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Una donna che fischia

By A.S. Byatt

(86)

| Paperback | 9788806183110

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Book Description

Nell'Università del Nord Yorkshire, tra ricerche scientifiche e conversazioni filosofiche si lavora intorno al tema "corpo e mente"; nella parallela anti-università si consuma LSD, si pratica la filosofia hippy e si fanno contro-lezioni su Mao o l'as Continue

Nell'Università del Nord Yorkshire, tra ricerche scientifiche e conversazioni filosofiche si lavora intorno al tema "corpo e mente"; nella parallela anti-università si consuma LSD, si pratica la filosofia hippy e si fanno contro-lezioni su Mao o l'astrologia. Nella fattoria vicina una comunità teatrale si trasforma in setta religiosa sedotta da un carismatico guru dal passato terribile che si spaccia per profeta, tra crisi mistiche e di follia. Tutto ciò fa da sfondo alla forza poetica di un romanzo che intende proporre anche un'analisi corrosiva degli sconvolgimenti sociali e intellettuali che hanno scosso l'Inghilterra negli anni '60.

8 Reviews

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  • 13 people find this helpful

    Pare che la Byatt rimpianga di non essere stata una scienziata. Se anche non l'avesse affermato in diverse interviste ce ne saremmo accorti comunque leggendo il quartetto di romanzi di cui Una donna che fischia e' la conclusione: il suo interesse per ...(continue)

    Pare che la Byatt rimpianga di non essere stata una scienziata. Se anche non l'avesse affermato in diverse interviste ce ne saremmo accorti comunque leggendo il quartetto di romanzi di cui Una donna che fischia e' la conclusione: il suo interesse per la botanica, l'entomologia, le neuroscienze, si rivela qui in maniera evidente.

    Quattro lavori dunque, scritti e pubblicati nell'arco di 25 anni a partire dal primo, meraviglioso, romanzo, La vergine nel giardino. A questo seguiranno nel 1985 Natura morta, nel 1995 La torre di Babele e , infine, nel 2002, Una donna che fischia. La protagonista di tutti e quattro i romanzi e' Frederica Potter, nata come l'autrice nel 1936.

    Frederica attraversa gli anni che vanno dal 1953 al 1970 prendendo decisioni importanti, sbagliando e scontrandosi con uomini, istituzioni, ruoli sociali. Londra, Cambridge , la BBC, il '68, fermenti nuovi in una Inghilterra in cui le ragazze come Frederica ricevono ancora una educazione puritana.

    Impossibile riportare la serie di riferimenti culturali presenti nei quattro romanzi( letteratura, pittura, psicologia, scienze naturali) senza svilirne la ricchezza. E quale meravigliosa sorpresa leggere negli ultimi brani del quarto volume, pagine dedicate a Proust e la Veduta di Delft del Vermer: meravigliose coincidenze , sincronicita' che mi riportano alla Recherche appena terminata.

    I momenti difficili si superano con l'intelligenza applicata al lavoro, allo studio; la ricompensa non è la felicità ma il proprio perfezionamento, la propria consapevolezza. Questo sembra suggerirci la protagonista, donna come tante. In questa visione l'infanzia non può che essere una fase di preparazione .

    Il progetto della tetralogia era ambizioso, non v'e' dubbio, ma qui si tratta di una grande scrittrice che dimostra, scrivendo, come noi siamo anche il prodotto di ciò che leggiamo.

    Accusata spesso di eccessiva cerebralita', in realtà la Byatt e' letta ed interessa tanto i lettori occasionali quanto quelli incalliti. Ad entrambi richiede l'impegno di una lettura non superficiale ma lenta ed attenta.
    E poi chi dice che la cerebralita' non sia affascinante?

    Cosa desiderano veramente le donne? Se lo chiedeva Freud . Se lo domanda Frederica e ce lo chiediamo anche noi oggi.

    << Gli esseri umani hanno bisogno dell'inganno dell'arte...ammettono il lieto fine proprio perché sanno che nella vita e' impossibile>>

    Piccola postilla: mi pigliasse un colpo se capisco il motivo per cui l'Einaudi decise , a suo tempo, di pubblicare per primo il terzo romanzo della tetralogia. Mi sfugge la ragione di tale scelta legata alle dinamiche e alle strategie della casa editrice: i quattro romanzi vanno letti nell'ordine esatto in cui sono stati scritti, pena la perdita del senso della trama
    http://www.youtube.com/watch?v=BqUTxWnPOw4

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    Kien said on Nov 27, 2013 | 3 feedbacks

  • 15 people find this helpful

    Il titolo, così apparentemente criptico e in un certo senso fuorviante, viene da un detto anglosassone che, come l'autrice specifica nella pagina di apertura, la sua nonna materna ripeteva spesso: A whistling woman and a crowing hen are neither fi ...(continue)

