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Una crociera agli antipodi

e altri racconti fantastici

By Beppe Fenoglio

(82)

| Paperback | 9788806164607

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Book Description

Luca Bufano ha raccolto in questo volume racconti scritti a partire dalla finedel 1959 da Fenoglio, ispirandosi soprattutto al modello di Poe. I testi sonostati recuperati fra le cartelle del Fondo dell'autore ad Alba e mostrano unFenoglio inedito e Continue

Luca Bufano ha raccolto in questo volume racconti scritti a partire dalla finedel 1959 da Fenoglio, ispirandosi soprattutto al modello di Poe. I testi sonostati recuperati fra le cartelle del Fondo dell'autore ad Alba e mostrano unFenoglio inedito e imprevedibile, autore di racconti di mare e di guerraambientati nei secoli passati, apparentemente molto lontani dalle suenarrazioni resistenziali e langarole. Al di là delle differenze di genererispetto alle opere maggiori, questi racconti lasciano percepire chiaramenteil nucleo originale della narrativa fenogliana.

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    Una chicca per "addetti ai lavori" (ossia, appassionati di Fenoglio) questa breve raccolta di racconti estrapolati dal Fondo Fenoglio di Alba. Si tratta di un Beppe Fenoglio per certi versi "inedito", che va ad esplorare il genere del racconto d'avve ...(continue)

    Una chicca per "addetti ai lavori" (ossia, appassionati di Fenoglio) questa breve raccolta di racconti estrapolati dal Fondo Fenoglio di Alba. Si tratta di un Beppe Fenoglio per certi versi "inedito", che va ad esplorare il genere del racconto d'avventura a sfondo marinaresco o comunque storico. La prima storia, "Una crociera agli antipodi" è quella che più si accosta al genere del racconto marinaro classico: si vede l'influenza della letteratura inglese su Fenoglio (Masefield, che viene citato nelle note, ma anche la celeberrima "Ballata del Vecchio Marinaio"). La seconda è invece ambientata durante la Guerra dei Trent'anni, pur se Fenoglio evita di dare riferimenti precisi a date e luoghi. La terza, una piccola meraviglia, racconta la vicenda di un letterato nato povero che "suo malgrado" ottiene la notorietà (con tutto ciò che la notorietà comporta). Abbiamo qui un linguaggio che ricorda più da vicino le opere più famose di Fenoglio, con tanto di inglesismi e ironia. Quello che è splendido e che vale da solo tutto il racconto (che pure è mutilo) è la vicenda di Milka e Hans. L'episodio dell'attraversamento del fiume è in qualche modo quasi dantesco (ricorda l'attraversamento dello Stige), e il personaggio di Hans è a modo suo lirico e grottesco (ah, la forza delle parole!). Infine, il quarto racconto: in realtà si tratta di poche pagine, poco più di una scena, ma che pagine! Di una immediatezza, di un'ironia e di una vivacità indescrivibili, nello stile del miglior Fenoglio.

    "Filippo era in lutto stretto, per la disfatta della Grande Armada, e chi non ha mai visto Filippo II di Spagna in lutto stretto, non può avere il concetto del nero."

    Interessanti inoltre le note al testo, che mostrano quanto lavoro ci sia dietro una singola opera sia da parte di Fenoglio che da parte di chi le sue opere si trovi a ricostruirle e catalogarle. Un autore sottovalutato e geniale, morto purtroppo davvero troppo presto.

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    Vitani Days said on Mar 20, 2013 | Add your feedback

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    Quattro racconti inediti, non tanto “fantastici” quanto “storici” e dallo stile così mimetico da indurre qualche curatore del fondo Fenoglio a crederli traduzioni da autori anglosassoni (si presume) tardo-ottocenteschi!
    I racconti servono a capire c ...(continue)

