Un viaggio che non promettiamo breve

Venticinque anni di lotte No Tav

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

4.4
(79)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 652 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806225642 | Isbn-13: 9788806225643 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Storia , Scienza & Natura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
In Italia molti comitati e gruppi di cittadini resistono a grandi opere dannose, inutili, imposte dall’alto. Tra questi, il movimento piú grande, radicale e radicato è senz’altroquello No Tav in Val di Susa, all’estremo occidente del Paese, fra Torino e il confi ne con la Francia. Un movimento che da venticinque anni sperimenta forme nuove – e al tempostesso antiche – di partecipazione, autogestione, condivisione.Perché proprio in Val di Susa? Per piú di tre anni Wu Ming 1 ha cercato la risposta a questa domanda. Si è immerso nella realtà del movimento No Tav, partecipando a momenti-chiave della lotta, intervistando decine di attivisti, incrociando storia orale e fonti d’archivio, contemplando la valle dall’alto dei suoi monti.Un viaggio che non promettiamo breve è il risultato di quel lavoro. La voce del narratore ci fa passare dal romanzo di non-fiction alla chanson des gestes, dall’inchiesta serrata alla saga popolare di ispirazione latinoamericana, con omaggi a Gabriel García Márquez e al Ciclo andino di Manuel Scorza.Dopo Point Lenana, una nuova opera-mondo sulle montagne, il territorio e il conflitto.
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  • 3

    La Storia delle piccole grandi cose, persone, accadimenti, fatti

    Il problema è che cose, persone, accadimenti e fatti qui ci sono (quasi) tutti. Il risultato è un libro interessantissimo e noioso oltre ogni dire, che riepiloga minuzie e le porta a valori, che svuot ...continua

    Il problema è che cose, persone, accadimenti e fatti qui ci sono (quasi) tutti. Il risultato è un libro interessantissimo e noioso oltre ogni dire, che riepiloga minuzie e le porta a valori, che svuota le roboanti dichiarazioni del potere, che mostra il re, nudo, in mezzo alla strada. Una gran fatica arrivare in fondo ma un investimento da fare per poter applicare il modello a tante altri "Grandi Opere" che nessuno si è mai sognato di mettere in dubbio in quanto tali.

    ha scritto il 

  • 5

    Una recensione che prometto breve.

    Non vorrei dilungarmi troppo nella mia recensione. Pertanto dirò solamente che l'ho trovato piacevole, interessante, necessario ed anche, in alcune sue parti, anomalo. In puro stile non-narrativo que ...continua

    Non vorrei dilungarmi troppo nella mia recensione. Pertanto dirò solamente che l'ho trovato piacevole, interessante, necessario ed anche, in alcune sue parti, anomalo. In puro stile non-narrativo questo libro ti catapulta all'interno della lotta No Tav (e altre) scoprendone gli aneddoti, le ragioni e le battaglie. Non nego che in alcune parti mi ha davvero divertito e in altre mi ha quasi commosso. Una lettura strana, tra dati e cifre aggrappatissime alla realtà, vicende umane e giudiziarie terribilmente concrete, lettere fantastiche di scrittori deceduti da tempo e creature fantastiche dei boschi della Valsusa.
    In ogni caso sono 25 anni di lotte e battaglie che in un modo o nell'altro sono parte della storia recente di questo paese, una storia che dev'essere conosciuta e questo libro è uno dei tanti modi per conoscerla.

    ha scritto il 

  • 4

    molto di più di cosa si potrebbe supporre.

    Chi pensa di conoscere abbastanza delle lotte No Tav e della Val di Susa leggendo questo libro si renderà conto di sapere poco o nulla di entrambe. Un avvincente viaggio che invita a mettere a fuoco l ...continua

    Chi pensa di conoscere abbastanza delle lotte No Tav e della Val di Susa leggendo questo libro si renderà conto di sapere poco o nulla di entrambe. Un avvincente viaggio che invita a mettere a fuoco l'attenzione su persone, situazioni, azioni, reazioni, descrizioni per poi arrivare a proprie conclusioni su tutte le vicende successe, almeno quelle successe fino alla pubblicazione di questo libro.
    Da leggere assolutamente!

    ha scritto il 

  • 5

    Non manca niente:

    Anzi forse c'è anche troppo, raccontando anche la storia precedente della Val di Susa, come la nascita e lo sviluppo del polo industriale o la lotta partigiana.

    Un libro a metà fra inchiesta e romanzo ...continua

    Anzi forse c'è anche troppo, raccontando anche la storia precedente della Val di Susa, come la nascita e lo sviluppo del polo industriale o la lotta partigiana.

