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Un uomo senza patria

Di

Editore: Minimum Fax

4.1
(340)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 116 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 887521090X | Isbn-13: 9788875210908 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Testa

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biography , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
In questi dodici interventi, originariamente pubblicati sulla rivista radicale"In These Times", l'autore offre il suo punto di vista sull'America e sulmondo di oggi. Traendo ispirazione di volta in volta da Mark Twain, GesùCristo, Abraham Lincoln e i socialisti di inizio Novecento, critica ilneoimperialismo di Bush e il capitalismo malato delle multinazionali, ma conuno stile che apre a continue digressioni: dalle dichiarazioni d'amore per ilblues alle riletture naïf di Kafka e Shakespeare, dai ricordi dell'assedio diDresda a quelli dello spinello fumato coi Grateful Dead.
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  • 4

    Estratto di saggezza

    Riflessioni in ordine sparso sugli Stati Uniti, sul mondo, sull'umanità. Pillole di saggezza da centellinare e gustare. La mancanza di un filo logico gli toglie una stellina.

    ha scritto il 

  • 4

    Life is no way to treat an animal. (p. 98)

    "Vi rendete conto che tutta la grande letteratura […] parla di che fregatura sia la vita degli esseri umani? (Non è liberatorio che qualcuno lo dica chiaro e tondo?)" (p. 16)

    ha scritto il 

  • 3

    Per citare lo stesso autore, verso la fine della sua vita Vonnegut, come Einstein e come Twain, aveva perso ogni speranza nella razza umana. Aveva visto abbastanza.
    Era un uomo profondamente amareggia ...continua

    Per citare lo stesso autore, verso la fine della sua vita Vonnegut, come Einstein e come Twain, aveva perso ogni speranza nella razza umana. Aveva visto abbastanza.
    Era un uomo profondamente amareggiato, arrabbiato e frustrato. Leggere questi estratti (da lezioni? Seminari? Bo) ti fa sentire allo stesso modo. Impotente. Sappiamo dove stiamo andando ma non abbiamo il potere di fare niente.
    Giudizio parzialmente negativo sull’edizione: sono presenti alcuni testi già presentati in Dio la benedica, dottor Kevorkian. Repetita iuvant, però a volte dà fastidio.

    ha scritto il 

  • 0

    Questa breve raccolta di saggi, apparsi per la prima volta sulla rivista In These Times e pubblicata in America nel 2005 con il titolo A Man Without Country, è l’ultimo contributo che Kurt Vonnegut la ...continua

    Questa breve raccolta di saggi, apparsi per la prima volta sulla rivista In These Times e pubblicata in America nel 2005 con il titolo A Man Without Country, è l’ultimo contributo che Kurt Vonnegut lascia al mondo delle lettere. Lo è stato per sua esplicita volontà ma il tempo gli ha dato ragione: solo due anni lo separavano dalla morte.

    Edito in Italia da Minimum Fax, Un uomo senza patria raccoglie riflessioni che attraversano il tempo e lo spazio, il reale e l’immaginario e che svelano i meccanismi di una mente geniale e anticonformista. Le tematiche trattate sono varie: Vonnegut discute di umorismo, letteratura, scienza e tecnologia. La politica è una presenza costante, soprattutto in quanto prova della malvagità umana: il disprezzo verso l’amministrazione Bush è fortissimo (non per niente il sottotitolo dell’edizione americana è A Memoir of Life in George W. Bush’s America). Tuttavia la famiglia resta sempre una nota dolce e molti sono gli aneddoti che Vonnegut racconta, come in un’autobiografia improvvisata che segue il riaffiorare della memoria, resa frammentata e meravigliosamente imprevedibile dalla vecchiaia.

    Continua a leggere la recensione qui: http://www.rivistaunaspecie.com/2015/04/17/recensione-uomo-patria-kurt-vonnegut/

    ha scritto il 

  • 0

    "E ovviamente, un'altra ragione per non parlare della guerra è che è indescrivibile"

    Sul piccolo palco di un locale buio, vuoto di gente, pieno di fumo, Vonnegut sputa, come in un borbottio interiore, le proprie verità; le undici "confessioni" che costituiscono questo libriccino racco ...continua

    Sul piccolo palco di un locale buio, vuoto di gente, pieno di fumo, Vonnegut sputa, come in un borbottio interiore, le proprie verità; le undici "confessioni" che costituiscono questo libriccino raccontano il doloroso amore che egli sentiva per gli esseri umani (per gli umanisti) e il profondo disprezzo che provava per la gente (rea di aver condannato la terra ad un'inarrestabile dissoluzione), per i potenti e le loro scellerate, irresponsabili scelte (Sono persone nate senza coscienza, che improvvisamente stanno prendendo il controllo su tutto).
    Nulla di nuovo, in fondo (nemmeno il linguaggio per uno scrittore che è rimasto sempre fedele a se stesso anche nella voce).

    ha scritto il 

  • 4

    Sapete cos’è un umanista?
    I miei genitori e i miei nonni erano umanisti, ossia quelli che un tempo venivano definiti Liberi Pensatori. Perciò, in quanto umanista, sto onorando i miei antenati, come l ...continua

    Sapete cos’è un umanista?
    I miei genitori e i miei nonni erano umanisti, ossia quelli che un tempo venivano definiti Liberi Pensatori. Perciò, in quanto umanista, sto onorando i miei antenati, come la Bibbia sostiene che è giusto fare. Noi umanisti cerchiamo di comportarci nella maniera più dignitosa, leale e onesta possibile senza aspettarci nessuna ricompensa o punizione in una vita dopo la morte. Mio fratello e mia sorella non credevano nell’aldilà, così come non ci credevano i miei genitori e i miei nonni. Gli bastava sapere che erano vivi. Noi umanisti facciamo del nostro meglio per servire l’unico ente astratto che ci risulta davvero familiare, ossia la nostra comunità.
    Io, fra parentesi, sono presidente onorario dell’Associazione Umanista Americana, essendo subentrato in questa carica completamente priva di funzione al defunto Isaac Asimov, il grande scrittore di fantascienza. Qualche anno fa abbiamo organizzato una cerimonia per Isaac, io ho tenuto un breve discorso e a un certo punto ho detto: «Adesso Isaac è lassù in cielo». Era la battuta più esilarante che potessi fare di fronte a una platea di umanisti. Li ho fatti rotolare fra le poltrone per le risate. Ci sono voluti parecchi minuti per riportarli all’ordine. E se mai dovessi morire anch’io – Dio non voglia – spero che voi direte: «Adesso Kurt è lassù in cielo». È la mia battuta preferita.

    ha scritto il 

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