Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Una donna a Berlino

Diario aprile-giugno 1945

Di

Editore: Einaudi

4.4
(53)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 259 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806167928 | Isbn-13: 9788806167929 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Severi

Genere: History , Non-fiction

Ti piace Una donna a Berlino?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Dell'autrice anonima di questo diario si sa che svolse l'attività digiornalista e corrispondente dall'estero per alcuni periodici berlinesi e chenon permise la ristampa del libro, comparso la prima volta negli Stati Unitinel 1959, se non dopo la sua morte avvenuta probabilmente nel 2001. Raccontala fine della Seconda guerra mondiale e l'inizio del dopoguerra, la vitanascosta negli scantinati, la difficile sopravvivenza tra le macerie e glistenti. Racconta anche di come tutte le donne, terrificate dalla propagandanazista, attendessero l'arrivo dei "selvaggi" soldati russi, che all'ingressoin città, trattarono lei e altre centomila come bottino di guerra. Unatestimoninaza della volontà di sopravvivere all'orrore e alla vergogna.
Ordina per
  • 5

    To the rest of the world we're nothing but rubble-women and trash [...] Our throats parched - the dead city has taken our breath away.

    I couldn't find my way out of the political undergrowth. It was the same for my friends. Each party, we felt, was partly right. But they all engaged in disreputable tactics - horse-trading, we called it - the haggling, the lobbying, the jostling for power. No party seemed clean. None stuck uncomp ...continua

    I couldn't find my way out of the political undergrowth. It was the same for my friends. Each party, we felt, was partly right. But they all engaged in disreputable tactics - horse-trading, we called it - the haggling, the lobbying, the jostling for power. No party seemed clean. None stuck uncompromisingly to their principles. Today I think we probably should have funded a party of sixteen-year-olds just to satisfy our moral demands. Whatever grows older, grows dirtier.

    [Should I believe in Art], toiling away in the service of form? Yes, for those who have the calling, but I don't. I'm just a ordinary labourer, I have to be satisfied with that. All I can do is touch my small circle and be a good friend. What's left is just to wait for the end. Still, the dark and amazing adventure of life beckons. I'll stick around, out of curiosity and because I enjoy breathing and stretching my healthy limbs.

    ha scritto il 

  • 5

    A distanza di tempo ricordo questo stupendo libro
    oltre che per la preziosa testimonianza
    ancge e forse più per la lucida riflessione sul senso della vita
    come si evince da questo estratto:
    "Non so più cosa ci sto a fare. Non sono in-
    dispensabile a nessuno, sto solt ...continua

