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Una giornata di Ivan Denisovic

Di

Editore: Einaudi Scuola

4.0
(1262)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8828602317 | Isbn-13: 9788828602316 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    L’UOMO ESSENZIALE (QUASI FANTASCIENZA)

    “Una giornata di Ivan Denissovic” è un breve romanzo, edito nel 1962, scritto da Aleksandr Isaevič Solženicyn (in russo: Алекса́ндр Иса́евич Солжени́цын?, traslitterato anche come Aleksandr Isaevič So ...continua

    “Una giornata di Ivan Denissovic” è un breve romanzo, edito nel 1962, scritto da Aleksandr Isaevič Solženicyn (in russo: Алекса́ндр Иса́евич Солжени́цын?, traslitterato anche come Aleksandr Isaevič Solženitsyn o Aleksandr Isaevich Solzhenitsyn, autore nato Kislovodsk l’11 dicembre 1918 e morto a Mosca il 3 agosto 2008).
    Racconta la dura vita di un campo di prigionia in cui i carcerati sono costretti a lavori forzati in un ambiente gelido, con temperature inferiori a -30 gradi e che raggiungono anche i 40 gradi sotto zero.
    Vessati dai carcerieri e dagli altri detenuti, i carcerati si arrangiano per sopravvivere e per trarre un minimo di soddisfazione persino da un’esistenza tanto sfortunata.
    Dopo averci mostrato tanto orrore, l’autore conclude la descrizione della giornata del suo protagonista con le parole:
    “Quel giorno aveva avuto molta fortuna: non l’avevano ficcato in prigione, la squadra non era stata mandata al , a pranzo era riuscito a rimediare una sbobba, il caposquadra aveva sistemato bene la percentuale, Sciuchov aveva lavorato con gioia al muro, alla tastata non gli avevano trovato il pezzo di sega, la sera aveva guadagnato qualcosa da Tsezar e aveva comprato il tabacco. E non si era ammalato, ce l’aveva fatta. Era trascorsa una bella giornata, quasi felice.”
    Piccole soddisfazioni che fanno risaltare la miseria in cui sono inserite, ma che mostrano anche la grande adattabilità degli esseri umani (almeno di alcuni), capaci di trovare ragioni di speranza e di conforto anche là dove non ce ne sono affatto o sembrano non esserci.
    La bellezza di questo romanzo sta proprio nel riuscire a mostrare questa forza che risiede in noi, quest’energia che ci aiuta a superare l’avversità. Quelli che vediamo nelle grandi difficoltà sono gli uomini veri, non certo quelli che vivono in case riscaldate, che pranzano in ristoranti eleganti, sorseggiano cocktail, vanno a fare shopping.
    Gli uomini del gulag ricordano i sopravvissuti delle migliori storie di fantascienza, gli uomini degli albori della storia, i naufraghi: uomini che della civiltà hanno ormai solo un vago ricordo o una vaga idea, uomini per i quali tirare avanti un altro giorno è già un successo.
    È questo l’uomo che abbiamo perso. È questo lo spirito che il nostro mondo moderno non ha più. È per questo che ci affascinano telefilm come “The walking dead” o “Lost”, romanzi come “La strada” di Cormac Mc Carthy, “Robinson Crusoe” di Defoe, “Io sono leggenda” di Richard Matheson o“Ayla figlia della terra” della Auel. Sono mondi devastati, ma vi scorgiamo l’uomo vero che alza la testa.
    La scrittura semplice e lineare di Solgenitsin ben si sposa con questa narrazione cruda.
    Il romanzo riesce a essere dunque qualcosa di più di una testimonianza storica, di una denuncia politica e diventa opera narrativa pura, che descrive l’uomo nella sua essenza, come riesce a fare soprattutto la letteratura fantastica, che potendosi astrarre dal reale, a volte, arriva all’essenziale. Il drammaturgo russo, invece, ci riesce partendo dalla descrizione di un’esperienza personale, dai suoi anni passati in un gulag sovietico. Sembra una distopia, ma era la realtà.
    Se in questo 2015 il messaggio di denuncia dei gulag sovietici perde di rilievo, essendo ormai l’Unione Sovietica un ricordo della Storia, è proprio il momento di rileggere Solgenitsin come autore per apprezzarne la semplice capacità narrativa, astraendosi da giudizi politici.

