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Una paga da fame

Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo

By Barbara EHRENREICH

(157)

| Others | 9788807170652

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Book Description

Milioni di americani, e non solo, lavorano ogni giorno duramente e senzasosta in cambio di lavori modestissimi. Nel 1998, l'autrice decide per un paiodi anni di fare la loro stessa vita, per cercare di capire meglio che cosa c'èdietro le retor Continue

Milioni di americani, e non solo, lavorano ogni giorno duramente e senzasosta in cambio di lavori modestissimi. Nel 1998, l'autrice decide per un paiodi anni di fare la loro stessa vita, per cercare di capire meglio che cosa c'èdietro le retoriche che invocano la fine dello stato sociale. Lascia la suabella casa, rinuncia a utilizzare le sue carte di credito e lo status diintellettuale e giornalista. Si mette a cercare lavoro e accetta di fare lacameriera, la donna delle pulizie, la commessa. Da queste esperienze,l'autrice ricava un libro dark ma al contempo divertente, che racconta inpresa diretta l'America dei bassi salari, con le sue storie di solidarietàminuta e di grande umanità ma anche la vita grama di tutti i giorni.

37 Reviews

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    Nel 1998 Barbara Ehrenreich decide di svolgere un'inchiesta sul mondo del lavoro "non specializzato" negli Stati Uniti.
    Per due anni l'autrice svolge diversi lavori, come la cameriera, la donna di pulizie e la commessa in diversi stati del paese, e s ...(continue)

    Nel 1998 Barbara Ehrenreich decide di svolgere un'inchiesta sul mondo del lavoro "non specializzato" negli Stati Uniti.
    Per due anni l'autrice svolge diversi lavori, come la cameriera, la donna di pulizie e la commessa in diversi stati del paese, e si trova ad affrontare le difficoltà quotidiane di un lavoratore-povero: ricerca di un alloggio, pagamento dell'affitto, spese alimentari.

    Vivere con uno stipendio di 6-7 dollari l'ora significa vivere una vita al limite. Significa non avere la possibilità di abitare in una casa dignitosa. Mangiare cibo di qualità scadente. Essere disposti ad accettare regole aziendali che vanno contro diritti fondamentali come la privacy, la salute, la libertà di pensiero.

    Due sono le cose che impressionano. La prima è constatare come il nuovo sistema di contratti di lavoro abbia enormemente ridimensionato la possibilità di inseguire "il sogno americano". La seconda è il classismo che regna sovrano negli USA, con buona pace del solito luogo comune della terra di libertà e democrazia.

    Sicuramente da consigliare.

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    Pantarei.doc said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Per chi crede ancora nel "sogno americano" ecco la smentita, non un semplice romanzo, ma la narrazione dei fatti, il resoconto di una donna coraggiosa e tenace che si è messa nei panni dei più poveri e degli emarginati dalla società, pur avendo un la ...(continue)

    Per chi crede ancora nel "sogno americano" ecco la smentita, non un semplice romanzo, ma la narrazione dei fatti, il resoconto di una donna coraggiosa e tenace che si è messa nei panni dei più poveri e degli emarginati dalla società, pur avendo un lavoro sicuro, per dimostrare che negli USA la vita non è facile per tutti, che il lavoro resta ancora un tasto dolente, che la sua mobilità non sempre è un pregio e che il welfare vacilla paurosamente.

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    Eowin said on Jul 29, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    che tristezza! Ok è un saggio sulle condizioni della classe lavoratrice base in America e forse non ci si aspetta che tutto cio' possa accadere proprio in uno dei paesi che ispira tanti emigranti nel mondo che vogliono fare fortuna..... Pero' è da le ...(continue)

    che tristezza! Ok è un saggio sulle condizioni della classe lavoratrice base in America e forse non ci si aspetta che tutto cio' possa accadere proprio in uno dei paesi che ispira tanti emigranti nel mondo che vogliono fare fortuna..... Pero' è da leggere nel momento giusto perchè ora come ora non è che ci si consola sapendo che c'è chi sta peggio di te...

