Un posto perfetto

Di

Editore: Guanda

3.4
(187)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860882419 | Isbn-13: 9788860882417 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

Ti piace Un posto perfetto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Una grande villa edoardiana nella provincia inglese: il nido di una famiglia felice. Cuore di Allersmead è Alison, madre archetipa, custode del focolare e cuoca meravigliosa; Charles è invece un padre distante e sarcastico, assorto in se stesso e nei libri che scrive; poi ci sono Ingrid, la ragazza alla pari che è rimasta trent'anni, e loro, i bambini, certo ora cresciuti, ma la casa è così piena di ricordi - le foto nelle cornici, le tazze con il nome - da far pensare che non se ne siano mai andati. E invece ognuno ha preso la propria strada: Gina reporter televisiva, Sandra con la sua boutique in Italia, Roger e Katie oltreoceano, Clare in giro per l'Europa con la compagnia di danza. Solo Paul è rimasto, il figlio più grande, sempre in bilico tra un nuovo lavoro precario e le ricadute nella droga. Allersmead è la casa dell'infanzia, delle feste di compleanno in giardino, degli anniversari intorno al tavolo della cucina. Di tanto in tanto, però, sui ricordi, e sulla vita presente, si allunga l'ombra di un fatto del passato - una nota stridula nell'allegria di Alison, una battuta inaspettata dell'enigmatica Ingrid - rimasto chiuso per anni in un cassetto come i vecchi vestiti di Carnevale, custodito dall'enorme casa ora un po' trascurata e malmessa, muta testimone di una famiglia che forse non è come tutte le altre.
Ordina per
  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Lettura piacevole, ma da un certo punto in poi un po' ripetitiva. Scoperto "quel che succede in cantina", che già è un po' un anticlimax, mi aspettavo che saltasse fuori qualche episodio eclatante su ...continua

    Lettura piacevole, ma da un certo punto in poi un po' ripetitiva. Scoperto "quel che succede in cantina", che già è un po' un anticlimax, mi aspettavo che saltasse fuori qualche episodio eclatante su Paul, o qualcosa di più su Ingrid, invece viene fuori la faccenda di Ingrid e Clare, che però non è sufficiente a reggere tutto il peso del romanzo.
    Comunque è interessante come l'autrice passa da un personaggio all'altro nella narrazione, mostrandone i diversi punti di vista, sottolineando la diversità di ogni individuo. E che non si conoscono bene neppure le persone accanto alle quali abbiamo vissuto tutta la vita è vero, ma forse non era necessario ripeterlo tante volte per fare afferrare il concetto!
    P.S. Non che sia grave, ma nel capitolo di ambientazione italiana non è chiaro se è Sandra o l'autrice a pensare che in Italia una famiglia con sei figli sembrerebbe normale: in entrambi i casi è interessante questo stereotipo, vecchio di cinquant'anni abbondanti, su quello che è ormai uno dei paesi a crescita demografica più bassa d'Europa!

    ha scritto il 

  • 4

    Malinconico

    Un libro che parla di una casa, perchè è Allersmead, la vera protagonista, parla di questa grossa casa, piena di bambini che crescono e diventano adulti. Un libro molto triste per me, un libro che ti ...continua

    Un libro che parla di una casa, perchè è Allersmead, la vera protagonista, parla di questa grossa casa, piena di bambini che crescono e diventano adulti. Un libro molto triste per me, un libro che ti pugnala al cuore sotto l'apparenza di un testo innocuo.
    Tante persone e una sola realtà, non uguale per tutti, ma insomma: la reraltà dell'infelicità dell'uomo o meglio dell'incapacità di vivere a tutto tondo e senza compromessi.
    E' un libro di compromessi famigliari, spesso i più comuni.
    La vera vittima: il povero Charles, la vera vincente: Allison la fertile.

    ha scritto il 

  • 2

    Per tutta la durata del libro ho avuto la fastidiosa sensazione di averlo già letto, ora che l’ho finito continuo a provarla, ho visto che di recente avevo letto anche altro di questa autrice magari ...continua

