Una banda di idioti

Di

Editore: Marcos y Marcos (Tredici 1/13)

4.1
(2688)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 461 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Catalano , Danese , Portoghese , Galego , Ceco

Isbn-10: 8871685601 | Isbn-13: 9788871685601 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luciana Bianciardi ; Prefazione: Stefano Benni , Walker Percy

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
Nota: Edizione speciale a tiratura limitata in occasione dei trent'anni di Marcos y Marcos.

Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui. È il principio primo che muove ogni altra idea, sogno e azione di Ignatius Reilly, uno dei massimi nemici del popolo americano di questo secolo. Immaginatevi una strana miscela fra un barbone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte grasso e un Tommaso d'Aquino perverso. Immaginatevi un gigante con baffoni e berretto verde da cacciatore che, fra giganteschi rutti e flatulenze, si vede costretto a continui attacchi contro un'America "priva di geometria e teologia". Attorno a lui, in una New Orleans trasformata in palcoscenico quasi dadaista, un coro di personaggi epici. Jones, negro in semischiavitù, la signorina Trixie, ottuagenaria sempre a caccia di prosciutti pasquali e, suo malgrado, dell'eterna giovinezza. Myrna, anarco-femminista di New York, che sfida con un serrato carteggio anima e sesso di Ignatius. Una mamma disperata, Santa Battaglia e l'agente Mancuso, pronti a consolarsi con partite di bowling. E poi, Yoghi, Rosvita e Batman, le Manifatture Levy, Gus Levy, signora e viziatissime figlie. Immaginatevi un diario del lavoratore, una summa teologica dell'assurdo, una rivolta di operai attorno a una croce eretta nell'ufficio contabilità, chilometri di archivio ridotti a zero in un minuto, un vecchio cliente umiliato senza scampo con una lettera di insolenze ineguagliabili. Prefazione di Stefano Benni.
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  • 2

    Delusione!!

    Ignatius è un personaggio davvero insopportabile ed irritante. il libro si apre bene, divertente , bel ritmo però si trastulla un pò troppo si compiace ed esagera mi da la sensazione di essere razzist ...continua

    Ignatius è un personaggio davvero insopportabile ed irritante. il libro si apre bene, divertente , bel ritmo però si trastulla un pò troppo si compiace ed esagera mi da la sensazione di essere razzista, anche se forse vuole solo essere irriverente riuscendoci solo in parte.
    I personaggi di contorno non sono male, anche se troppo ripetitive le gag soprattutto quelle della signorina trixie. Dopo il brillante inizio la lettura diventa una lunga agonia che porto avanti spinto dalla curiosità e dalla noia. ora mancano meno un 100 di pagine e si riprende.
    Concludendo il libro si legge ha diversi spunti interessanti ma complessivamente mi ha molto deluso.
    Frasi come queste escono dalle sue labbra: "Ora i piedi doloranti sono il risultato indiretto della mia coscienza sociale particolarmente sensibile"

    - " La prossima guerra potrebbe trasformarsi in un orgia collettiva"
    - La psicanalisi è peggio del comunismo

    ha scritto il 

  • 5

    "Una banda di idioti" è un carosello di vicende (tragi)comiche, divertenti e parossistiche, detto in sintesi. L'avevo capito la prima volta che l'avevo letto (per diletto; questa volta è stata per dov ...continua

    "Una banda di idioti" è un carosello di vicende (tragi)comiche, divertenti e parossistiche, detto in sintesi. L'avevo capito la prima volta che l'avevo letto (per diletto; questa volta è stata per dovere), avevo capito che avesse un valore molto più alto di quello che il mio grezzo intelletto gli dava, ma non riuscivo a capire in cosa consistesse, fino a questa rilettura.

    Ignatius J. Reilly è un protagonista non proprio originale tipologicamente, certo, ma originale nelle sue fattezze e caratteristiche antieroiche e quasi irreali. Potremmo benissimo parlare di un'apposizione alla vecchia dicotomia eroe-antieroe, rinominandolo dialetticamente: eroe antieroico. Perché Ignatius porta con sé tutta una serie di difetti, comportamenti, opinioni fastidiose, emarginanti, limitanti e infantili. Ciononostante, la sua accidia è un detonatore del destino altrui, in alcuni casi benevolo. E' un personaggio di un'antipatia e fastidio unici, esemplari. Il desiderio di prenderlo a schiaffi è quasi obbligatorio. Ma perché è una figura così inevitabile? Certamente, nasce un rapporto complementare fra Ignatius e gli idioti, e viceversa. Paradossalmente, invece, ciò che risulta ambiguo e parossistico è il fatto che Ignatius, nel suo essere completamente l'ultima persona al mondo con cui si vorrebbe avere a che fare, è un occhio critico immesso nel solito (a tratti ridondante) meccanismo di critica sociale dei tempi moderni. Le sue posizioni misogine, omofobe, irrispettose su ogni fronte, gli conferiscono anche una certa autorità del vero, attraverso la filosofia boeziana (suo filosofo e role model) di "geometria e teologia". In parole povere, se Ignatius è una persona che di civile ha poco o nulla, non meno svalorizzati sono da ritenere gli "idioti" che incappano sul suo cammino.