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    barby said on Jun 25, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    ora, io sono contro le generalizzazioni, sia chiaro; ma gli statunitensi, come categoria, fatico a capirli.

    non è tanto che il paese che più ha a cuore la libertà poi è il paese che sul pianeta più ha finanziato e appoggiato golpe militari e regimi ...(continue)

    ora, io sono contro le generalizzazioni, sia chiaro; ma gli statunitensi, come categoria, fatico a capirli.

    non è tanto che il paese che più ha a cuore la libertà poi è il paese che sul pianeta più ha finanziato e appoggiato golpe militari e regimi dittatoriali; o invade paesi a caso, oppure inventa neologismi tipo “difesa preventiva” per dire “attacco” o “missioni di pace” per dire “ti mando i carri armati” che a me, perdonatemi, ma come costruzione linguistica, ricorda un po’ “arbeit macht frei”.
    neanche il fatto che tutti, ma proprio tutti, dai bambini agli psicopatici, possono andare in giro con un arma semiautomatica perché metti che magari tornano gli inglesi a reclamare le colonie.
    e nemmeno il fatto che se sei malato puoi pure morire in mezzo a una strada se non hai pagato un’assicurazione sanitaria.
    e a voler vedere, neanche il fatto che il sistema alimentare è organizzato in modo che tu diventi obeso prima dei 15 anni e poi c’è un’industria che fa soldi sul dimagrimento delle persone.
    voglio dire, queste son tutte cose pensate per far girare l’economia, e loro sono i più bravi a far girare l’economia, non si discute.

    quello che fatico a capire è un paese dove 1/3 della popolazione non riesce a trovare l’iraq su una cartina degli stati uniti, hanno più guru e santoni di quanti ne abbia l’india e una buona fetta della popolazione crede che il pianeta abbia seimila anni perché lo dice la bibbia, se parli di stato sociale ti arrestano come comunista, un paese dove al college danno i premi per la compitazione delle parole (tipo come da noi andare da un liceale a dirgli: bravo, sai addirittura fare il dettato), e poi dia da lavorare a gente tipo dawkins, o noam chomsky; oppure che un giorno decida che si va sulla luna, e niente, dopo un po’ ci vanno; che finanzino la ricerca scientifica come se fossero tutti ricercatori universitari; o che siano i migliori di tutto l’universo a sapere cos’è l’entertainment.
    e niente, oscillo fra l’ammirazione e l'incredulità.

    qui abbiamo un’esponente della buona borghesia statunitense, intellettuale, scrittrice e giornalista (dove scrittrice = non ho mai lavorato in vita mia) che decide di provare a fare i lavori più umili, nella fattispecie cameriera, donna delle pulizie, commessa (siamo nell’anno 2000) e scopre che:
    1. ehi, ma è faticoso!
    2. ehi, ma ti trattano tutti a pesci in faccia!
    3. ehi, ma ti pagano una miseria e non arrivi neanche a fine mese! ma come faccio ad arricchirmi?
    insomma, una serie infinita di wtf, tipo, ma dove minchia hai vissuto finora? negli stati uniti, ovviamente.

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    eddie said on Dec 18, 2012 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Un libro da leggere, un'inchiesta che fa riflettere, perche' oggi piu' che mai attuale. Un mondo, quello dei sottopagati nella società del lavoro statunitense, ormai sempre più vicino a quello dei precari in Italia, che lottano ogni giorno per teners ...(continue)

    Un libro da leggere, un'inchiesta che fa riflettere, perche' oggi piu' che mai attuale. Un mondo, quello dei sottopagati nella società del lavoro statunitense, ormai sempre più vicino a quello dei precari in Italia, che lottano ogni giorno per tenersi stretto un posto di lavoro con cui non arrivano nemmeno a fine mese.

