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Una questione privata - I ventitré giorni della città di Alba

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1285)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 336 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806173499 | Isbn-13: 9788806173494 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Libro che merita, in entrambi i romanzi che lo compongono.


    Questione privata è il racconto d'un partigiano innamorato, che l'amore porta all'impazzimento nella disperata ricerca del suo migliore amico, fatto prigioniero dai repubblichini e, soprattutto, della verità circa il rappo ...continua

    Libro che merita, in entrambi i romanzi che lo compongono.

    Questione privata è il racconto d'un partigiano innamorato, che l'amore porta all'impazzimento nella disperata ricerca del suo migliore amico, fatto prigioniero dai repubblichini e, soprattutto, della verità circa il rapporto di quest'ultimo con la sua amata, figura idealizzata sullo stile della Beatrice dantesca.

    Non ci sono via di mezzo e il bisogno della verità assoluta, a qualunque costo, lo porta a perdere prima la ragione, poi la lucidità e infine la vita (o forse no, poiché il romanzo rimase inconpiuto e il finale rimane un punto interrogativo).

    La prosa, così come molte scene, s'avvicinano molto alla seconda parte del Partigiano Johnny , la più leggibile e carica di tensione.

    Il secondo, I ventitrè giorni della città di Alba , è una raccolta di racconti ambientati al tempo della Resistenza o nell'immediato dopoguerra. Si coglie l'inquietudine e la cupezza della visione fenogliana, il realismo delle descrizioni, il tratteggio della Resistenza per quello che fu: eroismo, dilettantismo, violenza, contraddizioni.

    Lo stile e il taglio ricorda moltissimo Buzzati e i suoi Sessanta racconti , così come l'italiano oscillante fra il contadino e il borghese.

    Il risultato è un fenomenale, vivo, potentissimo racconto degli anni della Resistenza e dell'Italia del tempo, senza reticenze sulle sue vigliaccherie e sulle sue virtù. Le prime assai minori (e più equanimamente distribuite nelle varie parti sociali e politiche) di quel che molta ideologia e certa storiografia ci ha sempre fatto credere, le seconde molto profonde, grandiosamente utopistiche e tragicamente estreme.

    Uomini e donne come non ce ne sono quasi più, oggi. Esattamente come romanzieri all'altezza di Fenoglio. Un gran peccato che se ne sia andato tanto presto...

    ha scritto il 

  • 0

    Sostiene Calvino che "Una questione privata" sia il libro che tutti gli scrittori della sua generazione avrebbero desiderato scrivere. Il libro che chiude il ciclo sulla resistenza, apertosi con "Il sentiero dei nidi di ragno". Lo dice Calvino, io non aggiungo altro.
    E' un analista Fenoglio ...continua

    Sostiene Calvino che "Una questione privata" sia il libro che tutti gli scrittori della sua generazione avrebbero desiderato scrivere. Il libro che chiude il ciclo sulla resistenza, apertosi con "Il sentiero dei nidi di ragno". Lo dice Calvino, io non aggiungo altro.
    E' un analista Fenoglio, mette i suoi personaggi sul lettino, li fa parlare, li capisce e ce li racconta. Sincero e doloroso.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiunque in Italia abbia in questo momento seriamente a cuore i problemi, la storia e l'identità del Paese, non può esimersi dal considerare Fenoglio: non c'è nessun altro che possa parlare adesso a noi di ciò che accadde allora. (...) E poi in Fenoglio c'è di più, nel senso che lui "parla", a ...continua

    Chiunque in Italia abbia in questo momento seriamente a cuore i problemi, la storia e l'identità del Paese, non può esimersi dal considerare Fenoglio: non c'è nessun altro che possa parlare adesso a noi di ciò che accadde allora. (...) E poi in Fenoglio c'è di più, nel senso che lui "parla", al di là delle cose che racconta, una lingua incantevole, che non si legge da nessuna altra parte. E' stato, ed è tutt'ora, l'unico scrittore moderno che questo paese abbia avuto. Non c'è modo di liberarsi di Fenoglio e Fenoglio è duro: anche lui fa della musica pesante, pesantissima, al di là dell'immaginabile, perché espone il lato faticoso della vita. Ci vuole tempo, voglia e capacità di affrontare il dolore, perché io non ho mai letto una pagina di Fenoglio dove ci sia la possibilità di fare un sorriso e tirare avanti, anzi sono spesso pagine che ti inchiodano e ti fanno chiudere il libro, perché andare oltre è difficile. Uno non legge Fenoglio al cesso o quando ha cinque minuti liberi: ci si deve dedicare, perché la lettura di Fenoglio è un "tempo sacro".

