Una questione privata

I grandi romanzi italiani n.40

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

4.1
(2458)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: A000021786 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Antonio Troiano

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Non ricordo il motivo per il quale l'ho acquistato

    E mi è difficile un po' recensirlo perché è un genere che non mi appartiene molto....ma grazie a questo libro ho conosciuto una parte della storia non sempre tanto descritta.
    Mi sono piaciute molto le ...continua

    E mi è difficile un po' recensirlo perché è un genere che non mi appartiene molto....ma grazie a questo libro ho conosciuto una parte della storia non sempre tanto descritta.
    Mi sono piaciute molto le descrizioni di ambienti e persone utilizzando espressioni particolari......
    Non riesco però a capire tutte queste recensioni piene di vigore e spettacolarità.....sarò forse io inadeguata....
    Però la domanda è....ma Giorgio?

    ha scritto il 

  • 5

    All’altezza delle migliori aspettative, “Una questione privata” si rivela a distanza di decenni una lettura eccellente, superiore per me al più famoso “Il partigiano Johnny”, se non altro per l’assenz ...continua

    All’altezza delle migliori aspettative, “Una questione privata” si rivela a distanza di decenni una lettura eccellente, superiore per me al più famoso “Il partigiano Johnny”, se non altro per l’assenza quasi totale degli stridenti “anglicismi” che appesantivano soprattutto la prima parte di quest’ultimo.

    Rispetto a “Il partigiano Johnny” (che presenta uno sviluppo più indirizzato alla portata storica e politica degli eventi, inscrivendosi a fondo nella parabola della Resistenza, dallo spontaneismo al consolidamento, nell’arco di un lungo anno), “Una questione privata“ fin dal titolo manifesta una dimensione più intima, racchiusa nello spazio di quattro soli giorni e innescata da una pulsione interiore del protagonista che a tratti appare talmente potente da travalicare perfino gli ideali stessi della lotta di resistenza.

    Anche qui si resta affascinati dalla potente presenza della natura delle Langhe, un paesaggio autunnale dipinto a tinte espressionistiche che trasmette una palpabile sensazione fisica di pioggia, di autunno, di nebbia, soprattutto di fango che domina e ostacola i continui spostamenti dell’inquieto protagonista, descritti in tutta la fatica, lo sporco, il sudore, l’umidità che pervadono gli uomini e l’ambiente circostante.

    Durante tutto il racconto, dal folgorante incipit allo svolgimento asciutto e privo di retorica fino all’indimenticabile finale sospeso, si percepisce il fiato della morte e l’incombere del destino, un destino propenso a scherzi crudeli di cui tutti sono vittime, da Milton al sergente fascista Rozzoni, alla staffetta Riccio, a tutti i senza nome appena menzionati nei racconti dei partigiani nascosti e intabarrati o delle vecchie fantasmatiche presenze in ogni casolare, agli infiniti altri di cui nulla si sa ma la cui presenza si percepisce al di là di questo pezzetto di mondo fradicio e spietato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    (a voi due)

    "Il più bel romanzo sulla Resistenza italiana non è così letto ed apprezzato come merita.
    Tanto per iniziare, togliamo un po' di commendatizie presenti:
    Non è retorico.
    Non è elegiaco.
    Non è cinico.
    C ...continua

    "Il più bel romanzo sulla Resistenza italiana non è così letto ed apprezzato come merita.
    Tanto per iniziare, togliamo un po' di commendatizie presenti:
    Non è retorico.
    Non è elegiaco.
    Non è cinico.
    Casomai, quando deve, è realista.
    Appare ingenuo.
    Non è un enciclopedia della Resistenza e della Repubblica di Salò.
    Non è ruffiano.
    Non è detto che vi identifichiate issofatto con Milton, il protagonista. Anzi, vi spinge a millemila domande e se siete onesti, è molto molto molto probabile che non avreste agito esattamente come lui.

    - È onesto.
    - È vasto, pur breve.
    - È scritto dannatamente bene.
    - È violento, avventuroso e generoso.
    - È ingiusto, come la vita che ti dà un mazzo di carte da poker per giocare con una scacchiera, ma vero: le carte frusciano.
    - È un catalogo di caratteri descritti con poche parole risolutive, ricorderete per anni la smorfia da vecchio del Riccio.

