Un uomo

Di

Editore: Edizione Euroclub

4.5
(4605)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 510 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Olandese , Tedesco

Isbn-10: A000006253 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
(Da un'intervista)"Ma è così difficile definire una fatica che ci appartiene. E poi si tratta di un libro così complesso, di un libro pieno di libri. Guarda, potrei dirti che è un romanzo ideologico: molti fra coloro che l'hanno letto sostengono che è anzitutto un romanzo ideologico. Ed è vero, senza dubbio è un romanzo ideologico. Potrei dirti che è un romanzo-vérité: quasi tutti fra coloro che l'hanno letto lo definiscono un romanzo-vérité. Ed è vero, senza dubbio è anche un romanzo-vérité. Potrei dirti che è un romanzo sul Potere e l'anti-Potere: alcuni lo vedono come un romanzo sul Potere e l'antipotere. Ed è vero, è anche un romanzo sul Potere e l'anti-Potere. Però altri lo vedono come un romanzo classico, costruito come il romanzo inglese dell'Ottocento; altri come un romanzo moderno costruito con gli elementi della tragedia greca... Il fatto è che come ogni altra fatica, ogni altro lavoro, quando un libro è concluso vive di vita propria. E diventa ciò che vi vedono gli altri. Non è più ciò che l'autore voleva che fosse."Domanda: E tu, cosa volevi che fosse?."Un libro sulla solitudine dell'individuo che rifiuta d'essere catalogato, schematizzato, incasellato dalle mode, dalle ideologie, dalle società, dal Potere. Un libro sulla tragedia del poeta che non vuoi essere e non è uomo-massa, strumento di coloro che comandano, di coloro che promettono, di coloro che spaventano; siano essi a destra o a sinistra o al centro o all'estrema destra o alla estrema sinistra o all'estremo centro. Un libro sull'eroe che si batte da solo per la libertà e per la verità, senza arrendersi mai, e per questo muore ucciso da tutti: dai padroni e dai servi, dai violenti e dagli indifferenti."
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  • 5

    null

    ritorno su questo libro, che all'epoca non avevo osato recensire, ispirato da un'anobiana speciale. un grande "romanzo" d'amore, si. fra i più grandi. non solo un "romanzo" ma anche un intenso saggio ...continua

    ritorno su questo libro, che all'epoca non avevo osato recensire, ispirato da un'anobiana speciale. un grande "romanzo" d'amore, si. fra i più grandi. non solo un "romanzo" ma anche un intenso saggio su un personaggio ed una pagina storica "minori", se così si puo' dire. per non dire del suo valore in quanto diario e (ennesimo, per oriana) grande esempio di intimo ma mai scontato, o mieloso, o retorico, racconto. un amore che viene raccontato in tutte le sue sfaccettature più crude: un amore fulminante, inatteso, inizialmente contrario ad ogni logica; un amore che è al tempo stesso tanto riservato e "pudico", ma affatto chiuso in sé stesso, anzi che in ragione di questo sacrifica quello che sarebbe potuto facilmente essere meraviglioso, tanto è calato nel mondo e nel mondo agisce, lotta, strepita e rivendica; un amore che è anche un profondo sodalizio di lotta, lavoro, difesa degli ideali. un amore ed un libro, infine, in cui la vera eroina, pietra angolare, martire, nonché colei che si incarica del peso del racconto stesso, è in realtà oriana e non il protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    Love Is a Losing Game... cantava Amy Winehouse

    Chiedetevi quanto Oriana Fallaci amasse quest'Uomo, e sarete sempre lontani dalla verità...

    "Paradossalmente, non ero innamorata di te. Non lo ero mai stata, nemmeno durante i sette giorni di felicità ...continua

    Chiedetevi quanto Oriana Fallaci amasse quest'Uomo, e sarete sempre lontani dalla verità...

