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Un posto perfetto

Di

Editore: Guanda

3.4
(177)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860882419 | Isbn-13: 9788860882417 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Una grande villa edoardiana nella provincia inglese: il nido di una famiglia felice. Cuore di Allersmead è Alison, madre archetipa, custode del focolare e cuoca meravigliosa; Charles è invece un padre distante e sarcastico, assorto in se stesso e nei libri che scrive; poi ci sono Ingrid, la ragazza alla pari che è rimasta trent'anni, e loro, i bambini, certo ora cresciuti, ma la casa è così piena di ricordi - le foto nelle cornici, le tazze con il nome - da far pensare che non se ne siano mai andati. E invece ognuno ha preso la propria strada: Gina reporter televisiva, Sandra con la sua boutique in Italia, Roger e Katie oltreoceano, Clare in giro per l'Europa con la compagnia di danza. Solo Paul è rimasto, il figlio più grande, sempre in bilico tra un nuovo lavoro precario e le ricadute nella droga. Allersmead è la casa dell'infanzia, delle feste di compleanno in giardino, degli anniversari intorno al tavolo della cucina. Di tanto in tanto, però, sui ricordi, e sulla vita presente, si allunga l'ombra di un fatto del passato - una nota stridula nell'allegria di Alison, una battuta inaspettata dell'enigmatica Ingrid - rimasto chiuso per anni in un cassetto come i vecchi vestiti di Carnevale, custodito dall'enorme casa ora un po' trascurata e malmessa, muta testimone di una famiglia che forse non è come tutte le altre.
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  • 2

    Per tutta la durata del libro ho avuto la fastidiosa sensazione di averlo già letto, ora che l’ho finito continuo a provarla, ho visto che di recente avevo letto anche altro di questa autrice magari ci sono dei collegamenti, ma il fatto che a così breve tempo non lo ricordi mi fa capire che non ...continua

    Per tutta la durata del libro ho avuto la fastidiosa sensazione di averlo già letto, ora che l’ho finito continuo a provarla, ho visto che di recente avevo letto anche altro di questa autrice magari ci sono dei collegamenti, ma il fatto che a così breve tempo non lo ricordi mi fa capire che non è una lettura che mi coinvolga più di tanto. La storia: una grande casa, una madre che del riprodursi ne ha fatto vanto e missione, che blatera e blatera sulle gioie di avere una casa piena di bambini (sei), e più sproloquia sulla famiglia, più si sente un fondo di disperazione , un padre che si chiude nel suo studio appena può, una ex ragazza alla pari ormai facente parte della famiglia pure lei, un segreto che è tale per dieci minuti, e i figli che se vanno ai quattro angoli del mondo appena gli è possibile. Nel mezzo un modo di sviluppare la trama confuso, un mare di ricordi e parole per raccontarci una storia da niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Ci salva la luna - 15 dic 13

    Cominciamo subito a toglierci il sassolino dalla scarpa, che ritengo al solito fuorviante il cambia-mento del titolo. L’album di famiglia ben più calzante avrebbe reso l’idea di questa cavalcata nei ricordi di una sana (sana?) famiglia inglese, cresciuta in un “posto perfetto” come Allersmead (la ...continua

