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Un oscuro scrutare

Di

Editore: Cronopio (Tessere, 6)

4.2
(1624)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 412 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Portoghese , Sloveno

Isbn-10: 8885414079 | Isbn-13: 9788885414075 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gabriele Frasca

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Un romanzo di straordinaria potenza emotiva. Un mondo di percezioni che si moltiplicano e si deformano fino all'annientamento. La pietà di Dick si mostra qui in tutta la sua profondità. La preziosa traduzione di Gabriele Frasca propone Dick ben al di là del suo incasellamento nel genere fantascienza: semplicemente come un grande, necessario scrittore.
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  • 5

    Arctor è un agente infiltrato in un giro di tossicodipendenti ed, per mimetizzarsi perfettamente, è obbligato anch'esso a fare uso di droghe, in particolare di una sostanza detta Sostanza M.
    Un giorno ...continua

    Arctor è un agente infiltrato in un giro di tossicodipendenti ed, per mimetizzarsi perfettamente, è obbligato anch'esso a fare uso di droghe, in particolare di una sostanza detta Sostanza M.
    Un giorno ad Arctor viene dato un compito, il compito di spiare un tossico in particolare perché si pensa che abbia giri più grandi di quelli di un normale dipendente da droghe.
    Sarebbe un normale compito per un infiltrato, se non fosse che la persona che i suoi superiori gli hanno ordinato di controllare sia... se stesso.
    Nessuno sa, infatti, chi impersoni Arctor nel mondo della droga, eccetto Arctor stesso... o almeno all'inizio.
    Si, perché questa situazione confonderà il già provato cervello, a causa delle droghe, di Arctor, mandandolo in un progressivo vortice psicotico fino a non fargli più capire chi sia lui, ne le persone che lo circondano.
    E' questo l'oscuro scrutare di cui parla il titolo, quello che deve fare Arctor: scrutare la parte oscura di se stesso attraverso occhi comandati da un cervello annebbiato.

    Detta così sembrerebbe un thriller psicologico, come può questo romanzo essere considerato di fantascienza? Non lo si può, infatti, ma non lo si può neanche considerare thriller, noir o che altro.
    "Un oscuro scrutare" è un romanzo sulla tossicodipendenza che si muove in un universo fantascientifico.
    La recensione completa sul mio blog al link http://capitolonero.blogspot.it/2015/06/un-oscuro-scrutare-philip-k-dick.html

    ha scritto il 

  • 0

    La felicità, pensò, è sapere di avere qualche pasticca.
    Sembrerebbe il Trainspotting di Philip K. Dick, la storia di una “famiglia” di tossici, il cui unico motore delle vite è la droga. E lo si può p ...continua

    La felicità, pensò, è sapere di avere qualche pasticca.
    Sembrerebbe il Trainspotting di Philip K. Dick, la storia di una “famiglia” di tossici, il cui unico motore delle vite è la droga. E lo si può pensare ancora di più quando si legge
    Questo ricevere un casino di carica era, per lui, il sostituto di un rapporto sessuale con lei, e forse era addirittura meglio.

    È molto di più, in effetti. Sbalzati in una California dove comanda la droga, dove non c’è solo il gruppo di Fred/Bob, ma un’intera società governata da ogni tipo di droga, su cui domina la famigerata Sostanza M.
    Si sente che si tratta di uno degli ultimi romanzi di Dick: i capitoli sono più lunghi, ci sono meno dialoghi e più passaggi articolati, con gli inserti tratti da studi scientifici, dal Faust di Goethe, da San Paolo – grande riferimento dello scrittore.
    Soprattutto, non c’è la solita varietà di punti di vista. Il lettore segue la trama dal punto di vista di Fred/Bob, tanto da arrivare a immedesimarsi col personaggio più che in altri romanzi.
    Ma la storia di Fred/Bob è quella di uno sdoppiamento della personalità portato all’estremo, ed è in questo abisso che ci si ritrova leggendo, arrivando a considerare normali anche i passaggi più sconcertanti quando la separazione è ormai totale, e le telecamere arrivano a registrare e riprodurre le allucinazioni.