    Quattro racconti inediti, non tanto “fantastici” quanto “storici” e dallo stile così mimetico da indurre qualche curatore del fondo Fenoglio a crederli traduzioni da autori anglosassoni (si presume) tardo-ottocenteschi!
    I racconti servono a capire come, tutt’altro che semplicemente il narratore efficace, antiretorico ma un po’ naif della Resistenza, Fenoglio fosse scrittore “letteratissimo”: anzitutto nel far propri, oltre che i temi, anche lo stile e la visione del mondo di autori del passato particolarmente amati, oppure il linguaggio e la mentalità tipici di un’epoca (talvolta parodiandoli, come secondo me nel terzo racconto e più scopertamente ed efficacemente nell’ultimo). Ma direi che soprattutto questi racconti - e la loro analisi filologica – dimostrano che Fenoglio sapeva creare, o almeno aveva programmaticamente e costantemente quest’intento, perfetti oggetti di artigianato letterario: che egli metteva insieme, limava e levigava pazientemente parole come fa con la sua materia prima un vasaio o un orefice; che dava a personaggi e storie una vita fittizia ma che sapeva di reale, scegliendo termini ed espressioni già da soli in grado (quasi) di dare l’idea di un’epoca, di un ambiente storico anche molto lontano. Con la capacità insomma che è solo dei grandi di far balenare per un attimo tutto un mondo dietro un termine marinaresco o semplicemente desueto buttato lì con (studiatissima) naturalezza. E’ “l’illusione della realtà” di Genette; che però lo studioso francese e altri strutturalisti vedevano crearsi, se non vado errato, grazie alla citazione di luoghi, personaggi, oggetti e all’uso di particolari punti di vista, ma che forse in realtà, almeno in romanzi e racconti storici “autodiegetici”, deve moltissimo appunto al lessico.
    Tutto ciò soprattutto nel primo racconto, bellissimo, l’unico davvero concluso, che dà il titolo all’intero libro e che meriterebbe da solo l’acquisto del volume. A proposito di questo e degli altri racconti il curatore del libro, Luca Bufano, insiste a lungo sull’imitazione dei racconti fantastici e del “Gordon Pym” di Poe, citando in maniera abbastanza convincente vari elementi e vari passi (e avrebbe dovuto citare anche i “corvi” del finale del secondo racconto, se è per questo); ma in questo primo racconto a me sembra evidente, per temi, stile e voce narrativa, anche la lezione di Melville, oltre che dello Stevenson citato en passant dallo stesso Bufano, e di Conrad.
    Nel secondo racconto il giocattolo rischia di rompersi, ma è ancora godibile; l’equilibrio è precario, alcuni passi troppo scorciati e si fa un po’ troppo affidamento sull’aura cinquecentesca e guerresca che toponimi e espressioni arcaiche dovrebbero appunto essere in grado di creare. In realtà il racconto è formalmente non finito; ha però una sua certa compiutezza e a me pare una struttura ad anello, come nel primo racconto, per cui dopo la conclusione il lettore corre a rileggersi l’incipit (anzi, qui la seconda parola del racconto, un verbo; anzi, solo il suo tempo verbale) e capisce tutto meglio.
    Curioso come l’attentissimo Bufano non noti l’errore cronologico iniziale, qui: il personaggio si dice nato nel “149…”; poi racconta la perdita di entrambi i genitori, subita all’età di “sedici anni”, nell’“anno del Giubileo”: cioè nel 1500 o nel 1525! Inoltre a p. 43, nel terzultimo paragrafo, manca qualcosa e il periodo risulta evidentemente zoppicante; nel primo capoverso di p. 60 (siamo nell’ultimo racconto, un divertissement riuscitissimo, secondo me) il manoscritto – o questa edizione Einaudi? – dimentica un soggetto, che non si può intuire dal contesto; né Bufano dà conto dell’espressione “fare i rigadi” delle pp. 60-61, su cui ruota un intero passo sarcastico e che è forse di uso piemontese, visto che i dizionari da me consultati non ne fanno menzione; né una traduzione né una segnalazione meritano alcuni avverbi (o forme verbali) in lingua inglese, lasciati qua e là pure in questi testi come poi spessissimo nel “Partigiano Johnny”, e che dimostrano come Fenoglio talvolta pensasse in inglese, come Petrarca in latino.
    Infine aggiungerei che il terzo racconto, il cui testo è largamente lacunoso e incompleto, sembra evidentemente una parodia delle stesse “ballate” romanticheggianti che hanno dato la fama al protagonista-narratore e che sono il motore primo dell’azione: ecco perché, qua e là, le lunghissime descrizioni o l’indugiare dell’azione, alla “Evgenij Onegin” e simili. Il motivo invece del cruciale invito all’inaccessibile castello e degli ostacoli che lo ritardano e sembrano impedirlo è evidentemente preso dal “Castello” di Kafka.

