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Una cosa divertente che non farò mai più

Di

Editore: Minimum Fax (I quindici; 11)

4.0
(3121)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8875212562 | Isbn-13: 9788875212568 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Francesco Piccolo , Gabriella D'Angelo ; Prefazione: Colin Harrison ; Postfazione: Edoardo Nesi

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Descrizione del libro
Una cosa divertente che non farò mai più è il capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di David Foster Wallace.
Commissionatogli inizialmente come articolo per la prestigiosa rivista Harper’s, questo reportage narrativo da una crociera extralusso ai Caraibi – iniziato sulla stessa nave che lo ospitava e cresciuto a dismisura dopo innumerevoli revisioni – è ormai diventato un classico dell’umorismo postmoderno e al tempo stesso una satira spietata sull’opulenza e il divertimento di massa della società americana contemporanea.
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  • 3

    Divertente

    Brillante e delirante! Una sorta di saggio/diario in cui Wallace ci illustra con dovizia di particolari, fobie e follie una crociera extra lusso nel mar dei Caraibi sulla nave Nadir. La vita organizza ...continua

    Brillante e delirante! Una sorta di saggio/diario in cui Wallace ci illustra con dovizia di particolari, fobie e follie una crociera extra lusso nel mar dei Caraibi sulla nave Nadir. La vita organizzata tra tiri al piattello e freccette, cene e the formali, spettacoli di magia tutto sapientemente sottolineato con ironiche note. Dopo aver letto questo "romanzo" le cose son due o spinti dalla curiosità decidete di imbarcarvi in un'avventura del genere oppure scappate a gambe levate. Appartengo alla seconda categoria. Consigliato se volete passare qualche ora di puro divertimento

    ha scritto il 

  • 3

    'disperato è una parola seria e la sto usando seriamente. per me indica una semplice combinazione, uno strano desiderio di morte mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si present ...continua

    'disperato è una parola seria e la sto usando seriamente. per me indica una semplice combinazione, uno strano desiderio di morte mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. ma non è neanche questo. è più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte.'
    per un misantropo pieno di fobie come david foster wallace è facile scavare ossessivamente nei particolari e tramite un'ironia e un feroce sarcasmo fare a pezzi le due categorie dell'americano benestante in crociera extralusso e del dipendente dal sorriso professionale obbligato e perenne. un'esperienza bipolare tra scoppiettante allegria e consapevole disperazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Ironico e delirante(mente americano)
    Giusto D. F. Wallace poteva scrivere di una crociera-sette-giorni senza farti provare il desiderio di tagliarti le vene.

    ha scritto il 

  • 4

    Spassoso, nevrotico, lucidissimo, disperante - ché tra un sogghigno e l'altro vengono un po' i brividi, a contemplare il baratro dell'Assolutamente Niente cui può ridursi l'Essere Umano (*)

    * a scanso ...continua

    Spassoso, nevrotico, lucidissimo, disperante - ché tra un sogghigno e l'altro vengono un po' i brividi, a contemplare il baratro dell'Assolutamente Niente cui può ridursi l'Essere Umano (*)

    * a scanso di equivoci: mi riferisco ai croceristi (**)

    ** senza offesa, eh

    ha scritto il 

  • 4

    L'experiència de DFW en un creuer pel carib no és la d'un turista normal. Amb ulls crítics i de forma bastant cínica i humorística, l'autor ens descriu detalls dels passatgers, del vaixell, de la trip ...continua

    L'experiència de DFW en un creuer pel carib no és la d'un turista normal. Amb ulls crítics i de forma bastant cínica i humorística, l'autor ens descriu detalls dels passatgers, del vaixell, de la tripulació que li criden l'atenció de forma especial. Dissecciona aquest especial món de la gent que s'amuntega en vaixells de luxe i que com a ramats conviuen una setmana entre sopars de gala, jocs i entreteniments diversos. Un cop llegit, penses que mai de la vida aniràs a un creuer perquè no vols ser partícip d'un muntatge amb tanta alienació personal.

    ha scritto il 

  • 3

    Wallace e i "nadiriti".

    Finora avevo letto solo un libro di Foster Wallace, "Oblio", un libro di racconti, ed onestamente mi aveva entusiasmato a metà. C'erano un paio di bei racconti e poco altro, e anche l'approccio con il ...continua

    Finora avevo letto solo un libro di Foster Wallace, "Oblio", un libro di racconti, ed onestamente mi aveva entusiasmato a metà. C'erano un paio di bei racconti e poco altro, e anche l'approccio con il suo stile maniacale e iperdescrittivo mi aveva alla lunga un pò stancato. Pensavo peró alla fine del libro che questo stile sarebbe stato perfetto per un saggista (il primo racconto sulla fabbrica di biscotti al cioccolato è emblematico). Ora ho voluto riprenderlo, leggendo una cosa un pò più breve e meno impegnativa, e così mi sono trovato davanti a "Una cosa divertente che non farò mai più" e l'ho preso, per scoprire poi che in sostanza anche questo è un saggio, un saggio antropologico. In queste 150 pagine lo scrittore americano ci racconta di una vacanza che ha fatto su una nave da crociera superlusso (sembra che inizialmente gli sia stato commissionato da un giornale come recensione, poi, vista la lunghezza, si è trasformato in un libro), logicamente, come potrete immaginare, non si tratta certo di una semplice descrizione degli ambienti e delle attività, ma, come detto sopra, l'elemento principale saranno i "nadiriti" (e cioè i passeggeri della crociera) e i loro comportamenti, lui compreso. Bellissime sono le riflessioni che fa su diversi aspetti della crociera, così come l'obbligo di divertimento che vige a bordo e la totale mancanza di responsabilità (i passeggeri vengono infatti viziati come fossero dei neonati). Non mancano nemmeno le solite riflessioni sulla morte e sul personalissimo significato del termine "disperato". Lo stile è quello solito, direi un realismo isterico (molto isterico), il linguaggio è fluido ma intriso di termini tecnici (Foster Wallace si intende di tutto) ed è frequente l'uso di vocaboli ricercati. Immancabili poi le note a piè di pagina (che spesso sono pagine intere), credo ormai che non esista un suo libro con meno di 100 note. In conclusione un libro simpatico e con qualche spunto di riflessione che si legge volentieri, ma sicuramente non adatto a chi ha pretese di romanzi impegnati, per quello dovete passare a Infinite Jest (che ancora non ho letto...).

    ha scritto il 

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