    Un povero giovane, nome di battaglia Milton, partigiano anche in quanto ex-militare transfuga, impara che Fulvia - una ragazzina altoborghese sfollata da Torino - che col tatto e la sapienza di chi è stato allevato alla bisogna, gli aveva fatto capire pian piano che era un'ottimo ragazzo buono per l'ogni, tranne che per ciò cui aspirava - forse aveva avuto una relazione col predestinato Giorgio, ricco anglofilo blasè, anche lui partigiano soprattutto per questioni estetiche. Il dubbio gli mangia il fegato e contemporaneamente Giorgio, amico ma anche rivale viene catturato per dandystico individualismo. Rischia la condanna a morte, anche per questo cerca di liberarlo, ma non solo: vuole sapere.

    Tutto ciò che sappiamo di Milton, di Fulvia e di Giorgio è desunto dai ricordi che elabora nella sua difficilissima impresa, in una Langa che no, proprio non è amica.
    Lui l'ama e vuol sapere. E vuol far sapere a noi che se Fulvia è o no una squinzia, non è di nessunissimo interesse e che Giorgio è prima un amico che un rivale, non solo: sa benissimo che questo è un modo terribilmente difficile di vedere le cose e di conviverci, ma va avanti.
    Di tutti i resistenti, Milton antifascista per riprendersi il suo paradiso perduto, è l'unico totalmente puro, ma tutti i fascisti che di fatto congiurano per impedirglielo sono sempre in qualche modo sporchi.

    La libertà al di là di sofismi tossici per gente onesta, di fatto è poter attendere indisturbati alle proprie questioni private, il resto è frequentemente di troppo. Quanto più la si carica di attributi, quanto più rischia di falsificarsi.
    Strana caratteristica del romanzo, tolti i partigiani quasi tutti giovani o giovanissimi, un trentenne lo chiamano vecchio, gli altri umani non militari sono quasi tutti vecchi, vecchi veri, non anziani, anzi vecchie che parlano con un linguaggio da Pizie, da Sibille o da Dee protettrici. Quando una vecchia appare sembra un racconto omerico.

    Il tutto in centocinquanta pagine, bellissime.

    Milton è un pover'Uomo, e questa è la sua epica, incompiuta.
    Incompiuta?

    Allora leviamo la costola e voitla'
    Arriva lei:

    A Beppe Fenoglio hanno fatto male le antologie.
    Leggendo passi scelti qua e là, nel tempo, da studente e anche dall’altra parte della barricata, mai si era accesa la curiosità, la voglia di andare oltre.
    Ne avevo ricavato un senso di neutro, di incolore, di insipido.

    [Molti curatori di antologie dovrebbero andare a fare le pezze. Si “antologizza” secondo tradizione, sempre le stesse pagine, da anni e anni l’addio ai monti e l’incontro coi bravi per i promessi sposi e così per tutti, lo sforzo minimo editoriale]

    Al contrario di chi si inchiavarda nel cervello con le frasi ad effetto - tipo l’essenziale è invisibile agli occhi e il resto oblio -, penso che a Fenoglio giovi ancora di più il respiro lungo, e non il paio di paginette.
    Sono giunto a questa “illuminazione” dopo la lettura di due romanzi brevi o racconti lunghi, Primavera di bellezza e Una questione privata.
    [Quasi un ossimoro]

    E’ nell’insieme, non nel particolare, che viene fuori la profondità.

    In Una questione privata, il cui protagonista è un giovane partigiano che ha non pochi tratti comuni con il Fenoglio scrittore, quello che mi ha colpito riguarda gli impeti e gli “assoluti” propri della giovinezza.

    “Nèmega era vecchio, aveva certo trent’anni, ...”

    “- Quanti anni hai precisamente, Matè?
    - Ne ho tanti, - rispose Matè. – Ne ho venticinque.-
    - Sei vecchio, sì. Sei quasi di bassa macelleria. -
    - Stupido! – fece Matè. – non lo dicevo in quel senso.
    Volevo dire che sono carico di esperienza. Troppi ne ho visti lasciarci la pelle. Per impazienza, per la voglia di donna, per la voglia di tabacco, e per la mania di fare il partigiano in automobile. “

    Essere vecchi a trent’anni, averne venti e provare una nostalgia irrefrenabile.

