Una famiglia americana

Di

Editore: Tropea

3.8
(692)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 506 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8843801031 | Isbn-13: 9788843801039 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vittorio Curtoni

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Michael e Corinne sono i genitori felici di quattro splendidi figli, tre maschi e una femmina, Marianne. Vivono in una bella fattoria nel nord dello stato di New York. Lui possiede una florida società edile e lei è una mamma che assolve alla perfezione qualsiasi compito spetti a una madre. Per più di quindici anni la famiglia Mulvaney non fa che prosperare. Poi, un SanValentino del 1976, accade qualcosa di terribile che coinvolge la giovane Marianne. Un "incidente" di cui nessuno vuole parlare, la vittima meno degli altri. Joyce Carol Oates, autrice di racconti, romanzi e saggi, è stata vincitrice del National Book Award e finalista al premio Pulitzer e al Pen Faulkner Award.
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  • 3

    Vergogna!

    Vergogna, ma non la vergogna di Marianne, ma la vergogna di un padre troppo orgoglioso e voglioso dell'approvazione degli altri, estranei, per sostenere la figlia.
    Vergogna di una madre che pur di non ...continua

    Vergogna, ma non la vergogna di Marianne, ma la vergogna di un padre troppo orgoglioso e voglioso dell'approvazione degli altri, estranei, per sostenere la figlia.
    Vergogna di una madre che pur di non perdere l'approvazione del suo uomo rinnega la figlia.
    Vergogna di una società ipocrita, perbenista e moralista.

    Al di là della vergogna, che a parer mio è un po' esagerata siamo comunque nel 1976 negli USA e non in uno stato telabano, la scrittura non mi ha conquistato, avevo già letto altro della Oates ed ero rimasta perplessa, questa nuova chance mi lascia tiepida, troppo ampollosa, troppo avanti e indietro nel tempo, troppo fuori tema, e quel finale tipo happy end ha stonato con le troppe pagine scritte.
    I personaggi sono tutti troppo, troppo Patrick simil dotto convertito alla new age, troppo Marianne che fugge e sfugge per poi capitolare senza un minimo di maturazione dell'animo, troppo poco Mike che pare esserci giusto per, troppo Corienne madre assente, ma che pretende, debole seppur la si vuol mostrare forte.
    No cara Oates non mi hai convinta neanche stavolta

    5.5/10

    ha scritto il 

  • 3

    Splendori e miserie di una famiglia "molto" Americana

    Ah se l'avesse scritta Balzac questa storia, quanta ironia e quanta commozione avremmo trovato tra le righe e nelle pieghe di ciascun personaggio. E invece l'ha scritta la Oates, una scrittrice a me s ...continua

    Ah se l'avesse scritta Balzac questa storia, quanta ironia e quanta commozione avremmo trovato tra le righe e nelle pieghe di ciascun personaggio. E invece l'ha scritta la Oates, una scrittrice a me sconosciuta fino ad oggi che mi trattengo a stento dal definire glaciale, asettica, distante.
    Quanta poca empatia per questi esseri umani, forse con la sola eccezione di Marianne e dei numerosi animali che popolano tutto il romanzo. La Oates parte con una perfetta e piuttosto antipatica famiglia per bene, prosegue con una valanga di disgrazie, finisce con una sorta di happy end (il 4 luglio!!) che chiude tutte le esistenze in un pacchetto colorato di cui ancora non mi capacito.
    Di 1/3 della narrazione forse potevamo fare a meno, le prolissità della scrittrice non aiutano perchè contrariamente a Balzac che nella prolissità sguazza e ci coinvolge, qui ci perdiamo e spesso anche annoiamo, prendendo le distanze poco alla volta.
    Il titolo italiano poi non aiuta neanche a capire di cosa stiamo leggendo. Più opportuno "Eravamo i Mulvaney", una delle tante famiglie americane appunto.
    Ah fosse stato P. Roth a raccontare la stessa storia...

    ha scritto il 

  • 2

    Ho iniziato il libro piena di aspettative... cercando di inserirlo nella libreria scopro di averlo già letto ma di non averne memoria per cui lo rileggo.....
    Le aspettative restano deluse in primis da ...continua

