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Una casa alla fine del mondo

By Michael Cunningham

(1173)

| Others | 9788845254444

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Book Description

Jonathan e Bobby: sono amici inseparabili e poi confidenti e amanti nel corso di un’appassionata e difficile adolescenza a Cleveland, Ohio. La vita, la maturità e il capriccio del destino li separano, per poi farli incontrare a New York solo anni pi Continue

Jonathan e Bobby: sono amici inseparabili e poi confidenti e amanti nel corso di un’appassionata e difficile adolescenza a Cleveland, Ohio. La vita, la maturità e il capriccio del destino li separano, per poi farli incontrare a New York solo anni più tardi. Jonathan ora vive con una donna, Clare, la sua amica più cara, la sua compagna più vera. Bobby si trasferisce a casa dei due e, quando comincia una relazione con la ragazza, gli equilibri sentimentali e psicologici dei tre ne vengono lentamente ma inesorabilmente sconvolti. Romando d’esordio dell’autore di Le ore e Carne e sangue, Una casa alla fine del mondo racconta le incertezze dell’amore e la ricerca di un nuovo equilibrio in un mondo che si sforza di non crollare sotto il peso delle convezioni che si sfaldano. Romantico, ribelle, spregiudicato, è stato pubblicato in sedici paesi, e ha fatto conoscere al mondo il talento letterario di Michael Cunningham.

154 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    piuttosto che niente , meglio piuttosto!
    niente a che fare rispetto a "carne e sangue" o "le ore" ma non male,mi ha riappacificato con l'autore dopo "dove la terra finisce" sorta di diario che non sono riuscita a finire.

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    Lanoviaroja said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un romanzo particolare, in cui le due prospettive principali di Jonathan e Bobby, sembrano talvolta simili e diverse. Particolare ed interessante è la loro storia verso il raggiungimento di una pace interiore dopo le vicissitudini di una vita non poc ...(continue)

    Un romanzo particolare, in cui le due prospettive principali di Jonathan e Bobby, sembrano talvolta simili e diverse. Particolare ed interessante è la loro storia verso il raggiungimento di una pace interiore dopo le vicissitudini di una vita non poco travagliata.
    L'uso di una continua persona che si sposta tra i quattro personaggi rende molto bene, anche se nelle de figure femminili si viene ad appesantire con paranoie e tormenti eccessivi delle due donne. Invece altri due difetti sono la scarsità delle visuali di Jonathan e Bobby nel loro periodo giovanile che avrebbero dato un accento al loro rapporto, e la distinzione più netta che dovrebbe esserci nello stile narrativo dei due personaggi che si vengono a definire in due caratteri molto diversi, non ritrovati nel loro stile.

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    Francesco, uno come altri said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Una casa dove essere.

    (Piccolo avviso: questi scritti non sono spoiler. E' un tipico romanzo, questo, che non necessita di essere 'spoilerato', ma di essere compreso).

    Questo romanzo è una disperata utopia individuale. Jonathan e Bobby diventano amici alle medie e subito ...(continue)

    (Piccolo avviso: questi scritti non sono spoiler. E' un tipico romanzo, questo, che non necessita di essere 'spoilerato', ma di essere compreso).

    Questo romanzo è una disperata utopia individuale. Jonathan e Bobby diventano amici alle medie e subito scoprono di avere un legame di "amicizia/amore" nuovo, strano, al di là della semplice definizione di "omosessualità". E' un legame amoroso che si consolida poveramente ma pur tuttavia restando forte, imponente, espresso solamente attraverso forme di onanismo reciproco. Quando Jonathan parte per il college, Bobby resta a casa sua a vivere, data la sua disastrosa situazione familiare. Ma i due si separeranno, reincontrandosi poi a New York dove inizieranno a vivere con un ennesimo personaggio, una quarantenne insoddisfatta: Clare.

    Ho letto poco di Cunningham (cioè, oltre questo, solo Le Ore) ma mi basta per poter dire quanto sia estremamente abile nella descrizione psicologica e della coscienza dei propri personaggi. Come in "Le Ore" ho riscontrato temi che si ripetevano: l'infanzia; la figura devastante di una madre insoddisfatta, incapace di capire in cosa consista il proprio malessere; la casa; lo shock di un ambiente familiare quasi asettico; e poi, ovviamente, l'omosessualità, tema portante della letteratura di Cunningham.

    Jonathan e Bobby condividono un rapporto costantemente "minacciato" da una figura femminile, tanto che il ripetersi di un triangolo (anche amoroso) finisce per passare come normale. Jonathan è in cerca della sua libera identità da omosessuale; Bobby è in cerca della sua appartenenza al mondo; Clare è in cerca di un senso per la sua vita che sente sprecata.

    Clare sarà un personaggio chiave perché il suo senso lo troverà nella maternità, quando concepirà e darà alla luce Rebecca. Rebecca unisce i tre sotto lo stesso tetto, uno nuovo, creando una situazione familiare, spesso definita nel romanzo "eterodossa". Una madre frivola, due padri gay. La casa alla fine del mondo sarà quella casa che compreranno per dare un senso di realtà alle proprie vite. Non è una casa speciale. E' una casa vecchia, che porta le tracce del passato e dei valori familiari. E' un tentativo di respiro in una società omofobica e spaventata dall'AIDS. Una casa in cui non essere felici, come affermerà Jonathan, ma in cui sapere di esistere e non essere lontani dalla realtà.

    I rapporti sono forse i veri protagonisti. Non la loro gravità, quanto l'effetto della realtà interiore dei protagonisti ha su di loro. Madri e padri che sembrano solo fantasmi del passati, nuovi tipi di padri che combattono con l'infezione e la purezza. Tutto ruota attorno all'indefessa ricerca di "calma". Un posto in cui non stare bene, ma stare semplicemente.

