Una barca nel bosco

Di

Editore: Guanda

3.6
(3144)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: A000069638 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

Ti piace Una barca nel bosco?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 0

    Niente, la Mastrocola a me non convince.
    Lessi anni fa La scuola spiegata al mio cane ed ebbi un effetto repellente. Poi su consiglio di amiche ho riprovato con questo romanzo. Che certo è tutt'altra ...continua

    Niente, la Mastrocola a me non convince.
    Lessi anni fa La scuola spiegata al mio cane ed ebbi un effetto repellente. Poi su consiglio di amiche ho riprovato con questo romanzo. Che certo è tutt'altra cosa: leggero, scorre via bene e non si può non provare simpatia per il protagonista o per l'avulso Furio. Però si avverte lo stesso quanto si sente superiore la Mastrocola. che più che narrare sale in cattedra e, invece di raccontare una storia, cerca di spiegarti come funzionano le cose ome se tu da solo non avessi nessuna possibilità di capirle.
    E poi mi stride l'affresco: quando ho iniziato a leggere ho collocato la storia più indietro nel tempo di quanto in realtà non sia. Il ragazzino è un pesce fuor d'acqua e va bene che viene da una piccola isola del sud, va bene che è figlio di un pescatore, che è povero in una scuola di ricchi ma sembra un figlio di emigrati n gli anni '60 e non uno che va al liceo nell'era della globalizzazione.
    Grande differenza di passo anche tra la prima parte e la seconda, quella dall'Università in poi, non sembrano nemmeno scritte dalla stessa persona. Giudizio sospeso su tutta la vicenda arborea, che forse sarebbe stato meglio sfrondare un po'

    ha scritto il 

  • 5

    Bello, bellissimo. Ho amato questo libro fin dalle prime pagine. L'ho sentito pian piano divorarmi mentre io stessa lo divoravo. Scorrevole, di facile lettura e molto profondo.
    "a tutti coloro che ama ...continua

    Bello, bellissimo. Ho amato questo libro fin dalle prime pagine. L'ho sentito pian piano divorarmi mentre io stessa lo divoravo. Scorrevole, di facile lettura e molto profondo.
    "a tutti coloro che amano le isole o che sono, essi stessi, un'isola"

    ha scritto il 

  • 4

    A tutti coloro che amano le isole o che sono, essi stessi, un'isola.

    "Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoe... (..)"
    (Orazio, Carpe diem)

    'Ma noi extraterrestri abbiamo altri pensieri. Ad esempio, quel nefas, come diavolo lo tr ...continua

    "Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoe... (..)"
    (Orazio, Carpe diem)

    'Ma noi extraterrestri abbiamo altri pensieri. Ad esempio, quel nefas, come diavolo lo traduco?'
    Caro Gaspare, anche a me quel 'nefas' ha fatto penare al liceo. E i professori erano sempre accaniti con quel verbo, ricordo.
    Neanche a me ha mai convinto illecito, se proprio devo dirla tutta! Suona meglio "ingiusto", sono d'accordo con te. Anche se sono molto irata in questo momento. Con tutto il rispetto per le piante e il tuo Bosco Mondo, ma perché non hai lottato per i tuoi sogni? Perché hai perso la speranza, il desiderio verso ciò in cui credevi? Non hai avuto abbastanza volontà, ti sei adattato al sistema. Ed è una cosa che io, adesso, a quest'età, non tollero. E non voglio tollerare. Non si spreca e butta un talento del genere. Come dici stesso tu, il talento o ce l'hai o non ce l'hai, non si compra. E tu ce l'avevi. Ma forse non è nemmeno colpa tua. Eri solo, un extraterrestre in un mondo alieno, e la società non premia gli extraterrestri. La società ha paura degli extraterrestri. Non capisce la loro lingua. Eri solo una barca nel bosco. Probabilmente, tra qualche anno, quando anche io forse approderò nel mondo del lavoro e mi confronterò faccia a faccia con quella che è la realtà, finirò di biasimarti ed essere irata con te.. finirò col dirti, 'Caro Felix, avevi proprio ragione tu.. le barche nel bosco non potranno mai arrivare al mare, restano immobili, inerti..' E forse costruirò anche io un mio rifugio incontaminato....

    ha scritto il 

  • 3

    28-2015

    Un libro che mi ha lasciato addosso una profonda tristezza. La prima parte sui primi anni di liceo di Gaspare Torrente, isolano trapiantato a Torino, risulta spigliata e quasi divertente, mentre sulla ...continua

    Un libro che mi ha lasciato addosso una profonda tristezza. La prima parte sui primi anni di liceo di Gaspare Torrente, isolano trapiantato a Torino, risulta spigliata e quasi divertente, mentre sulla seconda grava un totale senso di fallimento e scoramento da risultare quasi fuori luogo. Triste.

    ha scritto il 

  • 4

    da leggere

    Il libro si legge bene, la scrittura è chiara, scorrevole, non l'ho mai trovato noioso, nemmeno nella parte finale in cui la vicenda diventa un po' paradossale. Il personaggio di Gaspare Torrente è em ...continua

