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Una questione privata

I grandi romanzi italiani n.40

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

4.1
(2174)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: A000021786 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Antonio Troiano

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 3

    Non poteva più vivere senza sapere e, soprattutto, non poteva morire senza sapere, in un'epoca in cui i ragazzi come lui erano chiamati più a morire che a vivere. Avrebbe rinunciato a tutto per quel ...continua

    Non poteva più vivere senza sapere e, soprattutto, non poteva morire senza sapere, in un'epoca in cui i ragazzi come lui erano chiamati più a morire che a vivere. Avrebbe rinunciato a tutto per quella veritá, tra quella veritá e l'intelligenza del creato avrebbe optato per la prima.

    ha scritto il 

  • 3

    “La verità su Fulvia aveva la precedenza assoluta, anzi esisteva essa sola” (pag. 130). All’inseguimento del suo delirio amoroso, anzi della sua gelosia, il partigiano Milton finisce per provocare tre ...continua

    “La verità su Fulvia aveva la precedenza assoluta, anzi esisteva essa sola” (pag. 130). All’inseguimento del suo delirio amoroso, anzi della sua gelosia, il partigiano Milton finisce per provocare tre morti, e quasi sicuramente anche la propria. La Resistenza è solo il contesto di questa spasmodica ricerca, con la sua ferocia obbligata, e con pochi eroismi.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno spaccato della vita precaria dei giovani partigiani dopo l'8 settembre. Milton è un ragazzo inquieto e sensibile, fedele alla causa ma il pensiero e l'ossessione di Fulvia, ragazza borghese e intr ...continua

    Uno spaccato della vita precaria dei giovani partigiani dopo l'8 settembre. Milton è un ragazzo inquieto e sensibile, fedele alla causa ma il pensiero e l'ossessione di Fulvia, ragazza borghese e intrigante segneranno il suo destino.

    ha scritto il 

  • 3

    Dalla prima alla seconda - 19 lug 15

    Analoga la sorte di questo libro, rispetto al simile di origine di Uhlman. Certo questo l’ho letto in India e non in Vietnam, ma sempre derivandolo dalla biblioteca avita. Ne ero anche curioso, avendo ...continua

    Analoga la sorte di questo libro, rispetto al simile di origine di Uhlman. Certo questo l’ho letto in India e non in Vietnam, ma sempre derivandolo dalla biblioteca avita. Ne ero anche curioso, avendo letto una quindicina d’anni fa altri due suoi libri (“La paga del sabato” e “Il partigiano Johnny”) che ricordo mi avevano lasciato perplesso. Ottima la scrittura (non sono certo io a doverne parlare bene, ma parla da sola), senza che la trama mi lasciasse addosso grandi voglie. Cosa che, al contrario, ha fato questo agile libro. Con tutte gli “accidenti” che porta con sé. Ultimo libro scritto dall’autore, terminato poco prima di morire, ma pubblicato “così com’è”, lasciando nel lettore e nei critici il dubbio: era proprio finito? o mancavano ancora rifiniture ed aggiunte? Noi, fedeli a quanto se ne scrive in giro, lo prendiamo per quello che è. Per uno dei migliori libri sulla Resistenza scritti in Italia, come ci sottolineava a lungo nei suoi scritti Italo Calvino. E come un lungo atto d’amore, con i due temi che si intrecciano e si completano a vicenda. Con l’ottica di una Resistenza vista dalle file di uno che comunista non era, ma che si pone dalla parte dei giusti. Con tutte le problematiche che si ebbero allora (e che non si sono mai sopite) tra le formazioni garibaldine (legate alla sinistra) e quelle badogliane (formate da ex-soldati del re, di provenienza spesso monarchiche e liberali). Il protagonista è per l’appunto un badogliano, di cui sappiamo solo il nome di battaglia, Milton. Prima del fatidico settembre del ’43, l’allora ufficiale Milton era di stanza ad Alba, dove frequentava la bella Fulvia, di cui si innamora. Tanto che, durante la guerra partigiana, capitato nei pressi di Alba, va alla ricerca della casa della bella, girando (e qui Fenoglio ha belle descrizioni di un amore forse inespresso ma presente) per luoghi così pieni di ricordi. Accolto dalla vecchia governante, che gli instilla il tarlo di una possibile relazione tra Fulvia ed il suo amico Giorgio, ora anche lui nella resistenza. Alla ricerca di una verità che comunque lo vedrebbe soffrire, si mette sulle tracce di Giorgio, ma viene a sapere che questi è stato catturato dai fascisti ed è in attesa di essere giustiziato. Benché macerato da opposti sentimenti, si pone sulle tracce di un possibile scambio di prigionieri, anche se le formazioni partigiane al momento non ne hanno. Trova tuttavia le tracce di un ufficiale fascista che frequenta una ragazza del luogo, fuori dagli schemi. Con uno stratagemma lo cattura, ma l’ufficiale tenta la fuga, e Milton è costretto ad ucciderlo. Ormai non ha più mezzi per salvare Giorgio, e per sapere in ogni caso la verità, torna alla villa dalla governante. Ma mentre sta per farsi rivelare “la verità” (che né lui né noi sapremmo mai) viene sorpreso dai fascisti. Fugge, inseguito e mitragliato dalle bande repubblichine. Milton, probabilmente ferito e spossato, giungerà dopo una folle corsa nei pressi di un bosco e crollerà a terra. Qui il libro finisce (o secondo alcuni si interrompe). Fenoglio non ci dice se Milton è colpito dai proiettili, né se muore, una volta caduto a terra. Ho detto probabilmente ferito, ma Fenoglio non parla di sangue. Pensiamo solo, intravedendolo tra i ragionamenti di Milton che corre, che abbia raggiunto una sua consapevolezza sul comportamento di Giorgio e di Fulvia. Ed il tradimento dei due alla sua amicizia ed al suo indichiarato amore, forse sono più dolorose delle eventuali ferite. Ripeto, e mi ripeto, un bel libro sull’amore e sulla Resistenza. Apprezzandone l’intreccio nei tormentati pensieri di Milton. Che vanno dal trasporto verso Fulvia, all’incredulità sul comportamento di Giorgio, alla rabbia, ed infine, all’accettazione. E la guerra, con tutti i suoi dolori, con i non facili rapporti tra badogliani e garibaldini, lotte aspre, con morti da tutte le parti. Con la rabbia di non riuscire, sovente, ad avere una unità di lavoro se non di intenti. Unità che già si portava tutto appresso dalle dolorose pagine spagnole di dieci anni prima. E, mutando scene e tempi, ancora oggi continua a fare guasti su tutta la scena politica. Chissà se riuscirò a vedere una pace, prima di…

