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Una lunga canzone

Di

Editore: Dalai

3.3
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 368 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8860737753 | Isbn-13: 9788860737755 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrica Budetta

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Un’anziana donna di nome July si accinge a scrivere la sua storia, sollecitata dal figlio Thomas che intende pubblicarla. torniamo così in Giamaica, agli inizi dell’Ottocento, quando lei era una schiava. Nata in seguito a uno stupro, e destinata a lavorare nella piantagione di canna da zucchero di Amity, July viene sottratta alla mamma da Caroline Mortimer, sorella del padrone della piantagione, che la fa diventare la sua cameriera. ribattezzata Marguerite (la madre l’aveva chiamata July perché conosceva solo i nomi dei mesi), la ragazza cresce sfrontata e ribelle in una casa lussuosa, ma la vita è comunque dura, anche lontano dalle baracche degli schiavi: i servi sono sottoposti a ogni genere di vessazioni e punizioni fisiche e devono assecondare gli irragionevoli capricci della padrona. Fino allo scoppio della rivolta ricordata come la Guerra Battista del 1831-32, quando i neri, sobillati dalla predicazione di alcuni pastori battisti, prendono le armi contro i bianchi e chiedono a gran voce l’abolizione della schiavitù. July attraverserà proprio quegli anni a cavallo tra la fine della schiavitù e la conquista della libertà, concepirà un figlio – Thomas, che sarà costretta ad abbandonare davanti alla casa di un missionario, per ritrovarlo alla fine del romanzo – e subirà molte altre dolorose perdite, tra cui la madre e un’altra figlia, Emily, che non rivedrà mai più. Nel finale, Thomas chiederà ai lettori di contattarlo se hanno notizie della sorellastra Emily, ma si raccomanda di essere cauti ad avvicinarla e a rivelarle che è figlia di un’ex schiava mulatta: in Inghilterra scoprire che nelle proprie vene scorre anche sangue «negro» non è una notizia che normalmente viene accolta con gioia.
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  • 2

    Un polpettone, non trovo termine migliore per descrivere questo romanzo.
    Il tema sarebbe anche interessante, siamo agli inizi dell'800 ad un passo dalle rivolte degli schiavi neri contro i padroni bianchi, il tutto vissuto attraverso gli occhi di una schiava che vive e lavora nella casa pad ...continua

    Un polpettone, non trovo termine migliore per descrivere questo romanzo.
    Il tema sarebbe anche interessante, siamo agli inizi dell'800 ad un passo dalle rivolte degli schiavi neri contro i padroni bianchi, il tutto vissuto attraverso gli occhi di una schiava che vive e lavora nella casa padronale di una piantagione di canne da zucchero in Giamaica. Il fatto è che il linguaggio è lento, pesante, ridondante, ed ho avuto la spiacevole sensazione di non provare simpatia/empatia per nessuno dei personaggi, nemmeno per la protagonista nonostante il suo carattere ben delineato. Una sensazione davvero sgradevole...

    ha scritto il 

  • 4

    Una lunga canzone” è incentrato sugli ultimi anno dello schiavismo in Giamaica, raccontati attraverso la voce di una schiava. Il romanzo nasce da un grande lavoro di documentazione storica e, come è giusto, non ci risparmia niente degli orrori dello schiavismo.
    La Levy riesce però a rendere ...continua

    Una lunga canzone” è incentrato sugli ultimi anno dello schiavismo in Giamaica, raccontati attraverso la voce di una schiava. Il romanzo nasce da un grande lavoro di documentazione storica e, come è giusto, non ci risparmia niente degli orrori dello schiavismo.
    La Levy riesce però a rendere ancora più notevole la storia grazie al personaggio della narratrice, Miss July, che racconta la sua drammatica vita con inaspettata sagacia e con dosi massicce di sarcasmo. Miss July, strappata da piccola alla madre per diventare una sorta di animaletto da compagnia di una ricca e sgradevole proprietaria terriera, non fa sconti a nessuno: non ai padroni, tanto crudeli quanto stupidi, né ai bene intenzionati e condiscendenti bianchi abolizionisti e neppure ai propri compagni di sventura, spesso complici dei propri carnefici.
    Un romanzo duro e difficile per le vicende narrate, ma che si legge tutto di un fiato (e perfino con qualche sorriso) grazie alle grandi capacità narrative dell’autrice.