    Per tutta la durata del libro ho avuto la fastidiosa sensazione di averlo già letto, ora che l’ho finito continuo a provarla, ho visto che di recente avevo letto anche altro di questa autrice magari ci sono dei collegamenti, ma il fatto che a così breve tempo non lo ricordi mi fa capire che non è una lettura che mi coinvolga più di tanto. La storia: una grande casa, una madre che del riprodursi ne ha fatto vanto e missione, che blatera e blatera sulle gioie di avere una casa piena di bambini (sei), e più sproloquia sulla famiglia, più si sente un fondo di disperazione , un padre che si chiude nel suo studio appena può, una ex ragazza alla pari ormai facente parte della famiglia pure lei, un segreto che è tale per dieci minuti, e i figli che se vanno ai quattro angoli del mondo appena gli è possibile. Nel mezzo un modo di sviluppare la trama confuso, un mare di ricordi e parole per raccontarci una storia da niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Ci salva la luna - 15 dic 13

    Cominciamo subito a toglierci il sassolino dalla scarpa, che ritengo al solito fuorviante il cambia-mento del titolo. L’album di famiglia ben più calzante avrebbe reso l’idea di questa cavalcata nei r ...continua

    Cominciamo subito a toglierci il sassolino dalla scarpa, che ritengo al solito fuorviante il cambia-mento del titolo. L’album di famiglia ben più calzante avrebbe reso l’idea di questa cavalcata nei ricordi di una sana (sana?) famiglia inglese, cresciuta in un “posto perfetto” come Allersmead (la prateria di Allers, credo). Una casa, solida, di famiglia, dove nasce e cresce la famiglia Harper. Questa è la storia che ci racconta Penelope Lively, autrice che ho già incontrato (sempre per caso) in un suo scritto ambientato in Egitto (dove nacque, pur inglese) a suo tempo vincitore di un pre-stigioso premio (il Booker Prize). Ed è un’autrice che a me piace per il modo di scrivere, per i cambiamenti di prospettiva (i suoi romanzi sembrano spesso un’opera collettiva) dove cambiando soggettività aumenta il risalto a tutto tondo dell’opera in sé. Attenta ai cambiamenti sociali, ed alla società inglese in particolare, in questo album di famiglia ci porta su e giù nel tempo per farci co-noscere una complessa vicenda familiare. Quella appunto della famiglia Harper. Il padre Charles, erede di una rendita che lo rende autonomo dalla necessità di lavorare quotidianamente, studioso eclettico e poliedrico, che passa il tempo a scrivere libri di divulgazione varia (quello che percorre la maggior parte del libro, è un testo sui riti di iniziazione dei giovani nelle varie tribù primitive). La madre Allison, vera matrona britannica, che decide di avere una grande famiglia (e farà una vagonata di figli), e di gestire in prima persona la tribù di Allersmead. Ingrid, la tata svedese, en-trata nella famiglia quando il primogenito ha un anno e dove rimane tutta la vita, anche perché… E poi i figli. Paul, il primo, un po’ ribelle un po’ viziato da Allison, ma soprattutto senza mai un vero obiettivo, tanto che sarà l’ultimo a lasciare la casa. Gina, la più determinata a contrastare la sapienza paterna, che narra e racconta e che finisce reporter televisiva. Sandra, la bella, che legge Vanity Fair, farà la modella, l’arredatrice, indipendente e trasferitasi in Italia. I due “piccoli” Roger e Katie, che sono i più uniti tra loro, e che si trasferiscono lui in Canada a fare il pediatra e lei negli Stati Uniti. Ed ultima Clare, che per buona parte del romanzo ci chiediamo sia figlia di Allison o di Ingrid, che segue la sua vocazione di danzatrice in giro per l’Europa. È soprattutto con gli occhi indagatori di Gina (e spesso nelle sue conversazioni con l’amato Philip) che ricostruiamo le vicende della famiglia. Le feste di compleanno, le ricorrenze (natali e altro) dove Allison dà il meglio di sé, nell’organizzazione e nella preparazione del cibo. Le discussioni a tavola, dove Charles fa cadere dall’alto i suoi sarcasmi, ma dove altresì è sempre Charles che si astrae come se facesse parte di altro. I giochi dei sei fratelli Harper, soprattutto quelli in cantina, loro rifugio esclusivo, dove inscenano vive familiari che ripercorrono la vita come vorrebbero che si svolgesse. Ingrid che sembra ad un certo punto voler andar via, ma che non può far altro che tornare, troppo forti i legami con la famiglia. I primi amori di Sandra. Le sbandate di Paul con piccoli episodi di droghe leggere. Emblematica di tutta la storia l’immagine che mi salta agli occhi quando, dietro ad una duna Sandra si dà in effusioni con un suo amorazzo estivo, e Charles, camminando sulla cresta della stessa, immerso nei suoi pensieri, neanche li vede. O se li vede non li riconosce. È tutto qui il gioco di esserci e non esserci allo stesso punto. Di attraversare la vita concentrati sul proprio ombelico (alcuni degli Harper) o aperti al mondo (gli altri Harper). Ma questa tribù cresce con tutti i pregi ed i difetti di questa continua lotta. E non è un caso che quasi nessuno dei figli Harper metta al mondo altri figli. Troppo piena Allison della sua matronità, troppo pervasiva. Come se i genitori fossero esempi troppo alti (nella maternità o nella conoscenza) che i figli non possono arrivare. Quindi fanno altro. O non fanno nulla, come Paul. Filo colorato che unisce molta parte, è poi la domanda di chi sia figlia Clare. E la comprensione che, forse, non è importante. Ma come non ri-manere io colpito dal bellissimo capitolo sulle vacanze al mare, che tanto mi ricorda le mie tribù estive, i traslochi da giugno a settembre. Con mia zia-generale ad organizzare la vita di ognuno. E mio padre che pensa ad inventare giochi che ci terranno occupati per settimane. Si arriverà anche alla fine di Allersmead, che dovrà, per una serie di avvenimenti, essere abbandonata. Chiudendosi nella mia mente con un’ultima visione della grande casa, da dove, finalmente tutti possono allon-tanarsi e seguire quello che sono diventati. Gina forse capirà che è stato tutto necessario per es-sere quello che siamo. Come lo riconosco io, per la buona scrittura della Lively, tutto serve a qual-cosa. Bisogna farlo proprio, comprenderlo, ed andare avanti senza rinnegare, mai, se stessi. Un’altra buona lettura di questa fine di maggio.
    “La vita interiore di ciascuno è abbastanza oscura, a modo suo; non c’è bisogno di esibirla agli al-tri.” (210)
    “Tu hai l’impressione di conoscerli, i tuoi genitori?” (228)

