Una Solitud Massa Sorollosa

Per

Editor: Edicions 62

4.2
(4005)

Language: Català | Number of Pàgines: 120 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) Chi traditional , English , French , Italian , Galego , Spanish , German , Polish

Isbn-10: 8429729879 | Isbn-13: 9788429729870 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descripció del llibre
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  • 3

    romanzo del sottosuolo, come viene anche definito nella postfazione.ammetto di aver saltato qualche passaggio che indugiava nella vita sotterranea in compagnia dei topi ma la scrittura è veramente st ...continua

    romanzo del sottosuolo, come viene anche definito nella postfazione.ammetto di aver saltato qualche passaggio che indugiava nella vita sotterranea in compagnia dei topi ma la scrittura è veramente stupefacente, sa coniugare ironia ed angoscia. cupo ma bello questo personaggio che si nutre di libri da distruggere, che si identifica con il suo umile lavoro ed allo stesso tempo si eleva al pensiero filosofico.

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  • 0

    Kafkiano

    Ma senza essere Kafka.
    Hrabal è un discreto artigiano che ha maneggiato una storia potenzialmente interessante.
    Di una bellezza struggente il titolo del libro, però.

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  • 5

    Semplicemente meraviglioso e unico. Coinvolgente al punto che tu sei il protagonista e cerchi, leggi, parli, annusi l'odore della carta, salvi, ordini e impili il sapere e sai che non riuscirai mai a ...continua

    Semplicemente meraviglioso e unico. Coinvolgente al punto che tu sei il protagonista e cerchi, leggi, parli, annusi l'odore della carta, salvi, ordini e impili il sapere e sai che non riuscirai mai a metterlo tutto in ordine. Sullo sfondo una Praga sempre magica.

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  • 5

    Leggi un libro così e sai che quella follia è proprio la tua... E pensi di essere tu il protagonista, riconosci tutte le sue incapacità, le paure. Riconosci il bisogno di startene chiuso nel tuo immag ...continua

    Leggi un libro così e sai che quella follia è proprio la tua... E pensi di essere tu il protagonista, riconosci tutte le sue incapacità, le paure. Riconosci il bisogno di startene chiuso nel tuo immaginifico e solitario mondo, la propensione per ciò che ti emoziona ma che quando è fuori da te non sai afferrare e condividere. E non ti bastano i tanti libri accalcati sugli scaffali della tua camera da letto, che ti circondano e stanno poco sopra la tua testa mentre dormi la notte, e potrebbero crollarti addosso da un momento all'altro, beatamente soffocandoti.
    Gli scrittoti Cechi..., che bella invenzione... Bisognerebbe conoscerli meglio.

    http://youtu.be/FKPqNHm-pVg

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  • 4

    Difficile recensire quest'opera che, come dice il traduttore Sergio Corduas, "non romanzo e non poesia, è strano, senza che ciò disturbi la lettura. Il protagonista vede come qualche accadimento fisic ...continua

    Difficile recensire quest'opera che, come dice il traduttore Sergio Corduas, "non romanzo e non poesia, è strano, senza che ciò disturbi la lettura. Il protagonista vede come qualche accadimento fisico o psichico si produce. Non è scrittore pensante, è scrittore vedente." Che altro potrei aggiungere? Ho notato delle influenze Joyciane e Kafkiane. Quindi ve lo straconsiglio.

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  • 3

    Di questo libro si dice che sia il capolavoro di Hrabal.... E' il flusso di coscienza (o qualcosa di simile...) di un ubriaco. Insopportabile per me in quasi tutte le pagine e tuttavia con alcune perl ...continua

    Di questo libro si dice che sia il capolavoro di Hrabal.... E' il flusso di coscienza (o qualcosa di simile...) di un ubriaco. Insopportabile per me in quasi tutte le pagine e tuttavia con alcune perle preziose sparse qua e la per cui vale senz'altro la pena di leggerlo.

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  • 5

    Ricchezza

    Della scrittura incredibile e magistrale non è necessario che io parli, Hrabal si presenta da sé.
    Delle cose che invece vi ho trovato, di questo sì parlo volentieri.
    Il ritmo ossessivo del racconto ri ...continua

    Della scrittura incredibile e magistrale non è necessario che io parli, Hrabal si presenta da sé.
    Delle cose che invece vi ho trovato, di questo sì parlo volentieri.
    Il ritmo ossessivo del racconto ricalca i movimenti ripetitivi e reiterativi della pressa meccanica indiscussa co-protagonista della solitudine di Hanta eppure, a ogni ripetizione, qualcosa si aggiunge e si forma così la trama del racconto, passo dopo passo, un piccolo fatto dopo l'altro, un ricordo dopo l'altro, un desiderio dopo l'altro.
    Ogni ripetizione, all'apparenza identica alla precedente, non è mai in realtà un calco, è piuttosto il ribadire un punto di partenza, è l'anima, la nervatura della vita di Hanta, esattamente come il movimento della pressa, scandito dai bottoni verde e rosso, porta in sé, nella sua potenza distruttrice, il senso vitale che crea storie e omaggi ed eterna conservazione di pensieri e parole.
    Un libro poetico, drammatico, lirico la cui densa anima si offre a noi come la perla splendente e preziosa racchiusa in una grigia, coriacea conchiglia.