    Milton torna nella villa di Fulvia, la ragazza amata, e scopre che se l’intendeva con il suo migliore amico, Giorgio, anch’egli partigiano, sebbene in un’altra Brigata.
    Deve sapere. Deve trovare Giorgio, e sapere.
    Ma Giorgio viene catturato dai tedeschi, e l’unica speranza di riaverlo vivo è fare uno scambio con un altro prigioniero.
    Trovare un prigioniero, in fretta, subito, per salvare Giorgio e giungere alla verità.

    “Tu non devi sapere niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti.”

    Mi piace immaginare che il nome di battaglia, Milton, non sia casuale, ma abbia a che fare con paradisi perduti, con caduta e redenzione.
    E’ Fulvia il suo paradiso perduto, e non contano più le consegne, le diffidenze, la paura, la fatica, la fame, le montagne da scalare, le cautele.

    Cosa se non spinte di impazienza sono alla base di ogni “movimento dell’umano”?
    E sullo sfondo della ricerca affannosa - la ricerca, la ricerca, ah, quanta verità nell’Orlando furioso – la Storia.

    Un libro bellissimo. Poche storie".

    ha scritto il 

  • 3

    In cerca di Verità

    Nome di battaglia Milton, di anni venti.
    Durante il periodo della Liberazione italiana, quello del 1943, vuole a tutti i costi scoprire la verità sulla relazione tra Fulvia, la ragazza di cui è innamo ...continua

    Nome di battaglia Milton, di anni venti.
    Durante il periodo della Liberazione italiana, quello del 1943, vuole a tutti i costi scoprire la verità sulla relazione tra Fulvia, la ragazza di cui è innamorato, e Giorgio, suo amico e compagno di lotta partigiana.

    Partendo da un'ossessiva questione privata, non politica, Fenoglio porta sulla carta un ragazzo che per soddisfare la propria ricerca di verità attraversa molti aspetti della realtà partigiana, quella stessa realtà vissuta in prima persona dall'autore, lui che tra le fila delle brigate Garibaldi e di quelle Badogliane vi ha militato.

    Lo sguardo che lancia a quel periodo, comunque rivolto alla volontà di opporsi al nazifascismo, è genuino e privo di demagogia o populismo. Fenoglio non cede di fronte al tranello di rendere tutto perfetto solamente perché alimentato da un forte ideale, mostra le crepe all'interno della stessa fazione non per svilirne i meriti ma semplicemente perché così è. Non crea eroi laddove vede uomini.

    ha scritto il 

  • 5

    una insignificante importantissima storia d'amore

    Ottimo piccolo romanzo. L'autore pone una fragilissima e all'apparenza banale storia d'amore - ma ogni storia d'amore è grande ed importante per chi la vive - in un contesto in cui l'amore non c'entra ...continua

    Ottimo piccolo romanzo. L'autore pone una fragilissima e all'apparenza banale storia d'amore - ma ogni storia d'amore è grande ed importante per chi la vive - in un contesto in cui l'amore non c'entra nulla, e qui sta la forza: perchè ci sta benissimo.
    Lo stile è asciutto ed efficace, molto curato pur sembrando assolutamente naturale.
    Leggetelo!

    ha scritto il 

  • 5

    È come se sentissi quella parola per la prima volta…

    C’è la nebbia, un lenzuolo bianco che non ti permette di vedere, c’è la pioggia fitta, battente, che ti inzuppa fino alle ossa, c’è il fango che ti si attacca addosso e ti deforma, ci sono le colline ...continua

    C’è la nebbia, un lenzuolo bianco che non ti permette di vedere, c’è la pioggia fitta, battente, che ti inzuppa fino alle ossa, c’è il fango che ti si attacca addosso e ti deforma, ci sono le colline delle langhe, i boschi, i rovi, i burroni. Tutto si sovrappone al partigiano Milton, al suo bisogno assoluto di scoprire la verità, non quella della guerra che sta combattendo, ma quella privata tra lui, Fulvia e Giorgio. Anche a costo della vita, senza calcolare le conseguenze, anche quelle involontarie, che sono tremende. Utilizzando un linguaggio poetico ma secco, tagliente, preciso. Non c’è una virgola fuori posto neanche a pagarla. Le descrizioni dei paesaggi e degli agenti atmosferici che si intrecciano magicamente agli stati d’animo dei personaggi messi in campo. Centocinquanta pagine di tensione narrativa che si chiudono con una corsa a perdifiato, una fuga che segna, forse, ad un ritorno a se dopo essere stato ostaggio della sua cieca ed irrazionale follia. Un capolavoro, poche storie.