    "Paradossalmente, non ero innamorata di te. Non lo ero mai stata, nemmeno durante i sette giorni di felicità o nel periodo della casa nel bosco, perlomeno nel senso che di solito si dà a questo termine. Parlo del desiderio fisico che annebbia la vista e interrompe il respiro al solo guardare la creatura amata, del brivido che ti intirizzisce e ti scioglie al solo sfiorarle una mano, una guancia, sicché tutto in lei diventa unico e insostituibile, perfino l'odore del suo fiato, il sudore della sua pelle, i suoi stessi difetti che anziché difetti ti sembrano qualità deliziose: hai bisogno di lei come dell'aria, dell'acqua, del cibo, e in tale schiavitù muori di mille morti ma sempre per resuscitare, esserle schiavo di nuovo. Questi sintomi io li conoscevo, ma in coscienza non potevo dirmi d'averli avvertiti in nessun momento per te... il tuo corpo non mi attraeva, non capivo le donne che lo giudicavano bello e se ne invaghivano perdutamente [...] fin dal primo istante ti avevo giudicato bruttino e continuavo a giudicarti tale [...] e il tuo vitalismo esagerato, la tua sessualità golosa, ringhiosa, che quando aggrediva coi suoi slanci felini sollevava in me un impulso alla fuga; bisognava controllarsi, mentire, perché tu non capissi che la partecipazione era un atto cerebrale, sostenuto da una tenerezza misteriosa, lacerante e struggente, un trasporto che nasceva da non so cosa ma non certo dai sensi [...] Neanche nell'incanto della prima notte i sensi avevano avuto un'influenza, sarebbe stato disonesto dire che la tua passione aveva suscitato la mia, e anche dopo era stato così: negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie. E forse è vero che quasi mai un amore ha per oggetto un corpo, spesso si sceglie o si accetta una persona per la malia inesplicabile con la quale essa ci investe, o per ciò che essa rappresenta ai nostri occhi, alle nostre convinzioni, alla nostra morale; però il veicolo di un rapporto amoroso rimane il corpo e, se quello non ti seduce, qualcos'altro deve pur sedurti. Il carattere, ad esempio, il modo di vivere e di comportarsi. E col tempo avevo scoperto che neanche il tuo carattere mi piaceva molto: con le sue smoderatezze, le sue ferocie, le sue sfuriate cattive e senza senso [...] Ma allora perché avevo avuto quell'impulso per correrti dietro, abbracciarti, sentire i tuoi baffi contro la mia guancia, perché ora sentivo il bisogno di raschiarmi la gola e ricacciare indietro le lacrime?"
    Eppure non ero fisicamente gelosa di te. Non lo ero mai stata, nemmeno all'inizio [...]. Parlo della gelosia che svuota le vene all'idea che l'essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l'intelligenza con interrogativi, sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato, ridicolo, trasformandoti in poliziotto inquisitore carceriere dell'essere amato."
    Forse non ero innamorata di te, o non volevo esserlo, forse non ero gelosa di te, o non volevo esserlo, forse m’ero detta un mucchio di verità e menzogne ma una cosa era certa: ti amavo come non avevo mai amato una creatura al mondo, come non avrei mai amato nessuno. Una volta avevo scritto che l’amore non esiste e se esiste è un imbroglio: che significa amare? Significava ciò che ora provavo a immaginarti impietrito, perdio, con lo sguardo di un cane preso a calci perché ha fatto pipì sul tappeto, perdio! Ti amavo, perdio. Ti amavo al punto di non poter sopportare l’idea di ferirti, pur essendo ferita, di tradirti pur essendo tradita, e amandoti amavo i tuoi difetti, le tue colpe, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue miserie le tue volgarità, le tue contraddizioni, il tuo corpo con le spalle troppo tonde, le sue braccia troppo corte, le sue mani troppo tozze, le sue unghie strappate. [...] E forse il tuo carattere non mi piaceva, né il tuo modo di comportarti, però ti amavo di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile, che ormai non potevo più concepire la vita senza di te. Ne facevi parte quanto il mio respiro, le mie mani, il mio cervello, e rinunciare a te era rinunciare a me stessa, ai miei sogni che erano i tuoi sogni, alle tue illusioni che erano le mie illusioni, alle tue speranze che erano le mie speranze, alla vita! E l’amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni."

    ha scritto il 

  • 5

    "Nella sua intervista ci aveva raccontato Panagulis come un eroe. Nel romanzo non è così. Perchè annulla di fatto quel precedente ritratto?" "Per quanto affascinate, un eroe è un personaggio irritante ...continua

    "Nella sua intervista ci aveva raccontato Panagulis come un eroe. Nel romanzo non è così. Perchè annulla di fatto quel precedente ritratto?" "Per quanto affascinate, un eroe è un personaggio irritante, un uomo senza difetti. Quella intervista era come una fotografia e l'avevo scritta dopo aver incontrato Alekos per qualche ora. Il libro è la rappresentazione di un uomo, l'apprezzamento di un uomo, della sua completezza di uomo. Tra le altre cose, Alekos è anche un eroe, e la faccia di un eroe non svanirà mai." (Oriana Fallaci a Publishers Weekly - 7-11-1980)