    Ho iniziato il libro piena di aspettative... cercando di inserirlo nella libreria scopro di averlo già letto ma di non averne memoria per cui lo rileggo.....
    Le aspettative restano deluse in primis dal modo di raccontare della Oates, troppo arzigogolato, tutti quei andare avanti/indietro mi facevano venire il mal di mare.... ma anche dalla storia stessa, si parte bene col racconto della famiglia Mulvaney ma ci si perde strada facendo...
    Di sicuro non ci sarà una terza lettura, non vedevo l'ora di togliermelo dalle mani!!!

    ha scritto il 

  • 3

    la descrizione della splendida famiglia americana (ma lo era?) della prima parte del romanzo convince ed invoglia alla lettura; il disfacimento della stessa dopo che l'irreparabile li travolge si per ...continua

    la descrizione della splendida famiglia americana (ma lo era?) della prima parte del romanzo convince ed invoglia alla lettura; il disfacimento della stessa dopo che l'irreparabile li travolge si perde in descrizioni prolisse e ripetizioni di concetti già espressi che rendono faticoso arrivare alla conclusione.
    e se ci aggiungo una scrittura poco ispirata...tre stelle mi paion pure troppe

    ha scritto il 

  • 3

    "Che cos'è una famiglia, se non ricordi?"

    L'apparente felicità e solidarietà di un'"allegra" famigliola americana di campagna, si disgrega piano piano e inesorabilmente quando la sedicenne Marianne viene stuprata da un compagno di scuola. Nel ...continua

    L'apparente felicità e solidarietà di un'"allegra" famigliola americana di campagna, si disgrega piano piano e inesorabilmente quando la sedicenne Marianne viene stuprata da un compagno di scuola. Nel momento in cui avrebbe più bisogno della sua famiglia il padre (essere abietto, meschino e ipocrita!!) la "ripudia" e la allontana da casa e la madre (ancora più idiota e insulsa e debole del padre) non fa niente per impedirlo. I tre fratelli piano piano si allontanano anche loro, con tutta la mia solidarietà, da quella famiglia piena di segreti, di cose non dette e di falsa moralità. Ho letto tutto il romanzo con una rabbia tremenda verso quell'omuncolo che invece di stare accanto alla figlia la caccia via, e verso quella madre svampita che non si ribella. Avrei preso volentieri a pugni Micheal Sr e a schiaffoni Corinne. Grande ammirazione per i due fratelli che cercano di fare giustizia, a modo loro e riscattare così la vigliaccheria e la meschinità dei loro genitori.

    ha scritto il 

  • 0

    Una famiglia...in apparenza

    un classico questa apparente famiglia perfetta che rivela ben presto tutte le proprie crepe e rivelazioni scoperchiando tutto quanto non si intuisce a prima vista. A volte irritano queste famiglie che ...continua

    un classico questa apparente famiglia perfetta che rivela ben presto tutte le proprie crepe e rivelazioni scoperchiando tutto quanto non si intuisce a prima vista. A volte irritano queste famiglie che si intuiscono finte benchė, alla fin fine, sono più famiglia di tante altre.

    ha scritto il 

  • 4

    Magari con il tempo l'amore si logora

    Per ora, sono veramente pochi i libri della Oates che mi hanno lasciata insoddisfatta; il fatto è che questa scrittrice potrà avere tutti i difetti del mondo, ma è onesta, e forte, e piena, a mio pare ...continua

    Per ora, sono veramente pochi i libri della Oates che mi hanno lasciata insoddisfatta; il fatto è che questa scrittrice potrà avere tutti i difetti del mondo, ma è onesta, e forte, e piena, a mio parere, di una fiducia nel genere umano che fa bene al cuore e all'anima. Non è detto che il dolore debba avere l'ultima parola, e anzi, molto spesso, il male ci viene addosso per rivelarci a noi stessi e renderci più forti, per farci conoscere la parte a noi più sgradevole, obbligarci ad affrontare le vecchie ferite, e risolverle, e diventare più forti. Si può andare avanti nella vita anche da zoppi, non bisogna mai giocare in difesa e non bisogna mai sottovalutare l'eroismo della pietà e della compassione, ci dice la Oates, in questo romanzo. Ci sono cose vere e cose che non lo sono, ci sono fatti e reazioni ad esse, e la nostra vulnerabilità è anche la nostra forza.
    Una storia profondamente umana, insomma, nel senso più grande e bello del termine.