    A distanza di tempo ricordo questo stupendo libro
    oltre che per la preziosa testimonianza
    ancge e forse più per la lucida riflessione sul senso della vita
    come si evince da questo estratto:
    "Non so più cosa ci sto a fare. Non sono in-
    dispensabile a nessuno, sto soltanto qui ad aspettare, al mo-
    mento non intravedo né scopi né missioni. Non ho potuto
    fare a meno di pensare intensamente a una conversazione
    avuta con una intelligente donna svizzera, durante la quale,
    contro ogni progetto di miglioramento del pianeta, io insi-
    stevo ad affermare che la somma delle lacrime rimane co-
    stante. Non importa sotto quali bandiere o parole d’ordine
    i popoli vivano; indifferenti gli dei che venerano o ll salario
    reale che percepiscono: la somma delle lacrime versate, del-
    le sofferenze e delle angosce con cui il singolo paga per la
    propria esistenza, rimane uguale. I popoli ben nutriti si di-
    battono nelle nevrosi e nella noia. A chi è eccesslvamente
    tormentato, come noi in questo momento, viene in aiuto
    l’apatia. Altrimenti dovrei piangere dalla mattina alla sera.
    Lo faccio di rado, e cosi anche gli altri. Qui vige una legge.
    Certo, chi crede che le lacrime versate sulla terra rimangano
    invariate, come riformatore del mondo vale poco, e assolu-
    tamente inadatto alle grandi gesta.
    Facciamo un po’ il conto: sono stata in dodici paesi euro-
    pei, ho vissuto, fra l’altro, a Mosca, Parigi, Londra, ho visto
    da vicino il bolscevismo, il parlamentarismo e il fascismo, da
    comune mortale in mezzo ad altri comuni mortali. Differen-
    ze? Sì, e notevoli. Ma, mi pare, consistono nella forma e nel
    colore, nelle regole del gioco valide di volta in volta; non, se-
    condo quanto auspicava Candide, nella maggiore o minore fe-
    licita della maggioranza. Il piccolo uomo ottuso, sottomesso,
    che conosce unicamente la realtà in cui e nato, a Mosca non
    mi e apparso più infelice che a Parigi o a Berlino. Si è psico-
    logicamente adattato alle condizioni di vita che ha trovato.
    [...]
    L’educazione religiosa ricevuta da bambina e andata perduta. Dio
    e l'aldilà sono diventati simboli, astrazioni. Il progresso? Si,
    verso bombe sempre più potenti. La felicita della maggio-
    ranza? Già, per Petka e compagni. L’idillio in un angolino
    nascosto? Si, per chi si diverte a pettinare le frange dei tap-
    peti. Il possesso, i piaceri? Non fatemi ridere, sono una sra-
    dicata nomade delle metropoli. L’amore? Quello é stato cal-
    pestato, è a terra. E se si rialzasse, starei sempre in ansia, per
    me non costituirebbe più un rifugio, non oserei più sperare
    che duri.
    L’arte, forse, la schiavitù al servizio della forma? Si, per
    gli eletti, dei quali in ogni caso non faccio parte. Sono sol-
    tanto una piccola manovale, devo accontentarmi. Posso agi-
    re ed essere una buona amica solo in una cerchia ristretta. Il
    resto è attesa della fine. Ma l’oscura, meravigliosa avventu-
    ra della vita mi eccita. Rimango qui, non fosse altro per cu-
    riosità; e perchè sono contenta di respirare e di percepire le
    mie membra sane."

    ha scritto il 

  • 5

    Una serie di forti e profondi pugni nello stomaco. Prosa impeccabile e straordinariamente distaccata, immagino per dover necessariamente prendere le distanze da tanto orrore. Una storia che ti entra dentro.

    ha scritto il 

  • 4

    Atroce. L'ho trovato atroce, ma nel senso che non riuscivo a staccarmi da queste pagine e ho finito di leggerle tutte in un giorno e mezzo. Un lucido e consapevole diario di due mesi di vita, di sopravvivenza a cavallo dell'occupazione di Berlino da parte dei russi vincitori. I giorni che noi ita ...continua

    Atroce. L'ho trovato atroce, ma nel senso che non riuscivo a staccarmi da queste pagine e ho finito di leggerle tutte in un giorno e mezzo. Un lucido e consapevole diario di due mesi di vita, di sopravvivenza a cavallo dell'occupazione di Berlino da parte dei russi vincitori. I giorni che noi italiani siamo abituati a pensare come quelli della "Liberazione", dai tedeschi sono stati vissuti diversamente. E dalle donne tedesche in particolare, anch'esse eterne vittime dei vincitori di una guerra.
    Ciò che in tempo di pace viene giustamente considerato un crimine orrendo contro un'altra persona, in tempo di guerra viene quasi visto come "normale" diritto di un soldato vincitore. La donna appartenente alla popolazione vinta non è più vista come una persona ma come una cosa "di": la donna "del" nemico, la donna "del" vinto, la donna "del" perdente, e come tale trattata, come un oggetto di proprietà che adesso si può usare a proprio piacimento, vero e proprio bottino di guerra. Rispetto per un altro essere umano, kaputt!
    L'autrice non si lamenta, registra appena le è possibile ciò che sta avvenendo, ma lo fa senza vittimismi, senza lamentarsi, senza sopportarlo passivamente. "Vomitare" su carta ciò che le succede serve per riuscire a lasciarselo alle spalle, per uscirne "sana" - per quanto ciò sia possibile.
    Il suo livello culturale la porta anche a considerare e giudicare in maniera critica e distaccata le "relazioni" con l'altro sesso dei soldati e degli stessi ufficiali russi.
    Un libro forte, che senza essere urlato né fragoroso ti dà un bel pugno nello stomaco...

