Una banda di idioti

Di

Editore: Marcos y Marcos (Gli alianti; 54)

4.0
(2712)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 431 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Catalano , Danese , Portoghese , Galego , Ceco

Isbn-10: 8871682211 | Isbn-13: 9788871682211 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luciana Bianciardi ; Prefazione: Stefano Benni

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
La "Banda" è ambientato nella città natale di Toole, New Orleans, e raccontala storia di Ignatius O'Reilly, un personaggio definito da Walker Parcy "senza alcun precedente nella storia della letteratura mondiale". Ignatius, grasso e indolente giovane uomo di talento, laureato in filosofia medievale, se la prende con tutto e con tutti. Accusa il mondo intero di buttare nella spazzatura una vita fatta di TV, musica inascoltabile e fesserie varie.Senonché trascorre lui stesso gran parte della giornata in questo modo. Si ritiene un genio, ma non riesce a produrre nulla di convincente, se non pasticci. La madre lo salva in svariate situazioni, finché un giorno viene arrestato in stato di ubriachezza, e lei cerca di ricoverarlo...
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  • 2

    Mi avevano detto: fa morire dal ridere.
    Morire no, ma è abbastanza divertente.
    Eppure, arrivata a metà, mi sono chiesta: ma a me cosa me ne frega delle vicende di questi idioti?
    Niente da fare, non mi ...continua

    Mi avevano detto: fa morire dal ridere.
    Morire no, ma è abbastanza divertente.
    Eppure, arrivata a metà, mi sono chiesta: ma a me cosa me ne frega delle vicende di questi idioti?
    Niente da fare, non mi ha preso.

    ha scritto il 

  • 0

    Una banda di balordi

    La parola capolavoro, oggigiorno abusata in molti campi, è stata usata anche per definire questo libro. Non capisco bene come si creino queste leggende, o come possa un editore, pur dovendo supportare ...continua

    La parola capolavoro, oggigiorno abusata in molti campi, è stata usata anche per definire questo libro. Non capisco bene come si creino queste leggende, o come possa un editore, pur dovendo supportare le proprie creature, puntare su questo tipo di così ambiziosa forma pubblicitaria.
    "lo lessi fino in fondo. All'inizio con l'acuta sensazione che non fosse abbastanza brutto da consentirmi di smettere, poi con una punta di interesse e via via sempre con maggior emozione, che sfociò alla fine in incredulità: non era possibile che fosse così valido". Questo c'è scritto nella prefazione originaria - ho letto la prima edizione del 1998.
    Ebbene, non è abbastanza brutto da smettere, sempre se si supera il primo capitolo, decisamente brutto; il personaggio di Ignatius è talmente particolare, e così surreali le scene, che ci si immerge in un mondo fantasioso e balordo riuscendo anche a ridere. Ma la storia è farraginosa e si dilunga troppo. Ci si sente via via più appesantiti, dalla mole di Ignatius, dal racconto stesso e dalla mole del libro, e si finisce per smettere, anche se il libro non sarebbe abbastanza brutto da smettere.
    A metà ho mollato, allegramente e senza rimpianti.

    ha scritto il 

  • 3

    Wow Ignatius! che fatica stare dietro alle tue rocambolesche avventure, alla tua mente che macina idee filosofiche assurde e alla tua mole decisamente troppo ingombrante.

    ha scritto il 

  • 4

    Da Eco a O'Reilly passando per New Orleans. P.S. non leggete questo libro.

    Non volete leggere questo libro. Non avete mai letto un libro così e, diciamocelo, non sentite proprio l'esigenza di scoprire che esista un libro così. Vi basti il titolo, è paradigmatico: quattro pa ...continua