    Giovanni Lindo Ferretti (1996)

    ha scritto il 

  • 3

    Non avevo mai letto niente di Fenglio e per tappare questa falla mi son buttata su "Una questione privata".
    Mi è piaciuto il modo di descrivere un pezzo di resistenza, anche, e soprattutto, quando la mette in ultimo piano, se confrontata con lo strazio amoroso: Milton,il protagonista, cerca ...continua

    Non avevo mai letto niente di Fenglio e per tappare questa falla mi son buttata su "Una questione privata".
    Mi è piaciuto il modo di descrivere un pezzo di resistenza, anche, e soprattutto, quando la mette in ultimo piano, se confrontata con lo strazio amoroso: Milton,il protagonista, cerca la ragazza di cui è innamorato,Fulvia, su e giù per le colline, sfidando colonne di tedeschi, e fango, fango, fango, fame, freddo, sonno, sigarette...
    Purtroppo, non mi ha entusiasmato. Finale (prevedibile?) che mi ha lasciato un po' così. I "Ventitré giorni della città di Alba", no l'ho nemmeno iniziato. Magari un'altra volta.

    ha scritto il 

  • 4

    I ventitré giorni della città di Alba

    Non raggiunge certo la grandezza di "Una questione privata" però è sempre un ottimo Fenoglio almeno per due terzi del lungo racconto. Gli ultimi due o tre episodi sono fuori dal racconto partigiano e francamente poco intriganti. Va letto perché comunque è il romanzo di esordio di un grande scritt ...continua

    Non raggiunge certo la grandezza di "Una questione privata" però è sempre un ottimo Fenoglio almeno per due terzi del lungo racconto. Gli ultimi due o tre episodi sono fuori dal racconto partigiano e francamente poco intriganti. Va letto perché comunque è il romanzo di esordio di un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 5

    pensavo fosse una storia di guerra.. lo è.. ma è anche una storia d'amore..
    i racconti sono "pesanti".. nel senso che si mette gente al muro come fossero fascine di grano.. raccontato con una semplicità che mette quasi paura, visto quello che si racconta..
    bello.. non posso dire altro ...continua

    pensavo fosse una storia di guerra.. lo è.. ma è anche una storia d'amore..
    i racconti sono "pesanti".. nel senso che si mette gente al muro come fossero fascine di grano.. raccontato con una semplicità che mette quasi paura, visto quello che si racconta..
    bello.. non posso dire altro che "bello"...

    ha scritto il 

  • 5

    Quando la letteratura ha il ritmo del cinema.

    Fenoglio riesce a descrivere in maniera acuta e anche spietata quella che doveva essere la vita dei partigiani senza risparmiare i difetti oltre che a raccontarcene i pregi: i partigiani come uomini e quindi fallibili. La scrittura veloce e asciutta (soprattutto in "Una questione privata") rende ...continua

    Fenoglio riesce a descrivere in maniera acuta e anche spietata quella che doveva essere la vita dei partigiani senza risparmiare i difetti oltre che a raccontarcene i pregi: i partigiani come uomini e quindi fallibili. La scrittura veloce e asciutta (soprattutto in "Una questione privata") rende questo uno dei romanzi più cinematografici che io abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 0

    Una scrittura straordinaria, ricca, piena, moderna, gustosa.
    E poi il dannatissimo fango autunnale, le scivolate dai versanti, il Belbo ed il Tanaro, e le colline che appaiono dalla cima delle colline.
    E il moschetto che è vergognoso perchè "non fa le raffiche". E i badogliani ed i ga ...continua

    Una scrittura straordinaria, ricca, piena, moderna, gustosa.
    E poi il dannatissimo fango autunnale, le scivolate dai versanti, il Belbo ed il Tanaro, e le colline che appaiono dalla cima delle colline.
    E il moschetto che è vergognoso perchè "non fa le raffiche". E i badogliani ed i garibaldini.
    E la repubblica, ma quella di Salò.
    Vergogna, paura, coraggio, sfiga: il caso o la nebbia che ti fan cascare in bocca agli elmetti verdi.
    Le pallottole a sfregiare l'erba e le rive, e i muri, i maledetti muri dove si finisce la propria storia (anche se per gli "azzurri", qualche speranza in più che per i "rossi" c'è).

    Alba, presa in duemila il 10 ottobre del '43 e persa in 200 il 2 novembre, mentre a Dogliani mille partigiani alla fiera taroccano le ragazze e sparano nei tirassegni...

    L'artiglieria americana contro quella tedesca. Gli osti terrorizzati. Le zone rosse, quelle azzurre e quelle in mano ai fascisti...

    bello, bello, bello.

    ha scritto il 

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