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Un uomo

Di

Editore: Rizzoli

4.5
(4339)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 645 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Olandese , Tedesco

Isbn-10: 8817044431 | Isbn-13: 9788817044431 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Un uomo è il romanzo della vita di Alekos Panagulis, che nel 1968 è condannato a morte nella Grecia dei colonnelli per l'attentato a Georgios Papadopulos, il militare a capo del regime. Segregato per cinque anni in un carcere dove subisce le più atroci torture, restituito brevemente alla libertà, conosce l'esilio, torna in patria quando la dittatura si sgretola, è eletto deputato in Parlamento e inutilmente cerca di dimostrare che gli stessi uomini della deposta Giunta continuano a occupare posizioni di potere. Perde la vita in un misterioso incidente d'auto nel 1976. Oriana Fallaci incontra Panagulis nel 1973 quando, graziato di una grazia che non aveva chiesto ma che il mondo intero reclamava per lui, esce dal carcere. I due si innamorano di un amore profondo, complice, battagliero. Lei lo affianca e ne condivide una lotta mai paga. "Il poeta ribelle, l'eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate o follie, anche se viene respinto e offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che opprime.
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  • 3

    Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità .

    Un libro denuncia. Un libro disperato, quasi un' ancora, un ultimo tentativo per tenere vivo e vicino l'amore, quello raro, quello di una vita. Un armistizio, un chiedere perdono, un rendere giustizia ...continua

    Un libro denuncia. Un libro disperato, quasi un' ancora, un ultimo tentativo per tenere vivo e vicino l'amore, quello raro, quello di una vita. Un armistizio, un chiedere perdono, un rendere giustizia. Un libro storico, un libro diario, un libro liberatorio, un libro duro, un libro lungo come l'agonia che impregna le sue pagine. Un libro troppo pieno.

    ha scritto il 

  • 5

    Io sono cresciuto con i libri della Fallaci perchè in casa mia era molto apprezzata.Prima che prendesse una deriva ultrapoliticizzata era una reporter di assoluto livello ed una scrittrice di chiaro t ...continua

    Io sono cresciuto con i libri della Fallaci perchè in casa mia era molto apprezzata.Prima che prendesse una deriva ultrapoliticizzata era una reporter di assoluto livello ed una scrittrice di chiaro talento.Qui si narra la storia di Alekos Panagulis,il dissidente politico ostile al regime fascista dei colonnelli in Grecia.Per questo motivo fu più volte arrestato,torturato,liberato e poi ricarcerato,torturato,ed infine a seguito di tutte queste torture,morì.La Fallaci ebbe una intensa storia d'amore con lui e il libro anzichè perdere da questa "visione soggettiva",ne acquista in profondità,in tridimensionalità,è un inno disperato per un amore che purtroppo è stato disperato.A me ha insegnato quali sono le qualità che deve avere un uomo con la U maiuscola e che non bisogna mai abdicare ai propri valori e alle proprie idee,a qualunque costo.Un libro amato visceralmente.

    ha scritto il 

  • 3

    Sbarazziamoci degli equivoci: la Fallaci non è una scrittrice. È una cronista, una giornalista di grande stampo sicuramente, una documentarista, è capace di indagare a fondo l’animo di un personaggio, ...continua

    Sbarazziamoci degli equivoci: la Fallaci non è una scrittrice. È una cronista, una giornalista di grande stampo sicuramente, una documentarista, è capace di indagare a fondo l’animo di un personaggio, ma non è una scrittrice. E infatti sulla pura narrazione , lei stessa sembra procedere quasi con l’ingenuità tipica degli esordienti, mantenendosi in superficie, senza affondare e senza preoccuparsi che le stesse scene che descrive possono apparire al limite del credibile.
    Ma quando si tratta, dati alla mano, di denunciare e contornare la realtà dei fatti, allora diventa indiscutibilmente l’avanguardia del giornalismo moderno. Che lo si accetti o meno, lo stile della Fallaci, asciutto e tagliente, raggiunge gli obiettivi prefissati e induce il lettore a porsi domande che, spesso, non erano affatto sottintese.
    Di temi affrontati nella storia di Panagulis, al di là degli aspetti romanzati (vogliamo dire che in più punti l’Autrice è influenzata dal rapporto vissuto col protagonista ?), ve ne sono in quantità, sui quali ciascuno può, a proprio piacimento, soffermarsi, esaltarli, rifiutarli, escluderli e ciascuno può trasformarli in immagini-simbolo.
    La mia immagine è quella di Panagulis che al processo rinuncia all’approfondimento delle accuse contro i suoi torturatori; il tema è quello della riconciliazione, di un uomo che prende coscienza dell’inutilità della lotta quando il nemico che hai di fronte è già sconfitto e perdente.
    Non mi piace la Fallaci; ma quanto, quanto ci manca…..

    s

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo

    Perché è una storia d'amore, quello vero, straziante. Perché mi sono ritrovata da morire nelle riflessioni dell'autrice sul suo modo di amare, molto simili alle mie. Perché è un'opera che affonda nell ...continua

    Perché è una storia d'amore, quello vero, straziante. Perché mi sono ritrovata da morire nelle riflessioni dell'autrice sul suo modo di amare, molto simili alle mie. Perché è un'opera che affonda nella storia recente. Perché è uno sguardo intelligente e onesto sulla politica di ieri, di oggi, di sempre. Tante parti di questo libro dovrebbero essere citate a memoria, per le profondità di concetto. E' soprattutto la storia di un uomo solo, che è tale perché non accetta di scendere a compromessi. Lo stile della Fallaci, pur essendo un po' verboso, scorre che è un piacere. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Alekos, un mito

    Alekos Panagulis è una figura storica che andrebbe fatta studiare anche nelle scuole italiane: un uomo che ha vissuto in maniera straordinaria, senza piegarsi al giogo del potere fino alla morte e com ...continua

    Alekos Panagulis è una figura storica che andrebbe fatta studiare anche nelle scuole italiane: un uomo che ha vissuto in maniera straordinaria, senza piegarsi al giogo del potere fino alla morte e combattendolo con la forza dei propri principi. Bella la scelta di Oriana Fallaci di scriverlo come se si stesse rivolgendo a lui, donando a questa biografia un tocco di intimità molto particolare.

    ha scritto il 

  • 5

    Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.