    Non volete leggere questo libro. Non avete mai letto un libro così e, diciamocelo, non sentite proprio l'esigenza di scoprire che esista un libro così. Vi basti il titolo, è paradigmatico: quattro parole secche, pronunciate con astio.
    Non è infatti tra queste pagine che si può sperare di trovare buoni sentimenti, slanci filantropici ed emozioni coinvolgenti. no. proprio no. Solo qualora faceste parte di quella popolazione umana che sotto le ceneri del conformismo cova il fuoco della misantropia: allora FORSE riuscireste ad arrivare al termine di questo tomo. E attenzione ho detto FORSE e soprattutto terminare NON apprezzare.
    Per tutti i motivi che ho elencato vi prego non leggete questo libro. è infatti molto probabile che l'inatteso, il non consueto vi lascino senza punti di riferimento, vi sconvolgano e vi facciano strillare e strappare i capelli. è noioso! direte. è fastidioso! guairete. è intollerabile! vi strapperete le vesti esasperati. non ce n'è bisogno, davvero credetemi: di gente che si indigna e spara a zero è colmo il web. in questi giorni è morto Umberto Eco. Inutile starne a magnificare vita ed opere, voglio solo ricordare un suo pensiero espresso qualche tempo fa: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Magicamente le parole del grande scrittore sembrano vergate da Ignatius O’Reilly.
    Vi è infatti la stessa veemente protesta un po’ snob e un po’ scorbutica e sicuramente alquanto asociale di cui si macchia per tutte le 500 e rotti pagine del libro il protagonista. Beh un afflato tanto inatteso quanto perfetto mi rincuora.
    Per concludere io, nel mio piccolo, non posso che accodarmi a questi mastodonti dell’ortodossia culturale reiterando il mio invito: per favore non leggete questo libro.

    ha scritto il 

  • 2

    Delusione!!

    Ignatius è un personaggio davvero insopportabile ed irritante. il libro si apre bene, divertente , bel ritmo però si trastulla un pò troppo si compiace ed esagera mi da la sensazione di essere razzist ...continua

    Ignatius è un personaggio davvero insopportabile ed irritante. il libro si apre bene, divertente , bel ritmo però si trastulla un pò troppo si compiace ed esagera mi da la sensazione di essere razzista, anche se forse vuole solo essere irriverente riuscendoci solo in parte.
    I personaggi di contorno non sono male, anche se troppo ripetitive le gag soprattutto quelle della signorina trixie. Dopo il brillante inizio la lettura diventa una lunga agonia che porto avanti spinto dalla curiosità e dalla noia. ora mancano meno un 100 di pagine e si riprende.
    Concludendo il libro si legge ha diversi spunti interessanti ma complessivamente mi ha molto deluso.
    Frasi come queste escono dalle sue labbra: "Ora i piedi doloranti sono il risultato indiretto della mia coscienza sociale particolarmente sensibile"

    - " La prossima guerra potrebbe trasformarsi in un orgia collettiva"
    - La psicanalisi è peggio del comunismo

    ha scritto il 

  • 5

    "Una banda di idioti" è un carosello di vicende (tragi)comiche, divertenti e parossistiche, detto in sintesi. L'avevo capito la prima volta che l'avevo letto (per diletto; questa volta è stata per dov ...continua

    "Una banda di idioti" è un carosello di vicende (tragi)comiche, divertenti e parossistiche, detto in sintesi. L'avevo capito la prima volta che l'avevo letto (per diletto; questa volta è stata per dovere), avevo capito che avesse un valore molto più alto di quello che il mio grezzo intelletto gli dava, ma non riuscivo a capire in cosa consistesse, fino a questa rilettura.

    Ignatius J. Reilly è un protagonista non proprio originale tipologicamente, certo, ma originale nelle sue fattezze e caratteristiche antieroiche e quasi irreali. Potremmo benissimo parlare di un'apposizione alla vecchia dicotomia eroe-antieroe, rinominandolo dialetticamente: eroe antieroico. Perché Ignatius porta con sé tutta una serie di difetti, comportamenti, opinioni fastidiose, emarginanti, limitanti e infantili. Ciononostante, la sua accidia è un detonatore del destino altrui, in alcuni casi benevolo. E' un personaggio di un'antipatia e fastidio unici, esemplari. Il desiderio di prenderlo a schiaffi è quasi obbligatorio. Ma perché è una figura così inevitabile? Certamente, nasce un rapporto complementare fra Ignatius e gli idioti, e viceversa. Paradossalmente, invece, ciò che risulta ambiguo e parossistico è il fatto che Ignatius, nel suo essere completamente l'ultima persona al mondo con cui si vorrebbe avere a che fare, è un occhio critico immesso nel solito (a tratti ridondante) meccanismo di critica sociale dei tempi moderni. Le sue posizioni misogine, omofobe, irrispettose su ogni fronte, gli conferiscono anche una certa autorità del vero, attraverso la filosofia boeziana (suo filosofo e role model) di "geometria e teologia". In parole povere, se Ignatius è una persona che di civile ha poco o nulla, non meno svalorizzati sono da ritenere gli "idioti" che incappano sul suo cammino.