    Il titolo, così apparentemente criptico e in un certo senso fuorviante, viene da un detto anglosassone che, come l'autrice specifica nella pagina di apertura, la sua nonna materna ripeteva spesso: A whistling woman and a crowing hen are neither fit for God nor men, cioè Una donna che fischia e una gallina coccodè – dice l'uomo – non piacciono né a Dio né a me (così tradotto in edizione Einaudi). Ma le Fischianti sono anche personaggi di Fuga verso nord, il racconto che Agatha Mond leggeva ai bambini ne La torre di Babele.
    Siamo giunti al 1968, epoca di grandi rivolgimenti anche nel mondo culturale e accademico britannico; è questo il primo protagonista della quarta parte della tetralogia. L'università di cui sono rispettivamente rettore e decano Wijnnobel e Hodgkiss – già conosciuti nei volumi precedenti – sarà teatro di movimenti alternativi (l'Anti-università), di sommosse, di rivolte e di manifestazioni. Frederica ha finalmente risolto, si può dire, la vicenda del suo drammatico divorzio e vive a Londra con il piccolo Leo; dopo le lezioni agli alunni adulti sulla letteratura inglese, si cimenterà in quel nuovo mondo che è la televisione. La BBC, negli anni '60 ben più progredita della sua consorella italiana, la ospita su un'idea del caro, vecchio Wilkie (figura ben nota a chi ha iniziato la tetralogia da La vergine nel giardino) in un programma di cui è conduttrice, ispirato al romanzo di Lewis Carroll Attraverso lo specchio, continuazione del più noto Alice nel paese delle meraviglie. Tra parentesi, il programma di Frederica è uno di quelli che mi piacerebbe vedere nella TV attuale al posto di tante demenzialità e porcherie; mette a confronto, in una scenografia ovviamente ispirata al libro di Carroll, due personaggi del mondo della cultura, dell'arte, della scienza chiamati a discutere tre cose: un oggetto, un'idea e una persona (viva o morta). Le tre puntate raccontate nel romanzo mi sono sembrate entusiasmanti. E terribilmente definito è già il ruolo che Wilkie attribuisce alla televisione: quello di plasmatrice di costumi, sovvertitrice di abitudini, innovatrice di idee e modi di pensare.
    Ci sono anche Jacqueline Winwar e Luk Lysgaard-Peacock con i loro studi sull'evoluzione e sulle lumache, insieme a Marcus Potter, fratello di Frederica, che vede la matematica nella natura, la serie di Fibonacci e altre importanti relazioni numeriche esemplificate nella disposizione dei rami degli alberi, nel guscio delle chiocciole e nel fiore del girasole, per esempio.
    Una parte molto importante del romanzo è invece dedicata al mondo delle sette che proliferò negli anni '60 (mi viene spontaneo pensare, tra le tante, alla “mania” induista e yoga dei Beatles ma non solo, in quel periodo pirotecnico). Nei romanzi precedenti avevamo già incontrato Gideon Farrar e le sue equivoche riunioni pseudo-religiose, qui arriviamo fino ad una comune, ad un “santone” (o malato mentale con crisi di epilessia?), a varie deviazioni psicologiche (Eva Wijnnobel, i due gemelli John e Paul Ottokar, entrambi vecchie conoscenze), a un'etnometodologa infiltrata, insomma al solito caleidoscopio di idee, spunti, input, intuizioni e riflessioni cui la Byatt ci ha abituato.
    Cosa resta, alla fine di questi quattro romanzi? Sicuramente la sensazione di aver assistito ad un ricco polittico su tre lustri di storia e cultura anglosassone del nostro secolo; ma non solo. Di essere stati immersi in un concentrato di letteratura, di arte, religione, filosofia, politica, sociologia, scienza e di esserne usciti con la consapevolezza che c'è una sterminata quantità di cose che non sappiamo e che dobbiamo scoprire, che ci aspettano per stupirci, incantarci, conquistarci con la loro melodia. E che la direttrice d'orchestra, di questa orchestra, è una donna dalle straordinarie capacità narrative e dalla sagace osservazione del mondo, una scrittrice che ci travolge con la sua magnetica affabulazione e con la creazione di personaggi che non facilmente dimenticheremo: né la spigolosa Frederica, né il roccioso Daniel o il bisbetico Bill, il perfido Nigel o lo sfuggente Wedderburn, l'esitante Marcus e la sempre aleggiante Stephanie. Un coro perfettamente in sintonia con una melodia composita e accattivante.

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    swirlingclouds said on Dec 3, 2012 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    E così è finita la saga di Frederica Potter. È stata una lettura a volte faticosa, ma mai pesante. Byatt a volte si dilunga in minuziosi periodi che è difficile reggere fino alla fine, ma senza dubbio ha scritto una grande storia.

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    Annarita said on Dec 2, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Indisponente, autocompiaciuto, verboso, a tratti macchiettistico e involontariamente grottesco.
    Se non fosse stato di Antonia Byatt probabilmente sarei stata più indulgente.

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    serena said on Dec 18, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ma è finita davvero la saga?

    Rispetto ai capitoli precedenti, il personaggio di Frederica è meno centrale. Forse ci sono troppi personaggi. Alcune situazioni poi sono al limite del paradossale (i due gemelli, per esempio), però se la Byatt scrivesse il seguito mi precipiterei a ...(continue)

    Rispetto ai capitoli precedenti, il personaggio di Frederica è meno centrale. Forse ci sono troppi personaggi. Alcune situazioni poi sono al limite del paradossale (i due gemelli, per esempio), però se la Byatt scrivesse il seguito mi precipiterei a leggerlo. Le pagine sulla letteratura e sull'arte sono geniali. le riflessioni sulla lingua sono illuminanti. L'attenzione ai colori, costante di tutti i romanzi della Byatt, è corroborante.

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    Antonia said on May 16, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Si conclude così la quadrilogia su Frederica Potter, qui ultratrentenne immersa nel Sessantotto, protagonista del neonato mondo televisivo, di nuovo pienamente se stessa. E accanto a lei, spesso addirittura davanti a le, gi altri personaggi di cui si ...(continue)

    Si conclude così la quadrilogia su Frederica Potter, qui ultratrentenne immersa nel Sessantotto, protagonista del neonato mondo televisivo, di nuovo pienamente se stessa. E accanto a lei, spesso addirittura davanti a le, gi altri personaggi di cui si tirano le fila, e tramite cui la Byatt apre finestre sull'Antiuniversità, le sette religiose, l'universo televisivo, la vita sessuale delle lumache...

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    SgorbiRitorti said on Feb 21, 2010 | 3 feedbacks

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