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Una famiglia americana

Di

Editore: Tropea

3.8
(658)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 506 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8843801031 | Isbn-13: 9788843801039 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vittorio Curtoni

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Michael e Corinne sono i genitori felici di quattro splendidi figli, tre maschi e una femmina, Marianne. Vivono in una bella fattoria nel nord dello stato di New York. Lui possiede una florida società edile e lei è una mamma che assolve alla perfezione qualsiasi compito spetti a una madre. Per più di quindici anni la famiglia Mulvaney non fa che prosperare. Poi, un SanValentino del 1976, accade qualcosa di terribile che coinvolge la giovane Marianne. Un "incidente" di cui nessuno vuole parlare, la vittima meno degli altri. Joyce Carol Oates, autrice di racconti, romanzi e saggi, è stata vincitrice del National Book Award e finalista al premio Pulitzer e al Pen Faulkner Award.
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  • 4

    Allontanarsi per salvarsi

    Allontanarsi per salvarsi
    Recensione completa qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2015/06/una-famiglia-americana-di-joice-carol.html
    Continua la mia avventura nella letteratura americana c ...continua

    Allontanarsi per salvarsi
    Recensione completa qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2015/06/una-famiglia-americana-di-joice-carol.html
    Continua la mia avventura nella letteratura americana contemporanea con questo romanzo che ho trovato americano in ogni atomo della carta delle sue pagine.
    Il mio giudizio complessivo è buono, la storia è appassionante, i personaggi sono ben delineati, i temi chiave della famiglia ci sono, tuttavia non posso dire di essermi innamorata del modo di scrivere della Oats. Contrariamente a ciò che ho letto in altre recensioni penso che qualche parola di troppo sia stata sprecata e che il libro in alcune parti sia leggermente appesantito dalla ripetizione di alcuni concetti già chiariti in precedenza.
    L'operazione dell'io narrante maschile identificato nel figlio più giovane è riuscita solo in parte a mio parere, l'idea è ottima ed anche la resa degli stati d'animo del ragazzo, la sua visione dei fatti ricostruita a posteriori sono credibili, tuttavia a mio avviso si avverte che la scrittrice è femmina; la Oates non è riuscita a calarsi al cento per cento in Judd in quanto maschio e questo per me rovina un tantino la narrazione. Nel complesso si tratta di un'ottima storia che si legge volentieri anche se fa arrabbiare non poco la dinamica che si viene a creare in questa famiglia, in alcune parti chiudevo quasi con rabbia il libro chiedendomi che razza di amore fosse quello dei due genitori qui raccontati. Dal romanzo esce una famiglia dove i figli sono più maturi dei padri e delle madri, dove tutto va bene finché tutto va bene, dove la felicità si basa su equilibri fragilissimi che non appena vengono incrinati si cade nel baratro per non uscirne più. Di fatto la salvezza dei figli si concretizza nell'allontanamento dai genitori, nel rifarsi una vita in esilio e nel riavvicinarsi soltanto dopo che ognuno, da solo, ha trovato un proprio equilibrio e non certo grazie all'aiuto della genitura superficiale che si sono ritrovati.
    Da questo libro esce una famiglia di apparenza, una società di apparenza, la famosa famiglia americana paragonabile alle case americane, costruite di assi di legno, belle e grandi di fuori ma che un soffio di vento un po' più forte fa volare via. Dal racconto esce però anche una realtà (positiva?) che non è propria del contesto italiano in cui vivo, una realtà da cui forse dovremmo imparare, ed è la velocità di crescita delle persone. In America i ragazzi crescono presto, si laureano presto e si avviano all'indipendenza presto. A vent'anni sono già adulti e vanno per la loro strada; la domanda però è questa : in America si lascia presto la famiglia perchè si è liberi prima oppure la si lascia perchè non offre la protezione e la sicurezza che solitamente troviamo nella cultura italiana? Cosa è meglio? Queste considerazioni porterebbero ad un discorso sociologico lungo nel quale in effetti non ho voglia di avventurarmi, sta di fatto che ogni modus vivendi porta con sé pregi e difetti, e forse si tratta solo di scegliere il male minore o di adattarsi all'ambiente in cui ci troviamo usando i mezzi che abbiamo e gli strumenti a cui siamo abituati.
    Leggendo altre recensioni ho trovato anche un suggerimento per una prossima lettura che viene paragonata in meglio a questa ed è "Pastorale americana" di Philip Roth, che guarda caso si trova già nella mia libreria. A mia volta voglio dare un suggerimento per un libro che mi è venuto in mente leggendo questo romanzo, un testo forse difficile da reperire, ambientato in un periodo antecedente a quello di cui parla la Oates, ma in cui si ravvisano i germogli di ciò che sarà la Famiglia Americana degli anni '60-'80, e si tratta di "Babbitt" di Sinclair Lewis.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Bel finale

