Una Solitud Massa Sorollosa

Per

Editor: Edicions 62

4.2
(3945)

Language: Català | Number of Pàgines: 120 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) Chi traditional , English , French , Italian , Galego , Spanish , German , Polish

Isbn-10: 8429729879 | Isbn-13: 9788429729870 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

Do you like Una Solitud Massa Sorollosa ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Registra't gratis
Descripció del llibre
Sorting by
  • 5

    • La parola che detesto

    " In realtà non leggo, infilo una bella frase in un beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finchè quell'idea mi si scioglie dentro..."
    ( Bo ...continua

    " In realtà non leggo, infilo una bella frase in un beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finchè quell'idea mi si scioglie dentro..."
    ( Bohumil Hrabal/ Una solitudine troppo rumorosa )

    Questo libriccino di sole 88 pagine è stato per me uno di quegli incontri che ti fulminano sulla via di Damasco.
    Racconta la storia di Hanta e del suo umile, alienante lavoro, quello di pressatore di carta. Hanta lavora in un magazzino sotterraneo, nero umido e triste, ma alzando gli occhi, la sera, riesce a vedere le stelle.
    Salva tanti libri dalla pressa, Hanta, e legge, legge, legge.
    Potrebbe essere un infelice, Hanta, e invece riesce a fare del suo lavoro un'opera d'arte; ne riscatta la mediocrità e la ripetitività grazie alle immagini dei libri che recupera e salva creando, con le balle di carta pressata, meravigliose strutture.

    C'è in questo romanzo tanta di quella poesia, tanto di quell'amore verso la vita e tanta humana pietas per ogni creatura, anche per i topolini che rischiano di essere schiacciati nella pressa, persino verso le mosche che si attaccano alla carta moschicida e non riescono a fuggire, da riconciliare a lungo con il mondo.
    Qui il mio commento al libro.
    Consigliatissimo.

    “Per trentacinque anni ho lavorato alla pressa della carta”. Sono insieme l’incipit e il mantra – lamento funebre o elegiaco – che Hanta, il protagonista, ripete più e più volte perforando con queste parole il romanzo, lo deflora con ostinazione dolorosa, arriva sotto i piedi di noi lettori smarriti, arriva sino alle cloache di Praga, dove si ode lo scroscio delle acque di scarico, il rodimento della carne dei clan di surmolotti che si combattono una lotta infinita e insensata, e infine arriva proprio qui, dritto nella pancia di me lettore

    sono questo topolino minuscolo che ti attacca disperato, con tutta la forza del suo corpicino ti attacca, ti morde la suola umida e forse vuole ferirti o forse ucciderti, perché in nessun luogo del magazzino c’è più carta, tu hai levato tutta la carta, è il tuo lavoro, è da trentacinque anni che pressi carta ed è la tua love-story, e io adesso muoio di freddo e ti attacco, e sento la tua mano tenera che mi sposta, avverto nelle dita la tua immensa compassione verso tutte le creature che soffrono senza motivo, e non c’è speranza di salvezza, perché i cieli non sono umani

    sono questa mosca carnivora che si aggrappa al sangue secco della carta proveniente dal macello, e finirò nella pressa perché sono incapace di staccarmi dalla carta imbrattata, e lascerò la mia impronta blu cobalto e oro e verde smeraldo – la mia povera inutile impronta di creatura stolida – che tu osservi srotolando per me i grani della tua personalissima pietas

    sono le ossa di tua madre, quelle rimaste integre dopo la cremazione, che l’impiegato mette nel macinino per triturarle bene, e poi finalmente te le consegna nell’urna

    sono i nastri sventolanti di Marcinka mentre balla felice una polka con te, questi nastri sporchi di escrementi che spruzzano merda sui ballerini attorno, e lei non lo sa, lei ha avuto un bisogno corporale e non si è accorta di essersi imbrattata i lunghi nastri dei suoi escrementi, e adesso balla felice

    sono tuo zio e la sua cabina di ferroviere, sono questo corpo ritrovato cadavere dopo quindici giorni, spalmato sul pavimento come un camembert, i capelli rossi incrostati nel linoleum, tu sei venuto con la tua pala di lavoro e hai disincrostato tutta la cabina, e intanto ti ricordavi di come ti volevo bene mentre ti allontanavi dalla festa perché nessuno si era occupato di te, e hai alzato lo sguardo e mi hai visto con la mano levata nel saluto, perché mai per un attimo ti avevo lasciato solo con lo sguardo per dirti io ti vedo, io ti voglio bene

    sono questo cielo stellato che osservi dal buco del magazzino, così alto sopra di te, sono questo cielo non umano, senza compassione, sono Gesù e Laozi e Kant che ti vengono a trovare al lavoro quando sei già al quinto boccale di birra, si siedono sulle scale e osservano le zingare

    sono la tua pressa nella quale metti prima una gamba e poi l’altra, e poi tutto dentro, tutto rannicchiato, schiacci il bottone verde

    sono un lettore. Io lettore sfinita da tanta bellezza mentre mi aggrappo a te per accompagnarti nel volo, e mentre insieme aspettiamo l’urto sento la tua immensa pietas anche per me, e sorrido candidamente, perché non ha più importanza sei i cieli sopra di noi non sono umani.
    Noi siamo già nel cuore del paradiso terrestre.
    ******************************************************************
    Detesto dire capolavoro, ma, per me, questo libretto lo è stato.