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    Gorgo said on Jan 4, 2010 | Add your feedback

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    Si dice da qualche parte nella prefazione che tu lettore non te lo figuravi di certo un Fenoglio così. Così fuorivia rispetto alle comprovate consuetudini di scrittore di fondali resistenziali e collinari e familiari. E invece guarda, lettore, come f ...(continue)

    Si dice da qualche parte nella prefazione che tu lettore non te lo figuravi di certo un Fenoglio così. Così fuorivia rispetto alle comprovate consuetudini di scrittore di fondali resistenziali e collinari e familiari. E invece guarda, lettore, come fortunosamente dal fondaco dalle pagine credute disperse esce un artefice inaspettato.

    Questa la situazione. Uno dei racconti, "Una crociera agli antipodi" (l'unico racconto compiuto), fu commissionato a Fenoglio dalla casa editrice Einaudi per una raccolta di racconti per ragazzi curata da Giovanni Arpino. Fenoglio scrisse il racconto, lo mandò a Torino dove Arpino lo giudicò "discreto". In seguito la raccolta non si fece più, e del racconto si persero le tracce. Gli altri tre incompiuti hanno una storia ancor più indistinta, datosi che si limita al loro giacimento dentro a delle cartellette del fondo manoscritto dello scrittore in Alba. Questo per dire dei testi.

    Comunque. Effettivamente non me l'aspettavo quello scrittore lì, certo. Però anche son subito lì a chiedermi come rapportarmi a certe operazioni postume. Poiché questi racconti se hanno qualche interesse.... no anzi, riscrivo: poiché questi racconti a parer mio "hanno" qualche interesse se li inscrivi nella biografia del Fenoglio scrittore. Questa della biografia dell'autore principalmente, in quanto una certa parte d'interesse mi pare di riscontrarla anche nel senso della biografia del libero cittadino Fenoglio. Ma forse queste son traveggole mie.

    Il primo racconto è una storia di marineria. Un tale Bobby Snye racconta di quando da giovane il vecchio marinaio Harry Bell gli salvò la pelle durante una tempesta e un alto mare. Una storia questa i cui meccanismi hanno solcato a vario titolo le acque interne di Melville e Conrad e Stevenson e, in particolar modo, la modalità marittima del Gordon Pym di Poe, colui che fu alle prese col gorgo prima oceanico e poi metafisico.

    Il secondo racconto è di un soldato di ventura che va incontro al proprio destino in una certa battaglia sotto le mura di una certa città d'Europa centrale in tempi di controriforma e cruenti massacri in campo quasi aperto. Il terzo racconto ha la magia boema e polacca e fiabesca e rinascimentale di un letterato squattrinato che col giustacuore gonfio sull'abito attraversa in barca un brumoso fiume di notte per andare ad un ricevimento alla reggia. Il quarto è un lacerto che tratta della disfatta dell'Invincibile armata.

    Mi rendo conto che la lettura di queste cose è all'apparenza niente altro che lo scorrere abbozzi di storie avvenire che uno scrittore valente ha dimenticato in una cartelletta. O magari non ha fatto in tempo a porre mano, chi lo sa. Quel che è certo è che questi sono abbozzi di cui una solerte nota al testo documenta a me lettore l'incerta lezione, la dattiloscrittura a nastro nero, a nastro rosso e così via. Il tutto imbozzolato in un elegante volumetto Arcipelago.