    ha scritto il 

  • 1

    Cronachette dal gulag

    Noioso, ripetitivo, ridondante. Letto altre cose di Solzenicyn; mi sembra che abbiano dato il nobel al personaggio e al suo ruolo di denuncia, non tanto allo scrittore. Perché qui, di letteratura, pr ...continua

    Noioso, ripetitivo, ridondante. Letto altre cose di Solzenicyn; mi sembra che abbiano dato il nobel al personaggio e al suo ruolo di denuncia, non tanto allo scrittore. Perché qui, di letteratura, proprio il minimo sindacale. Cronachette, tutt'al più.

    ha scritto il 

  • 0

    Beccare un libro in una bancarella di Arona senza sapere assolutamente che un capolavoro e che l'autore è pure un premio nobel...non ha prezzo.
    ...per tutto il resto c'è mastercard...
    dai la lascio sc ...continua

    Beccare un libro in una bancarella di Arona senza sapere assolutamente che un capolavoro e che l'autore è pure un premio nobel...non ha prezzo.
    ...per tutto il resto c'è mastercard...
    dai la lascio scritta sta cavolata!

    ha scritto il 

  • 4

    Del 1962. L'edizione Garzanti è del 1970.
    I. D. Sciuchov sembra un bambino scemo rispetto a Salamov: corre, si agita, aiuta gli altri, si appassiona per il proprio lavoro al lager. Troppo ottimista!
    M ...continua

    Del 1962. L'edizione Garzanti è del 1970.
    I. D. Sciuchov sembra un bambino scemo rispetto a Salamov: corre, si agita, aiuta gli altri, si appassiona per il proprio lavoro al lager. Troppo ottimista!
    Ma quando Solgenitsin racconta alcune situazioni di vita nel lager, la loro brutalità in contrasto con l'anima buona di Sciuchov è più percutente di quella descritta da Salamov.
    Viene voglia di leggere Arcipelago Gulag.

    ha scritto il 

  • 5

    Se questo è un uomo

    In questa edizione sono raccolti tre racconti di Solzenicyn.
    Il primo, "Una giornata di Ivan Denisovic", descrive una giornata di vita in un gulag. Le condizioni nelle quali vengono tenuti i detenuti ...continua

    In questa edizione sono raccolti tre racconti di Solzenicyn.
    Il primo, "Una giornata di Ivan Denisovic", descrive una giornata di vita in un gulag. Le condizioni nelle quali vengono tenuti i detenuti sono migliori di quelle di un Ebreo in un campo di sterminio nazista: non esistono camere a gas e forni crematori, basta la natura, quando la temperatura scende sotto i quaranta sotto zero non si lavora, ma la giornata persa andrà recuperata, ... Le condanne possono essere di otto o dieci anni, a seconda della norma del momento del processo, e possono essere rinnovate al momento della scadenza, tipo contratto di affitto. Le colpe per le quali i detenuti sono stati condannati sono varie e a volte, come spesso capitava sotto il regime del "Piccolo Padre", non si riescono nemmeno a capire:

    "Secondo l'incartamento Suchov era stato condannato per alto tradimento. Del resto lui stesso aveva deposto che, si, si era arreso perché voleva tradire la Patria ed era ritornato dalla prigionia perché gli era stata affidata una missione dal servizio segreto tedesco. Quanto al carattere della <missione>, né Suchov, né il giudice istruttore seppero inventare alcunché di plausibile. Così scrissero semplicemente: <Una missione>".

    Nel secondo racconto, "La casa di Matrjona", si narra di un ex detenuto (l'autore) che decide di andare a vivere in un paesino remotissimo per riuscire ad avere il lavoro di insegnante di matematica. Va a vivere a casa di una vecchia miserrima e malata, probabilmente la più disgraziata del paese. La bramosia dei parenti nei confronti di quel poco che possiede, le assi di legno della dipendenza della sua isba, la portano a finire la sua vita investita da un treno, mentre aiutava il cognato a portar via, clandestinamente e di notte, proprio queste assi di legno. Una vita di stenti e di lavoro forsennato.