    Cominciamo subito a toglierci il sassolino dalla scarpa, che ritengo al solito fuorviante il cambia-mento del titolo. L’album di famiglia ben più calzante avrebbe reso l’idea di questa cavalcata nei ricordi di una sana (sana?) famiglia inglese, cresciuta in un “posto perfetto” come Allersmead (la prateria di Allers, credo). Una casa, solida, di famiglia, dove nasce e cresce la famiglia Harper. Questa è la storia che ci racconta Penelope Lively, autrice che ho già incontrato (sempre per caso) in un suo scritto ambientato in Egitto (dove nacque, pur inglese) a suo tempo vincitore di un pre-stigioso premio (il Booker Prize). Ed è un’autrice che a me piace per il modo di scrivere, per i cambiamenti di prospettiva (i suoi romanzi sembrano spesso un’opera collettiva) dove cambiando soggettività aumenta il risalto a tutto tondo dell’opera in sé. Attenta ai cambiamenti sociali, ed alla società inglese in particolare, in questo album di famiglia ci porta su e giù nel tempo per farci co-noscere una complessa vicenda familiare. Quella appunto della famiglia Harper. Il padre Charles, erede di una rendita che lo rende autonomo dalla necessità di lavorare quotidianamente, studioso eclettico e poliedrico, che passa il tempo a scrivere libri di divulgazione varia (quello che percorre la maggior parte del libro, è un testo sui riti di iniziazione dei giovani nelle varie tribù primitive). La madre Allison, vera matrona britannica, che decide di avere una grande famiglia (e farà una vagonata di figli), e di gestire in prima persona la tribù di Allersmead. Ingrid, la tata svedese, en-trata nella famiglia quando il primogenito ha un anno e dove rimane tutta la vita, anche perché… E poi i figli. Paul, il primo, un po’ ribelle un po’ viziato da Allison, ma soprattutto senza mai un vero obiettivo, tanto che sarà l’ultimo a lasciare la casa. Gina, la più determinata a contrastare la sapienza paterna, che narra e racconta e che finisce reporter televisiva. Sandra, la bella, che legge Vanity Fair, farà la modella, l’arredatrice, indipendente e trasferitasi in Italia. I due “piccoli” Roger e Katie, che sono i più uniti tra loro, e che si trasferiscono lui in Canada a fare il pediatra e lei negli Stati Uniti. Ed ultima Clare, che per buona parte del romanzo ci chiediamo sia figlia di Allison o di Ingrid, che segue la sua vocazione di danzatrice in giro per l’Europa. È soprattutto con gli occhi indagatori di Gina (e spesso nelle sue conversazioni con l’amato Philip) che ricostruiamo le vicende della famiglia. Le feste di compleanno, le ricorrenze (natali e altro) dove Allison dà il meglio di sé, nell’organizzazione e nella preparazione del cibo. Le discussioni a tavola, dove Charles fa cadere dall’alto i suoi sarcasmi, ma dove altresì è sempre Charles che si astrae come se facesse parte di altro. I giochi dei sei fratelli Harper, soprattutto quelli in cantina, loro rifugio esclusivo, dove inscenano vive familiari che ripercorrono la vita come vorrebbero che si svolgesse. Ingrid che sembra ad un certo punto voler andar via, ma che non può far altro che tornare, troppo forti i legami con la famiglia. I primi amori di Sandra. Le sbandate di Paul con piccoli episodi di droghe leggere. Emblematica di tutta la storia l’immagine che mi salta agli occhi quando, dietro ad una duna Sandra si dà in effusioni con un suo amorazzo estivo, e Charles, camminando sulla cresta della stessa, immerso nei suoi pensieri, neanche li vede. O se li vede non li riconosce. È tutto qui il gioco di esserci e non esserci allo stesso punto. Di attraversare la vita concentrati sul proprio ombelico (alcuni degli Harper) o aperti al mondo (gli altri Harper). Ma questa tribù cresce con tutti i pregi ed i difetti di questa continua lotta. E non è un caso che quasi nessuno dei figli Harper metta al mondo altri figli. Troppo piena Allison della sua matronità, troppo pervasiva. Come se i genitori fossero esempi troppo alti (nella maternità o nella conoscenza) che i figli non possono arrivare. Quindi fanno altro. O non fanno nulla, come Paul. Filo colorato che unisce molta parte, è poi la domanda di chi sia figlia Clare. E la comprensione che, forse, non è importante. Ma come non ri-manere io colpito dal bellissimo capitolo sulle vacanze al mare, che tanto mi ricorda le mie tribù estive, i traslochi da giugno a settembre. Con mia zia-generale ad organizzare la vita di ognuno. E mio padre che pensa ad inventare giochi che ci terranno occupati per settimane. Si arriverà anche alla fine di Allersmead, che dovrà, per una serie di avvenimenti, essere abbandonata. Chiudendosi nella mia mente con un’ultima visione della grande casa, da dove, finalmente tutti possono allon-tanarsi e seguire quello che sono diventati. Gina forse capirà che è stato tutto necessario per es-sere quello che siamo. Come lo riconosco io, per la buona scrittura della Lively, tutto serve a qual-cosa. Bisogna farlo proprio, comprenderlo, ed andare avanti senza rinnegare, mai, se stessi. Un’altra buona lettura di questa fine di maggio.
    “La vita interiore di ciascuno è abbastanza oscura, a modo suo; non c’è bisogno di esibirla agli al-tri.” (210)
    “Tu hai l’impressione di conoscerli, i tuoi genitori?” (228)

    ha scritto il 

  • 5

    Efficace visione d'insieme e lettura approfondita dei diversi personaggi

    Mi è piaciuto molto, all'inizio può sembrare forse un po' lento e ridondante nei racconti degli episodi ma la sensazione passa subito andando avanti nella lettura.
    L'autrice ha una grande capacità di descrivere la psicologia dei singoli personaggi e la visione d'insieme di questa famiglia è ...continua