    Gli idioti sono delle caricature di loro stessi, comici inconsapevoli delle loro défaillances caratteriali e opinionistiche. Ogni idiota è un tipo: una vecchia che occupa un posto di lavoro da troppo tempo, un'avara "nazista", un professore ignorante, una borghese priva di obiettività, e così via... Sono ingranaggi di una perfetta macchina picaresca che, senza mai incepparsi, rendono la trama definita come un orologio svizzero: precisa e sorprendente.

    Per Ignatius la società è priva di geometria e teologia, di ordini fondamentali, pilastri del progresso. Una concezione che, tuttavia, stona, scadendo nella contraddizione. La geometria e la teologia di Ignatius sono concetti estremistici, medievali (appunto), che non permettono una maggiore oleazione della macchina, quanto una sua ossidazione. E' una concezione che trova le sue giustificazioni nella pigra sublimazione del cibo e dell'onanismo.

    "Una banda di idioti" è un picaresco comico contemporaneo con cui, ancora una volta, si avverte la decadenza dei tempi moderni, ma in modo impercettibile.

    ha scritto il 

  • 2

    Una storia molto lontana, a mio parere, da quel capolavoro declamato dall'editore e da qualche critico. Storia un po' banalotta, nonostante l'innegabile originalità del protagonista di un paio di altr ...continua

    Una storia molto lontana, a mio parere, da quel capolavoro declamato dall'editore e da qualche critico. Storia un po' banalotta, nonostante l'innegabile originalità del protagonista di un paio di altri personaggi, e soprattutto sconclusionata. Anche la traduzione non mi sembra particolarmente brillante.
    Insomma, un po' deludente.

    ha scritto il 

  • 3

    La recensione di questo libro mi risulta un pò ostica.
    L'ho trovato banale e divertente.
    Banale perchè la trama mi sembra di averla letta o vista nei film mille volte, dove il classico disadattato, gr ...continua

    La recensione di questo libro mi risulta un pò ostica.
    L'ho trovato banale e divertente.
    Banale perchè la trama mi sembra di averla letta o vista nei film mille volte, dove il classico disadattato, grazie alle sue "marachelle", riesce a sistemare o cambiare in meglio le cose.
    Ignatius, protagonista del libro, si fa odiare non per la sua visione del mondo o per le sue idee, ma per il suo caratteraccio, ogni persona che si avvicina a lui vuole, a ben ragione, allontanarsene, e grazie alla sua irresponsabilità riesce, senza saperlo, a cambiare in meglio la vita dei personaggi che hanno avuto in qualche modo a che fare con lui, (tranne della povera Myrna immagino, visto il finale) e che popolano questa commedia comica ed irriverente. Insomma, niente di nuovo come trama di base, Ignatius invece è presentato in modo originale con i suoi occhi uno giallo, uno blu, la sua mole, ed il suo modo di vestirsi, memorabili le sue filippiche su Boezio ed interessanti i suoi appunti dal diario di un ragazzo lavoratore, firmato sempre con un nome diverso. Sarebbe stato divertente seguire le avventure di Ignatius a New York, ma purtroppo l'autore ha deciso che probabilmente non ne sarebbe valsa la pena.
    Credo che tra queste pagine ci sia molto dell'autore, dei suoi pensieri o della sua vita, in modo iperbolico, c'è anche una frase a pagina 454 [..."pensa se (i miei appunti) cadessero nelle mani di mia madre e lei ci facesse un sacco di soldi. sarebbe il colmo dell'ironia!"], beh, è davvero il colmo dell'ironia visto che è stata proprio la madre dell'autore, una volta che quest'ultimo decise di impiccarsi, a trovare i manoscritti e fare in modo che venissero pubblicati; ora, un sacco di soldi magari non li ha fatti, ma di certo Toole non si era affatto sbagliato con questa inquietante predizione.
    Ps. in una recensione quì presente, un utente ha scritto che Una banda di idioti di Toole ha ricordato La scopa del sistema di DFW, beh, io penso che non ci sia alcun collegamento con quest'ultima opera

    ha scritto il 

  • 3

    Lontano dall'essere il "capolavoro" dichiarato dall'editore, ma merita lo sforzo di arrivare in fondo: i personaggi sono ben tratteggiati, la storia è intrigante, la scrittura fluida ma a tratti "inge ...continua