    Gli idioti sono delle caricature di loro stessi, comici inconsapevoli delle loro défaillances caratteriali e opinionistiche. Ogni idiota è un tipo: una vecchia che occupa un posto di lavoro da troppo tempo, un'avara "nazista", un professore ignorante, una borghese priva di obiettività, e così via... Sono ingranaggi di una perfetta macchina picaresca che, senza mai incepparsi, rendono la trama definita come un orologio svizzero: precisa e sorprendente.

    Per Ignatius la società è priva di geometria e teologia, di ordini fondamentali, pilastri del progresso. Una concezione che, tuttavia, stona, scadendo nella contraddizione. La geometria e la teologia di Ignatius sono concetti estremistici, medievali (appunto), che non permettono una maggiore oleazione della macchina, quanto una sua ossidazione. E' una concezione che trova le sue giustificazioni nella pigra sublimazione del cibo e dell'onanismo.

    "Una banda di idioti" è un picaresco comico contemporaneo con cui, ancora una volta, si avverte la decadenza dei tempi moderni, ma in modo impercettibile.

    ha scritto il 

  • 2

    Una storia molto lontana, a mio parere, da quel capolavoro declamato dall'editore e da qualche critico. Storia un po' banalotta, nonostante l'innegabile originalità del protagonista di un paio di altr ...continua

    Una storia molto lontana, a mio parere, da quel capolavoro declamato dall'editore e da qualche critico. Storia un po' banalotta, nonostante l'innegabile originalità del protagonista di un paio di altri personaggi, e soprattutto sconclusionata. Anche la traduzione non mi sembra particolarmente brillante.
    Insomma, un po' deludente.

    ha scritto il 

  • 3

    La recensione di questo libro mi risulta un pò ostica.
    L'ho trovato banale e divertente.
    Banale perchè la trama mi sembra di averla letta o vista nei film mille volte, dove il classico disadattato, gr ...continua

    La recensione di questo libro mi risulta un pò ostica.
    L'ho trovato banale e divertente.
    Banale perchè la trama mi sembra di averla letta o vista nei film mille volte, dove il classico disadattato, grazie alle sue "marachelle", riesce a sistemare o cambiare in meglio le cose.
    Ignatius, protagonista del libro, si fa odiare non per la sua visione del mondo o per le sue idee, ma per il suo caratteraccio, ogni persona che si avvicina a lui vuole, a ben ragione, allontanarsene, e grazie alla sua irresponsabilità riesce, senza saperlo, a cambiare in meglio la vita dei personaggi che hanno avuto in qualche modo a che fare con lui, (tranne della povera Myrna immagino, visto il finale) e che popolano questa commedia comica ed irriverente. Insomma, niente di nuovo come trama di base, Ignatius invece è presentato in modo originale con i suoi occhi uno giallo, uno blu, la sua mole, ed il suo modo di vestirsi, memorabili le sue filippiche su Boezio ed interessanti i suoi appunti dal diario di un ragazzo lavoratore, firmato sempre con un nome diverso. Sarebbe stato divertente seguire le avventure di Ignatius a New York, ma purtroppo l'autore ha deciso che probabilmente non ne sarebbe valsa la pena.
    Credo che tra queste pagine ci sia molto dell'autore, dei suoi pensieri o della sua vita, in modo iperbolico, c'è anche una frase a pagina 454 [..."pensa se (i miei appunti) cadessero nelle mani di mia madre e lei ci facesse un sacco di soldi. sarebbe il colmo dell'ironia!"], beh, è davvero il colmo dell'ironia visto che è stata proprio la madre dell'autore, una volta che quest'ultimo decise di impiccarsi, a trovare i manoscritti e fare in modo che venissero pubblicati; ora, un sacco di soldi magari non li ha fatti, ma di certo Toole non si era affatto sbagliato con questa inquietante predizione.
    Ps. in una recensione quì presente, un utente ha scritto che Una banda di idioti di Toole ha ricordato La scopa del sistema di DFW, beh, io penso che non ci sia alcun collegamento con quest'ultima opera

    ha scritto il 

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