Una scrittura femminile azzurro pallido

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 48)

3.7
(771)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 131 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo , Francese , Catalano

Isbn-10: 8845908127 | Isbn-13: 9788845908125 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fumetti & Graphic Novels , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
L'Austria degli anni '30 fa da sfondo alle vicende di un alto funzionario statale a cui la donna amata e perduta tanto tempo prima scrive una lettera. In questo testo rivivono le atmosfere del 1936, l' arrendevolezza dei ministri convinti a torto di poter frenare con l' antisemitismo la pressione inarrestabile di Hitler (che Werfel non esito' a definire un "satanico anticristo").
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  • 3

    "Bisogna fare come gli animali..."

    “Bisogna fare come gli animali, che cancellano ogni traccia davanti alla loro tana” (Montaigne). Questa l’epigrafe scelta da Sciascia all’inizio de “Il contesto”. Impossibile non richiamarla alla mem ...continua

    “Bisogna fare come gli animali, che cancellano ogni traccia davanti alla loro tana” (Montaigne). Questa l’epigrafe scelta da Sciascia all’inizio de “Il contesto”. Impossibile non richiamarla alla memoria qui ed ora.

    Vienna anni ’30. Leon, alto funzionario ministeriale si sente un “pupillo degli dei”. La sua vita è perfettamente incastonata nella high society del tempo: ricco, impeccabile, con una moglie bella, affascinante e che sinceramente lo ama.

    Finché un mattino riceve una lettera, vergata da “una scrittura femminile azzurro pallido”: è il passato che improvvisamente irrompe. Chi scrive è una donna ebrea che Leon ha sedotto ed abbandonato in gioventù, quando lei era nel fiore dei suoi anni: bella, colta, affascinante e figlia di un suo antico benefattore.

    La donna, sorprendentemente, ma non troppo vista la immutata bellezza della sua dignitosa personalità, non chiede nulla per sé, ma chiede, chiede eccome. Chiede qualcosa che ignorare è complicato davvero.

    La cancellazione del passato volutamente operata da Leon incrina. La “tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare”, quello che forse è stato l’unico vero amore della sua vita annegato e rinnegato da ciò che è venuto poi, quasi strappato alla memoria torna e si ripropone con l’ineludibile pesantezza di un macigno.

    Stile scrittorio molto raffinato e col sapore d'antico, suona a tratti al nostro orecchio un po’ di maniera, ma preciso e impeccabile. Quasi si respira l’aria di quella Vienna negli anni al crepuscolo in cui il nazismo in Germania si avvia verso i suoi trionfi e gli effetti in Austria si avvertono pesantissimi.

    Strepitosa, e qui sta il vero plus del libro, l’analisi sofferta e meditata e reiterata che Leon fa su stesso: un processo al proprio esistere presente e passato dove Leon è allo stesso tempo imputato e accusatore.

    Molto belle le ultimissime righe, quelle con cui si chiude il romanzo che rivelano forse il senso della storia. Si sconsiglia a coloro che usano sbirciare il finale di leggerle prima: l’intero libro è quasi una preparazione a quelle ultime parole.

    Questo romanzo di Werfel è stata una bella sorpresa. Perché vivendo lasciamo segni, a volte graffi. Come ladri di notte il nostro passaggio lascia indizi e cancellare del tutto le nostre tracce non è possibile. E le tracce, si sa, a volte urlano.

    ha scritto il 

  • 4

    "Quand’è che imparerò a comportarmi come una pecora nel gregge? Bisogna sapersi accontentare"

    Franz Werfel nasce a Praga nel 1890. È rivoluzionario pacifista durante la prima guerra mondiale, viene espulso dall’Accademia prussiana perché ebreo nei primi anni Trenta, mentre i suoi libri in Germ ...continua

    Franz Werfel nasce a Praga nel 1890. È rivoluzionario pacifista durante la prima guerra mondiale, viene espulso dall’Accademia prussiana perché ebreo nei primi anni Trenta, mentre i suoi libri in Germania vengono bruciati. Perseguitato dalla Gestapo, Werfel fugge prima a Parigi e poi a New York, dove nel 1941 pubblica “Una scrittura femminile azzurro pallido”, che rappresenta una sorta di congedo dal mondo europeo di quel tempo. Non ci stupisce quindi trovare in questo romanzo un richiamo al problema ebraico e una critica alla meschinità di un certo modo di pensare.