    ha scritto il 

  • 2

    L'argomento mi piaceva: la Giamaica dell'Ottocento, le grandi piantagioni di canna da zucchero, la schiavitù della popolazione, la loro rivolta. Ma l'autrice non é all'altezza ( ci voleva Marquez o Allende ) e il romanzo mi ha annoiato. P.s. Devo aver pasticciato perché compare " rilettura ". Ma ...continua

    L'argomento mi piaceva: la Giamaica dell'Ottocento, le grandi piantagioni di canna da zucchero, la schiavitù della popolazione, la loro rivolta. Ma l'autrice non é all'altezza ( ci voleva Marquez o Allende ) e il romanzo mi ha annoiato. P.s. Devo aver pasticciato perché compare " rilettura ". Ma quando mai!

    ha scritto il 

  • 4

    Inizialmente ho fatto fatica ad "entrare" nella storia, soprattutto per colpa del tipo di narrazione. Ma una volta che mi ci sono abituata, devo dire che nel complesso questa storia ambientata negli ultimi anni di vita dell'istituzione della schiavitù nei Caraibi mi è piaciuta. In particolare la ...continua

    Inizialmente ho fatto fatica ad "entrare" nella storia, soprattutto per colpa del tipo di narrazione. Ma una volta che mi ci sono abituata, devo dire che nel complesso questa storia ambientata negli ultimi anni di vita dell'istituzione della schiavitù nei Caraibi mi è piaciuta. In particolare la figura della protagonista, tenera, forte, ingenua e furba allo stesso tempo.

    ha scritto il 

  • 0

    Non ho provato orrore, ma un grande rispetto per quelle persone che hanno vissuto come schiavi, perché hanno avuto forza, talento, coraggio e umorismo per sopravvivere. Ma fecero di più che sopravvivere, ci hanno lasciato una cultura che fa parte della nostra storia. Questo libro è il mio tributo ...continua

    Non ho provato orrore, ma un grande rispetto per quelle persone che hanno vissuto come schiavi, perché hanno avuto forza, talento, coraggio e umorismo per sopravvivere. Ma fecero di più che sopravvivere, ci hanno lasciato una cultura che fa parte della nostra storia. Questo libro è il mio tributo a loro e spero che ispiri non solo i loro discendenti, ma tutti noi.

    Andrea Levy

    <UN SUCCESSO INTERNAZIONALE. AI PRIMI POSTI DELLE CLASSIFICHE EUROPEE PER MESI>

    «Tu non mi conosci ancora. Mio figlio Thomas, che sta pubblicando questo libro, mi dice che, all’inizio di un romanzo, è consuetudine dare al lettore un piccolo assaggio della storia che è contenuta nelle pagine che leggerai. In qualità di tuo narratore, ti comunico che questo racconto è ambientato in Giamaica durante gli ultimi turbolenti anni della schiavitù e i primi di libertà che seguirono.
    July è una schiava cresciuta in una piantagione di canna da zucchero, chiamata Amity, e questo romanzo è la storia della sua vita. Era lì quando scoppiò la Guerra Battista del 1831 ed era ancora lì quando la schiavitù fu abolita. Mio figlio dice che devo spiegare che il libro racconta anche la storia della mamma di July, Kitty, e dei neri che lavoravano nella piantagione, di Caroline Mortimer, la donna bianca che ne era la proprietaria, e di molti altri, davvero troppi perché io li elenchi tutti qui. Ma quello che accadde loro è scrupolosamente descritto in queste pagine e tu potrai leggerne tutti i particolari.
    Forse, mi suggerisce mio figlio, potrei scrivere che è un viaggio appassionante in quell’epoca storica in compagnia delle persone che l’hanno vissuta. Vuole che lo faccia perché i lettori possano decidere se questo è un libro che li può interessare. Cha, dico a mio figlio, quante storie! Che lo leggano da soli.»
    Andrea Levy evoca l’avidità e la dissolutezza dei padroni bianchi dello zucchero mentre si concedono ogni tipo di libertà e violenza con gli schiavi, prima di gettare via la Giamaica come un limone spremuto. I lettori che hanno apprezzato Un’isola di stranieri adoreranno Una lunga canzone, non solo per gli spunti che offre sull’«isola sventurata», ma anche per il miracolo di una narrazione ironica, commovente e meravigliosa.

    ha scritto il