    Un libro a metà fra inchiesta e romanzo, dove la scrittura leggera e scorrevole lascia il posto ad una mole enorme di dati e di fatti. Quando non esplicitamente presenti nel testo (poche volte) si rimanda a precisi libri, articoli, opuscoli. Precisa e sconfinata anche la bibliografia finale, tutto citato e documentato, quindi.

    Le ragioni del SI ci sono, se risultano poco evidenti è perchè inconsistenti. Bastino infatti, ben presenti nel testo, tutti i processi e le condanne per collusioni mafiose, strani fallimenti delle imprese coinvolte o incendi dolosi di matrice sospetta. O i dati, consultabili da tutti, sulla caduta libera del trasporto su rotaia.

    Esposta anche un'atmosfera, soprattutto un modo di vivere e di intendere la libertà e la partecipazione ai beni comuni, contro l'indifferenza o peggio l'obbedienza passiva. E la risposta repressiva sproporzionata dello Stato (anche questo ben documentato).
    E di come la lotta stia funzionando e le ragioni del no.

    Un libro che esonda e avvolge, imprescindibile per chiunque voglia vedere più da vicino cosa è successo, e sta ancora succedendo, in valle.

    Inoltre, per non dimenticare i costi di questa opera (dati alla mano) totalmente inutile se non per chi vuole lucrarci sopra:
    1 cm di TAV = 1 anno di pensione
    3 mt di TAV = 4 sezioni di scuola materna
    500 mt di TAV = 1 ospedale da 1200 posti letto
    1 km di TAV = 1 anno di spese universitarie per 250 mila studenti
    1 km di TAV = 55 nuovi treni pendolari
    1 km di TAV = 1000 case popolari

    ha scritto il 

  • 4

    Nel libro c'è molto, ma manca anche molto

    Ho apprezzato il libro, anche se rappresenta un punto di vista che non condivido, e ho voluto indicare nella mia recensione quello che il libro dimentica di raccontare:

    http://picobeta.altervista.org/ ...continua

    Ho apprezzato il libro, anche se rappresenta un punto di vista che non condivido, e ho voluto indicare nella mia recensione quello che il libro dimentica di raccontare:

    http://picobeta.altervista.org/55-2/

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro eccezionale, necessario per conoscere in modo obiettivo la storia del movimento e non solo...apprezzabili gli approfondimenti sugli sprechi delle infrastrutture italiane ed europee. Lo stile ...continua

    Un libro eccezionale, necessario per conoscere in modo obiettivo la storia del movimento e non solo...apprezzabili gli approfondimenti sugli sprechi delle infrastrutture italiane ed europee. Lo stile narrativo misto permette una lettura scorrevole e piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Una paradossale ingiustizia

    In questi anni, parafrasando Giorgio Gaber, posso dire che la questione No Tav l’avevo nella testa ma non ancora nella pelle. Nel senso che mi era sembrato logico che la grande opera fosse dannosa per ...continua

    In questi anni, parafrasando Giorgio Gaber, posso dire che la questione No Tav l’avevo nella testa ma non ancora nella pelle. Nel senso che mi era sembrato logico che la grande opera fosse dannosa per l’ambiente e per cui sacrosanta la protesta di chi si vedeva deturpare il proprio territorio in nome del progresso.
    Facevo più difficoltà, invece, a capire l’afflusso di non residenti durante le manifestazioni e gli scontri con la polizia. Avevo l’impressione che la Val di Susa fosse diventata una sorta di occasione per alcuni solo per provocar disordini, per pura avversione alle forze dell’ordine più che per adesione a una causa che non li riguardava direttamente. Insomma ero caduto nel tranello che divideva il movimento in buoni e cattivi e tutto questo a causa di un’informazione mainstream clamorosamente faziosa e inquinante e a un mio scarso approfondimento della questione attraverso canali alternativi. Altro errore commesso è stato quello di pensare che per la TAV il gioco non valesse la candela e cioè che i benefici della linea ad alta velocità non avrebbero potuto compensare i disagi creati alla popolazione valsusina. Ma qui non c’è nessun gioco e nessuna candela. La TAV é un enorme buco nero più profondo del tunnel che si vorrebbe creare e di benefici non c’é traccia.
    Ed infine mi ero convinto che la tenacia dello Stato a portare avanti questa Grande Opera fosse solo una questione di difesa degli interessi economici (non della collettività naturalmente) che un’operazione del genere comporta. Anche in questo caso mi sono sbagliato. Non é solo questo. Per lo Stato continuare i lavori in valle e il non fermarsi davanti all’evidenza dell’inutilità e dannosità dell’opera e alla resistenza di un’intera popolazione, é diventata una questione di principio. Un’affermazione di un potere che non può cedere a compromessi e che deve difendere il proprio onore. Una linea della fermezza come non se ne vedeva dai tempi della trattativa per liberare Aldo Moro. Lo Stato non può perdere la faccia. E sinceramente questo aspetto mi ha inquietato più di quello meramente economico.

