Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Un weekend postmoderno

Cronache degli anni Ottanta

Di

Editore: Bompiani

4.0
(387)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 622 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845216586 | Isbn-13: 9788845216589 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , History , Da consultazione

Ti piace Un weekend postmoderno?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    1/2

    Una meraviglia assurda.


    Una raccolta di saggi, articoli, annotazioni di Tondelli scritte tra i primi anni Ottanta fino praticamente ai primissimi Novanta, poco prima della morte.


    Costume, musica, gioventù, droga, provincia, città italiane ed europee, letteratura, cultura, amore, s ...continua

    Una meraviglia assurda.

    Una raccolta di saggi, articoli, annotazioni di Tondelli scritte tra i primi anni Ottanta fino praticamente ai primissimi Novanta, poco prima della morte.

    Costume, musica, gioventù, droga, provincia, città italiane ed europee, letteratura, cultura, amore, sesso: tutto trattato con un occhio incredibilmente attento, sensibile, mai banale; con una scrittura ricca, talvolta anche articolata, ma al contempo scorrevole e mai volutamente sborona.

    Una mente superiore, uno sguardo unico e aperto: un narratore "di provincia" che era in realtà un intellettuale di ampissimo respiro.

    Forse uno dei nostri ultimi grandi classici.

    Assolutamente da leggere se si ama Tondelli.

    ha scritto il 

  • 0

    "Incontrò tante persone e ognuna riuscì a parlare alla sua immaginazione"

    Di Tondelli apprezzo soprattutto lo spirito generoso, la pulizia dello sguardo (perché in T. la predilezione, naturalissima poiché umana, per certi scrittori, come Isherwood, Fitzgerald e Kerouac, per certi luoghi, per certi cantanti, Buckley su tutti, o, più in generale, per certi artisti, non d ...continua

    Di Tondelli apprezzo soprattutto lo spirito generoso, la pulizia dello sguardo (perché in T. la predilezione, naturalissima poiché umana, per certi scrittori, come Isherwood, Fitzgerald e Kerouac, per certi luoghi, per certi cantanti, Buckley su tutti, o, più in generale, per certi artisti, non diviene mai faziosa parzialità), l'inesausta curiosità, la felice tendenza ad una malinconica e frequente (nel timore, forse, che ogni passo compiuto possa cancellare/sporcare il segno di quello precedente, T. guarda costantemente indietro. Eppure il suo guardare all'indietro è particolarmente prezioso poiché, lungi dal toccare deprimenti derive passatiste, diventa un modo per preservare il ricordo, per aiutarci a capire il cammino percorso) introspezione.
    E mentre apprezzo e sorrido tra piccole e serene lacrime di commozione, trovo difficile tenere a bada una certa nostalgia. Quella stessa nostalgia che mi fa sentire quanto ci sarebbe bisogno, oggi, di una voce come quella di Tondelli, ovvero della voce di un ragazzo che ebbe il coraggio di combattere quasi sempre (poiché aveva bisogno anche lui, ogni tanto, di ritirarsi in uno spazio privato ed inaccessibile, in una camera separata dove la forza dei pensieri non fosse turbata dai suoni, dalle luci delle discoteche) in prima linea, di un uomo-scrittore che seppe vivere e viaggiare e mangiare, non solo cibo, ma anche e soprattutto arte, e digerire per poi restituire a noi tutto quello che aveva visto e vissuto filtrato dalla sua sensibilità.
    Bellissimo lo scritto Quel ragazzo..., nel quale T. rievoca la propria giovinezza.
    Straordinari i ricordi dei viaggi (Berlino, Londra, Amsterdam) e le impressioni, tenere ma affatto campanilistiche, sulla sua terra d'origine, l'Emilia.

    ha scritto il 

  • 5

    cronache di o un we?

    Grande libro. Una raccolta di scritti: a volte lunghe e splendide recensioni, altre narrazioni sublimi e suadenti. Tondelli scorre gli anni 80 e ti sembra di viverli, anche se non c'eri.

    ha scritto il 

  • 3

    " quando si viaggia soli ci si sente ridicoli e disarmati. la solitudine si fa sentire non tanto nel bisogno di qualcuno, ma nelle piccole manovre quotidiane che diventano difficoltose e stancanti, quasi impossibili. essere in treno e dover abbandonare il bagaglio per raggiungere la toilette; asp ...continua

    " quando si viaggia soli ci si sente ridicoli e disarmati. la solitudine si fa sentire non tanto nel bisogno di qualcuno, ma nelle piccole manovre quotidiane che diventano difficoltose e stancanti, quasi impossibili. essere in treno e dover abbandonare il bagaglio per raggiungere la toilette; aspettare in aeroporto e lasciare il carrello con la valigia, lo zaino, la macchina fotografica, il walkman, le penne stilografiche, i quaderni del diario, per riuscire a telefonare, sedersi in un ristorante, entrare nel chiosco per comprare le sigarette... solamente in questo, viaggiando, mi sento solo. nient'altro. "

    ha scritto il 

  • 5

    Sul numero 187 della rivista “una città”, è stata pubblicata un’intervista a Nadia Urbinati, che potrebbe essere usata come chiave di lettura per Weekend postmoderno. In particolare di quei capitoli dove Tondelli cerca di indagare lo stato giovanile degli anni 80’. Urbinati, citando le teorie d ...continua

