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Un uomo che dorme

By Georges Perec, Jean Talon (Translator), Gianni Celati (Afterword)

(223)

| Paperback | 9788874622429

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Book Description

«Hai venticinque anni e ventinove denti, tre camicie e otto calzini, qualche libro che non leggi più e qualche disco che non ascolti più.
Sei seduto e vuoi soltanto aspettare».

Terzo romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme è la storia di uno studente che la mattina dell’esame, Continue

«Hai venticinque anni e ventinove denti, tre camicie e otto calzini, qualche libro che non leggi più e qualche disco che non ascolti più.
Sei seduto e vuoi soltanto aspettare».

Terzo romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme è la storia di uno studente che la mattina dell’esame, invece di alzarsi, lascia suonare la sveglia e richiude gli occhi.
Segue il racconto della sua vita ordinaria, in cui giorno dopo giorno si educa all’indifferenza per tutto: non voler più niente, vagare, dormire, perdere tempo; tenersi lontano da ogni progetto e da ogni smania; essere senza desideri, senza risentimenti, senza ribellione; leggere «le Monde» dall’inizio alla fine, senza saltare una riga, annunci matrimoniali e necrologi compresi.
Un uomo che dorme è un romanzo in cui chiunque, leggendolo, riconosce quell’oscuro desiderio di ritirarsi dal mondo senza scomparire del tutto; e fa spavento quanto sia facile e a portata di mano diventare indifferente a ogni cosa, un fantasma trasparente che, come il protagonista del libro, vaga per Parigi senza aprire bocca, senza desiderare più nulla, tra la folla dei Grands Boulevards, per i caffè, le panchine dei giardinetti, i lungosenna, i musei, i monumenti, sonnambulo turista in casa propria.

Critics

  • Un uomo che dorme

    La presentazione e le recensioni di "Un uomo che dorme", opera di Georges Perec pubblicata da Quodlibet. Terzo romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme è la storia di uno studente che la mattina dell’esame, invece di alzarsi, lascia suonare la sve ... (read full critics)

    Qlibri published on Sun, 19 Dec 2010

3 Reviews

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  • 13 people find this helpful

    "Non hai imparato niente, tranne che la solitudine non insegna niente, che l'indifferenza non insegna niente: era un'impostura, una fascinosa e ingannevole illusione. Eri solo, tutto qui, e volevi proteggerti; volevi tagliare per sempre i ponti tra te e il mondo. Ma tu sei così poca cosa, e il mondo ... (continue)

    "Non hai imparato niente, tranne che la solitudine non insegna niente, che l'indifferenza non insegna niente: era un'impostura, una fascinosa e ingannevole illusione. Eri solo, tutto qui, e volevi proteggerti; volevi tagliare per sempre i ponti tra te e il mondo. Ma tu sei così poca cosa, e il mondo un tal parolone: alla fine, il tuo non è stato altro che un errare in una grande città, e costeggiare chilometri di facciate, vetrine, parchi e lungofiume."

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    Franco said on Jan 11, 2012 | 1 feedback

  • 8 people find this helpful

    La noia ha accompagnato tutta la lettura di questo scritto di Perec. Noia per le estenuanti descrizioni, per le continue ripetizioni di frasi, situazioni e pensieri e non ultimo un vago senso di angoscia.Solo alla fine ho capito che proprio queste, sono le sensazioni che lo scrittore vuole far pro ... (continue)

    La noia ha accompagnato tutta la lettura di questo scritto di Perec. Noia per le estenuanti descrizioni, per le continue ripetizioni di frasi, situazioni e pensieri e non ultimo un vago senso di angoscia.Solo alla fine ho capito che proprio queste, sono le sensazioni che lo scrittore vuole far provare ai suoi lettori, perché solo rivivendo quello che vive il protagonista, possiamo capire ciò che prova, anzi ciò che non prova più, perché ad un tratto estende il sonno a tutta la sua esistenza. Diventa così un ragazzo senza nome perché perdendo la sua personalità, egli incarna una condizione umana e le sue difficoltà diventano le difficoltà di tanti altri, che si ritrovano incapaci di adeguarsi alle regole della società e da questa, fagocitati.

    ”La società ha uomini che sono arrivati troppo tardi , e quelli che hanno poggiato la valigia sul marciapiede e ci si sono seduti sopra ad asciugarsi la fronte"

    Tale inadeguatezza si trasforma in questo ragazzo in un “licenziamento dalla vita”, non più correre per raggiungere i proprio sogni, ma vive per durare. Le sue giornate ripetitive fino all’ossesso comportano sempre gli stessi gesti di un nuovo rituale utile per misurare tutta l’ampiezza della propria infelicità, che era sempre lì latente mascherata dai progetti, sogni e azioni quotidiane. Una volta emersa, come una macchia di olio si è espansa dappertutto, dai mobili alle pareti, fino ad infiltrarsi tra le crepe di quel soffitto rimirato quotidianamente, e con la sua vischiosità è penetrata fino al cuore e alla testa di questo ragazzo deturpandone i pensieri e il suo futuro.