    Nel terzo racconto, "Alla stazione", si vede come l'ingenua buona fede legata alla stupidità e alla febbre di scoprire e denunciare i "traditori della Patria" porti un tenentino, sempliciotto e pervaso di amor patrio, a denunciare come spia e rovinare la vita di un soldato che per leggerezza o sfortuna ha fatto la domanda sbagliata alla persona sbagliata: "Come si chiamava prima Stalingrado?"

    Il filo comune che riesco a vedere nei tre racconti è che i regimi totalitari (tragica "invenzione" del novecento) traggano la loro forza dall'annullamento della volontà del proprio popolo, cercando di trasformarli in automi. Contemporaneamente lo stato di miseria e abbrutimento, che può essere voluto come nei lager nazisti o endemico come nella Russia sovietica, annulla il lato umano; tutti contro tutti per cercare di sopravvivere un giorno in più.
    È triste il senso di rassegnazione in queste persone:
    "Perché, Aljoska, le preghiere, come le domande scritte, o non arrivano a destinazione o vengono respinte".
    Devi cercare di sopravvivere al giorno, non puoi pensare al futuro:
    "Mentre stava pigliando sonno, Suchov si sentiva del tutto soddisfatto. La giornata era stata parecchio fortunata: non l'avevano messo in cella di punizione, .... E non si era ammalato, aveva resistito. Era trascorsa una giornata non offuscata da nulla, una giornata quasi felice."

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro di Solgenitsin cade vittima della propria età. La prosa in sé non è eccellente ed il racconto della giornata di Ivan Denissovic alle volte diviene monotono e ripetitivo, come a voler sottolin ...continua

    Il libro di Solgenitsin cade vittima della propria età. La prosa in sé non è eccellente ed il racconto della giornata di Ivan Denissovic alle volte diviene monotono e ripetitivo, come a voler sottolineare la tragica ripetitività della vita del prigioniero, che assume giorno dopo giorno l'aspetto di un banale orologio che gira sempre uguale, con lo stesso ritmo e nello stesso verso, fino al momento in cui le lancette si fermeranno per sempre. Ma la lettura di quest'opera nel 2014 non può essere paragonata alla lettura che se ne poteva dare decenni addietro. Il lettore contemporaneo perde il gusto della scoperta, del disvelamento narrativo di un mondo, quello dei gulag, che fino all'opera di Solgenitsin era rimasto pressoché sconosciuto. La grandezza del romanzo sta(va) proprio in quest'opera di disvelamento: la potenza della narrazione come strumento conoscitivo che getta luce su una realtà agghiacciante ed ignota.
    La giornata di Ivan Denissovic qui raccontata rispecchia la tragica routine vissuta quotidianamente da decine di milioni di prigionieri nei gulag sovietici: il freddo, i lavori forzati, la lotta per la sopravvivenza, il cameratismo, il dispotismo di poveracci issati a capo-baracca o a guardiani sono narrati dalla penna dell'autore in maniera puntuale ed efficace. Il quadro che ne emerge è quello dell'annichilamento spirituale ed umano di una "massa dannata" condannata dalla follia sovietica per crimini immaginari (i più) e per crimini reali che, per quanto efferati, non potrebbero mai dar luogo, in un paese civile, ad una condizione detentiva così atroce.

    ha scritto il 

  • 4

    tre stellette

    So che si tratta di un premio nobel e l'autore descrive in modo molto dettagliato la vita che ha visto e vissuto sotto forma di racconti. Di un sistema che voleva essere rivoluzionario prevale (almeno ...continua

    So che si tratta di un premio nobel e l'autore descrive in modo molto dettagliato la vita che ha visto e vissuto sotto forma di racconti. Di un sistema che voleva essere rivoluzionario prevale (almeno questo è ciò che a me è rimasto) il senso di burocrazia, il controllo sulle persone che vivevano in un clima "inclemente" e durissimo. Il perdersi dentro carte, numeri, per una tazza di tè annacquato o poco più. La dignità delle persone è ciò che sostiene ogni pagina. L'umiltà delle persone che se pure schiacciate, rinnegate ed annegate nel loro "tempo" trovano la forza per sopravvivere.

    ha scritto il 

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