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Un po' più in là sulla destra

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.8
(2359)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8806204211 | Isbn-13: 9788806204211 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Margherita Botto

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Tre storici allo sbando e uno sbirro in disarmo: tornano gli stralunati protagonisti di "Io sono il Tenebroso" e "Chi è morto alzi la mano". Mentre è in appostamento su una panchina Louis Kehlweiler, detto il Tedesco, trova per terra un frammento di osso umano. Una traccia perduta dentro la città. All'apparenza ormai definitivamente. Eppure Kehlweiler la segue, con i suoi due aiutanti, Marc e Mathias. La segue con ostinazione e ossessione fino ad arrivare in un piccolo villaggio della Bretagna. Qui trova un collezionista di macchine per scrivere, fanatico di qualsiasi meccanismo ben oliato, un sindaco pavido e untuoso che non vuole problemi, un losco individuo ferocemente razzista, pronto a tutto pur di diventare sindaco lui. Con la pazienza e la fredda ferocia dell'indagatore, Kehlweiler toglie la maschera a tutti e ricostruisce la storia, le sue follie, le sue mostruosità. Inseguendo le tracce. Come chi scrive. Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1996, il romanzo si distingue per il linguaggio terso, lo stile ironico e incisivo, la capacità di prendere per mano il lettore fino alla rivelazione finale, e l'accuratezza nei dettagli più sorprendenti, che deriva all'autrice dalla passione medievalista e dalla professione di zooarcheologa. Da qui il gusto per la detection, per le impronte, le tracce, le piccole cose senza importanza che permettono di dedurre, per una qualche "associazione di idee", la soluzione di un caso.
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  • 2

    delusa

    Questo è il secondo volume della trilogia "degli Evangelisti", il primo mi ha catturata totalmente e, infatti, gli ho dato un punteggio massimo. In questo speravo di trovare come protagonisti sempre gli stessi tre ragazzi e il vecchio Vandoosler, invece, il loro ruolo si sposta. Lucien e i vecchi ...continua

    Questo è il secondo volume della trilogia "degli Evangelisti", il primo mi ha catturata totalmente e, infatti, gli ho dato un punteggio massimo. In questo speravo di trovare come protagonisti sempre gli stessi tre ragazzi e il vecchio Vandoosler, invece, il loro ruolo si sposta. Lucien e i vecchio Vandoosler compaiono per un breve cameo e Marc e solo successivamente Mathias sono quelli che partecipano alle indagini sostenendo il vero protagonista Kehlweiler. Concordo con gli utenti che scrivono che è noioso: nelle prime 130-140 l'indagine non evolve, nelle ultime 100 la Vargas si ripiglia e trova il suo naturale registro. Sembra quasi che la prima parte gliela abbia scritta qualcun altro. In più scoprire l'assassino è stato fin troppo prevedibile. Questo libro non rappresenta affatto la bravura dell'autrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Per un momento, anche se più lungo del normale, ho davvero pensato di leggere il primo libro brutto della Vargas. Poi fortunatamente la situazione è tornata alla normalità. Si, perché Un po' più in la sulla destra è diverso per certi versi ai racconti precedenti della scrittrice francese. Sembra ...continua

    Per un momento, anche se più lungo del normale, ho davvero pensato di leggere il primo libro brutto della Vargas. Poi fortunatamente la situazione è tornata alla normalità. Si, perché Un po' più in la sulla destra è diverso per certi versi ai racconti precedenti della scrittrice francese. Sembra spaccato in due, con una prima parte davvero lenta e caotica ed una seconda parte brillante e decisamente interessante. Normalmente la Vargas ha abituato i suoi lettori ad entrare subito nel vivo dopo 20-30 pagine. In questo caso, la gestazione è stata lunga e pesante, segno che la storia ha preso corpo a poco a poco nella mente della scrittrice cui forse non era ancora ben chiara la fine. Il libro ne risente negativamente nella prima parte dove tutto sembra rallentato e poco fluido, ma ne risente anche positivamente perché trattandosi pur sempre di un genere thriller/giallo , sembra ad ogni pagina che tutti possano essere assassini e vittime in una serie infinita di colpi di scena e situazioni intricate. Non si smentisce mai Fred Vargas, anche se stavolta ho avuto delle riserve e perplessità rispetto ad altre sue opere.(less)

    ha scritto il 

  • 2

    Noioso, poco avvincente, a volte confuso: tutti aggettivi che non avrei mai pensato di associare ad un romanzo di Fred Vargas. Sarà il mio amore sconfinato per Adamsberg che non mi ha fatto apprezzare il Tedesco, ma la descrizione del primo, il modo in cui l'autrice ne racconta azioni e pensieri ...continua

    Noioso, poco avvincente, a volte confuso: tutti aggettivi che non avrei mai pensato di associare ad un romanzo di Fred Vargas. Sarà il mio amore sconfinato per Adamsberg che non mi ha fatto apprezzare il Tedesco, ma la descrizione del primo, il modo in cui l'autrice ne racconta azioni e pensieri non ha quasi nulla a che vedere con il Tedesco. La trama è intrecciata abbastanza bene, ma non è all'altezza delle altre opere dell'autrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Non succede spesso di finire un libro e pensare con simpatia e affetto sia a chi te lo ha consigliato che all’autore.
    Grazie alla Vargas, che ha ideato una serie di personaggi improbabili, pazzi e affascinanti per far vivere i suoi noir in cui si muovono vecchi ispettori di polizia dal passato ...continua