    Però stare fuori o dentro il mondo non fa differenza, l’inerzia dice Perec, è uguale alla rabbia, e dal momento che il mondo continua a girare anche senza di noi, allora tanto vale girare con il mondo

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    Lisa said on Jan 11, 2012 | 1 feedback

  • 1 person find this helpful

    "Non è che detesti gli uomini, per quale motivo dovresti destestarli? Per quale motivo dovresti detestarti? Se solo l'appartenenza alla specie umana non fosse accompagnata da quest'insopportabile frastuono, se solo i pochi, ridicoli passi avanti compiuti nel regno animale non si dovessero pagare con ... (continue)

    "Non è che detesti gli uomini, per quale motivo dovresti destestarli? Per quale motivo dovresti detestarti? Se solo l'appartenenza alla specie umana non fosse accompagnata da quest'insopportabile frastuono, se solo i pochi, ridicoli passi avanti compiuti nel regno animale non si dovessero pagare con questa perpetua indigestione di parole, progetti, grandi partenze! Ma il prezzo è troppo salato per due pollici opponibili, una stazione eretta e una non completa rotazione della testa sulle spalle: questo grande calderone, questa fornace, questa graticola che chiamiamo vita, questi miliardi di intimazioni, incitamenti, moniti, esaltazioni e disperazioni, questo mare di obblighi a non finire, quest'eterna macchina per produrre, macinare, scialacquare, trionfare su ogni insidia e ricominciare da capo, questo dolce terrore che vuole regolare ogni giorno e ogni ora della tua esile esistenza!"

    [...]

    "L'infelicità non ti è piombata addosso di colpo, non si è abbattuta su di te all'improvviso; si è piuttosto infiltrata, insinuata lentamente, quasi soavemente. Ha impregnato minuziosamente la tua vita, i tuoi gesti, le tue ore e la tua stanza, come una verità a lungo camuffata, come un'evidenza negata; tenace e paziente, tenue, accanita, si è impadronita delle crepe sul soffitto, delle rughe sul tuo viso nello specchio incrinato, delle carte da gioco distese sulla panca; si è infilita nella goccia d'acqua dell'acquaio sul pianerrotolo, è risuonata ogni quarto d'ora al campanile di Saint-Roch.
    La trappola era questa sensazione, talvolta al limite dell'esaltante, quest'orgoglio, questa specie di ebbrezza; credevi di non aver bisogno che della città, delle pietre e delle strade, della folla che trascinava, soltanto di un pezzetto di bancone alla Petite Source. Di un posto davanti in un cinema di quartiere; della tua stanza, il tuo antro, la tua gabbia, la tana in cui torni ogni giorno, e da cui esci di nuovo ogni giorno, questo luogo quasi magico dove ormai non si offre più niente alla tua pazienza, nemmeno una crepa sul soffitto, una venatura nel legno dello scaffale, un fiore dipinto sulla carta da parati. Disponi per l'ennesima volta le cinquantadue carte sulla panca; per l'ennesima volta cerchi l'improbabile soluzione di un labirinto informe.
    Hai perso i tuoi poteri. Non sai più seguire la lenta deriva di bolle e pagliuzze sulla superficie della tua cornea. Nessun volto, nessuna cavalcata vittoriosa, nessuna città all'orizzonte si lascia più decifrare attraverso crepe e ombre.
    La trappola: quest'ìllusione pericolosa di essere - come dire? - inespugnabile, di non offrire alcuna presa al mondo esterno, di scivolare sulle cose, intoccabile, gli occhi sbarrati che guardano avanti, tutto percependo, fino ai minimi particolari, ma nulla conservando. Sonnambulo sveglio, cieco che può vedere. Essere senza memoria, senza spavento.
    Ma non ci sono vie di uscita, niente miracoli, nessuna verità. Armature, schermature. Da quel giorno afoso in cui tutto ha avuto inizio, in cui tutto s'è arrestato. Cammini lungo i muri sudici di strade buie, urtando con la mano destra le pietre dei gradini, i mattoni delle facciate. Ti siedi sulla Senna, con le gambe a penzoloni, stando per ore e ore a guardare l'impercettibile mulinello che si scava sotto l'arcata di un ponte. Tiri via i quattro assi della distesa di cinquantadue carte. Quante volte hai fatto gli stessi gesti monchi, gli stessi tragitti che non portano mai da nessuna parte? Non hai altro sostegno che i tuoi rifugi da quattro soldi, che la tua pazienza imbecille, che le mille e una deviazioni che ti riportano ogni volta al punto di partenza. Dai giardinetti ai musei, dai caffè ai cinema, dalle sponde del fiume ai parchi, le sale d'attesa delle stazioni, le hall dei grand hotel, i grandi magazzini Monoprix, le librerie, le gallerie dei musei, i corridoi della metropolitana. Gli alberi, le pietre, l'acqua, le nuvole, la sabbia, il mattone, la luce, il vento, la pioggia: solo conta la tua solitudine: qualsiasi cosa tu faccia, ovunque tu vada, quello che cerchi è falso. Sola, esiste la tua solitudine, che prima o poi ti ritrovi davanti e sei solo, senza aiuti, sconcertato o stravolto, disperato o impaziente.
    Hai smesso di parlare, e solo il silenzio ti ha risposto. Ma tutte quelle parole, le migliaia, milioni di parole che ti si sono bloccate in gola, le parole slegate, le urla di gioia, le parole amorose, le risa idiote, quand'è che le ritroverai?"

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    AllTheSeaWasCoal said on Dec 17, 2011 | Add your feedback

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9788874622429 Paperback €12.50 €10.75 IBS.IT
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