    Questa mia presa di coscienza (e conoscenza) non é altro che il lascito che mi porto dietro dopo aver finito di leggere: Un viaggio che non promettiamo breve di Wu Ming 1 che già nel sottotitolo: venticinque anni di lotte di No Tav mi aveva spiazzato. Venticinque? Così tanti?
    Wu Ming in più di tre anni di duro lavoro ha raccolto una quantità enorme di documentazione fra saggi, riviste, articoli di giornali, notizie in rete, blog, interviste, testimonianze dirette, ecc…Come uno scultore ha poi dovuto lavorare sul materiale grezzo raccolto per portare alla luce il risultato finale: un libro di 652 pagine che contamina il reportage narrativo con l’inchiesta giornalistica. Un libro dove i dati e i numeri si alternano alle storie e al vissuto dell’autore che nei momenti di difficoltà chiede il parere ad illustri colleghi defunti su come rappresentare l’Entità: il nome con cui Wu Ming 1 definisce quell’insieme di interessi economico-politico-ideologici che fanno sì che la mostruosità della Grande Opera continui a far sentire la sua presenza quasi fosse una creatura demoniaca tratta da un serial tv.

    Il libro è quindi sostanzialmente un oggetto narrativo non identificato e lo stile non sorprenderà chi ha letto gli ultimi lavori dei membri del collettivo e quelli di Wu Ming 1 in particolare.
    Come era capitato nel precedente; Cent’anni a Nord Est, Wu Ming 1 si pone la domanda del come mai un determinato fenomeno si sia sviluppato in un territorio piuttosto che in un altro. Perché gli scempi ambientali sono avvenuti e avvengono anche in altre parti d’Italia ma, nonostante la presenza di movimenti d’opposizione alla costruzione di opere inutili e dannose in vari parti della penisola, solo in Val di Susa si é creato un sentimento di resistenza così deciso e unanime tanto da diventare un modello di lotta e di disobbedienza civile per tutti, anche fuori dai nostri confini.
    Anche l’Alta Velocità Bologna-Firenze ha provocato dei danni ambientali enormi il tutto per risparmiare 18 minuti sulla vecchia linea. Ma a protestare é stata un’esigua minoranza tacciata di provincialismo e di egoismo. Una protesta Nimby insomma, not in my back yard, non nel mio giardino, tacciata di provincialismo dall’Italia del Sì. In Val di Susa, invece, il movimento d’opposizione ha ottenuto un consenso enorme tanto da mettere insieme persone molto diverse fra loro. É stata proprio forse la marcata eterogeneità di questo movimento a consacrarne la forza e la durata nel tempo.

    Wu Ming 1 per cercare di spiegare come ciò sia avvenuto va a scavare nella storia passata di quel territorio; dalle prime lotte sindacali di fine ottocento fino alla resistenza. Poi ci farà conoscere la storia del movimento dalle origini a oggi, e tutti i momenti di repressione che ha subito. Da quella poliziesca, dove la guerriglia urbana ha ceduto il posto a quella rurale e perfino acquatica (vedi l’episodio di Venezia), alla militarizzazione di un territorio che provoca enormi disagi ai residenti e ingenti costi per la comunità che ha pagato e che continua a pagare affinché un numero spropositato di appartenenti alle forze dell’ordine faccia la guardia ad un buco che poi non é nemmeno quello da dove dovrebbe passare il treno bensì il tunnel geognostico. Leggerete di persecuzioni con vari metodi (vedi visite della finanzia a barbieri attivisti), processi tenuti a tempo di record, fuori da ogni standard per la tempistica della giustizia italiana e accuse di terrorismo a chi si é macchiato di reati riconducibili alla disobbedienza civile o al limite al danneggiamento di macchinari. Fino al processo alle parole. Dal sabotare di Erri De Luca all’uso del noi in una tesi di laurea. E come ai tempi di Lenny Bruce, processato per l’uso di termini sconvenienti nei suoi show, a oltre cinquant’anni di distanza si é dovuta mobilitare la società civile in difesa della libertà di pensiero e di parola.