    ha scritto il 

  • 3

    Nel cuore (partigiano) delle Langhe

    "Una questione privata" è un racconto partigiano che ruota intorno a una verità che rimane in sospeso, alla gelosia che prevale sulla percezione del rischio, alla coesione partigiana che vacilla sotto ...continua

    "Una questione privata" è un racconto partigiano che ruota intorno a una verità che rimane in sospeso, alla gelosia che prevale sulla percezione del rischio, alla coesione partigiana che vacilla sotto al peso di un dubbio che va risolto a costo di morire. Il dubbio è sulla fedeltà della ragazza amata dal protagonista, un giovane studente universitario-partigiano che intraprende un percorso costellato dai pericoli dei fascisti e delle rappresaglie sullo sfondo tesissimo di privazioni e orrori descritti dal suo sguardo macerato dalla guerra e dall'angoscia di esser stato rimpiazzato, nel cuore della sua amata, non da un personaggio qualunque, ma dal suo amico fraterno che combatte con lui. Fenolio ci descrive i codici partigiani senza filtri e ci lascia dei memorabili scorci della sua terra natìa, le Langhe, devastata dal conflitto eppure così emotivamente viva nella sua prosa da farcela toccare con mano.

    ha scritto il 

  • 4

    Una questione privata

    Fenoglio e il preconcetto. Ricordi di scolastica pesantezza, un nome un autore che associ ad una lettura forzata e priva di soddisfazione.
    Ecco. Con Fenoglio la scuola superiore a me aveva fatto quest ...continua

    Fenoglio e il preconcetto. Ricordi di scolastica pesantezza, un nome un autore che associ ad una lettura forzata e priva di soddisfazione.
    Ecco. Con Fenoglio la scuola superiore a me aveva fatto questo effetto, anche se sicuramente non avevo mai letto prima d'ora un suo romanzo completo.

    Concordo quindi con Roberto, occorre fare attenzione con quanto si propone ai ragazzi a scuola, ma anche con Alea, le letture di stralci di testo a Fenoglio proprio non fanno bene.

    Vengo al romanzo.
    Questo è un romanzo molto bello, per tanti motivi.

    Parla di guerra in maniera incisiva e terribile. La fame, la scabbia, la violenza gratuita, insensata e assurda dell'uomo contro l'uomo. L'uccisione a sangue freddo immotivata, la rasatura a zero di una donna che esprime un'opinione contraria.

    La nebbia, lattiginosa, fitta ... Che magari fosse 'lardo'... almeno sfamerebbe, ma invece è solo nebbia. E confonde, allontana, fa perdere, disgiunge in maniera insidiosa e subdola.

    E il fango. Questo fango di cui pare di avvertire l'odore. Che è fango della misera condizione dell'uomo. Fango fisico ma anche dell'anima.

    "Sono fatto di fango, dentro e fuori”

    Un romanzo che dà voce alla gente comune. Ai contadini.  Poche parole che scolpiscono il loro sentire. L'odio. La necessità di vendetta. La necessità della pace. Dell'estate della pace. Meglio essere morti che vivere in un mondo abitato dalla guerra.

    "Oh come stanno bene i miei poveri due figli, come stanno bene sottoterra, al riparo degli uomini...”

    Parla di un amore questo romanzo. In maniera struggente, intensa e terribile. Un uomo, un partigiano, Milton, ama una donna, Fulvia. Che molto probabilmente non l'ha mai corrisposto. Ma che probabilmente ama riamata Giorgio, il miglior amico di Milton.