    A dispetto dell'immagine luminosa di una famiglia numerosa e felice nella sua bella casa di campagna piena di animali e arredi country, l'immagine che la Oates ha della Famiglia Americana è quella del ...continua

    A dispetto dell'immagine luminosa di una famiglia numerosa e felice nella sua bella casa di campagna piena di animali e arredi country, l'immagine che la Oates ha della Famiglia Americana è quella del peggior luogo di tortura e ingiustizia, luogo dal quale fuggire per essere felici e al quale tornare per credere che la somma di individui sopravvissuti solo grazie alla fuga possa di nuovo essere una famiglia.
    Più di tutto ho apprezzato il finale che può sembrare lieto ma è la cosa più spietata del libro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Non dirò nulla sulla trama e non giustificherò in alcun modo il mio voto; solo una cosa: Focaccina ti ho amato da quando eri una bianca palla di pelo, non dovevi morire!

    ha scritto il 

  • 4

    "In una famiglia, ciò che non viene detto è ciò che si cerca di sentire. Ma il rumore di una famiglia lo soffoca".

    La storia di una famiglia americana, semplicemente.
    È una storia raccontata con estrema delicatezza e grande sensibilità, una storia difficile, come può esserlo il raccontare un dramma familiare che p ...continua

    La storia di una famiglia americana, semplicemente.
    È una storia raccontata con estrema delicatezza e grande sensibilità, una storia difficile, come può esserlo il raccontare un dramma familiare che porta al disgregarsi dell’armonia, alla fine prematura di sogni e speranze.
    Tutto è orchestrato e narrato con ammirevole maestria, i personaggi sono talmente vividi che già a metà lettura sembra di conoscerli personalmente, uno ad uno, e di condividerne sofferenze e stati d’animo; l’autrice riesce a raccontare le delicate dinamiche familiari in maniera straordinariamente coinvolgente, e a trasmettere un forte senso di empatia. Corinne, Michael, Judd, Marianne, e soprattutto Patrick: li ho amati tutti, le loro amare delusioni sono state le mie.
    Il finale, bellissimo, arriva troppo presto. E proprio alla fine la famiglia Mulvaney sembra rinascere, quasi a significare che nulla può arrestare la vita e il suo eterno scorrere e mutare, nel bene così come nel male: nessuno sarà mai più lo stesso, ma la speranza pervade di nuovo le loro vite, ed è il finale perfetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il secondo romanzo che leggo di Joyce Carol Oates e devo dire che questa donna mi fa soffrire in maniera atroce. Ho avuto una settimana di m... leggevo la storia di questa famiglia e mi senti ...continua