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    Miki said on May 21, 2011 | Add your feedback

  • 30 people find this helpful

    Una schiavitù salariale

    Barbara Ehrenreich è una giornalista, una privilegiata, che può permettersi di fare un lavoro che le piace, di vivere in una bella casa, andare a mangiare nei ristoranti ed essere servita, andare in vacanza quando vuole e dormire serena.
    Un giorno p ...(continue)

    Barbara Ehrenreich è una giornalista, una privilegiata, che può permettersi di fare un lavoro che le piace, di vivere in una bella casa, andare a mangiare nei ristoranti ed essere servita, andare in vacanza quando vuole e dormire serena.
    Un giorno però decide di fare un “esperimento” sulla sua pelle: di toccare con mano cosa vuol dire essere povera negli USA anni 2000. E così per un paio di anni svolge lavori umili (cameriera, donna delle pulizie, commessa) e studia sul campo l’America dei bassi salari e tutti gli stratagemmi a cui bisogna ricorrere per sopravvivere.
    E’ un libro che apre la mente, che ci fa uscire dal bozzolo in cui siamo rintanati, fra le nostre sicurezze e ci fa capire che il mondo là fuori è diverso, che i poveri non sono solo i disoccupati, ma anche coloro che lavorano, ma non arrivano a fine mese!
    Se avessi letto questo libro dieci anni fa, avrei pensato che quelli descritti sono gli USA, un paese non assistenzialista, un paese che dice di essere la più grande democrazia del mondo, ma che in realtà se ne frega della parte più debole della società e che l’Italia è diversa, da noi questo pericolo non esiste! Ora che conosco gli USA direttamente, dopo cinque viaggi fatti, e soprattutto ora che la nazione in cui vivo sta pian piano cambiando (sempre in peggio) e si sta adeguando solo alla parte negativa degli Stati Uniti (lavoro precario, ospedali pubblici a cui vengono destinate sempre meno risorse, scuole pubbliche allo sbando) mi rendo conto che dobbiamo stare attenti e che stiamo precipitando tutti quanti nella povertà.
    E povertà, come sottolinea sempre la giornalista, non vuol dire soltanto essere disoccupati, ma avere un lavoro che ti paga così poco da non poterti permettere l’affitto di una casa, da non poter fare rientrare nella dieta quotidiana le proteine perché costano troppo e quindi devi ripiegare su cibo spazzatura più economico. E così, come fanno i protagonisti di queste storie, persone vere con cui l’autrice ha lavorato fianco a fianco, devi cercarti un secondo lavoro perché 1200 dollari non ti bastano più e non hai nessuna prospettiva di aumentare il tuo salario, perché questo è proprio l’ultimo dei pensieri della nostra classe politica. Questo libro fa INDIGNARE, soprattutto in una giornata come oggi, la “Festa del lavoro”, e spinge a mille riflessioni. Forse dobbiamo iniziare a ribellarci e pretendere di essere pagati per quello che valiamo opponendoci a questa ingiusta sperequazione!!!

    “Riesce difficile, per chi povero non è, riconoscere che la povertà è uno stato di sofferenza acuta, fatta di pranzi a base di patatine, per cui ti senti svenire prima della fine del turno. Fatto di notti a dormire in macchina, perché quella è la sola “casa” che hai. Fatto di malesseri o infortuni superati stringendo i denti perché le assenze per malattia non sono retribuite o coperte dall’assicurazione e la perdita di un giorno paga significa niente pranzo il giorno dopo. Esperienze del genere non fanno parte di una vita vivibile, neppure di una vita di privazione cronica e di piccole, continue vessazioni. Sono, a tutti gli effetti, situazioni di emergenza. Ed è così che dovremmo considerare la povertà di milioni di lavoratori a basso salario : come uno stato di emergenza”.

    “Quello di cui non ci si rende conto, quando si accetta di vendere il proprio tempo un tanto all’ora, è che in realtà si sta vendendo la propria vita”.

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    MARGHE said on May 1, 2011 | 8 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (157)
    • 5 stars
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  • Others 164 Pages
  • ISBN-10: 8807170655
  • ISBN-13: 9788807170652
  • Publisher: Feltrinelli
  • Publish date: 2002-01-01
  • Also available as: Paperback
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