    Si delinea nel libro una scrittura giornalistica che si attiene esclusivamente ai fatti con delle dovute eccezzioni nella quale viene fuori un'Oriana fragile e combattiva allo stesso tempo, viene fuori il ritratto in certi punti di una donna innamorata del proprio uomo o meglio una "complice" in grado con grande forza e grande determinazione di stare accanto a un Uomo. Lui è un eroe ribelle e solitario che combatte contro un potere inarrestabile, in grado di uscire vivo dopo anni di torture inimmaginabili che il solo leggerle mi ha torturato lo stomaco, eppure lui da quella "tomba" ne è uscito vivo e ha combattuto fino all'ultimo respiro, collezionando fallimenti. Trovo che questa sia una delle più belle storie del Novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    "L'eterno Potere che non muore mai, cade sempre per risorgere dalle sue ceneri, magari credi di averlo abbattuto con una rivoluzione o un macello che chiamano rivoluzione e invece rieccolo, intatto, d ...continua

    "L'eterno Potere che non muore mai, cade sempre per risorgere dalle sue ceneri, magari credi di averlo abbattuto con una rivoluzione o un macello che chiamano rivoluzione e invece rieccolo, intatto, diverso nel colore e basta, qua nero, là rosso, o giallo o verde o viola, mentre il popolo accetta o subisce o si adegua."

    ha scritto il 

  • 4

    Nudo, crudo, senza fronzoli... il lettore viene scaraventato così nella storia tra Panagulis e la Fallaci. La storia di un idealista, di uno che crede che si possa davvero cambiare il "sistema" e che ...continua

    Nudo, crudo, senza fronzoli... il lettore viene scaraventato così nella storia tra Panagulis e la Fallaci. La storia di un idealista, di uno che crede che si possa davvero cambiare il "sistema" e che tra le lotte interiori ed esteriori tenta davvero di riuscirvi.. un libro impegnativo e introspettivo che lascia pochi spazi ai caratteri tipici del romanzo... fino alla fine, nonostante sapessi già l'epilogo, ho creduto e sperato x lui. Una storia che nella sua autenticità rimane nel cuore.. da leggere, almeno una volta...

    ha scritto il 

  • 3

    Sono io, sono me

    Se è vero che il mito dell’eroe romantico che rifiuta ogni compromesso e combatte da solo contro l’oppressione del potere, da Jan Palach in poi, è uno dei cardini su cui poggiano il sessantotto e poi ...continua

    Se è vero che il mito dell’eroe romantico che rifiuta ogni compromesso e combatte da solo contro l’oppressione del potere, da Jan Palach in poi, è uno dei cardini su cui poggiano il sessantotto e poi a ruota tutti i movimenti di protesta degli anni ’70, è anche vero che la sua culla non può che essere la Grecia, il cui primo grande racconto, l’Iliade, è una raccolta di storie di eroi romantici, pronti a sacrificare la vita per l'onore e la dignità.

    Ed è la tragedia di un eroe greco degno dell’Iliade che Oriana Fallaci dipinge raccontandoci la storia di Alessandro Panagulis, resistente contro il regime dei colonnelli, poi deputato, quindi martire della resistenza al potere, assassinato dalla destra greca al servizio del nuovo governo “democratico”.

    Certo è un libro che negli anni ’70 fece scalpore. Anche perché, al di là delle indagini di polizia, racconta senza reticenze tutti i fatti noti alla Fallaci intorno all’assassinio. Eppure oggi che sono passati quasi cinquant’anni dalle vicende raccontate, la Storia mette in luce tutta l’ingenuità o peggio ancora l’inutilità del sacrificio di Panagulis. Lui che non si piega mai ai torturatori in prigione, non contamina le sue idee con quelle di altri oppositori del regime, non accetta i compromessi politici che il suo ruolo di deputato richiederebbe, non riesce costruire nulla con questa purezza. In realtà i cambiamenti alla forma del potere accadono, ma non da un giorno all’altro come vorrebbe la visione romantica della politica. Accadono lentamente, via via che la nuova cultura si fa strada, diventa condivisa. Per questo la politica cerca accordi, supera divisioni, accetta anche chi, come insegna Mandela, era classe dirigente nel passato regime. Insomma la politica è compromesso e accordo. Che lentamente cambia la storia. Com’è accaduto anche in Grecia, che oggi è uno stato democratico, contrariamente a quanto Panagulis, attraverso la Fallaci prediceva negli anni ’70.

    Mi sono chiesta spesso durante la lettura di questo libro se l’ingenuità di molti dei ragionamenti politici contenuti nel libro fossero davvero di Panagulis o non piuttosto della Fallaci, che lo ha così trasformato nell’eroe di cui si è innamorata. In fondo ha poca importanza perché la storia d’amore è la parte migliore del libro, quella che non risente dell’usura del tempo, anzi appare ancora oggi modernissima. Due solitudini che si incontrano, dice lei. In realtà due grandi personalità, ognuna innamorata del proprio ruolo nel mondo, alla ricerca dello spazio per poter accogliere la vita dell’altro nella propria.

    ha scritto il 

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