    Il protagonista del romanzo è spregevole; è falso, arrivista, misero, meschino, pieno di pregiudizi, razzista, oltre che mediocre e senza valore.

    Nonostante i suoi limiti riesce a fare fortuna e ad arrivare a considerarsi a cinquant'anni un uomo "arrivato". Sa però di avere un sospeso con una ragazza ebrea da farsi perdonare, ma evita ogni contatto, preferisce non vedere, non sapere, non pensare.
    Il passato però irrompe, implacabile, lasciandolo combattuto tra il senso del dovere, il desiderio di mantenere il suo stato privilegiato e il fastidio contro la ragazza e contro tutti gli ebrei, così inopportuni, privi di tatto e incapaci di non infastidire il prossimo.

    Lui, codardo, vuole solo che le cose si sistemino, vuole solo "accontentarsi".

    “Quand’è che imparerò a comportarmi come una pecora nel gregge? Bisogna sapersi accontentare.”

    Il dramma è tutto qui: un uomo meschino e razzista, solo in apparenza meritevole, che si rifiuta di vedere la verità perché scomoda, che preferisce pensare che la sua rispettabilità ed il suo futuro siano messi a rischio da ebrei, seccanti e minacciosi, piuttosto che dalla propria mediocrità. Impossibile non notare il parallelo che Werfel riesce a creare con l'Austria, ipocrita, vecchia, piena di pregiudizi che di lì a breve dovrà fare i conti con il nazismo e le leggi razziali.

    Che cosa ci vuole dire Werfel? Forse che l'uomo è incapace di cambiare, di migliorare sé stesso. Ciò che siamo siamo e difficilmente riusciamo a modificare gli aspetti negativi del nostro carattere (ahimè, riusciamo invece bene a peggiorare quelli positivi).

    Il libro è scritto con uno stile raffinato, anche se a tratti un po’ di maniera, ma dettagliato e impeccabile, tipico della letteratura di quel periodo a Vienna. Molto interessante anche il monologo interiore del protagonista, che fa un bilancio dei propri errori presenti e passati, ponendosi nello stesso tempo come imputato e come accusatore.
    Vince, ce lo aspettavamo, l'ipocrisia...

    ha scritto il 

  • 3

    Purtroppo non mi ha entusiasmato come speravo. Mi aspettavo di ritrovarmi molto di più nell’atmosfera e nei luoghi della Vienna degli anni precedenti la seconda guerra mondiale, inoltre forse ha pesat ...continua

    Purtroppo non mi ha entusiasmato come speravo. Mi aspettavo di ritrovarmi molto di più nell’atmosfera e nei luoghi della Vienna degli anni precedenti la seconda guerra mondiale, inoltre forse ha pesato il confronto che inevitabilmente ma non volontariamente ho fatto con Zweig. Quindi non ho trovato grosse novità, certo anche qui si scandagliano gli animi (di Leon, di Amelie e di Vera), cosa che mi è piaciuta ma a cui non mi sento di dare un giudizio particolarmente alto.

    ha scritto il 

  • 3

    Sfiorando appena le atmosfere viennesi durante le prime fasi dell’antisemitismo e dell’Anschluss, conosciamo Leonida, il protagonista di questa storia: un piccolo uomo qualunque che, grazie ad un frac ...continua

    Sfiorando appena le atmosfere viennesi durante le prime fasi dell’antisemitismo e dell’Anschluss, conosciamo Leonida, il protagonista di questa storia: un piccolo uomo qualunque che, grazie ad un frac di un compagno di stanza defunto, riesce ad entrare nelle alte sfere della società; ma, nonostante il salto sociale, ben presto si ritroverà a fare i conti col passato. Un passato troppo scomodo e ingombrante per la vita di un ricco e ormai appagato funzionario.

    ha scritto il 

  • 4

    "Se uno non sa nulla, non può essere chiamato a rispondere di nulla."