    ha scritto il 

  • 4

    Allontanarsi per salvarsi

    Allontanarsi per salvarsi
    Recensione completa qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2015/06/una-famiglia-americana-di-joice-carol.html
    Continua la mia avventura nella letteratura americana c ...continua

    Allontanarsi per salvarsi
    Recensione completa qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2015/06/una-famiglia-americana-di-joice-carol.html
    Continua la mia avventura nella letteratura americana contemporanea con questo romanzo che ho trovato americano in ogni atomo della carta delle sue pagine.
    Il mio giudizio complessivo è buono, la storia è appassionante, i personaggi sono ben delineati, i temi chiave della famiglia ci sono, tuttavia non posso dire di essermi innamorata del modo di scrivere della Oats. Contrariamente a ciò che ho letto in altre recensioni penso che qualche parola di troppo sia stata sprecata e che il libro in alcune parti sia leggermente appesantito dalla ripetizione di alcuni concetti già chiariti in precedenza.
    L'operazione dell'io narrante maschile identificato nel figlio più giovane è riuscita solo in parte a mio parere, l'idea è ottima ed anche la resa degli stati d'animo del ragazzo, la sua visione dei fatti ricostruita a posteriori sono credibili, tuttavia a mio avviso si avverte che la scrittrice è femmina; la Oates non è riuscita a calarsi al cento per cento in Judd in quanto maschio e questo per me rovina un tantino la narrazione. Nel complesso si tratta di un'ottima storia che si legge volentieri anche se fa arrabbiare non poco la dinamica che si viene a creare in questa famiglia, in alcune parti chiudevo quasi con rabbia il libro chiedendomi che razza di amore fosse quello dei due genitori qui raccontati. Dal romanzo esce una famiglia dove i figli sono più maturi dei padri e delle madri, dove tutto va bene finché tutto va bene, dove la felicità si basa su equilibri fragilissimi che non appena vengono incrinati si cade nel baratro per non uscirne più. Di fatto la salvezza dei figli si concretizza nell'allontanamento dai genitori, nel rifarsi una vita in esilio e nel riavvicinarsi soltanto dopo che ognuno, da solo, ha trovato un proprio equilibrio e non certo grazie all'aiuto della genitura superficiale che si sono ritrovati.
    Da questo libro esce una famiglia di apparenza, una società di apparenza, la famosa famiglia americana paragonabile alle case americane, costruite di assi di legno, belle e grandi di fuori ma che un soffio di vento un po' più forte fa volare via. Dal racconto esce però anche una realtà (positiva?) che non è propria del contesto italiano in cui vivo, una realtà da cui forse dovremmo imparare, ed è la velocità di crescita delle persone. In America i ragazzi crescono presto, si laureano presto e si avviano all'indipendenza presto. A vent'anni sono già adulti e vanno per la loro strada; la domanda però è questa : in America si lascia presto la famiglia perchè si è liberi prima oppure la si lascia perchè non offre la protezione e la sicurezza che solitamente troviamo nella cultura italiana? Cosa è meglio? Queste considerazioni porterebbero ad un discorso sociologico lungo nel quale in effetti non ho voglia di avventurarmi, sta di fatto che ogni modus vivendi porta con sé pregi e difetti, e forse si tratta solo di scegliere il male minore o di adattarsi all'ambiente in cui ci troviamo usando i mezzi che abbiamo e gli strumenti a cui siamo abituati.
    Leggendo altre recensioni ho trovato anche un suggerimento per una prossima lettura che viene paragonata in meglio a questa ed è "Pastorale americana" di Philip Roth, che guarda caso si trova già nella mia libreria. A mia volta voglio dare un suggerimento per un libro che mi è venuto in mente leggendo questo romanzo, un testo forse difficile da reperire, ambientato in un periodo antecedente a quello di cui parla la Oates, ma in cui si ravvisano i germogli di ciò che sarà la Famiglia Americana degli anni '60-'80, e si tratta di "Babbitt" di Sinclair Lewis.

    ha scritto il 

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