    Il libro si legge bene, la scrittura è chiara, scorrevole, non l'ho mai trovato noioso, nemmeno nella parte finale in cui la vicenda diventa un po' paradossale. Il personaggio di Gaspare Torrente è emblematico, egli rappresenta colui che non è in sintonia, "una barca nel bosco" come lo definisce la zia. Eppure è un ragazzino volenteroso, gli piace studiare il latino e quando arriva a Torino per frequentare il liceo, dalla sua piccola Isola del Sud, è pieno di speranze. Purtroppo arrivano presto le disillusioni: la scuola che non "decolla" mai, i primi quindici giorni spesi per facilitare l'ambientamento e l'inserimento dei nuovi studenti nella realtà scolastica, poi i programmi che non sono altro che ripetizioni di cose già fatte, poi i professori che arrivano sempre in ritardo .... poi i compagni che non lo considerano come uno di loro solo perché non segue la moda e non si comporta come loro. Gaspare, soprannominato l'extraterrestre, è costretto a trascorrere il tempo dell'intervallo attaccato ad un termosifone nel corridoio solo per darsi un contegno. E' in quei momenti che si accorge della presenza di un ragazzino che occupa il termosifone sull'altro lato del corridoio: Fulvio l'Avulso. Si avverte la tristezza di una situazione purtroppo diffusa nella scuola: la squallida omologazione in nome di una integrazione, socializzazione dell'individuo. Risultato: perdita della propria individualità, adeguamento a comportamenti stereotipati propri del branco. Storia triste anche per la solitudine del protagonista che si trova a vivere con una madre che passa il proprio tempo a friggere polpette per poterlo mantenere agli studi ed un padre lontano, pescatore, rimasto nell'isola, in attesa di vedere realizzato il sogno di avere un figlio istruito. Il libro narra la storia in un arco di tempo che va dall'inizio del liceo al termine degli studi universitari; alla fine tra i vari compagni di scuola solo Fulvio rimane in contatto con Gaspare e ....la conclusione merita un'attenta lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelline e mezzo, perchè due mi pareva troppo poco, ma tre una concessione inutile.
    Un libro che non è davvero la storia di un ragazzo che da un'isola si trasferisce a Torino a studiare, ma sempli ...continua

    Due stelline e mezzo, perchè due mi pareva troppo poco, ma tre una concessione inutile.
    Un libro che non è davvero la storia di un ragazzo che da un'isola si trasferisce a Torino a studiare, ma semplicemente una scusa nemmeno troppo nascosta per criticare la scuola italiana, l'Università e il mondo del lavoro. Ho letto l'inizio del libro in un'antologia per la scuola media, e mi aveva attirato l'idea di leggere la storia di un ragazzino che cerca di integrarsi in un paese lontano. Purtroppo, con lo scorrere delle pagine e il passare degli anni per Gaspare, il libro si rivela quello che è: un pretesto e una grande metafora delle opinioni dell'autrice. Eccessive a volte, stereotipate anche, ma in parte reali. Il finale, poi, non so come considerarlo. E' così poco plausibile e irreale che mi ricorda certi libri di Stefano Benni, e a me Stefano Benni quando racconta le favolette, proprio non piace.
    Credevo di leggere un libro, e invece ne ho letto un altro. Pazienza. Signora Mastrocola, per me è no.

    ha scritto il 

  • 4

    Tristissimo. Una storia di vite sprecate, di talento umiliato. Di sacrifici inutili per non dirsi la verità, che invece avrebbe fatto soffrire meno tutti.
    Ho letto il libro in un sol giorno, tra sorri ...continua

    Tristissimo. Una storia di vite sprecate, di talento umiliato. Di sacrifici inutili per non dirsi la verità, che invece avrebbe fatto soffrire meno tutti.
    Ho letto il libro in un sol giorno, tra sorrisi e speranze, andavo avanti facendo il tifo per Gaspare- Felix, affinché qualcosa di positivo succedesse e invece niente.

    Non è che mi aspettassi il lieto fine, ma un cambiamento, non una rassegnazione.
    Non una visione così amara sulla scuola e l'università italiane, sulle appartenenze alle famiglie "importanti" che sembrano ovunque tutte uguali.
    Il talento del protagonista e una vita semplice e libera sprecati in cambio del nulla.
    La voce narrante è proprio lui, Gaspare, il bambino che cresce e forse impazzisce o forse è solo l'unico modo di venirne fuori dal brutto che gli cresce intorno.
    Sullo sfondo di una odiosissima Torino, classista, spocchiosa, chiusa, claustrofobica.
    Mi è piaciuto davvero tanto perché è scritto molto bene e l'ho trovato realistico.
    Le cattiverie e le difficoltà a scuola, di integrarci e di comprendere e di appartenere ai gruppi fighi o sfigati, di volersene stare da soli senza comprendere il mondo intorno e le sue regole, la moda, che cambia in fretta lasciandoti un marchio di giusto o di sbagliato addosso.
    Con una carezza speciale per tutti coloro che si sono sentiti "una barca nel bosco".

    ha scritto il 

Ordina per