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  • 5

    Nè un romanzo, nè un racconto, nè un saggio, questo libro resta sospeso in una dimensione letteraria tutta sua.
    Non è certo una lettura facile o immediata, ma la profondità della scrittura, a tratti d ...continua

    Nè un romanzo, nè un racconto, nè un saggio, questo libro resta sospeso in una dimensione letteraria tutta sua.
    Non è certo una lettura facile o immediata, ma la profondità della scrittura, a tratti divertita, ne fa a mio avviso un capolavoro.

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  • 3

    Sembra un titolo pessoano, un ossimoro simbolo della crisi d'identità dell'uomo moderno.
    Trentacinque anni - una vita - passati in compagnia della pressa per carta da macero, spingendo il bottone verd ...continua

    Sembra un titolo pessoano, un ossimoro simbolo della crisi d'identità dell'uomo moderno.
    Trentacinque anni - una vita - passati in compagnia della pressa per carta da macero, spingendo il bottone verde o quello rosso come a esercitare lo ius vitae necisque su quella che per molti è solo carta, ma per lui è la ragione di vita. Il suo compito è quello di triturare i libri come fossero ossa umane e decretandone la fine, come il crematorio aveva cancellato i resti di sua madre.
    Compito difficile, impossibile agli occhi di chi ama i libri, e proprio per questo ancora più apprezzabile, per la comprensibile fatica di liberarsi di un oggetto tanto importante, portando con sé solo l'essenziale: istruendosi contro la sua volontà, sorseggiando ogni libro, ogni frase, finché non entra a far parte del suo sangue e delle sue viscere, bevendo per non dormire mai più, per sentire il tremito della lettura.

    «Io mi posso permettere quel lusso di essere abbandonato, anche se io abbandonato non sono mai, io sono soltanto solo per poter vivere in una solitudine popolata di pensieri, perché io sono un po' spaccone dell'infinito e dell'eternità e l'Infinito e l'Eternità forse hanno un debole per le persone come me.»

    La solitudine di Hanta ha luogo nel sottosuolo di Praga, dove egli si astrae totalmente da ciò che lo circonda; tuttavia, la sua condizione non è vissuta come un abbandono, bensì come un momento di confronto e di dialogo con tutti quei nomi che popolano la sua solitudine: da Kant a Laozi, da Van Gogh a Hölderin, fino alle mosche carnarie, simbolo della putrefazione, che abitano la carta vecchia e marcia.
    Eros e Thanatos sono, ancora una volta, indissolubili: da un lato, la dedizione verso la cultura, le cure amorevoli con cui Hanta imprigiona le idee dentro parallelepipedi perfetti e armonici; dall'altro la decadenza, la perdita di valore di un oggetto che sta diventando una merce come un'altra, soggetta ai ritmi del sistema capitalistico.
    Sono anni cruciali per la città di Praga, anni che determineranno il passaggio alla società contemporanea, la società del consumismo. Hanta in questo contesto si configura come una vox clamantis in deserto, è l'unico a combattere il cambiamento che sconvolgerà tutti gli equilibri; ma la velocità degli eventi è inarrestabile e il processo distruttivo è già in atto.
    Presto delle presse idrauliche moderne, che lavorano molto più velocemente di quella di Hanta, e un personale recettivo ed efficiente - oltre che totalmente disinteressato ai titoli, ai nomi e alle idee che distrugge - renderanno totalmente inutili gli sforzi, gli studi, e anche l'intera vita sacrificata in difesa di un ideale che non c'è più. Perfino la vecchia pressa, il cui funzionamento altalenante sembrava averne decretato l'imminente fine, tradisce Hanta, dimostrandosi ancora valida nelle mani dei nuovi operai.

    «Lavorano tranquillamente e continuano a strapucchiare il nucleo dei libri dalle copertine e gettano le pagine inorridite e ritte dall'orrore sul nastro trasportatore, con indifferenza e tranquillamente, senza vivere tutto quel che un libro del genere significa, qualcuno ha pur dovuto scrivere quel libro, qualcuno l'ha dovuto correggere, qualcuno l'ha dovuto leggere, qualcuno l'ha dovuto illustrare, qualcuno l'ha dovuto comporre, qualcuno l'ha dovuto refusare, e qualcuno l'ha dovuto di nuovo ricomporre (...) e qualcuno ha dovuto decidere di quel libro che non è da leggersi, qualcuno ha dovuto condannare il libro e dare l'ordine che andasse al macero...»

    Il sogno di una vita viene sacrificato in nome della società, dove il singolo non è altro che un numero, infinitamente piccolo e insignificante rispetto alla maggioranza. A vincere è l'ideale faustiano, che si contrappone a quello apollineo dell'armonia e dell'equilibrio.

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