    Eppure se guardo al pianeta Fenoglio per come l'ho perlustrato io attraverso la lettura di romanzi e racconti e epistolari e ritagli biografici, ecco che questi racconti risultano avvincenti come laboratorio di scrittura che lavora nella direzione di uscire dalla direttrice del romanzo o racconto di matrice resistenziale (che è la materia prevalente nell'opera fenogliana, anche se non l'unica, certo) per dirigersi altrove.

    Da una parte c'è la suggestione della letteratura inglese che spinge non solo il racconto degli antipodi, il quale ha come detto antecedenti nel romanzo d'avventure di lingua anglosassone, nel "Rhyme of the ancient mariner" di Coleridge, persino nelle poesie di Whitman, ma anche investe le altre narrazioni del libro attraverso l'elemento fantastico della narrativa di Poe.

    Ed è interessante vedere come qui agisca questa inclinazione di Fenoglio verso la lingua e la letteratura d'Inghilterra, in particolare quella dei secoli andati, come da essa discendesse un forte margine di sprovincializzazione che egli cercava nella propria vita e nella propria scrittura.

    Fenoglio che scriveva in inglese e traduceva in italiano dalla tolda del vascello in fiamme della Langa profonda. O che dal circolo del biliardo e dallo sferisterio della palla elastica rielaborava storie d'avventura immaginando d'essere come un soldato dell'armata di Cromwell. O immaginando, lui da seduto al tavolo da lavoro, coolies sfaccendati al sole dell'Asia.

    Agganci alla storia dell'uomo e dello scrittore, come anche alla visione di certa provincia dignitosa di secondo dopoguerra. Pensandoli così i racconti del libretto in oggetto hanno un senso eccome. Pensandoli diversamente non so.... io, per me, mi sono contentato.

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    Damiano Zerneri said on Jul 25, 2009 | Add your feedback

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    Ritiro.

    Terminata La favola delle due galline, mi ero detto che di Fenoglio avrei potuto leggere volentieri anche la cosiddetta lista della spesa. Beh: ritiro quando affermato. Questa edizione, che raccoglie quattro racconti "fantastici" (uno solo dei ...(continue)

    Terminata La favola delle due galline, mi ero detto che di Fenoglio avrei potuto leggere volentieri anche la cosiddetta lista della spesa. Beh: ritiro quando affermato. Questa edizione, che raccoglie quattro racconti "fantastici" (uno solo dei quali può considerarsi compiuto) mi e` parsa approssimativa, e priva di una reale motivazione legata ai contenuti.

    Va bene, ora sappiamo che Fenoglio ha sondato anche terreni lontani da quelli per cui e` conosciuto dai più, che ha goduto dell'influenza di Poe e che si e` concesso dei divertissement (incompiuti, e non a caso, direi) che hanno come protagonisti personaggi ridicoli o che scherzano un poco con la storia, ma che altro si può dire, di questi brani?

    Proporli come fulgidi esempi di letteratura fantastica (cosi`, soprattutto: trascritti pari pari dalle prime ineleganti versioni), ed affiancarli ad altrettanto ardite considerazioni filologiche (davvero grottesca, la giustapposizione dei brani che descrivono le tempeste in mare) mi pare un po' eccessivo.

    Parentesi chiusa: torno sulle Langhe.

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    imbra said on May 6, 2009 | Add your feedback

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    se ne poteva fare a meno

    operazione editoriale quantomeno discutibile. Uno solo dei quattro racconti (il primo, eponimo della raccolta) era licenziato per la pubblicazione, e si vede. Gli altri sono o privi di sviluppo e conclusione, o costituiti solo da nuclei raccordati da ...(continue)