    ha scritto il 

  • 5

    Efficace visione d'insieme e lettura approfondita dei diversi personaggi

    Mi è piaciuto molto, all'inizio può sembrare forse un po' lento e ridondante nei racconti degli episodi ma la sensazione passa subito andando avanti nella lettura.
    L'autrice ha una grande capacità di ...continua

    Mi è piaciuto molto, all'inizio può sembrare forse un po' lento e ridondante nei racconti degli episodi ma la sensazione passa subito andando avanti nella lettura.
    L'autrice ha una grande capacità di descrivere la psicologia dei singoli personaggi e la visione d'insieme di questa famiglia è molto ben descritta e fin dalle prime pagine si ha la sensazione di conoscere Allersmead da sempre.
    Per chi ha vissuto in una famiglia allargata non sarà difficile riscoprire le dinamiche del romanzo.
    Leggerò sicuramente altro di questa autrice.

    ha scritto il 

  • 3

    Della Lively avevo gia' letto "La fotografia" e mi aveva colpito la capacita' dell'autrice di entrare nell'aspetto psicologico dei personaggi. In questo racconto tutti i protagonisti sono descritti tr ...continua

    Della Lively avevo gia' letto "La fotografia" e mi aveva colpito la capacita' dell'autrice di entrare nell'aspetto psicologico dei personaggi. In questo racconto tutti i protagonisti sono descritti tramite i ricordi di ognuno, con segreti mai confessati e intrecci che rendono la lettura gradevole anche se a tratti un po' lenta.

    ha scritto il