    Oggetto dei miei pensieri in questo momento le connessioni che ti portano da una lettura ad un'altra: sembra che ci sia una sorta di "macumba" che crea un fil rouge tra le letture senza che chi legge ...continua

    Oggetto dei miei pensieri in questo momento le connessioni che ti portano da una lettura ad un'altra: sembra che ci sia una sorta di "macumba" che crea un fil rouge tra le letture senza che chi legge ne sia effettivamente consapevole.

    Ed ecco che terminato un romanzo sulla meschinità dell'uomo, mi trovo a leggerne un altro sempre sullo stesso tema. Quasi a voler sottolineare che l'uomo rimane sempre uguale a se stesso ma ciò che muta nel tempo è il modo di rappresentarlo.

    Uno spaccato d'epoca questo "azzurro pallido" (anni '40), che ben tratteggia i gusti melo' di un periodo. In merito registro toni un po' troppo enfatici per non essere al giorno d'oggi avvertiti (almeno da me) come sopra le righe.

    Esemplifico:

    "Ebbro ero, ubriaco di disperazione. Due fatti essenziali della donna che adoravo mi facevano continuamente ripiombare negli abissi della mia indegnità: la pulizia del suo intelletto e una specie di alienità dolce che mi estasiava al limite del brivido."

    Questo breve romanzo dipinge in maniera simmetricamente perfetta una società, una borghesia arricchita che finge di non vedere ciò che le accade intorno, che volutamente ignora ciò che subisce il popolo ebreo, specchiandosi negli ignobili comportamenti di un uomo che preferisce chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze delle proprie azioni, operando scelte di facciata per mantenere status sociale, agiatezze e denaro.

    "Chi l’avrebbe mai pensato che nei Paesi dove questi presuntuosi non possono respirare uomini di grande cultura come il padre di Emanuel vengono torturati a morte mentre a me e a te non succede nulla? Ma no, è dimostrato che queste atrocità sono tutte inventate. Sono favole, e io non ci credo. Sebbene Vera sia la sincerità fatta persona, non ci voglio credere."

    Strappare una lettera per non sapere o pensare senza verificare che "le atrocità sono tutte inventate" sono gesti di pari livello che non liberano la coscienza né scaricano da responsabilità, ma rivelano la piccolezza dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    NON LASCIATEVI INGANNARE DALL'AZZURRO PALLIDO COSI' ROMANTICAMENTE ANEMICO..... NO! NO!!

    Ho cincischiato un po',anzi,tanto prima di leggerlo,ho indugiato anche dopo le rassicurazioni di un vicino,chissà perché???
    Non sono brava a recensire,sono pigra,mi annoia il pensiero di miei lunghi c ...continua

    Ho cincischiato un po',anzi,tanto prima di leggerlo,ho indugiato anche dopo le rassicurazioni di un vicino,chissà perché???
    Non sono brava a recensire,sono pigra,mi annoia il pensiero di miei lunghi commenti:chi ha letto il libro capirà,chi non l'ha letto forse si incuriosirà,non so!!!!

    E' il perfetto manuale di un arrivista di buone maniere,e nella sua triste coscienza c'è l'ultimo respiro,l'agonia di una mittleuropa,vecchia,stantia,piena di pregiudizi e razzismo strisciante che sta per essere spazzata via.(Ma lo è stata???)

    ha scritto il 

  • 5

    IL PASSATO CHE CI CAMBIA

    “Una scrittura femminile azzurro pallida” del praghese Franz Werfel (1890-1945) è un romanzo breve ambientato a Vienna nel 1936, mentre in Germania si imponevano le leggi razziali. Narra di un tale ch ...continua