    L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portar le catene, ...continua

    L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portar le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L'abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d'averla addosso ogni fibra di noi s'è adeguata, ogni gesto s'è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.

    "S'agapò tora ke tha s'agapò pantore." "Cosa significa?" "Significa: ti amo ora e ti amerò per sempre. Ripetilo." Lo ripeto sottovoce: "E se non fosse così?" "Sarà così." Tento un ultima vana difesa: "Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e..." "Io non sarò mai vecchio" "Si che lo sarai, un celebre vecchio con i baffi bianchi" "Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi." "Li tingerai?" "No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre."

    E forse il tuo carattere non mi piaceva, né il tuo modo di comportarti, però ti amavo di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile, che ormai non potevo più concepire la vita senza di te. Ne facevi parte quanto il mio respiro, le mie mani, il mio cervello, e rinunciare a te era rinunciare a me stessa, ai miei sogni che erano i tuoi sogni, alle tue illusioni che erano le mie illusioni, alle tue speranze che erano le mie speranze, alla vita! E l'amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni. Se parlavo di te con gente che non ti conosceva o alla quale non interessavi, mi affannavo a spiegare quanto tu fossi straordinario e geniale e grande; se passavo dinanzi a un negozio di cravatte e camicie mi fermavo d'istinto a cercare la cravatta che ti sarebbe piaciuta, la camicia che sarebbe andata d'accordo con una certa giacca; se mangiavo in un ristorante sceglievo senza accorgermene i piatti che tu preferivi e non che io preferivo; se leggevo il giornale notavo sempre la notizia che a te avrebbe interessato di più, la ritagliavo e te la spedivo; se mi svegliavi nel cuore della notte con un desiderio o una telefonata, mi fingevo più desta di un fringuello che canta al mattino. Gettai via la sigaretta con rabbia. Ma un amore simile non era neanche una malattia, era un cancro!

    E giunse l'ultimo giorno che passammo insieme, il giorno che per mesi e per anni la mia memoria avrebbe frugato di più, alla ricerca ostinata d'ogni particolare, ogni istante, quasi che ciò servisse a restituirmi una goccia di quel che avevo perduto, però senza riuscirci, anzi smarrendomi nello stupore impotente che coglie quando ci si risveglia da un sogno che non si ricorda. Era un sogno importante eppure non si ricorda, un sipario è calato su troppi particolari, un velo di tenebre che ha spento le immagini, i suoni, e che non si può strappare, neanche diradare.

    ha scritto il 

  • 5

    Zì Zì Zì

    " Quel popolo che fino a ieri t'aveva scansato, lasciato solo come un cane scomodo, ignorandoti quando dicevi non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda,da chi vi promette, da chi vi spaventa, da ch ...continua

    " Quel popolo che fino a ieri t'aveva scansato, lasciato solo come un cane scomodo, ignorandoti quando dicevi non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda,da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio, non riparatevi sotto l'ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col ostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere. Ora ti ascoltavano, ora che eri morto."
    Una storia che come dice la stessa Fallaci, è paragonabile a una fiaba. con una sola differenza: le fiabe sono invenzioni... Panagulis è storia VERA!

    ha scritto il 

  • 5

    Un (grande) uomo.

    Questo è il primo libro che leggo di Oriana Fallaci, e mi ha aperto le porte all'universo di questa imprevedibile donna.
    Ho amato il modo in cui, con sentimento, trasporto, cinismo e rabbia ha raccont ...continua

    Questo è il primo libro che leggo di Oriana Fallaci, e mi ha aperto le porte all'universo di questa imprevedibile donna.
    Ho amato il modo in cui, con sentimento, trasporto, cinismo e rabbia ha raccontato una parte della storia della sua vita, insieme ad Alekos Panagulis.
    Ho vissuto con loro le ingiustizie, la paura, la passione, l'amore e la speranza...
    Un libro pieno, che ho letto tutto d'un fiato e mi ha fatto amare il personaggio di Alekos, così sopra le righe e geniale!
    Lo consiglio vivamente, e ho intenzione di leggere qualche altra opera della Fallaci.

    ha scritto il 

  • 4

    Io non mi sono mai sentita tanto viva come dopo una battaglia dalla quale sono uscita viva e indenne. [...] È dopo aver vinto quella sfida che ti senti così vivo. Vivo quanto non ti senti nemmeno nei ...continua

    Io non mi sono mai sentita tanto viva come dopo una battaglia dalla quale sono uscita viva e indenne. [...] È dopo aver vinto quella sfida che ti senti così vivo. Vivo quanto non ti senti nemmeno nei momenti più ubriacanti di gioia o nei momenti più travolgenti d'amore."
    Un Uomo è un libro corposo, denso, controverso. La Fallaci qui, come in molti altri suoi lavori, fonde la storia con la vita, la cronaca e i sentimenti. Una lettura difficile, ma appassionante
    Federica D'Angelantonio

    ha scritto il 

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