    ha scritto il 

  • 5

    ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE

    Si tratta di un doloroso diario scritto da una giornalista trentenne nel periodo che va dal 20 aprile al 22 giugno del 1945 a Berlino.
    Per i suoi contenuti forti, diretti e senza filtri il libro sollevò non poche polemiche al momento della pubblicazione e l’autrice scelse di rimanere anonim ...continua

    Si tratta di un doloroso diario scritto da una giornalista trentenne nel periodo che va dal 20 aprile al 22 giugno del 1945 a Berlino.
    Per i suoi contenuti forti, diretti e senza filtri il libro sollevò non poche polemiche al momento della pubblicazione e l’autrice scelse di rimanere anonima.
    Le poche informazioni che l’autrice da di sè riguardano la sua età e la sua formazione professionale.
    Descrive la sua quotidianità durante l’occupazione di Berlino da parte dei sovietici alla fine della seconda guerra mondiale.
    Questo è il classico libro che ti porta via un pezzo di cuore, ma lo fa con una dignità, una forza d’animo e un attaccamento alla vita che non possono lasciare indifferenti. L’autrice (per tutta la durata del libro non ho potuto fare a meno di pensare che aveva la mia età al momento in cui tiene il diario) racconta la sua vita di quei giorni con lucidità, senza moralismi e retorica.
    I russi che invadono Berlino non si comportarono meglio dei loro nemici tedeschi. Occuparono la città, razziarono ogni bene rimasto (con una particolare predilezione per orologi e alcol) e stuprarono sistematicamente ogni donna tedesca che andasse loro a genio.
    Un libro indimenticabile, che ti entra dentro per la sua lucidità. Tanti sono i passaggi e le considerazioni che mi rimarranno dentro, ma sopra ogni cosa la forza d’animo di questa donna mi ha trapassato il cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    反對戰爭最好的方式不是宣揚其惡,而是把真相說出來

    這本書第一次與第二次出版所受到的不同待遇,可以窺見德國戰後對於「面對過去」的態度轉變。時間固然可沉默的治癒傷口,但面對過去的勇氣,也需要時間沈澱累積。這位作者很有勇氣,捕捉到自己與周圍那些殘酷混亂的時刻:她們必須學習在被佔領的土地上求生,好活著等她們的丈夫兄弟回來。那些暴行的恨與屈辱固然是對戰爭為禍的控訴,書中出現的片刻寧靜、安詳、和諧甚至是真誠,才是對戰爭之荒謬無意義最深刻的諷刺。
    自認為道德立場乾淨清楚、非黑即白的人應該看看這本書,也許您會讀不下去,覺得無法忍受裡面的顛倒和狂亂,但是,這就是戰爭的面貌,無論怎樣否認,它就是這樣。

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Questo è uno di quei libri che quando li leggi fanno tanto, tanto male.
    Ma dopo averli letti ti senti una persona migliore, perchè hai capito tante cose e soprattutto hai capito che è attraverso la conoscenza degli errori de passato che il mondo, se si vuole, può essere migliorato.
    E' u ...continua

