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Una barca nel bosco

Di

Editore: RL Libri

3.6
(3082)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Altri

Isbn-10: 8846208277 | Isbn-13: 9788846208279 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Questa è la storia di Gaspare Torrente, figlio di pescatore e aspirantelatinista, approdato a Torino da una piccola isola del Sud Italia. Un ragazzocome lui, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volarealto, deve fare il liceo e dimenticare il piccolo mondo senza tempodell'isola. E allora eccolo entrare al liceo, dove non trova grandi maestri mainsegnanti impegnati a imbastire compresenze, eccolo accanto ai compagni, conle scarpe sbagliate e la felpa senza cappuccio. È fuori moda, fuori tempo,fuori posto: un pesce fuori dalla sua acqua, una barca in un bosco.
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  • 4

    da leggere

    Il libro si legge bene, la scrittura è chiara, scorrevole, non l'ho mai trovato noioso, nemmeno nella parte finale in cui la vicenda diventa un po' paradossale. Il personaggio di Gaspare Torrente è em ...continua

    Il libro si legge bene, la scrittura è chiara, scorrevole, non l'ho mai trovato noioso, nemmeno nella parte finale in cui la vicenda diventa un po' paradossale. Il personaggio di Gaspare Torrente è emblematico, egli rappresenta colui che non è in sintonia, "una barca nel bosco" come lo definisce la zia. Eppure è un ragazzino volenteroso, gli piace studiare il latino e quando arriva a Torino per frequentare il liceo, dalla sua piccola Isola del Sud, è pieno di speranze. Purtroppo arrivano presto le disillusioni: la scuola che non "decolla" mai, i primi quindici giorni spesi per facilitare l'ambientamento e l'inserimento dei nuovi studenti nella realtà scolastica, poi i programmi che non sono altro che ripetizioni di cose già fatte, poi i professori che arrivano sempre in ritardo .... poi i compagni che non lo considerano come uno di loro solo perché non segue la moda e non si comporta come loro. Gaspare, soprannominato l'extraterrestre, è costretto a trascorrere il tempo dell'intervallo attaccato ad un termosifone nel corridoio solo per darsi un contegno. E' in quei momenti che si accorge della presenza di un ragazzino che occupa il termosifone sull'altro lato del corridoio: Fulvio l'Avulso. Si avverte la tristezza di una situazione purtroppo diffusa nella scuola: la squallida omologazione in nome di una integrazione, socializzazione dell'individuo. Risultato: perdita della propria individualità, adeguamento a comportamenti stereotipati propri del branco. Storia triste anche per la solitudine del protagonista che si trova a vivere con una madre che passa il proprio tempo a friggere polpette per poterlo mantenere agli studi ed un padre lontano, pescatore, rimasto nell'isola, in attesa di vedere realizzato il sogno di avere un figlio istruito. Il libro narra la storia in un arco di tempo che va dall'inizio del liceo al termine degli studi universitari; alla fine tra i vari compagni di scuola solo Fulvio rimane in contatto con Gaspare e ....la conclusione merita un'attenta lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelline e mezzo, perchè due mi pareva troppo poco, ma tre una concessione inutile.
    Un libro che non è davvero la storia di un ragazzo che da un'isola si trasferisce a Torino a studiare, ma sempli ...continua

    Due stelline e mezzo, perchè due mi pareva troppo poco, ma tre una concessione inutile.
    Un libro che non è davvero la storia di un ragazzo che da un'isola si trasferisce a Torino a studiare, ma semplicemente una scusa nemmeno troppo nascosta per criticare la scuola italiana, l'Università e il mondo del lavoro. Ho letto l'inizio del libro in un'antologia per la scuola media, e mi aveva attirato l'idea di leggere la storia di un ragazzino che cerca di integrarsi in un paese lontano. Purtroppo, con lo scorrere delle pagine e il passare degli anni per Gaspare, il libro si rivela quello che è: un pretesto e una grande metafora delle opinioni dell'autrice. Eccessive a volte, stereotipate anche, ma in parte reali. Il finale, poi, non so come considerarlo. E' così poco plausibile e irreale che mi ricorda certi libri di Stefano Benni, e a me Stefano Benni quando racconta le favolette, proprio non piace.
    Credevo di leggere un libro, e invece ne ho letto un altro. Pazienza. Signora Mastrocola, per me è no.

    ha scritto il 

  • 4

    Tristissimo. Una storia di vite sprecate, di talento umiliato. Di sacrifici inutili per non dirsi la verità, che invece avrebbe fatto soffrire meno tutti.
    Ho letto il libro in un sol giorno, tra sorri ...continua

    Tristissimo. Una storia di vite sprecate, di talento umiliato. Di sacrifici inutili per non dirsi la verità, che invece avrebbe fatto soffrire meno tutti.
    Ho letto il libro in un sol giorno, tra sorrisi e speranze, andavo avanti facendo il tifo per Gaspare- Felix, affinché qualcosa di positivo succedesse e invece niente.