    dit a 

  • 1

    Una lettura faticosa, che lascia in bocca un sapore amaro. Sono comunque arrivata alla fine, destreggiandomi tra una punteggiatura quasi inesistente e una sensazione fastidiosa di qualcosa di indefini ...continua

    Una lettura faticosa, che lascia in bocca un sapore amaro. Sono comunque arrivata alla fine, destreggiandomi tra una punteggiatura quasi inesistente e una sensazione fastidiosa di qualcosa di indefinibile che ti si appiccica addosso. No, decisamente non mi ha conquistato.

    dit a 

  • 4

    在心情很繁雜的一段期間讀了這本書,被故事裡這個打包工的壓抑但又充滿智慧、憤世嫉俗與短暫快樂的矛盾生活給壓得喘不過氣來。老實說這並不是非常愉快的一次閱讀,故事裡時而過長的篇幅(常常一段就兩頁多)與漢加充滿人生哲理的自我辯論看得偶有心浮氣躁,到最後結局時竟有種同主人翁一同鬆了一大口氣的感覺...儘管如此,還是蠻喜歡這本書的

    dit a 

  • 5

    Oh Rhett, vogliono farci smettere di pensare!

    Francamente me ne infischio.
    Si dice così, no?
    Anzi no, ora si dice "magari! Il mio problema è che penso troppo".
    No, il problema è che si pensa male. Perché il pensiero, quello sano-innovativo-ma anc ...continua

    Francamente me ne infischio.
    Si dice così, no?
    Anzi no, ora si dice "magari! Il mio problema è che penso troppo".
    No, il problema è che si pensa male. Perché il pensiero, quello sano-innovativo-ma anche nostalgico va stimolato poiché arricchisce e non è mai troppo e solo così non saremo mai soli.

    Detto questo (che non so quanto c'entri con il libro, ma per me c'entra e tuttavia è bene prendere con le pinze le mie parole perché non sono una critica e di norma mi colloco anche al di sotto della scala media evolutiva per il mio vivere di pancia metà della vita, pur essendo dotata di parte razionale) aggiungo:
    è un piccolo capolavoro poetico e filosofico questo libricino di Hrabal.
    Hanta lavora da 35 anni ad una pressa da macero della carta in un magazzino sotterraneo e salva dalla distruzione opere preziose che tiene per sè, invadendo lo spazio vitale della sua casa, o che dona al filosofo o al sacerdote. Egli rappresenta lo scrittore - il poeta, come viene spiegato nel testo - io preferirei dire l'artista che trasforma un processo meccanico,quel creare parallelepipedi di carta macerata, in un atto creativo e lo fa inserendo un libro - non carta straccia, ma parole di valore intellettuale altissimo - in ogni blocco-parallelepipedo e rivestendolo con stampe di Van Gogh, Rembrandt, etc.
    Nella pressa finiscono anche topi, oh se ne è pieno quel posto, e insetti di vario tipo quando giungono carichi di carta intrisa di sangue dalle macellerie.
    L'arte, la poesia, la filosofia salvificano anche il marciume peggiore.
    Intanto fuori il mondo sta cambiando, bisogna produrre di più e la vecchia pressa è stata sostituita da un nuovo modello avanzato che da sola lavora come 5 del passato e c'è una giovane equipe preparata per farla funzionare e Hanta si sente smarrito in questo cambiamento.
    Ma non è questo il punto. E non è solo questo il non-punto.
    Mancano diversi altri pezzi per completare il puzzle e merita che ognuno se lo costruisca da sè.

    "Attraverso i libri e dai libri ho appreso che i cieli non sono affatto umani e che un uomo che sa pensare, anche lui non è umano, non che non lo voglia, ma ciò contrasta col giusto modo di pensare."
    "(..) ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so."
    "(..) perché io mi posso permettere quel lusso di essere abbandonato, anche se io abbandonato non sono mai, io sono soltanto solo per poter vivere in una solitudine popolata di pensieri, perché io sono un po' uno spaccone dell'infinito e dell'eternità e l'Infinito e l'Eternità forse hanno un debole per le persone come me."
    "..così compresi che al mondo non dipende proprio nulla da come le cose finiscono, ma tutto è soltanto desiderio, volere, anelito.."

    dit a 

  • 5

    Il contrario del mio sogno

    “Appoggiato al banco della vetrina aperta nel buffè della Birreria nera bevo le dieci gradi di Popovice, mi dico, da questo momento, amico, devi essere solo in tutto, devi costringerti da solo ad anda ...continua

    “Appoggiato al banco della vetrina aperta nel buffè della Birreria nera bevo le dieci gradi di Popovice, mi dico, da questo momento, amico, devi essere solo in tutto, devi costringerti da solo ad andare fra la gente, devi divertirti da solo, devi far teatro da solo, finché non abbandonerai te stesso da solo, perché da ora circolano solo circonferenze malinconiche, e così vai avanti e contemporaneamente torni indietro, sì, il progressus ad originem è il regressum ad futurum, il tuo cervello non è nulla più che pensieri pressati da una pressa meccanica”.