    Ed è terribilmente difficile capire dove si vada a parare. Non bisogna essere esperti per capire che la polizia costruisce strutture di contrasto alla droga tanto costose quanto inefficaci: non c’è una sola vittoria contro il narcotraffico in tutto lo svolgimento della storia.
    E in questa logica di doppi, in cui anche le forze presumibilmente “del bene” sono obbligate a occultarsi e riescono a ritrovare un’identità personale solo quando vivono il loro ruolo da infiltrati, chiunque può essere una minaccia, un traditore, ma anche un amico, un alleato.
    Strano come un delirio persecutorio riesca di tanto in tanto a incontrare, per quanto brevemente, la realtà.

    Come al solito non è una romanzo di fantascienza. A parte la tecnologia delle olocamere, non c’è nulla di ipertecnologico: macchine e biciclette sembrano più residuati degli anni sessanta.
    C’è piuttosto la solita visione dickiana di una società dove il male si è esplicitato ed è diventato regola di vita ma, soprattutto, l’idea dell’uomo, alla ricerca disperata di un senso, di un modo di far quadrare il bilancio della vita, di una definizione dell’esistenza. Anche – soprattutto forse – negli abissi di dolore che il romanzo, nelle figure dei drogati, racconta.
    È il cervello spappolato che guida un altro cervello spappolato. Dritto al disastro.
    Tutti questi tipi erano sistemati sullo stesso cartellone del gioco dell’oca, ognuno piazzato in diverse caselle a varie distanze dalla meta, che avrebbero raggiunto in tempi diversi. Niente avrebbe potuto arrestarli o invertire il percorso.

    Il Dick maturo sembra essersi adeguato anche alle novità in fatto di musica, per la prima volta trovo citati artisti rock, e c’è un passaggio davvero struggente evocato da una canzone di Janis Joplin.
    E allora nella testa sentì le note di una sua canzone, All Is Loneliness, tutto è solitudine, e cominciò a piangere. E guidò verso casa in quelle condizioni.

    Nel finale, gli echi del cristianesimo seppure confuso e doloroso di Dick ritornano. Dopo le speculazioni sulla metafora dello specchio di Paolo, è l’omaggio di Donna a chi compie il suo sacrificio in modo inconsapevole, a invocare una risposta che nella vita non si riesce a trovare.
    Anche se la conclusione sembra aprire uno spiraglio su ciò di cui i protagonisti del romanzo, e l’uomo in generale, hanno più bisogno: la verità.

    ‘Lo sai che cos’è che ci ha fatto diventare tutti così.’
    ‘Be’, lasciamo perdere, non parliamone.’

    La grande novità del libro è la nota finale dell’autore, che si esplicita alla fine della storia per scrivere la sua personale Spoon River di amici tossici, quelli che non ce l’hanno fatta, qualcuno morendo qualcuno danneggiando irreversibilmente il cervello.
    Dick scrive una sorta di bilancio degli anni sessanta e settanta, questo “periodo glorioso” della droga – in fondo la sua distopia si era già in qualche modo manifestata, basterebbe leggere le storie di alcuni musicisti o scrittori, sapendo che si portando attaccate migliaia di storie anonime.
    Dick è un sopravvissuto, un salvato tra altri che sono stati sommersi, e può venircelo a raccontare, scrivendo della fine di un’epoca e di una falsa utopia a cui troppi non sono sopravvissuti.
    E anche se non lo dice esplicitamente, è chiaro il suo invito a non fare come lui.
    In misere vite disgraziate come queste, qualcuno deve poter intervenire. O quanto meno annotare il loro triste venire e andare. Annotare e, se possibile, permanentemente registrare, affinché tutte queste vite possano essere ricordate. Per l’avvento di quei giorni migliori, quando, più in là, vi sarà chi sia in grado di capire.

    ha scritto il 

  • 5

    Emozionante e disperato capolavoro di P.K.Dick, un viaggio introspettivo nei sentieri più bui dell'esistenza di Dick, uno dei più influenti e originali romanzieri americani del secolo scorso. Un trip ...continua

    Emozionante e disperato capolavoro di P.K.Dick, un viaggio introspettivo nei sentieri più bui dell'esistenza di Dick, uno dei più influenti e originali romanzieri americani del secolo scorso. Un trip lisergico continuo infarcito di personalità multiple, intrighi, dubbi e menzogne, che si esauriscono in un finale di rara malvagità e lucidità.

    ha scritto il 

  • 4

    Voto: sette

    Su questo romanzo dice tutto l'autore in una nota posta in coda: «Quello che avete letto è un romanzo che riguarda alcune persone che sono state punite eccessivamente per quello che hanno fatto. Volev ...continua