    Questo è il secondo romanzo che leggo di Joyce Carol Oates e devo dire che questa donna mi fa soffrire in maniera atroce. Ho avuto una settimana di m... leggevo la storia di questa famiglia e mi sentivo come se stesse succedendo a me, coinvolta, presa dentro, una sofferenza psicologica e quasi fisica. I Mulvaney sono in sei, come siamo sei nella mia di famiglia, certo, noi non viviamo in una casa in cima alla collina e mia mamma non ha un granaio dove accumulare robe vecchie, ma i legami, le vicende, la complicità e certi schemi e battibecchi fra fratelli, com'erano sulla carta, così li ho vissuti sulla pelle. Così, quando la famiglia comincia a dissolversi, a imputridire giorno dopo giorno, anno dopo anno, ti ritrovi a leggere con la morte dentro, la rabbia e il senso di impotenza di fronte alla frana che sta travolgendo la storia. Nessuno come lei riesce a coinvolgere nella sofferenza, a raccontarla in modo così vivido, gli manca forse un po' di epica, una certa maestosità, ma forse perché Joyce Carol Oates vuole restare terra a terra, all'interno della famiglia e dei legami. Non ha bisogno di rimarcare l'universalità, perché nella sua precisione e minuzia rende universale e condivisibile ciò che racconta. In alcune parti un po' si affossa e la voglia di sapere cosa succede dopo, ti fa scorrere le righe con impazienza e sbuffare su alcune vicende, ma non c'è niente di pleonastico in questo romanzo. Davvero ben scritto, appassionante, profondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo le prime 300 pagine ho cominciato ad arrancare. Devo avere io qualcosa che non va, che non ho trovato la grandezza di questa scrittice. MA questa saga familiare, per me, non lega neanche le scarp ...continua

    Dopo le prime 300 pagine ho cominciato ad arrancare. Devo avere io qualcosa che non va, che non ho trovato la grandezza di questa scrittice. MA questa saga familiare, per me, non lega neanche le scarpe a Pastorale americana, tanto per dirne una. O ai Buddenbrook, per dirne un'altra.

    ha scritto il 

  • 5

    “ Ogni momento del tempo è stato un momento di stupore e di timore e di inconsapevolezza .”

    Ne avevo già sentito parlare favorevolmente da qualcuno , forse proprio qui in Anobii” , ma non immaginavo che questa ennesima storia di famiglia americana , scritta da un'autrice a me del tutto scono ...continua

    Ne avevo già sentito parlare favorevolmente da qualcuno , forse proprio qui in Anobii” , ma non immaginavo che questa ennesima storia di famiglia americana , scritta da un'autrice a me del tutto sconosciuta , potesse riuscire ad intrigarmi e ad appassionarmi tanto.
    Una prima parte ariosa e divertente nel raffigurare i due affiatatissimi coniugi Michael“Mike sr” e Corinne “Fischietto” Mulvaney , i loro quattro figli Mike jr “Mulo” , Patrick “Pizzicotto”, Marianne “Germoglio”e Judd “Ranger” (che è anche il narratore) oltre che di “Seta” , “Troy”, “Focaccina”, “Piumotto” e di tutti gli altri animali (e quando si parla di essi il mio indice di gradimento punta subito in l'alto...) facenti parte dell'affiatata grande famiglia che vive spensieratamente nella vasta tenuta di High Point Farm .
    Ma è nel prosieguo della narrazione , dopo che “quella cosa” è successa venendo così a far saltare a poco a poco , come in un assurdo ed imprevedibile effetto domino, l'equilibrata armonia di quel gruppo che il romanzo , grazie ad un magnifico tratteggio dei protagonisti fra i quali mi ha particolarmente colpito quello di Patrick , acquisisce una dimensione straordinariamente coinvolgente che porta ad un finale che , per quanto prevedibile , arriva comunque troppo presto.
    Insomma , un felicissimo primo incontro con una scrittrice dallo stile sobrio quanto elegante la cui conoscenza vorrò senza dubbio approfondire , e con un libro al quale assegno molto volentieri cinque convinte stelline .

    ha scritto il 

  • 4

    Che scrittrice magistrale la Oates; i personaggi sono delineati così bene, che entrare nella storia, nelle loro vite è davvero come aprire la porta della loro casa ed essere lì, come spettatori silenz ...continua

    Che scrittrice magistrale la Oates; i personaggi sono delineati così bene, che entrare nella storia, nelle loro vite è davvero come aprire la porta della loro casa ed essere lì, come spettatori silenziosi di una famiglia "perfetta" che si sgretola, che si allontana, che cerca di reinventarsi.

    ha scritto il 

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