    operazione editoriale quantomeno discutibile. Uno solo dei quattro racconti (il primo, eponimo della raccolta) era licenziato per la pubblicazione, e si vede. Gli altri sono o privi di sviluppo e conclusione, o costituiti solo da nuclei raccordati da tibicines editoriali, e quel che è peggio, in alcuni punti gravemente sciatti e sintatticamente inaccettabili: un paio di esempi:<br />- I due soldati restarono evidentemente impressionati, cosicché come avevo notato che il mio abito da cerimonia nel suo nero e lucido li aveva attratti a prima vista. (sintassi?!)<br />- Avevo una splendida, una buona camicia di batista ricamata (o buona o splendida, sono chiaramente varianti)<br />Se passi del genere fossero dovuti all'incuria dell'editore, sarebbe assai grave; se invece sono così riportati in quanto li si ritenga inemendabili, non mi sembra "L'Arcipelago Einaudi" la sede giusta per pubblicare testi in condizioni così precarie, che non rendono certo giustizia a Fenoglio.<br />(Peccato, perché a giudicare dagli apparati, il lavoro filologico svolto dal curatore non sembrerebbe essere stato frettoloso né scadente).<br />Non si vede bene, poi, perché denominarli "racconti fantastici", se non meramente per accalappiare lettori.<br />Due stelle solo per rispetto al grandissimo autore, che non si meritava una pubblicazione così.

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    Chelidon said on Feb 13, 2009 | Add your feedback

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    Beppe Fenoglio, Una crociera agli antipodi e altri racconti fantastici

    Di Fenoglio avevo letto tutto (o almeno così credevo) e sapevo quello che c’era da sapere. Sapevo che era piemontese, era nato nel 1922 e che aveva fatto il partigiano nell ...(continue)

    Beppe Fenoglio, Una crociera agli antipodi e altri racconti fantastici

    Di Fenoglio avevo letto tutto (o almeno così credevo) e sapevo quello che c’era da sapere. Sapevo che era piemontese, era nato nel 1922 e che aveva fatto il partigiano nelle Langhe. Sapevo che aveva militato dapprima in una formazione “rossa” e poi in una “azzurra”, ossia ispirata a Giustizia e Libertà, movimento antifascista democratico che non riuscì al momento delle prime elezioni del dopoguerra ad avere uno sbocco politico, ma fu stritolato tra i due grandi schieramenti del tempo della guerra fredda, il P.C.I. e la D.C. Sapevo che, finita la guerra, ebbe grandi difficoltà nel reinserirsi nella società e che, nel 1947, iniziò a lavorare presso un’azienda vinicola di Alba come impiegato, lavoro che mantenne per tutta la vita. Sapevo che la sua più grande passione era la scrittura. E che, appassionato di letteratura inglese, trovò in essa durante gli anni del regime il simbolo di un modo di pensare e di scrivere alternativo e possibile: anche nel dopoguerra non riusciva a scrivere i suoi romanzi se non in inglese, e dopo li traduceva in italiano. Infine, che era morto a quarantun anni, nel 1963, stroncato dalla tubercolosi, lasciandoci alcuni dei più bei romanzi della letteratura italiana: Il partigiano Johnny, Primavera di bellezza, Una questione privata, L’imboscata.

    Quello che non sapevo, e che ho scoperto qualche anno fa, è che si fosse sperimentato come scrittore anche nel racconto fantastico. È infatti uscito nel 2003 da Einaudi una raccolta di quattro racconti recuperati nelle cartelle del Fondo Fenoglio di Alba.

    Nel saggio introduttivo alla raccolta, Luca Bufano analizza il rapporto di Fenoglio con l’opera di Edgar Allan Poe, e riesce a trovare una nascosta linea “alla Poe” che passa attraverso la produzione maggiore dello scrittore piemontese. Ma il mondo e lo stile di Poe esercitano la loro massima influenza proprio sul Fenoglio di questi racconti.

    Il primo racconto, il solo non incompiuto, intitolato Una crociera agli antipodi, è un racconto marinaresco ambientato nel ‘700. Alcuni marinai di una nave inglese sono costretti a misurarsi con l’oceano, durante una burrasca tremenda. Il narratore di fronte al rischio della vita si impaurisce, e viene salvato da un vecchio marinaio; in seguito si scopre che ha mentito a lui e a noi lettori sulla sua vera identità, e che forse non si meritava di essere salvato.

    Il letterato Franz Laszlo Melas racconta dei tentativi del protagonista per riuscire a partecipare alla grande festa annuale dei principi Lazarsky, dove potrà trovare finalmente il successo. La festa è già iniziata, tutto per Melas dipende da quella serata, ed ecco che i suoi tentativi di raggiungere il palazzo sono continuamente ostacolati dai più diversi personaggi: un ebreo che si perde in descrizioni senza fine, delle sartine che lo corteggiano, dei soldati che non lo fanno passare, un traghettatore che sta per morire. Grande qui è l’influenza del Poe dei racconti grotteschi.

