavano i perseguitati per non cadere fra questi ultimi, e i perseguitati erano incoraggiati alla delazione e al tradimento non tanto per migliorare la propria situazione del momento, quanto per evitare di subirne una peggiore, magari perché denunciati da qualche compagno di sventura. Il sistema concentrazionario sovietico era perciò molto diverso da quello creato dai nazisti, sebbene mirasse egualmente alla schiavizzazione e all’annullamento della dignità umana: ciò, naturalmente, sia perché non esistevano campi di puro sterminio sistematico e scientifico come Treblinka, Sobibor, Belzec o Majdanek, sia perché, tutto sommato, l’esercizio stesso della persecuzione non esigeva neppure speciali sentimenti di avversione o di superiorità sui perseguitati: almeno nell’esperienza di Herling vediamo guardiani e funzionarî dei campi comportarsi senza speciale sadismo; erano ingranaggi d’un sistema complesso, in cui la paura e il sospetto erano sufficienti a far funzionare tutto egualmente. Bisognava rispettare le quote di produzione stabilite negli uffici centrali: se non erano rispettate, erano guai per tutti; sicché funzionarî, guardiani e gli stessi internati sfruttavano al massimo gli altri per il raggiungimento dell’obiettivo. E ciò, purtroppo, mi ricorda qualcos’altro: non il nazismo, ma il mito della crescita produttiva che caratterizza il capitalismo avanzato e lega milioni di persone, a tutti i livelli, a traguardi sempre più ambiziosi e difficili da raggiungere. Spiacerà ai cantori della produttività e della crescita veder indicato nel sistema staliniano un loro lontano cugino, sia pur vecchio, rozzo, brutto e impresentabile; ma, se si guarda bene e spassionatamente, un po’ d’aria di famiglia si nota.

    ha scritto il