    Tutto questo e tanto, ma veramente tanto altro ancora troverete in Un viaggio che non promettiamo breve. Spero di avervi fatto capire quanto sia esaustivo questo libro assolutamente necessario per chiunque voglia capire ogni aspetto di questa storia che definirei di una paradossale ingiustizia e che adesso spero dalla mia testa sia approdata anche sulla mia pelle.

    Febbraio 2017
    http://www.giuseppevergara.com/un-viaggio-non-promettiamo-breve-wu-ming-1-la-recensione/

    ha scritto il 

  • 0

    Nel libro prima di tutto c'è ovviamente la lotta della valle contro il tav, venticinque anni di storia che sono in realtà molti di più perché le diverse radici del movimento affondano in profondità, m ...continua

    Nel libro prima di tutto c'è ovviamente la lotta della valle contro il tav, venticinque anni di storia che sono in realtà molti di più perché le diverse radici del movimento affondano in profondità, mentre i rami si intrecciano con altre lotte e si riconoscono parte di un tutto che spezza il frame mediatico per cui le lotte lontane sono sempre belle, giuste e senza spigoli, mentre quelle nostrane sono derubricate a questioni di cronaca e ordine pubblico.
    La cronaca invece qui si fa storia e diventa qualcosa di più, qualcosa che Wu Ming 1 riesce a narrare in modo magistrale in tutta la sua complessità.

    Anche per chi, come il sottoscritto, vive ai margini della valle e conosce abbastanza bene i fatti raccontati, ritrovare tutte insieme la quantità di storie, dati e informazioni raccolte è impressionante. Immagino lo sconcerto che possa provare chi grazie al libro scopre per la prima volta cose succede da venticinque anni in Val di Susa o si ritrova a guardare il movimento No Tav senza le lenti dei grandi quotidiani che fanno da cassa di risonanza alle posizioni della questura e della magistratura torinesi o alle forze politiche e "imprenditoriali" che da anni affermano la necessità di un'opera senza mai riuscire a spiegare il perché di questa necessità e a spiegarsi come sia possibile che quella comunità dica no e ancora no, mentre spesso è così facile imporre il sì, dare appalti agli amici, colare altro cemento senza criterio e allargare ancora la voragine del debito pubblico, quella sì una grandissima opera ruscita bene.
    Per questo sarebbe interessante che chi difende la bontà dell'opera si prendesse la briga di narrare questo viaggio, per nulla breve, dal proprio punto di vista, confutando i dati e rispondendo nel merito alle accuse, del movimento prima ancora che del libro; ma dubito che chi non è mai stato in grado di andare oltre gli slogan sarebbe in grado di farlo ora, e non solo per una questione di abilità letteraria. Immagino che quel treno crociato in bella mostra sugli scaffali delle librerie persino nei grandi centri commerciali, abbia fatto masticare amaro più di qualcuno, specie a Torino, ma nessuno sembra essere stato in grado di rispondere nel merito con una critica puntuale ("nel merito" anche a detta di chi legge, non solo di chi sale sul pulpito e pretende di essere autorevole di per sé).

    L'altra cosa che mi ha colpito del libro è stata la capacità dell'autore di intrecciare la storia No Tav con il lavoro svolto dal collettivo WM in tutti questi anni, scrivendo pagine dense ma chiare che non fanno assolutamente rimpiangere il fomento e l'immediatezza di Q (sempre nei nostri cuori). L'eroe che corre in avanti e brucia i ponti, senza pensare troppo a chi altro verrà consumato dal fuoco, lascia spazio alla lotta corale di una comunità, donne e uomini che partono e tornano insieme, affrontando il logoramento del tempo e la repressione poliziesca e giudiziaria con un coraggio che fa invidia ai più grandi eroi da romanzo (e pure ai poveracci come me, che ogni tanto vanno a fare numero a qualche manifestazione ma si tengono a distanza di sicurezza dai lacrimogeni sparati ad altezza uomo).
    Forse non c'era storia più adeguata per segnare il passo e mostrare quest'evoluzione, tenendo insieme le riflessioni di questi anni sull'eroe, sul potere, sulle questioni di genere, le narrazioni, il mito e molto altro. L'unico piccolo dubbio, da lettore, è se, singolarmente o in gruppo, i WM saranno in grado di portare avanti tutto questo anche sotto forma di romanzo, dove la narrazione più difficilmente può trascendere la necessità, se non di un protagonista, almeno di uno o più personaggi chiave attorno a cui svilupparsi. Ma non dispero: Stella del mattino era già lì prima di Spettri di Müntzer all'alba a farmi piangere e a dire quel che c'era da dire e anche di più; senza contare che a me mancano ancora un paio di romanzi dell'ultima produzione WM per cui magari mi aspettano sorprese.

    ha scritto il 

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