    "Guardami, Fulvia, e vedi come sto male. Fammi sapere che non è vero. Ho tanto bisogno che non sia vero"

    Ma soprattutto parla di ricerca, ricerca della verità. Una ricerca circolare. In cui si cerca un uomo per sapere la verità di un'altro uomo. Una corsa disperata in mezzo al bosco, una impossibilità di raggiungere la salvezza ma anche impossibilità di arrivare alla risposta, che è la leva che spinge l'uomo nella sua corsa.

    "Pioveva a dirotto su Giorgio prigioniero, forse su Giorgio già cadavere, pioveva a dirotto sulla sua verità di Fulvia, cancellandola per sempre. "Non potrò saperlo mai più. Me ne andrò senza sapere""

    Ed è la questione privata, ciò che connota l'uomo, la ricerca della verità e dell'amore, che si stacca su tutto. È più importante di tutto. Perché è la condizione dell'uomo.

    "Sono vivo. Fulvia. Sono solo. Fulvia, a momenti mi ammazzi!"

    Un linguaggio essenziale, scarno, incisivo. Modernissimo. Senza una sbavatura. Senza una caduta di stile. Senza compiacimento e senza uso di alcuna retorica. Una scrittura non lineare e non semplicissima che mi ha fagocitato solo da metà romanzo. Parte piano. Con una visione di sbieco che può risultare inizialmente poco coinvolgente. Per questa fatica iniziale non arrivo alle 5 stellette piene. Ma sicuramente son 4 abbondanti.

    Che dire. Per l'ennesima volta, meno male che esiste Anobii senza cui mai sarei arrivata a questa lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    A Beppe Fenoglio hanno fatto male le antologie.
    Leggendo passi scelti qua e là, nel tempo, da studentessa e anche dall’altra parte della barricata, mai si era accesa la curiosità, la voglia di an ...continua

    A Beppe Fenoglio hanno fatto male le antologie.
    Leggendo passi scelti qua e là, nel tempo, da studentessa e anche dall’altra parte della barricata, mai si era accesa la curiosità, la voglia di andare oltre.
    Ne avevo ricavato un senso di neutro, di incolore, di insipido.

    [Molti curatori di antologie dovrebbero andare a fare le pezze. Si “antologizza” secondo tradizione, sempre le stesse pagine, da anni e anni l’addio ai monti e l’incontro coi bravi per i promessi sposi e così per tutti, lo sforzo minimo editoriale]

    Al contrario di chi si inchiavarda nel cervello con le frasi ad effetto - tipo l’essenziale è invisibile agli occhi e il resto oblio -, penso che a Fenoglio giovi ancora di più il respiro lungo, e non il paio di paginette.
    Sono giunta a questa “illuminazione” dopo la lettura di due romanzi brevi o racconti lunghi, Primavera di bellezza e Una questione privata.
    [Quasi un ossimoro]

    E’ nell’insieme, non nel particolare, che viene fuori la profondità.

    In Una questione privata, il cui protagonista è un giovane partigiano che ha non pochi tratti comuni con il Fenoglio scrittore, quello che mi ha colpito riguarda gli impeti e gli “assoluti” propri della giovinezza.

    “Nèmega era vecchio, aveva certo trent’anni, ...”

    “- Quanti anni hai precisamente, Matè?
    - Ne ho tanti, - rispose Matè. – Ne ho venticinque.-
    - Sei vecchio, sì. Sei quasi di bassa macelleria. -
    - Stupido! – fece Matè. – non lo dicevo in quel senso.
    Volevo dire che sono carico di esperienza. Troppi ne ho visti lasciarci la pelle. Per impazienza, per la voglia di donna, per la voglia di tabacco, e per la mania di fare il partigiano in automobile. “

    Essere vecchi a trent’anni, averne venti e provare una nostalgia irrefrenabile.

    Milton torna nella villa di Fulvia, la ragazza amata, e scopre che se l’intendeva con il suo migliore amico, Guido, anch’egli partigiano, sebbene in un’altra Brigata.
    Deve sapere.
    Deve trovare Guido, e sapere.
    Ma Guido viene catturato dai tedeschi, e l’unica speranza di riaverlo vivo è fare uno scambio con un altro prigioniero.
    Trovare un prigioniero, in fretta, subito, per salvare Guido e giungere alla verità.

    “Tu non devi sapere niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti.”

    Mi piace immaginare che il nome di battaglia, Milton, non sia casuale, ma abbia a che fare con paradisi perduti, con caduta e redenzione.
    E’ Fulvia il suo paradiso perduto, e non contano più le consegne, le diffidenze, la paura, la fatica, la fame, le montagne da scalare, le cautele.

    Cosa se non spinte di impazienza sono alla base di ogni “movimento dell’umano”?
    E sullo sfondo della ricerca affannosa - la ricerca, la ricerca, ah, quanta verità nell’Orlando furioso – la Storia.

    Un libro bellissimo.

    ha scritto il 

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