Una ruga sulla Terra

Urania 803

Di

Editore: Mondadori (Urania)

3.8
(56)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000026752 | Data di pubblicazione: 

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    “Una ruga sulla Terra” (traduzione creativa, riuscita, dell’originale “A wrinkle on the skin”) è un prototipo di The road di McCarthy: come mostra la copertina, “un vecchio e un bambino / si preser pe ...continua

    “Una ruga sulla Terra” (traduzione creativa, riuscita, dell’originale “A wrinkle on the skin”) è un prototipo di The road di McCarthy: come mostra la copertina, “un vecchio e un bambino / si preser per mano / e andarono insieme / incontro alla sera..”. Non per lo stile, che non ha certo l’essenzialità quasi musicale e lo scavo esistenziale, ma per la storia, dove nel mezzo di una catastrofe senza limiti un uomo si accorge che essere padre gli dà la forza di andare avanti e sperare.
    Rispetto a Death of the grass, la storia è più semplice, ma valida per il potente paesaggio visionario del mare prosciugato. La marcia lungo quello che era il fondo del mare, tra scogliere emerse e laghi residuali, evoca scene ballardiane: soprattutto quando si incontrano personaggi allucinati come il comandante di una petroliera, appena promosso, che non intende abbandonarla e rimane solo a tenerla linda come uno specchio; oppure l’uomo religioso, che costruisce una nuova chiesa (che non lo proteggerà).
    Christopher non manca i riferimenti alla storia inglese: qui appare il relitto di un galeone spagnolo, forse appartenente alla Invincible Armada; lì niente meno che la “Nave Bianca”, che nel 1100 riportava a casa l’erede al trono, e il cui naufragio portò a un periodo di guerre civili..
    Pe il resto è una classica storia di sopravvivenza; il protagonista è abbastanza anaffettivo, come in genere i personaggi di Christopher; ma il romanzo si segnala nel suo genere per aver preso sul serio forse per primo una delle caratteristiche della vita del dopobomba: lo stupro, qui non il solito elemento descrittivo usato per aggiungere realismo un po’ morboso alla storia, ma narrato in prima persona e in dettaglio da una donna, anche a nome delle altre donne (e bambine..) del gruppo; senza escludere un “semi-stupro” da parte di uno che comunque resta amico (!). L’assoluta incomprensione da parte del protagonista, che più infastidito che imbarazzato riesce solo a borbottare qualche parola di circostanza, gli fa perdere la stima da parte di quella che poteva essere la donna della sua vita (già prima della catastrofe, quando c’erano donne in abbondanza da cui scegliere, era un divorziato solitario; ora, schiavo ossessionato dall’illusione di ritrovare la figlia, non si lega nemmeno ai superstiti “buoni” che ha fortunosamente trovato: riesce giusto a prendersi cura del bambino trovato strada facendo).
    Peccato che non verrà spiegata né l’origine dei terremoti, né il prosciugamento dei mari, né la scomparsa degli uccelli, e nemmeno la situazione in alcun’altra parte della terra, a parte ciò che si può intuire; e neanche perché il mare ricompaia un po’ più in là, a certificare l’impossibilità della sopravvivenza della figlia del protagonista (e con questa, finalmente, la possibilità di una nuova vita).

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo aver scoperto questo scrittore con il romanzo “La morte dell’erba”, mi era venuta curiosità di leggere qualcos’altro della sua opera. Non tanto per la qualità del precedente romanzo (che non mi a ...continua