    La veridica storia della Grande Armada racconta di come venne scelto a guidare la flotta di Re Filippo non l’ammiraglio più capace, ma il più pio. Al disastro contro la flotta inglese che naturalmente ne consegue, il re gli obbietta: se avete perso, è segno che non eravate il più pio. Qualcuno tra l’equipaggio avrà bestemmiato…

    Il tema della religione appare anche nella Storia di Aloysius Butor, secondo me il più bello tra questi racconti, nel quale appare più chiaro quale significato abbia questo tema nel mondo di Fenoglio.

    Il protagonista di questo racconto, rimasto senza genitori, viene allevato da uno zio di professione armaiolo. A forza di maneggiare le spade gli prende il desiderio di diventare soldato di ventura (siamo nel ‘500): fugge dalla casa dello zio e si arruola. Viene addestrato da Kaspar, vecchio venturiere boemo, nell’arte della spada e della picca. Alla morte di questo, grandi cambiamenti si annunciano nell’andamento delle guerre in Europa: è il tempo delle guerre di religione tra cattolici e protestanti. Monaci si aggirano tra le truppe, spiando e controllando tutti in nome della fedeltà al cattolicesimo, instaurando un regime di terrore. Nella sua solitudine, Aloysius dialoga con il morto Kaspar e gli descrive le sue inquietudini:

    “Kaspar – solevo dirgli – questi monaci non mi piacciono. Non mi piacciono, ma li temo. Non temevo così il capitano Ernzer, che sia punito anche all’inferno. Ma li temo, e oggi stesso, lo dico con vergogna, come uno di loro mi passò accanto, io finsi di star recitando le orazioni, per voglia che quello mi approvasse e sorridesse. Infatti così fece e io arrossii come brace. Questi frati – che se non vado errato non si vedevano più tra i soldati dai tempi favolosi delle Crociate – hanno tutto cambiato nel nostro mestiere. Per loro l’odio val meglio della perizia, e tu sai che non può esservi snaturamento e insulto più grave per il nostro mestiere.”

    B. Fenoglio, Storia di Aloysius Butor, in Una crociera agli antipodi e altri racconti fantastici, Einaudi, 2003, p. 21

    Come ha notato Bufano, questo tema è riconducibile ad un altro affrontato da Fenoglio nella sua produzione maggiore. Johnny è insofferente nei confronti del commissario dei “rossi” Nemega, che cerca di utilizzare la lotta partigiana come occasione per forzare i combattenti a seguire l’ideologia comunista: per Johnny prima viene la lotta contro i fascisti, e tutte le altre questioni sono da rimandarsi al dopo. Il cugino del narratore del racconto Il padrone paga male incontra un commissario che gli pone delle domande: sarebbe disposto ad uccidere degli innocenti pur di vincere la guerra? Sacrificherebbe le vite dei suoi genitori pur di uccidere dei fascisti? Lascerebbe che la sorella adescasse un tedesco e ci andasse a letto, per ucciderlo? Gli chiede insomma se per la causa antifascista è disposto a sacrificare la propria umanità e la propria dignità. Ma per lui, come per Johnny e per Fenoglio, una lotta ha già fallito se spinge gli individui a disconoscere la propria unità invece che a conquistarla, se incita all’autocastrazione.

    Così, come nel dramma dell’esperienza vista da vicino e vissuta, ecco che nel racconto fantastico Fenoglio ritorna su questo tema, lo approfondisce e lo sottolinea; forse è una delle cose più importanti che ci può ancora insegnare.

    Il marinaio

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    Ilmarinaio said on Aug 30, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (82)
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  • Paperback 83 Pages
  • ISBN-10: 8806164600
  • ISBN-13: 9788806164607
  • Publisher: Einaudi (L'Arcipelago, 16)
  • Publish date: 2003-01-01
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