    Lontano dall'essere il "capolavoro" dichiarato dall'editore, ma merita lo sforzo di arrivare in fondo: i personaggi sono ben tratteggiati, la storia è intrigante, la scrittura fluida ma a tratti "ingenua", il protagonista irritante al punto da farti imprecare per la stupidità durante la lettura, ma alla fine ti ci affezioni. Però arrivare all'ultima pagina ha richiesto un certo sforzo, almeno per sapere come va a finire...

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo me il protagonista e' geniale , e' geniale la storia.
    E'' interessante la parte che parla del protagonista , poi secondo me le altre congiunture del romanzo lo rendono pesante ...
    Esempio, Jo ...continua

    Secondo me il protagonista e' geniale , e' geniale la storia.
    E'' interessante la parte che parla del protagonista , poi secondo me le altre congiunture del romanzo lo rendono pesante ...
    Esempio, John e la sua storia lo trovata poco coinvolgente .
    La storia di Myrna ci stava anche perche' e' riuscita a darci piu' nozioni sul carattere di Ignatius , interessante e affascinante , , un idealista per eccellenza , un carattere del tutto sopra le righe , se vogliamo folle ma interessante da capire .
    Ma poi .. la storia delle manufatturiere Levy , Gus , signora e figlie no du palle !
    Non nascondo certamente che e' stata una lettura che l ho tenuta tra le mani circa un mese , questo la dice tutta per quanto sia stata un po' pesante e poco scorrevole .

    Poi riporto un pezzo di una recensione che piu' di tutte trovo in linea con le mie corde di un utente (Gesu')
    Lui, Toole si e' suicidato perche' nessuno ha voluto pubblicare il suo libro quando era in vita , diciamo che per la sua frustrazione di questo fallimento ha deciso di farla finita .
    Il protagonista si trova ad avere a che fare con dei personaggi intorno a lui , la madre , il poliziotto , Myrna , il datore di lavoro , ecc ,, che lui stesso giudica un branco di idioti, si dice che lui stesso , John Kennedy Toole si sia raccontato attraverso Ignatius Really , cioe' Really non e' altro che Toole , condannato a vivere in un mondo del quale sente di non fare parte, circondato da quella banda di idioti che è la società umana: c'è il vecchio rincoglionito anticomunista, la madre possessiva e stupida, l'ex fidanzata femminista, il poliziotto ottuso e sfigato... una galleria di casi umani che metterebbe alla prova chiunque ma soprattutto lui, pigro ed iracondo studioso di storia medievale oramai convinto che tutto ciò che serva all'America sia "geometria e teologia".

    ha scritto il 

  • 1

    Benni Stefano, sei sicuro??

    Ebbene non ce l'ho fatta!
    A finirlo intendo. Già è un periodo che leggo poco, se poi mi imbatto in un libro che non mi piace manco un po'...
    Risultato: forse l'idiota del titolo sono io che non l'ho c ...continua

    Ebbene non ce l'ho fatta!
    A finirlo intendo. Già è un periodo che leggo poco, se poi mi imbatto in un libro che non mi piace manco un po'...
    Risultato: forse l'idiota del titolo sono io che non l'ho capito, forse Benni ha esagerato ad elogiarlo, forse in quarta di copertina c'è scritto "Questo libro è un capolavoro" e secondo me i capolavori sono altri e sono lontani anni luce da questo...
    Forse.
    Niente di grave, mezza stella non si può dare ma è così!

    ha scritto il 

  • 4

    Vale la pena di leggerlo

    Inizialmente mi ha lasciato spaesata. Vengono presentati una serie di personaggi evidenziandone sempre il lato astruso in una vicenda abbastanza surreale. Poi però si comincia ad afferrare il senso di ...continua

    Inizialmente mi ha lasciato spaesata. Vengono presentati una serie di personaggi evidenziandone sempre il lato astruso in una vicenda abbastanza surreale. Poi però si comincia ad afferrare il senso di tutta questa alienazione e diventa un libro davvero piacevole anzi illuminante!. Lo consiglio!

    ha scritto il 

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