    Dopo aver scoperto questo scrittore con il romanzo “La morte dell’erba”, mi era venuta curiosità di leggere qualcos’altro della sua opera. Non tanto per la qualità del precedente romanzo (che non mi aveva certo folgorato) ma perché riconosco all’autore l’aver dato un forte contributo costruendo situazioni e trame archetipiche per un sottogenere (lo Sci-fi catastrofico) che mi piace molto, specie nelle sue declinazioni televisive e cinematografiche. In questo senso questo “Una ruga sulla Terra” potrebbe essere la sceneggiatura di una serie come “I sopravvissuti” (BBC, anni ’70) per come certe situazioni siano riprese pedissequamente nella fiction.
    In breve: una serie di terremoti di magnitudo inaudita radono al suolo l’intera civiltà (europea? Mondiale? Nel romanzo non si capisce mai). La forza dei terremoti è tale che si sollevano le terre dal mare (oppure il mare si ritira, anche questo non si capisce). Matthew Cotter, divorziato abitante dell’isola Guernsey (nella Manica), sopravvive fortunosamente all’Apocalisse, di lì a breve trova un ragazzino, Billy, che ha perso tutti e insieme decidono di attaversare la Manica (totalmente asciutta) per andare verso Southampton, dove viveva la figlia di Cotter, nella speranza di trovarla ancora viva. Il duo vivrà una serie di avventure e incontrerà superstiti con indole diversa (che minacciosa, chi collaborativa … un classico per questo genere di storie). Senza dire di più di questa storia, non particolarmente originale (perché appunto, seguita da decine di riprese di queste situazioni in film, telefilm, libri, fumetti e chi più ne ha più ne metta!), rimangono alcune cose che non mi sono andate giù:
    - Ho trovato solo un’antica edizione Urania del 1967 e, come noto, all’epoca l’editore tendeva a “sforbiciare” i romanzi troppo lunghi per mantenere una foliazione standard da un numero della serie all’altro. La sensazione è che a questo romanzo manchino delle pagine …
    - Troppe cose rimangono non spiegate o irrisolte. Senza spoilerare troppo, ne cito solo una: ma dove cavolo è finito il mare? Vi è solo un fugace accenno verso la fine del racconto. Credo che una spiegazione più accurata fosse preferibile per dare un senso più compiuto al tutto.
    In breve quindi, un romanzo carino, nulla di più ma “storicamente” di rilievo in quanto fondante di un genere abusato poi in tutte le sue declinazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho voluto leggere questo ulteriore romanzo proprio perché avevo già letto Morte dell'erba, che tra l'altro è stato il mio primo Urania.
    Il genere è il solito, cioè quello catastrofico: una serie di te ...continua

    Ho voluto leggere questo ulteriore romanzo proprio perché avevo già letto Morte dell'erba, che tra l'altro è stato il mio primo Urania.
    Il genere è il solito, cioè quello catastrofico: una serie di terribili terremoti sconvolgono l'intera umanità e un uomo e un ragazzino intraprendono il loro viaggio, la loro odissea. Ma alla ricerca di cosa? Di un'illusione o di una speranza?
    Un romanzo molto, molto introspettivo e che ho apprezzato moltissimo.
    Meglio di Morte dell'erba.

    ha scritto il 

  • 4

    Il catastrofico letterato

    Christopher è uno scrittore che scrive bene, e bene di fantascienza catastrofica. Preferisco una storia con poche divagazioni ma molto ben scritta come questa piuttosto che mille idee messe a caso e r ...continua

    Christopher è uno scrittore che scrive bene, e bene di fantascienza catastrofica. Preferisco una storia con poche divagazioni ma molto ben scritta come questa piuttosto che mille idee messe a caso e raccontate peggio. Confermo che è un grande, nella lista insieme a Wyndham. È inglese, d'altra parte.

    ha scritto il 

  • 4

    Catastrofico ben fatto

    Adoro i libri e i film catastrofici...non so perché ma mi piacciono. Hanno un solo problema...sono più o meno tutti uguali. Questo romanzo non si discosta molto dalla storia tipo ma è veramente ben fa ...continua

    Adoro i libri e i film catastrofici...non so perché ma mi piacciono. Hanno un solo problema...sono più o meno tutti uguali. Questo romanzo non si discosta molto dalla storia tipo ma è veramente ben fatto.

    ha scritto il 

  • 2

    Una serie di terremoti causati da un assestamento della crosta terrestre rade al suolo le città e prosciuga il canale della Manica.

    Uno dei pochi sopravvissuti, il protagonista Matthew Cotter, abbando ...continua

    Una serie di terremoti causati da un assestamento della crosta terrestre rade al suolo le città e prosciuga il canale della Manica.

    Uno dei pochi sopravvissuti, il protagonista Matthew Cotter, abbandona l'isola di Guernsey, nel mezzo della Manica, e si incammina in direzione dell’Inghilterra con la debole speranza che la figlia sia sopravvissuta. Prenderà con sé un bambino di nome Billy rimasto orfano e lungo la strada incontrerà vari altri personaggi più o meno abbrutiti.