    "Usciamo dalla veranda e ci fermiamo davanti alla ringhiera, guardando l'oscurità profonda come due passeggeri su un transatlantico. Nelle notti senza luna è come se la casa stesse galleggiando; come se navigasse nello spazio. Tutto ciò che ci mostra la notte circostante è un campo di stelle e l'irrequietezza degli alberi." Insomma una casa alla fine del mondo, circondata solo da ciò che conta.

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    Manuel said on Feb 11, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    what the hell is this shit.

    別誤會,我對網羅沒意見。
    而是這種看著自己肚臍的寫作法,令人不敢恭維。

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    Bj said on Jan 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Molto bello voto 9

    Cunningham, che ho scoperto in maniera del tutto casuale, è una delle mie sorprese di quest'anno. Anche questo romanzo secondo me è una meraviglia. Una scrittura che affascina, personaggi profondi senza essere pesanti, con tutte le sfaccettature, le ...(continue)

    Cunningham, che ho scoperto in maniera del tutto casuale, è una delle mie sorprese di quest'anno. Anche questo romanzo secondo me è una meraviglia. Una scrittura che affascina, personaggi profondi senza essere pesanti, con tutte le sfaccettature, le contraddizioni, di esseri umani. Narrato a quattro voci, ciascuna in prima persona, che è uno dei miei registri preferiti, si entra in ciascuno, se ne comprendono le ragioni di essere e di pensare, se ne condivide la solitudine. Cunningham è tutto quello che io definisco scrittore, cioè canta la sua epoca, la vede, la comprende, ci penetra all'interno con intelligenza e pietà.
    Un grande.

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    Lilli Luini said on Nov 26, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    A una prima parte accattivante ne segue una dove la storia ristagna per poi riprendersi un po' nella conclusione.
    È una lettura che mi sono trascinato per quasi tutto novembre, vuoi per gli impegni, vuoi perché la parte centrale mi stava deprimendo c ...(continue)

    A una prima parte accattivante ne segue una dove la storia ristagna per poi riprendersi un po' nella conclusione.
    È una lettura che mi sono trascinato per quasi tutto novembre, vuoi per gli impegni, vuoi perché la parte centrale mi stava deprimendo come poche cose al mondo. E poi c'è tutto un discorso sullo stile, discorso che nascerà da una specie di deformazione professionale e che non interesserà a nessuno, ma che faccio lo stesso:
    1) Ogni volta che ci sono più punti di vista e la storia è scritta in prima persona mi viene naturale chiedermi chi/quando/perché/a chi scrive, specie se — come in questo caso — abbiamo ben quattro voci narranti. Si può sorvolare sulla questione con la scusa che non è narrativa di genere e non è come se i personaggi a un certo punto della propria vita si fossero messi a scrivere (quindi più in stile Le onde che alla Extremely Loud and Incredibly Close), però tutt'e quattro parlano con la stessa voce, al che è inevitabile chiedersi perché Cunningham non abbia scritto direttamente in terza persona. Forse cercava di trasmettere nostalgia e qualche forma di rimpianto attraverso il punto di vista di chi certe cose le ha vissute e le racconta a posteriori? In questo l'unico metro di paragone di mia conoscenza è Ishiguro, ma Cunningham è molto più impersonale. Insomma, se l'intento era quello non gli è riuscito granché.
    2) Una delle ragioni per cui è impossibile contraddistinguere le voci narranti è che Cunningham ha un vezzo di cui probabilmente non si accorge, il che lo rende un tratto terribilmente marcato, come un attore che gesticola sempre e i cui personaggi fanno lo stesso: le similitudini. È tutto un "come", "come se" e "come quando". Nella seconda parte ne contavo almeno due ogni pagina e non sto scherzando. Si va da quelle che cercano di essere poetiche, e a volte ci riescono, ad altre del tutto fuori luogo. Va bene se lo sguardo di Jonathan-adulto è come quello di Jonathan-bambino a cui negavi un giocattolo, ma a che serve dirmi che toccare un bancone di mogano è come accarezzare una giumenta?
    3) Dal momento che solo nella prima parte c'è una qualche forma di trama (Jonathan e Bobby amici-amanti alle prime esperienze con la figura ingombrante di Alice, la madre di Jonathan), i dialoghi nella seconda e nella terza parte sono da un lato convenzionali e banali e dall'altro rivelatori dell'interiorità dei personaggi. Quindi andiamo dai «Ciao, è un piacere conoscerti» ai «Non so cosa sto facendo della mia vita», col risultato che i personaggi o non dicono niente di interessante, proprio perché non hanno uno scopo e sono relativamente statici, o da un momento all'altro sbottano, colti da qualche epifania casuale, e si confrontano l'uno con l'altro come se si astraessero dalle loro vite alla disperata ricerca di un cambiamento. Momenti del genere capitano nella vita di tutti, ma in questo romanzo si vive di momenti del genere.
    Non so, probabilmente è tutto voluto e parte del fastidio l'avrò avuto perché in parte mi sono riconosciuto in certi atteggiamenti, ma ho finito per continuare a leggere indifferente del destino di questi personaggi che ho visto crescere — Bobby, trattato come un idiota solo perché soddisfatto della sua vita, Jonathan, sempre pronto a piangersi addosso e a chiedere cosa ne sarà di lui, Clare, lo stereotipo dell'eterna single con l'amico gay.
    De Le ore ho un bel ricordo, sia per la storia che per lo stile. Di Una casa alla fine del mondo mi resterà nel cuore la prima parte, specialmente dal punto di vista di Alice. Il resto si fa leggere, ma non mi ha colpito.

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    Eustachio said on Nov 25, 2013 | Add your feedback

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