    Mi è piaciuto molto, all'inizio può sembrare forse un po' lento e ridondante nei racconti degli episodi ma la sensazione passa subito andando avanti nella lettura.
    L'autrice ha una grande capacità di descrivere la psicologia dei singoli personaggi e la visione d'insieme di questa famiglia è molto ben descritta e fin dalle prime pagine si ha la sensazione di conoscere Allersmead da sempre.
    Per chi ha vissuto in una famiglia allargata non sarà difficile riscoprire le dinamiche del romanzo.
    Leggerò sicuramente altro di questa autrice.

    ha scritto il 

  • 3

    Della Lively avevo gia' letto "La fotografia" e mi aveva colpito la capacita' dell'autrice di entrare nell'aspetto psicologico dei personaggi. In questo racconto tutti i protagonisti sono descritti tramite i ricordi di ognuno, con segreti mai confessati e intrecci che rendono la lettura gradevole ...continua

    Della Lively avevo gia' letto "La fotografia" e mi aveva colpito la capacita' dell'autrice di entrare nell'aspetto psicologico dei personaggi. In questo racconto tutti i protagonisti sono descritti tramite i ricordi di ognuno, con segreti mai confessati e intrecci che rendono la lettura gradevole anche se a tratti un po' lenta.

    ha scritto il 

  • 2

    non credo di potercela fare, a finirlo

    Oggi in treno, per forza, alcune pagine ancora le macino.
    Ma però?
    Di positivo:
    ho focalizzato cosa esattamente non sopporto in un libro
    Di negativo:
    tutto il resto

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    E' il primo libro della Lively che leggo, questo.
    L'ho preso non per un particolare interesse verso l'autrice o per gli argomenti trattati nel romanzo, ma più che altro, quando l'ho visto sullo scaffale della biblioteca comunale della mia città, ho deciso di abbandonarmi a questa lettura un ...continua

    E' il primo libro della Lively che leggo, questo.
    L'ho preso non per un particolare interesse verso l'autrice o per gli argomenti trattati nel romanzo, ma più che altro, quando l'ho visto sullo scaffale della biblioteca comunale della mia città, ho deciso di abbandonarmi a questa lettura un po' per noia e per abbondanza di tempo, mescolate alla vogla di leggere un buon libro, non eccessivamente impegnativo.
    Naturalmente, le mie aspettative non erano alle stelle: autrice non particolarmente rinomata, poche recensioni che mi indicassero bene in quale direzione mi stavo avventurando. Nonostante tutto, decisi comunque di prenderlo, accettando la "sfida" - visto e considerato che mi hanno sempre un po' affascinato le storie famigliari altrui.
    Il romanzo non mi ha affatto deluso: è stato serio, regolare, le vicende si sono bilanciate bene tra realtà narrativa e analessi, tra ricordi d'infanzia e vita adulta.
    Mi è piaciuto molto come l'autrice ha costruito la psicologia e il carattere di ciascun personaggio - tutti così diversi, eppure inevitabilmente legati sotto quel tetto idilliaco chiamato Allersmead. In particolare, mi è piaciuto molto il ruolo della madre in questa vicenda, del suo attaccamento ai figli e all'unione famigliare, che, per mantenere intatta la felicità tipo "famiglia del Mulino Bianco" decide di inglobare in essa perfino la figlia illegittima del marito e della donna di servizio, mantenendo il tabù per sempre e mai facendone parola con nessuno.
    Lo stile narrativo della Lively non è pomposo, nè però scarno: equilibrato, semplice e diretto. Non utilizza molte metafore e giri di parole e, senza molte esitazioni, arriva dritto al punto. La cosa che meno ho apprezzato e che spesso mi ha lasciato un po' irritata è stata il frequente cambiamento di punto di vista del narratore (dalla terza, alla prima persona) e i passaggi repentini dal tempo presente al passato remoto - ogni tanto dovevo fermarmi un secondo e ricapitolare la situazione, dato che mi ritrovavo un po' persa.
    In fin dei conti, comunque, il romanzo è più che buono: storia leggera che si legge molto facilmente, perfetta per un caldo pomeriggio estivo.
    Racconto senza veli di una famiglia che proprio perfetta non è.

    ha scritto il 

  • 1

    Ci sono...

    ...tutti gli ingredienti per un bel libro: una famiglia leggermente disfunzionale, un segreto che non è un segreto ma piuttosto qualcosa che tutti sanno ma di cui nessuno parla, personaggi molto diversi tra di loro... però poi non decolla, il risultato alla fine è inconsistente e piuttosto superf ...continua

    ...tutti gli ingredienti per un bel libro: una famiglia leggermente disfunzionale, un segreto che non è un segreto ma piuttosto qualcosa che tutti sanno ma di cui nessuno parla, personaggi molto diversi tra di loro... però poi non decolla, il risultato alla fine è inconsistente e piuttosto superficiale, deludente.

    ha scritto il