Una questione privata - I ventitré giorni della città di Alba

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1358)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 336 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806173499 | Isbn-13: 9788806173494 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Insieme al Partigiano Johnny, Una questione privata viene generalmente considerato il capolavoro di Beppe Fenoglio. Pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore, questo romanzo brev ...continua

    Insieme al Partigiano Johnny, Una questione privata viene generalmente considerato il capolavoro di Beppe Fenoglio. Pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore, questo romanzo breve consegna ai lettori un’immagine intensa di quella che fu, per Fenoglio, la Resistenza partigiana, fatta di ipocrisie e contraddizioni, ma anche di un’umanità nobile e autentica. Recuperando la propria personale esperienza di partigiano, Fenoglio aggiorna inoltre il racconto della guerra civile nelle Langhe, che aveva trovato in Cesare Pavese un primo testimone (si pensi a La luna e i falò oppure a La casa in collina) e in Italo Calvino un altro importante testimone (come dimostrano i racconti di Ultimo viene il corvo e il fiabesco Sentiero dei nidi di ragno). Tuttavia, sia per motivi cronologici che per ragioni stilistiche, Una questione privata si distingue da questi autori e si allontana pure dal clima del Neorealismo del secondo Dopoguerra.
    La vicenda è ambientata nel novembre del 1944, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale e al culmine della guerra civile tra partigiani e nazifascisti. Nel corso di una ricognizione nella cittadina piemontese di Alba, Milton - il protagonista dell’opera, di cui conosciamo solo il nome di battaglia da partigiano - si ritrova casualmente di fronte alla villa di Fulvia, una ragazza torinese bella e capricciosa, occasionalmente sfollata lì da Torino, dove abitava prima della guerra. Milton, che è un giovane studente universitario aveva cominciato a frequentare la villa di Fulvia per il tramite dell’amico Giorgio Clerici; innamoratosi di Fulvia, aveva cominciato a corteggiarla scrivendole lettere d’amore e offrendole proprie traduzioni di amati scrittori anglosassoni, ma senza arrivare mai a dichiararsi esplicitamente. Nella villa Milton incontra l’anziana governante. È lei che gli permette di rivedere i luoghi degli incontri con Fulvia, ravvivando in lui il dolore per la sua lontananza; ed è lei che, inavvertitamente, gli rivela che, nell’estate del 1943, quando Milton era già partito per l’esercito, Fulvia e Giorgio si sono frequentati a lungo, prima in casa e poi con appuntamenti lontani da sguardi indiscreti.Questa scoperta precipita Milton in uno stato di gelosia ed angoscia profonda: pur potendo immaginare cosa sia successo, egli ha bisogno di scoprire tutta la verità e per questo si mette alla ricerca di Giorgio, fattosi come lui partigiano dopo l’8 settembre 1943. Inizia così un viaggio solitario tra le colline intorno ad Alba, Mango e Santo Stefano Belbo; un viaggio reso impervio dalla nebbia, dalla pioggia e dal fango. Giunto al comando della brigata dell’amico, Milton scopre che Giorgio è stato fatto prigioniero dai fascisti. Per Milton, preoccupato più di non riuscire a sapere la verità su Fulvia che della sorte dell’amico-rivale, l’unica speranza è di trovare un prigioniero fascista da scambiare con Giorgio, prima che questi venga fucilato, come accade di norma quando un partigiano viene catturato. Simile però è la sorte riservata anche ai prigionieri dei partigiani: né badogliani, né comunisti dispongono di uomini per lo scambio. Pur indebolito dalla stanchezza e dalla febbre, Milton decide allora di procurarsi uno da solo un uomo da scambiare con l’amico. Quando una vecchia contadina gli segnala un sergente fascista che tutti i pomeriggi va a far visita a una ragazza che abita poco fuori da Canelli; Milton organizza l’agguato, disarma l’ufficiale e lo rassicura sulle proprie intenzioni. Questi però, spaventato, prova a scappare e Milton gli spara uccidendolo. Così tramonta l’ultima speranza di salvare Giorgio e scoprire la verità su Fulvia.
    Ossessionato dal ricordo di Fulvia, Milton decide di tornare alla villa della ragazza. Sorpreso da un rastrellamento, il protagonista si dà così ad una fuga disperata, che termina all’ingresso del bosco, quando Milton crolla a terra:
    Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò.