    I romanzi di “cozy catastrophe” inglesi si assomigliano un po’ tutti e questo in particolare sembra una copia un po’ stanca di “Morte dell’erba”: la società collassa, domina la legge del più forte, gli uomini si organizzano in bande, le donne vengono sottomesse, eccetera.

    Interessante e non banale il dialogo del protagonista con una donna che dopo avergli rivelato di essere stata violentata e aver osservato la sua reazione lo mette di fronte ai propri pregiudizi, per il resto mi è parso un po’ troppo meccanico nel dipanarsi della trama e non all’altezza dei migliori romanzi del genere.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando la terra trema

    Un terremoto di proporzioni bibliche,fa ripiombare i pochissimi sopravvissuti in un medioevo fatto di stenti,soprusi e malattie.

    Assistiamo al lungo viaggio di un uomo e del suo figlio putativo,attrav ...continua

    Un terremoto di proporzioni bibliche,fa ripiombare i pochissimi sopravvissuti in un medioevo fatto di stenti,soprusi e malattie.

    Assistiamo al lungo viaggio di un uomo e del suo figlio putativo,attraverso il fondo dell'oceano,ormai senza acqua,per raggiungere l'altra parte della costa.
    In un tragico e inusuale paesaggio,tra relitti di navi incagliate e pozzanghere malsane di alghe putrefatte,riusciranno a trovare la forza di andare avanti,nelle braccia del loro destino.

    Se avete come me amato La Strada,di Cormac McCarty, impazzirete per questo libro,a cui sicuramente si è ispirato.

    4 stelle che valgono 7/10

    ha scritto il 

  • 3

    LO TSUNAMI DI CHRISTOPHER DA 3,5 STELLINE

    “Una ruga sulla Terra” è la mia seconda esperienza con John Christopher, pseudonimo usato da Samuel Youd per raccontare alcune di quelle che vengono considerate le sue migliori storie apocalittiche.
    I ...continua

    “Una ruga sulla Terra” è la mia seconda esperienza con John Christopher, pseudonimo usato da Samuel Youd per raccontare alcune di quelle che vengono considerate le sue migliori storie apocalittiche.
    Il libro, esattamente come “Morte dell’erba” soffre di una scrittura che un po’ tutte le prefazioni ai suoi libri definiscono chiaro, preciso, pacato, asciutto, essenziale…o, per dirlo senza tanti giri di parole, piatta.
    “È successo questo, è successo quello, ora succede quell’altro e Tizio fa questo e quello”, John Christopher non si sforza molto nel creare tensione attraverso la scrittura perché dovrebbero già bastare gli avvenimenti e non gli riesce nemmeno di donare troppa profondità ai suoi personaggi, sempre troppo impegnati a sopravvivere: dovessi cercare un genere entro cui buttar i suoi romanzi sicuramente mi fionderei sull’ “avventura”. È ovvio che la componente “avventurosa” non dovrebbe mancare a nessun libro apocalittico, ma qui si agisce troppo e si pensa davvero troppo poco (i protagonisti sembrano sempre dei piccoli Indiana Jones capaci di arrangiarsi in ogni situazione, nonostante qualche dovuta battuta d’arresto).
    Un’avventura che in questo caso viene dopo una serie di violentissimi terremoti seguiti da tsunami (che allora si usava ancora definire maremoti) che annientano di fatto l’intera civiltà, portando alla solita creazione di gruppi di sopravvissuti (esattamente come in “Morte dell’erba”).
    Il 3,5 viene da un semplice confronto con l’altro libro-delusione letto, in questo caso i personaggi hanno un minimo di approfondimento psicologico, le avventure non sono tutte favorevoli ai protagonisti e l’avvenimento è senza dubbio più catastrofico, nonostante il finale speranzoso, ma non buttato lì come quello del libro precedente.
    Consigliato sicuramente a chi vuole farsi un piccolo bignami dei vari metodi di sopravvivenza all’apocalisse.
    DIFETTI: la scrittura troppo “semplice” di John Christopher e il personaggio del bambino di 10 anni che in qualche caso sembra dimostrare la sua età e in altri pare un adolescente quasi maturo.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante per il dubbio: in caso di distruzione quasi totale, i superstiti sapranno mantenere la propria civiltà o si ritornerà alla legge del più forte?

    ha scritto il