    “Una scrittura femminile azzurro pallida” del praghese Franz Werfel (1890-1945) è un romanzo breve ambientato a Vienna nel 1936, mentre in Germania si imponevano le leggi razziali. Narra di un tale che, nato da una famiglia povera, grazie all’eredità di un frac lasciatogli da un amico suicida, sposa una delle donne più ricche e potenti della città. Anni dopo, quando ormai è divenuto un alto funzionario statale, all’età di 51 anni (e non posso non notare che questa è anche la mia età ora), riceve una lettera scritta con “una scrittura femminile azzurro pallido” che non vedeva da 15 anni, ma che subito riconosce per quella della ragazza di cui era innamorato prima di conoscere la moglie e con cui diciotto anni prima aveva avuto una velocissima relazione extra-matrimoniale, cui il solo seguito era stato un’analoga missiva, tre anni dopo, che aveva strappato senza leggere.
    Questa volta non strappa la lettera ma ne è subito tormentato, già prima di aprirla. Anche la moglie la nota e ne nascono numerosi equivoci. A rischio è non solo il suo matrimonio, ma la sua stessa esistenza, vissuta fino ad allora all’ombra della potente famiglia della consorte.
    Questo romanzo delicato, attento agli sviluppi psicologici, mostra tutto l’impatto che un piccolo evento inatteso può avere sull’esistenza delle persone, ma mostra anche come il semplice sospetto di avere un figlio ebreo possa trasformare questo rigido funzionario austriaco, portandolo a sostenere apertamente una candidatura ebraica, che fino al giorno prima aveva osteggiato, mettendosi in contrasto con lo stesso Ministro, nonostante la paura che le medesime leggi razziali imposte in Germania potessero arrivare anche in Austria e che questa sua posizione avrebbe potuto rovinargli la carriera.
    In poche pagine, con maestria, Werfel ci tratteggia uno splendido ritratto d’uomo, che teme il cambiamento ma lo affronta, e ci mostra, con tagliente delicatezza, uno spaccato drammatico della storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle e mezza

    Vienna 1936.
    Leonida ha iniziato la sua ascesa indossando il frac ereditato da un compagno di studi morto suicida.
    Ora, a cinquant’anni appena compiuti, è al culmine della sua carriera. Neo capodivisi ...continua

    Vienna 1936.
    Leonida ha iniziato la sua ascesa indossando il frac ereditato da un compagno di studi morto suicida.
    Ora, a cinquant’anni appena compiuti, è al culmine della sua carriera. Neo capodivisione al «Ministero per il Culto e l’Istruzione». Posizione raggiunta grazie alla donna che l’ha voluto sposare a dispetto di tutto e di tutti elevandolo allo status di cui gode.
    Lo sa bene León, perché mai è riuscito a superare la discrepanza “fra sé e lei, quel divario voluto da Dio fra una donna nata Paradini e un uomo nato mangiatore di merda".
    Ed eccolo, l’uomo mediocre che di fronte a una lettera dalla scrittura femminile azzurro pallido trema in preda alla paura. Riemergono ricordi, meschinità, menzogne.
    Fantasmi del passato che s’affacciano inquietanti in quella società decadente e folle pronta ad accogliere i primi aliti antisemiti.
    “Chi ha rimorso per un proprio atto, solo da sé potrà darsi il perdono”.
    C’è chi lo fa come se fosse l’atto più semplice e naturale. Un colpo di spugna, un respiro, uno sbadiglio e via. Tutto si cancella per sempre e la coscienza risplende e profuma di bucato.

    Come spesso accade, i codardi, così abili a prendere al volo il treno del disonore, non riescono - quando si presenta l’occasione - a salire su quello del riscatto.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei migliori Werfel con un Finis Austria in primo piano. Tensione e pathos degni del miglior periodo mitteleuropeo con finale a sorpresa. Godibi9lissimo e molto introspettivo. Miti e mediocrità de ...continua

    Uno dei migliori Werfel con un Finis Austria in primo piano. Tensione e pathos degni del miglior periodo mitteleuropeo con finale a sorpresa. Godibi9lissimo e molto introspettivo. Miti e mediocrità dell'uomo.

    ha scritto il 

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