Una e una notte

Adriano Racconti

Di

Editore: Bompiani

3.7
(141)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000110290 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    "La nostra curiosità non aggiunge niente al mistero e la nostra fede non lo risolve." (Una e una notte, p. 52)

    "In questo paese l’economia non può mantenersi all’altezza del vizio." (Adriano, p. 119) ...continua

    "La nostra curiosità non aggiunge niente al mistero e la nostra fede non lo risolve." (Una e una notte, p. 52)

    "In questo paese l’economia non può mantenersi all’altezza del vizio." (Adriano, p. 119)

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Venute le ore del pomeriggio, come sempre Graziano prese la strada del giornale.......

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-autore/aut-f/flaiano-ennio/una-e-una-notte-ennio-flaiano/

    ha scritto il 

  • 3

    L'unico pensiero che venne a turbarlo riguardava l'avvenire di una società che è arrivata a questo genere di divertimenti e non vuole più abbandonarli, e comincia anche a credere che tutto si trasform ...continua

    L'unico pensiero che venne a turbarlo riguardava l'avvenire di una società che è arrivata a questo genere di divertimenti e non vuole più abbandonarli, e comincia anche a credere che tutto si trasformerà in divertimento.
    E che ogni futura guerra mondiale sarà un numero del programma. Da questa certezza, veniva forse la generale indifferenza alla paura.

    Forse il pubblico, pensava Adriano, sa che la sua presenza è condizionata dalla sua capacità di battere le mani e di saper creare quell'atmosfera, che è indispensabile non soltanto allo spettacolo (il quale senza applausi scoprirebbe forse la sua povera natura), ma anche necessario alle sue stesse illusioni. Il pubblico applaude se stesso.

    Due racconti non particolarmente coinvolgenti che però rivelano uno sguardo acuto, forse fin troppo acuto, quasi doloroso, così rivelatore da mettere a nudo la pochezza del genere umano.

    ha scritto il 

  • 3

    Due racconti lunghi, il primo un po monotono mentre nel secondo esce tutta la scrittura di un grande narratore dei suoi tempi e anche impronte di quel altrettanto grande sceneggiatore che è stato dei ...continua

    Due racconti lunghi, il primo un po monotono mentre nel secondo esce tutta la scrittura di un grande narratore dei suoi tempi e anche impronte di quel altrettanto grande sceneggiatore che è stato dei tempi d'oro del cinema italiano. La descrizione dei personaggi e dei loro stati d'animo porta subito il pensiero alle scene dei film di Fellini. infine i pensieri dei vari personaggi sono sempre spunto di riflessione anche se sono passati cinquanta anni dalla loro scrittura.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ogni epoca interpreta il soprannaturale con il sentimento della sua propria filosofia e conferisce alle entità inesistenti ed immaginate l'aspetto che suppone più razionale".

    due racconti diversi tra ...continua

    "Ogni epoca interpreta il soprannaturale con il sentimento della sua propria filosofia e conferisce alle entità inesistenti ed immaginate l'aspetto che suppone più razionale".

    due racconti diversi tra loro, con al centro due Italiani così distanti. uno, un vitellone incapace, convinto di essere un incompreso, l'altro, un ragazzo che dopo il matrimonio, la casa in spiaggia, si accorge che la vita non finisce lì dove la società ha posto il traguardo e ne risente con la sua noia inquieta. nel primo racconto c'è la storia di un rapimento alieno, per il quale il protagonista, più che spaventarsi si disorienta, catapultato in un mondo nel quale non ha più certezze (e dal quale viene velocemente espulso allorchè la sua natura fanfarona ha modo di attecchire nuovamente). nel secondo racconto invece assistiamo ad un uomo tutto d'un pezzo, fatto ed ammirato dal popolino che suda la giornata, ma che in cuor suo vede il suo traguardo solo come un passaggio verso un nuovo se stesso che non ha ancora iniziato la sua strada e che non sa dove prenderla.

    ha scritto il 

  • 4

    Due racconti di Flaiano, merce per definizione preziosa, ambientati a Roma e dintorni.
    Roma ha come sempre uno sguardo distaccato sugli affanni dell’umanità, ridimensionando le miserie e i drammi cont ...continua

    Due racconti di Flaiano, merce per definizione preziosa, ambientati a Roma e dintorni.
    Roma ha come sempre uno sguardo distaccato sugli affanni dell’umanità, ridimensionando le miserie e i drammi contingenti. Offre però un frammento di trabeazione come sedile per un approccio amoroso, notti meravigliose che conciliano le riflessioni, saggezza rassegnata nelle parole dei popolani (tanto per noialtri poveracci va sempre lo stesso; Iddio ne ha viste di peggio). In quest’atmosfera, perfino l’avventura di un viaggio su un’astronave extraterrestre diventa una parentesi su cui tornare a ridere con gli amici, dopo aver ritrovato la rassicurante culla dei genitori con le loro prediche e i loro ideali delusi.
    Un vitellone, un bamboccione, uno Zeno ma un po’ più mediterraneo; questo è il protagonista del primo racconto.