    Non è che mi aspettassi il lieto fine, ma un cambiamento, non una rassegnazione.
    Non una visione così amara sulla scuola e l'università italiane, sulle appartenenze alle famiglie "importanti" che sembrano ovunque tutte uguali.
    Il talento del protagonista e una vita semplice e libera sprecati in cambio del nulla.
    La voce narrante è proprio lui, Gaspare, il bambino che cresce e forse impazzisce o forse è solo l'unico modo di venirne fuori dal brutto che gli cresce intorno.
    Sullo sfondo di una odiosissima Torino, classista, spocchiosa, chiusa, claustrofobica.
    Mi è piaciuto davvero tanto perché è scritto molto bene e l'ho trovato realistico.
    Le cattiverie e le difficoltà a scuola, di integrarci e di comprendere e di appartenere ai gruppi fighi o sfigati, di volersene stare da soli senza comprendere il mondo intorno e le sue regole, la moda, che cambia in fretta lasciandoti un marchio di giusto o di sbagliato addosso.
    Con una carezza speciale per tutti coloro che si sono sentiti "una barca nel bosco".

    ha scritto il 

  • 5

    Davvero, fa pensare; offre un modello da seguire, rispolvera un'etica perduta e un modo delicato di percepire le cose. E' un libro per persone sensibili. Ma soprattutto è un libro che descrive persone ...continua

    Davvero, fa pensare; offre un modello da seguire, rispolvera un'etica perduta e un modo delicato di percepire le cose. E' un libro per persone sensibili. Ma soprattutto è un libro che descrive persone vere, coraggiose, indispensabili per la vita degli altri, uniche; persone che, anche se hanno un obiettivo da perseguire, anche se hanno sogni, non abbandonano gli affetti nè una magnifica umiltà nell'esistere.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura scorrevole, divertente e piacevole. Consigliata a tutti.

    Detto questo, non mi è ancora chiaro se il protagonista della storia sia:
    a) un genio incompreso
    b) incompreso
    c) autistico o comunque ...continua

    Lettura scorrevole, divertente e piacevole. Consigliata a tutti.

    Detto questo, non mi è ancora chiaro se il protagonista della storia sia:
    a) un genio incompreso
    b) incompreso
    c) autistico o comunque con evidenti problemi di.... un po' tutto

    ha scritto il 

  • 4

    Volevo andare a vedere di che colore era, se era diverso dal mare della mia isola ad esempio, se davvero un oceano è più grande di un mare. Cercavo l'idea di grandezza, l'idea. Speravo di incontrarla, ...continua

    Volevo andare a vedere di che colore era, se era diverso dal mare della mia isola ad esempio, se davvero un oceano è più grande di un mare. Cercavo l'idea di grandezza, l'idea. Speravo di incontrarla, di vedermela davanti spianata e palpitante. Mi tenevo stretto questo pensiero per quando avrei finito la scuola, ero libero e la vita ce l'avevo davanti, dico la vita che volevo, che è un po' come avere un oceano davanti. Avevo solo paura che invece non fosse niente, che fosse come il mare, perché l'infinito te lo da benissimo anche un mare, non c'è bisogno di un oceano: finiscono tutti e due con l'orizzonte, e l'orizzonte è uguale da tutte le parti, non è che c'è scritto sopra "orizzonte di mare" oppure "orizzonte di oceano".
    Così sono andato a vedere. Mi sono detto: vado sempre dritto finché trovo l'oceano. E l'ho trovato. E' stato anche facile, non c'era bisogno di tante cartine, bastava andare sempre verso ovest e lo trovavi subito l'oceano, e neanche chissà in quale paese: in Francia, bastava andare in Francia fino a dove finisce la terra, niente di straordinario.
    E così l'ho trovato. L'ho sentito, prima di vederlo. Era ancora notte, ma io l'ho sentito col naso, ho pensato: ecco, questo è l'odore dell'oceano.
    Poi ci sono arrivato davanti, al mattino, che cominciava appena a diventare chiaro, un leggero chiarore azzurro, ma ancora azzurro notte. Io da solo, tutto silenzio. Ho preso una strada dritta, che finiva in uno slargo. Ho posteggiato, sono sceso, ho fatto una ventina di passi, c'era un muretto e dietro il muretto lui, l'oceano; lì spalmato davanti che ti respira largo come l'universo e tu dici: ecco, appunto, io intendevo questo.
    Non era per niente come il mare: era l'oceano. Come mi aspettavo. L'esattezza delle cose che ti aspetti, la perfetta coincidenza di ciò che hai immaginato con ciò che è, la felicità di vedere che le due cose si sovrappongono esattamente e non c'è più divario tra pensiero e realtà. Stupendo. Non facile. Quasi sempre ti fai un'idea delle cose che poi non è mai quella.

    ha scritto il 

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