    Non succede spesso di finire un libro e pensare con simpatia e affetto sia a chi te lo ha consigliato che all’autore. Grazie alla Vargas, che ha ideato una serie di personaggi improbabili, pazzi e affascinanti per far vivere i suoi noir in cui si muovono vecchi ispettori di polizia dal passato non trasparente ma che non si arrestano nel loro intento di combattere il male, giovani precari talentuosi innamorati della storia ma inesorabili nel trovare la verità, vecchie puttane che sanno tutto degli uomini, (ma anche delle donne) , rospi un po’ scemi ma riflessivi e che vivono dentro le tasche della giacca dei loro padroni. E Grazie alla mia amica, che ha capito che mi sarei innamorata di questi personaggi ed ha insistito perché li conoscessi. La Vargas ha una abilità tutta sua di confezionare il noir e disseminarlo di situazioni divertenti senza nulla togliere alla suspance che ne resta illesa fino all’ultima riga. Quando si chiude il libro, sei disposto a chiudere un occhio (e anche tutt’e due) sulla forzatura delle coincidenze, perché ti accorgi che stai ancora sorridendo.

    ha scritto il 

  • 4

    piuttosto interessante questo ex investigatore Kehlweiler del Ministero dell'interno ed i suoi 3 giovani "aiutanti-amici", molto attento, perspicace, perseverante e direi anche instancabile segugio... mi ricorda molto il fantastico commissario Adamsberger,che lui peraltro ammira molto.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi veniva in mente Georges Feydeau, leggendo l’incedere un po’ bislacco di questo romanzo della Vargas. Sarà stato merito di quella pletora di personaggi pazzarielli e circensi. Sicuramente matacchioni, anche se di un omicidio si stanno interessando. E anche se tra le pieghe della storia, emergon ...continua

    Mi veniva in mente Georges Feydeau, leggendo l’incedere un po’ bislacco di questo romanzo della Vargas. Sarà stato merito di quella pletora di personaggi pazzarielli e circensi. Sicuramente matacchioni, anche se di un omicidio si stanno interessando. E anche se tra le pieghe della storia, emergono frammenti di crimini bellici. Ma la storia va, procede, anche se un po’ a fatica. Ma di invenzione si tratta e perciò ben venga l’overdose di fantasia e di casualità. In fondo è anche per questo che si legge. Rimango comunque fedele ad Adamsberg, il commissario, lo spalatore di nuvole. La sua irrazionalità mi è quasi familiare.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' più in là sulla destra è un romanzo giallo del 1996 della scrittrice francese Fred Vargas. Dopo Chi è morto alzi la mano tornano i personaggi dei tre evangelisti e di Vandoosler il vecchio. Debutta invece il personaggio di Ludwig Kelweihler, che tornerà anche nel successivo Io sono il tene ...continua

    Un po' più in là sulla destra è un romanzo giallo del 1996 della scrittrice francese Fred Vargas. Dopo Chi è morto alzi la mano tornano i personaggi dei tre evangelisti e di Vandoosler il vecchio. Debutta invece il personaggio di Ludwig Kelweihler, che tornerà anche nel successivo Io sono il tenebroso. Ludwig (o Louis) Kelweihler è un ex dipendente del ministero dell'Interno e un vero esperto di indagini particolari. È molto alto e zoppo, a causa di un incidente che gli ha bruciato il ginocchio. Possiede un rospo, Bufo, che porta sempre con sé. Dopo un forte temporale ritrova in place de la Contrescarpe a Parigi, un piccolo frammento di osso umano. Kelweihler fiuta la possibilità che dietro al frammento osseo possa esserci una sordida storia conclusasi con un omicidio. Ignorato dal commissario Paquelin (che ha sostituito Adamsberg), Ludwig il Tedesco, nomignolo affibbiato dai detrattori dei metodi di Kelweihler, decide di imbastire una sua personale indagine con l'aiuto della sua rete di informatori personali, ma soprattutto con l'aiuto di Marc Vandoosler, detto San Marco, studioso del medioevo e archivista personale di Kelweihler. Ludwig scopre che l'osso è un frammento di un alluce femminile ingerito da un cane e dallo stesso animale digerito ed evacuato. Marc comincia quindi a sorvegliare i cani che frequentano la zona di ritrovamento del frammento e scopre una possibile traccia che porterà prima Kelweihler e poi lo stesso Marc in un piccolo paesino della Bretagna profonda, Port-Nicolas, a una ventina di chilometri da Quimper. A Port-Nicolas i due avranno a che fare con Sevran, il padrone del cane (un appassionato quanto eccentrico collezionista di macchine per scrivere), con il sindaco Chevalier (un abile mentitore) e col losco Blanchet (un razzista deciso a prendere la poltrona di Chevalier). Ma Kehlweiler è a conoscenza che a Port-Nicolas vive anche Pauline, una delle poche donne che il Tedesco abbia veramente amato, ma con la quale non parla da molti anni; così decide di rivederla un po' per interessi personali e un po' per interessi professionali. Kehlweiler ricostruirà pazientemente la storia del dramma che ha portato alla morte della vecchia Marie, la proprietaria del piccolo osso ritrovato per caso in una piazza parigina, a centinaia di chilometri dal luogo dove era stata brutalmente assassinata. Godibile, molto attento ai particolari, anche se ho letto di meglio.

    ha scritto il 

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