    Su questo romanzo dice tutto l'autore in una nota posta in coda: «Quello che avete letto è un romanzo che riguarda alcune persone che sono state punite eccessivamente per quello che hanno fatto. Volevano divertirsi, ma si comportarono come quei bambini che giocano per strada, che per quanto possano vedere come ciascuno di loro, l'uno dopo l'altro, rimanga ucciso, travolto, mutilato, annientato, non per questo smettono di giocare.». A cosa si riferisce Dick è presto detto: droga.
    Nel libro viene infatti trasfigurata l'esperienza dell'autore con le sostanze stupefacenti avvenuta negli anni Sessanta: sebbene lui ne sia uscito più o meno bene, il lungo elenco dei suoi compagni che ne sono rimasti scottati per sempre testimonia che la droga è un gioco pericoloso. Di qui a scriverne un romanzo allucinato e paranoico è un attimo.

    Bob Arctor è un agente della Narcotici che, lavorando sotto copertura, cerca di trovare chi è che immetta sul mercato la micidiale droga allucinogena nota come Sostanza M.
    Bob Arctor inoltre è anche Fred, ossia il nome in codice che usa presso la centrale di polizia dove deve indossare una tuta disindividuante che lo rende totalmente anonimo agli occhi e alle orecchie di un qualsiasi interlocutore. Nessuno sa chi si celi sotto l'identità di Fred, nemmeno i suoi superiori.

    Mentre conduce una vita simile a quella del Drugo de "Il grande Lebowski", Arctor finisce per sviluppare una forte dipendenza dalla sostanza M, che gli procura danni cerebrali tali da indurlo a vivere due vite distinte. A causa del suo anonimato, infatti, a Fred viene ordinato di sorvegliare, mediante videocamere nascoste, la vita di Bob. E allora è tutto un florilegio di bipolarismi, paranoie, straniamenti, allucinazioni, dejà vu. Fred non riconosce più Bob Arctor come sé stesso, vedendo solo un tossico e nulla più. Addirittura dovrebbe incastrare Bob come spacciatore. Insomma, una storia davvero incasinata, di cui ho dovuto tacere alcuni particolari per non rovinarvi la lettura.

    Philip Dick parla di temi già trattati nei suoi precedenti romanzi (paranoia e sdoppiamenti di personalità sono un suo must), ma la lettura è comunque molto piacevole, col suo linguaggio hard-boiled (tutte le ragazze vengono chiamate "pollastrelle") e le situazioni assurde. Si perde solo verso la fine, dove diviene un po' pesante e gira un po' a vuoto, nonostante i risvolti filosofici e sociali delle sue riflessioni siano molto interessanti, e siano un invito ad approfondire le questioni sollevate.

    Ottimo infine il lavoro redazionale della Fanucci, che offre un prodotto editoriale di alto livello ad un prezzo davvero accessibile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Philip K. Dick trasforma la classica caccia al ladro, anzi allo spacciatore, in un caccia a sé stesso. sbrirro e ricercato/spiato sono la stessa persona: Fred è un agente che nessuno può identificare ...continua

    Philip K. Dick trasforma la classica caccia al ladro, anzi allo spacciatore, in un caccia a sé stesso. sbrirro e ricercato/spiato sono la stessa persona: Fred è un agente che nessuno può identificare perché indossa una tuta disinviduante, Bob è sempre Fred infiltrato in una casa di spacciatori che passano il giorno a farsi di Sostanza M e di paranoie.
    Nessuno sa che Bob è Fred, nemmeno Bob e Fred che vivono una vita bipolare dove solo ogni tanto la lucidità oscura la follia.
    La Sostanza M formidabile e spietata è la causa di tutto, una droga che mette il cervello in lotta tra emisfero destro e sinistro.
    Tutto è bipolare, anche il finale.

    ha scritto il 

  • 3

    Faticoso, la fine però...

    Veramente faticoso da leggere. Dialoghi assurdi tra strafatti. L'inizio è impossibile e ho pensato di abbandonalo più di una volta. La fine vale tutta la pazienza spesa. I libri di Dick però sono pare ...continua

    Veramente faticoso da leggere. Dialoghi assurdi tra strafatti. L'inizio è impossibile e ho pensato di abbandonalo più di una volta. La fine vale tutta la pazienza spesa. I libri di Dick però sono parecchio "disturbing".

    ha scritto il 

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