    Per Hrabal scrivere è trascrivere il mondo, sé e gli altri: tra poesia, oralità e scrittura prende corpo un testo teneramente barbaro, intransigente nella dotta ignoranza, mistico per la sua sensibilità cruda e crudele. Tra presente inesistente, passato minaccioso e futuro conosciuto, la narrazione parlata si alterna e si mescola alle immagini evocate, su uno sfondo surreale e corporeo che richiama Kafka e Hasek, così come dialoga con la filosofia di Gesù e Lao Tze (“soltanto quando veniamo schiacciati esprimiamo il meglio di noi”). Una sorpresa che nasce dalla fluida diversità del pensiero e dall'impietosa frammentarietà del reale, comunica un sistema di emozioni e esperienze che è accesso agli inferi e trama verso l'eterno. Bohumil Hrabal è essenziale scrittore e uomo dai mille mestieri: magazziniere, operaio in una fabbrica di birra, copista, ferroviere, commesso viaggiatore, teatrante, imballatore di carta da macero come il suo protagonista. Hanta vive di amori subconsci, necrotici e decomposti, sempre in metamorfosi tra vita e morte, che si “pensano vedendo” nel sottosuolo animato da esseri malinconici e repellenti. Spaventoso e imprevedibile questo racconto, con un simbolismo poetico sottoposto a inesorabile distruzione, con presenze angeliche e demoniache che circondano una miracolosa e misteriosa incapacità alla vita: attraverso i libri e dai libri ho appreso che i cieli non sono affatto umani e che un uomo che sa pensare, anche lui non è umano, non che non lo voglia, ma ciò contrasta col giusto modo di pensare. Così circolare l'angoscia inscena e istruisce la sua sentenziosa e involontaria conclusione.

    dit a 

  • 0

    Sul sottilissimo e pesantissimo libro di Bohumil Hrabal...

    ...ancora non sono in grado di dare un parere: è stata una lettura faticosa e la mancanza di punteggiatura mi ha fatto perdere più e più volte, mi rendo conto però che non c'era modo più giusto per d ...continua

    ...ancora non sono in grado di dare un parere: è stata una lettura faticosa e la mancanza di punteggiatura mi ha fatto perdere più e più volte, mi rendo conto però che non c'era modo più giusto per dare quella sensazione di parole vomitate da un ubriaco.. e dunque ho faticato sì a leggere (e molto anche), ma allo stesso tempo sono stata affascinata da quel suo stile così particolare. Alcune parti poi sono poesia pura e da tutto il libro trasuda un tale amore per la letteratura che non si può non amare di riflesso questa sua troppo troppo rumorosa solitudine. Se fosse durato però anche solo 30 pagine in più non escludo affatto che lo avrei abbandonato. Quindi, ecco, non riesco a dire se mi sia piaciuto o meno. Probabilmente lo devo far fermentare un po'.

    dit a 

  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    4

    Hanta has been compressing old books for 35 years, and compressing millennia of wisdom into his brain. He is regarded as an old fool, but one who readily quotes Socrates, Lao-tze and Kant. Despite his ...continua

    Hanta has been compressing old books for 35 years, and compressing millennia of wisdom into his brain. He is regarded as an old fool, but one who readily quotes Socrates, Lao-tze and Kant. Despite his wealth of knowledge, or because of his excess of knowledge, he is unable to transition to a new era where machines and youthfulness and naivety rule. Perhaps he is too set in his old ways; perhaps he dreads the fact that no more books will come his way; perhaps he is afraid of losing his heavily populated solitude - he decides to take the ultimate way out, to go the way his books go.

    "...I just stood there humiliated, stressed and strained, knowing all at once, knowing body and soul, that I'd never be able to adapt; I was in the same position as the monks who, when they learned that Copernicus had discovered a new set of cosmic laws and that the earth was no longer the center of the universe, committed mass suicide, unable to imagine a universe different from the one they had lived in and by up to then." (p.78)

    Some more of my favourite lines:

    "Because when I read, I don't really read; I pop a beautiful sentence into my mouth and suck it like a fruit drop, or I sip it like a liqueur until the thought dissolves in me like alcohol, infusing brain and heart and coursing on through the veins to the root of each blood vessel." (p.1)

    "I can be by myself because I'm never lonely, I'm simply alone, living in my heavily populated solitude, a harum-scarum of infinity and eternity, and Infinity and Eternity seem to take a liking to the likes of me." (p.9)

    dit a 

Sorting by