    Questo è uno di quei libri che quando li leggi fanno tanto, tanto male.
    Ma dopo averli letti ti senti una persona migliore, perchè hai capito tante cose e soprattutto hai capito che è attraverso la conoscenza degli errori de passato che il mondo, se si vuole, può essere migliorato.
    E' un diario, vero, scritto da una giornalista negli ultimi giorni di guerra del 1945, in una Berlino distrutta dai bombardamenti alleati e e che si prepara all'invasione delle "bestie rosse".
    Dura poco pi di un paio di mesi.
    Chi scrive non dice mai il suo nome, nè quello di chi la circonda. Non vuole essere riconosciuta.
    Ed il perchè è chiaro. Il libro in sè ha avuto una storia molto travagliata.
    E' stato pubblicato nei primi anni '50, prima negli Stati Uniti, poi in Europa - Germania inclusa.
    E, all'epoca, suscitò un vespaio enorme.
    Non era concepibile che le donne tedesche, le berlinesi poi, così istruite e cosmopolite, si fossero "lasciate sottomettere" dall'esercito invasore invece di farsi uccidere resistendo, che si fossero accordate con gli ufficiali superiori russi (come se avessero avuto altra scelta) per essere stuprate solo da loro stessi, invece che da tutto il plotone.
    L'autrice, che volle rimanere anonima (e non la si può biasimare), dopo tutte queste atroci critiche fece ritirare il libro e si accordò con l'editore per farlo pubblicare soltanto dopo la sua morte, ancora in maniera anonima.
    Alcune fotocopie iniziarono nuovamente a circolare alla fine del '68 fino a che, negli anni '80, una nuova generazione di donne tedesche chiedeva alle proprie madri e nonne di raccontare, di uscire allo scoperto con le atrocità che erano state commesse contro di loro, senza puù vergognersene come se loro stesse ne avessero la colpa.
    E quindi "A woman in Berlin" venne pubblicato di nuovo nel 2001, dopo la morte dell'autrice, arrivando ad avere il valore che ha oggi.
    Quello di un diario di guerra scritto con occhio lucido ed a volte cinico, con uno humor nero tipico dei berlinesi, senza autocompatimento alcuno.
    E forse è proprio questa mancanza apparente di sentimenti che lo rende così facile da leggere ma difficilissimo da dimenticare.
    Le donne di quella Berlino distrutta ed occupata si incontrano per strada e si raccontano degli stupri che hanno subìto, a volte deridendo i loro aggressori per le loro mancanze erotiche, a volte consolando le più giovani, a volte piangendo insieme o ridendo delle proprie disgrazie, a volte vantandosi dei complimenti ricevuti dagli stupratori stessi.
    Giovani e vecchie, sposate o nubili, belle e brutte, nessuna è scampata all'essere reclamata bottino di guerra.
    Il passaggio che mi è rimasto più impresso è quello del primo stupro della protagonista, quando un plotone dell'armata Rossa arriva nel suo quartiere, occupando proprio il cortile del suo palazzo ed entrando nell'edificio da padroni.
    La donna vive con una vedova al primo piano, dopo che il suo appartamento, nell'attico, è stato bombardato. I russi entrano di notte nella loro casa ed iniziano a mangiare al tavolo come se niente fosse. Le due donne si guardano fra loro impaurite, sapendo quello che avverrà una volta finito il pasto. Poi la vedova si allontana di soppiatto per andare a cercare aiuto dagli altri inquilini.
    Ma non torna più, lasciando la protagonista in balìa degli eventi. Cerca di allontanarsi anche lei, ma la sua gioventù la tradisce.
    Quello che cerca di sussurrare in un russo mal articolato al suo aggressore mi ha fatto il cuore a pezzetti piccini piccini:

    My heart is hopping like crazy. I whisper, I beg:"Only one, please, please, only one. You, as far as I'm concerned. But kick the others out."

    E poi si fanno i conti con la forza strabiliante di questa donna quando mostra il suo umorismo più nero il giorno in cui, finalmente riesce a lavare le lenzuola del proprio letto:

    They nedded it, after all those booted guests.

    Un diario eccezionale, un 10 pieno, forse il miglior acquisto fatto a Berlino.

    http://readergonewild.blogspot.com/2009/10/woman-in-berlin-una-donna-berlino.html#links

    ha scritto il