    E se ci si allontana da Roma? Ecco il secondo racconto; il paesaggio si fa severo, il terreno ondulante, i nomi cattivi o ironici o peggiorativi: Malafede, Infernetto, Ponte del Ladrone, Torraccio, Malpasso, Pisciacavallo, Malborghetto, Monte Mariolo, Malagrotta, Coccia di Morto, Chiavichetta, Torre Spaccata, e infine ben tre Femmine Morte. Anche lì capitelli, frammenti di cippi tombali, storie di famiglie nobili (che contano niente però, prima ancora c’era Marc’Aurelio: che importanza possono avere, le cose e le persone, in luoghi con simile storia?).
    In alcuni di quei luoghi si girano film, con tutta la fauna che ne consegue, la vacuità delle immagini e dei personaggi; in altri, vicini al mare, c’è il rito della gita domenicale (famiglie che arrivano in macchina, ladruncoli che svaligiano le macchine), negli altri giorni la dura vita di pescatori fatalisti. Lì si rifugia il deluso protagonista, alter ego dell’Autore, per allontanarsi dalla mondanità romana, ma è subito annoiato, confuso, invecchiato.
    Intanto avanza una sciatteria di nuovi borghi volgari, di ristoranti colorati, e arriva la televisione con i suoi applausi gracchianti, rivolti a uno spettacolo mediocre, e forse anche al pubblico stesso.

    Molta ironia, in perfetto stile Flaiano.
    E molta malinconia, ma pure quella passa.

    ha scritto il 

  • 3

    (quando, scesa la notte, la lettura diventava un colloquio)

    Due racconti. Due uomini irrisolti, irresoluti, erranti, fantasiosi, ugualmente increduli della realtà quotidiana come del miracolo. Siamo Roma e nelle sue vicinanze, al mare e in campagna, nel ’59. I ...continua

    Due racconti. Due uomini irrisolti, irresoluti, erranti, fantasiosi, ugualmente increduli della realtà quotidiana come del miracolo. Siamo Roma e nelle sue vicinanze, al mare e in campagna, nel ’59. Il primo è un racconto fantascientifico senza effetti speciali, il secondo (Adriano, quello che mi è piaciuto di più) è meno definibile, con un protagonista che somiglia molto al suo autore, baffi inclusi.
    In entrambi i racconti c’è una scrittura sensibile e meditata, ma anche molto visiva, con bei ritratti di persone e posti, di mari e cieli, e bei pensieri malinconici e forse autocritici, come questo: “non c’è niente di peggio di voler guardare da naturalista una vita che ha le sue miserie ma anche un segreto che si apre solo a chi vi partecipa fino in fondo.”
    Una lettura da camera, intima e notturna.

    ha scritto il 

  • 2

    Probabilmente mi aspettavo altro rispetto alle miserie quotidiane di due uomini alieni in primo luogo a sè stessi, e, forse proprio per questo, anche a tutto ciò che li circonda.

    ha scritto il 

  • 3

    Delicate malinconie

    Flaiano ha proprio una scrittura che riflette perfettamente ciò che era: un autore italiano della metà del secolo scorso; il suo modo di scrivere, infatti, è delicato ma scherzoso, contaminato da una ...continua

    Flaiano ha proprio una scrittura che riflette perfettamente ciò che era: un autore italiano della metà del secolo scorso; il suo modo di scrivere, infatti, è delicato ma scherzoso, contaminato da una malinconia ironica ma piana, semplice e domestica, non particolarmente personale, quasi da sceneggiatura, simile, per certi versi, a quelli di Mario Soldati (che pure aveva un modo tutto suo di svolgere e raccontare le proprie storie) e di Goffredo Parise (ed, in effetti, Soldati e Flaiano sono accomunati anche dal fatto d'essersi cimentati nella scrittura di materiale per il cinema).
    Le storie raccolte in questo volume sono due e sono racconti di due vite "sospese", una per stoltezza e mancanza di iniziativa (Graziano, il protagonista del primo racconto, è un pavido giornalista che, sognando avventure con donne belle e severe, finisce immancabilmente per essere da loro rifiutato; non riesce a progredire, condannato da una serie di sfortune in stile quasi fantozziano, a sognare soltanto, ma egli è limitato anche nei sogni, qualcosa che non arriverà mai), l'altra per un'inconcludenza quasi romantica (Adriano, il personaggio principale del secondo racconto, è uno scrittore-poeta che si rifugia nella sua casa al mare e che, stordito e conquistato da quel clima che si respira solo in spiaggia, faticherà a trovare la forza per andarsene).
    Parla di alieni (Graziano, nel primo racconto, viene "rapito" da un'astronave; ma anche questa avventura, la più fantastica che gli capiterà mai nella vita, è destinata a sfumare nel nulla, a scontrarsi con la sua stoltezza di piccolo borghese, piccolo uomo dalla vista molto corta), Flaiano, e parla di giovani attrici che fanno le comparse per svogliata pigrizia (nel secondo racconto il protagonista visita un amico regista sul set di un suo film: l'autore racconta, in sostanza, le riprese de "Le notti di Cabiria" di Fellini) e di pescatori sfortunati (e qui si infilano contaminazioni religiose).
    L'elemento onirico è potente (pare di stare, e non a caso, dentro un film di Fellini) e riesce a trasfigurare le vite comuni, e poco riuscite, dei due protagonisti di Flaiano contaminandole con una dolcezza dal fondo amaro; non ci raccapezza dentro questi piccoli quadri di una quotidianità involontariamente (e buffamente) poetica, abitati da spettri e figure un po' scolorite, che hanno nelle vene non sangue vero, rosso o intenso, ma un siero scolorito, simile all'acqua. Eppure, se si lascia che le onde della prosa di Flaiano (proprio come le onde del mare che potrebbero portare sulla riva un essere mitologico come una sirena), un uomo di mondo dall'indole poetica (proprio come Adriano), ci accompagnino dentro queste pagine, il tutto risulterà molto ma molto piacevole.

    ha scritto il