    ha scritto il 

  • 4

    Imprescindibile

    La bellezza delle opere di Fenoglio sta tutta nella lingua usata e nel disincanto con coi parla delle lotte partigiane.
    Il suo punto di vista è unico e autentico, assolutamente non elegiaco, non mitiz ...continua

    La bellezza delle opere di Fenoglio sta tutta nella lingua usata e nel disincanto con coi parla delle lotte partigiane.
    Il suo punto di vista è unico e autentico, assolutamente non elegiaco, non mitizzante e non ideologizzato. I suoi personaggi sono esseri umani reali, non eroi, ma persone comuni che si sono trovate a fare cose non comuni, com'era davvero per i partigiani.
    Sono libri imprescindibili sulla Resistenza: ne presentano il lato umano più vero. Sono fatti di pioggia, di fango, di marce interminabili, di paura, di avventatezza, di notti in bianco e di fame, di amori non corrisposti.
    Su tutto troneggia la lingua di Fenoglio: nuova, dinamica, asciutta, nervosa. Capace con un verbo o un aggettivo di presentare tutto un mondo. É una sorta di Italiano pensato all'Inglese, qualcosa che in Italia non s'era mai visto e che tutt'ora manca.
    Se siete interessati a storie "nella" Resistenza, più che "della" Resistenza, allora questo è il libro che fa per voi.

    ha scritto il 

  • 0

    Letto a metà

    Nel senso che ho letto solo Una questione privata, anni fa. Ricordi che mi era piaciuto. Ma devo assolutamente rileggerlo e finire anche I ventitré giorni della città di Alba

    ha scritto il 

  • 4

    Occorre essere attenti, per essere padroni di se stessi occorre essere attenti / Occorre essere attenti, occorre essere attenti / e scegliersi la parte dietro la Linea gotica.

    ha scritto il 

  • 3

    UNA QUESTIONE PRIVATA un romanzo "sospeso", mi lascia domande sui protagonisti, che non saranno colmate. Ho amato le descrizioni dei paesaggi e ho provato a immergermi nelle difficoltà di un gruppo di ...continua

    UNA QUESTIONE PRIVATA un romanzo "sospeso", mi lascia domande sui protagonisti, che non saranno colmate. Ho amato le descrizioni dei paesaggi e ho provato a immergermi nelle difficoltà di un gruppo di resistenza.

    I VENTITRè GIORNI DELLA CITTà DI ALBA: ai racconti sulla resistenza ho preferito quelli sulla vita contadina. Di Fenoglio ho apprezzato molto il linguaggio quotidiano e semplice che rispecchia lo stato sociale dei personaggi dei racconti.

    ha scritto il 

  • 3

    è che dopo, secondo me, è finita la storia. e, finita la storia, è anche finita la capacità di raccontarla. dopo c'è stata solo barbarie e qualche grugnito.
    ma io, si sa, sono antico e considero la re ...continua

    è che dopo, secondo me, è finita la storia. e, finita la storia, è anche finita la capacità di raccontarla. dopo c'è stata solo barbarie e qualche grugnito.
    ma io, si sa, sono antico e considero la resistenza l'unico mito fondativo della nazione e la letteratura fino agli anni sessanta il vangelo di uno stato che non è mai esistito.
    ogni tanto ci provo anche a fare qualche iniezione di modernità, ma quel che mi resta è solo nausea. allora prendo la macchina del tempo e torno a casa per un po', dove si possono ancora imparare parole nuove, il suono di una voce, il ritmo di un cuore che batte forte senza un perché.

    ha scritto il 

  • 5

    La prosa scabra, il periodare "sassoso", il non concedere nulla che non vada dritto al nucleo narrativo che è il nucleo di tragedia, sofferenza e quotidianità, fanno di questi due lavori un caposaldo ...continua

    La prosa scabra, il periodare "sassoso", il non concedere nulla che non vada dritto al nucleo narrativo che è il nucleo di tragedia, sofferenza e quotidianità, fanno di questi due lavori un caposaldo della narrativa italiana e consentono , finalmente, di capire cosa è stata la Resistenza, senza retorica. In BF c'è la fatica, il sudore, la fame e una sorte di ostinazione in chi sembra già sapere in partenza che, se opporsi è necessario, il risultato inevitabile sarà comunque una sconfitta. Da mettere a confronto con "I piccoli maestri" di Luigi Meneghello, in cui il periodare più disteso e una incoercibile ironia si accompagnano sempre alle decrizioni delle tragedie resistenziali.

    ha scritto il 

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