    ha scritto il 

  • 5

    Il miglior racconto italiano del '900

    Il partigiano Milton passa vicino alla casa d'estate della ragazza di cui è innamorato, e apprende dalla governante che lei si incontrava di notte con un suo amico, pure partigiano. Milton deve sapere ...continua

    Il partigiano Milton passa vicino alla casa d'estate della ragazza di cui è innamorato, e apprende dalla governante che lei si incontrava di notte con un suo amico, pure partigiano. Milton deve sapere la verità - cos'è successo tra i due ? - e si mette alla ricerca dell'amico e scopre, e causa a sua volta, vicende...storiche. Milton si muove nella Storia per scoprire la Verità e, con la sua azione, genera altra Storia. Perché la ricerca della Verità è sempre... una questione privata

    ha scritto il 

  • 4

    'Una questione privata' non parla della Resistenza, per questo è il miglior libro sulla Resistenza

    E' il miglior libro sulla Resistenza perché non la descrive, la Resistenza è il campo su cui si muove la storia di Milton. Non di Fulvia, Giorgio e Milton, solo di Milton. E' una questione privata, di ...continua

    E' il miglior libro sulla Resistenza perché non la descrive, la Resistenza è il campo su cui si muove la storia di Milton. Non di Fulvia, Giorgio e Milton, solo di Milton. E' una questione privata, di lui solo. Il ricordo di Fulvia è l'antidoto, è la sopravvivenza. Fenoglio trascina il lettore sulle ripe e nel fango, nei boschi, tra i filari e si sentono gli odori e si vedono i paesi da dietro gli alberi. Tutto è paesaggio, uomini compresi. Fenoglio ha una scrittura bellissima, è un maestro e Calvino lo sa. Fenoglio non indugia a descrivere la Resistenza, mentre ti chiedi dove andrà a parare, come farà Milton ad ottenere la sua risposta, sei già accanto a lui a guadare il fiume. Tutto e realtà, dentro e fuori Milton.
    La scrittura è pittorica e asciutta, meno che ne 'La malora' dove è secca in modo meraviglioso e definitivo, accompagna in modo perfetto lo stato d'animo del protagonista, il ritmo è straordinario e sembra l'unico possibile, le descrizioni del paesaggio sono magistrali.

    ha scritto il 

  • 5

    Dal privato all’universale

    Romanzo esistenzialista più che di guerra e partigiani, almeno così è parso a me.

    Le condizioni emotive interiori di Milton sono ben rappresentate dal fango, la pioggia incessante, le colline nere e l ...continua

    Romanzo esistenzialista più che di guerra e partigiani, almeno così è parso a me.

    Le condizioni emotive interiori di Milton sono ben rappresentate dal fango, la pioggia incessante, le colline nere e la vegetazione imputridita che costantemente accompagnano la sua ricerca - una ricerca che parte da una questione privata, una cosa che sembra di poco conto di fronte alla storia con la esse maiuscola, come si suol dire, ma che diventa questione di vita e di morte, e vita e morte dispensa intorno a sé. Da privata che era, si allarga ad interessare attori del tutto ignari. E’ una ricerca della verità (che da privata diventa universale) che è una sorta di viaggio iniziatico da un lato, ma ha anche valore in sé, come motore di un comportamento più puro, più umano.

    Quando sono la politica e l’ideologia a muovere le azioni dei partigiani che vediamo intorno a Milton, ci fanno in confronto una ben magra figura. Fenoglio mi pare anzi abbastanza critico su questo punto, dando risalto a ripicche e rivalità tra fazioni, confronti tra partigiani e fascisti del tutto vuoti di senso, episodi squallidi.
    E sono spesso amare le considerazioni dei contadini che offrono ospitalità ai partigiani:

    “Parlo dei miei due figli [...] che mi son morti di tifo nel trentadue. Uno di ventuno e l’altro di vent’anni. Tanto che mi disperai, tanto che impazzii [...] Ma adesso sono contenta. Adesso, passato il dolore col tempo, sono contenta e tanto tranquilla. Oh come stanno bene i miei poveri due figli, come stanno bene sottoterra, al riparo degli uomini…”

    Ammetto che è uno di quei libri che chiudo con la sensazione di non aver ben capito dove l’autore voglia andare a parare, ma anche con la sensazione inquietante di un tarlo interiore che si fermerà con me, anche dopo aver terminato la lettura.

    ha scritto il 

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