    Sul numero 187 della rivista “una città”, è stata pubblicata un’intervista a Nadia Urbinati, che potrebbe essere usata come chiave di lettura per Weekend postmoderno. In particolare di quei capitoli dove Tondelli cerca di indagare lo stato giovanile degli anni 80’. Urbinati, citando le teorie di Tocqueville, ipotizza una lettura ciclica della fasi storiche, in cui si alternano momenti di contestazione ad altri cosiddetti organici: nei primi gli intellettuali si pongono come portavoce delle istanze popolari facendosi precursori di nuove ideologie e nuove esigenze sociali. A questa fase, ne segue un’altra in cui le principali richieste dei movimenti contestatori vengono accolte e le teorie elaborate dagli intellettuali vengono integrate nel senso comune della popolazione. In questo momento, i concetti, spesso molto profondi vengono appiattiti, quasi banalizzati per essere assimilati dall’intera stratigrafia sociale. Questa lettura si potrebbe facilmente adattare agli anni 80, che insieme ai 90’ rappresentano un ciclo organico preceduto e seguito dalle contestazioni dei 60-70 e da quelle odierne.
    Questa è un’ottica doppiamente efficace per leggere weekend postmoderno, in primo luogo per inquadrare la figura intellettuale di Tondelli ed in secondo per riflettere sul mondo giovanile che ama raccontare.
    Tondelli indaga il mondo giovanile, senza sterili condanne di comportamenti che non condivide, ma cercando sempre di andare a fondo fino a capire gli stai d’animo, e le motivazioni che animano le masse non fermandosi agli aspetti più banali. Innanzi tutto si accorge che il mondo giovanile non è più, se mai lo fosse stato, un blocco unico e compatto, ma un poliedro dalle mille sfaccettature che cambia rapido nello spazio di pochi anni. Gli anni postmoderni, gli anni che in campo artistico, ci hanno regalato citazioni spregiudicate, decontestualizzate e provocatorie, si rispecchiano anche nella tendenze che suddividono i giovani in gruppi di appartenenza basati su look strambi e comportamenti stravaganti. Tondelli registra tutto puntigliosamente, dai costumi ai comportamenti, ai consumi, non fermandosi mai alle sole apparenze ma indagando in profondità dando spazio, mediante il progetto under 25, ai pensieri delle nuove generazioni.
    E proprio il progetto under 25 è emblematico della duttilità intellettuale che permette all’autore di accostare con grande naturalezza temi “alti” ad aspetti di cultura popolare(come un progetto letterario paragonato ad una rappresentativa giovanile di undici calciatori). In un epoca in cui il relativismo impera ed il postmoderno sancisce l’equivalenza di tutte le ideologie, nell’ epoca delle infinite citazioni e reinterpretazioni, Tondelli si distingue per la serietà con cui affronta tutte le tematiche in modo mai banale, che si tratti di recensire un fumetto o un romanzo, che effettui un reportage di viaggio da Ibiza o da Vienna, il suo sguardo mantiene sempre la stessa attenzione. Ed è forse questa l’unica forma di autorità culturale riscontrabile nel postmoderno: prendere in considerazione tutto, senza esclusioni e riflettere profondamente su ogni fenomeno, dai più popolari a quelli meno comuni.

    ha scritto il 

  • 4

    POSTMODERNO PERMANENTE

    Tondelli è un osservatore privilegiato, poiché essendo nato nel '55 può fare una cronaca degli anni '80 senza dimenticare gli anni '60 e '70, e quindi da un lato capta acutamente i cambiamenti in atto e dall'altro non tralascia scorie e residui dei decenni passati, così da formare un quadro abbas ...continua

    Tondelli è un osservatore privilegiato, poiché essendo nato nel '55 può fare una cronaca degli anni '80 senza dimenticare gli anni '60 e '70, e quindi da un lato capta acutamente i cambiamenti in atto e dall'altro non tralascia scorie e residui dei decenni passati, così da formare un quadro abbastanza completo di quel decennio postmoderno in cui una mutata concezione del tempo (acceleratosi notevolmente), un nuovo quadro socio-antropologico frammentario ed una progressiva deideologizzazione e reificazione degli individui sono balzati agli onori delle cronache tondelliane, appunto, e ancora oggi sono i tratti principali di una realtà che permane "postmoderna" (nonostante qualcuno abbia azzardato nuove definizioni).

    ha scritto il 

  • 4

    Enciclopedia, opera di costume, critica letteraria e metaletteratura; critica musicale, storia dell'arte, diario di viaggio e canto alla propria terra. Sugli anni '80.
    Cos'altro manca?

    Ah, ecco: gli manca la pretesa di ergersi a cronista ufficiale dei suoi tempi. C'è, invece, quel to ...continua

    Enciclopedia, opera di costume, critica letteraria e metaletteratura; critica musicale, storia dell'arte, diario di viaggio e canto alla propria terra. Sugli anni '80.
    Cos'altro manca?

    Ah, ecco: gli manca la pretesa di ergersi a cronista ufficiale dei suoi tempi. C'è, invece, quel tono prorompente e leggero, accorato e malinconico ma né sciocco né buio; ci sono quei toni intimistici ma universali che fanno di Tondelli uno scrittore, un animo, un respiro di un altro livello. Tutto suo, e un po' nostro.

    ha scritto il