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Una scrittura femminile azzurro pallido

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 48)

3.7
(737)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 131 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo , Francese , Catalano

Isbn-10: 8845908127 | Isbn-13: 9788845908125 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
L'Austria degli anni '30 fa da sfondo alle vicende di un alto funzionario statale a cui la donna amata e perduta tanto tempo prima scrive una lettera. In questo testo rivivono le atmosfere del 1936, l' arrendevolezza dei ministri convinti a torto di poter frenare con l' antisemitismo la pressione inarrestabile di Hitler (che Werfel non esito' a definire un "satanico anticristo").
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  • 5

    IL PASSATO CHE CI CAMBIA

    “Una scrittura femminile azzurro pallida” del praghese Franz Werfel (1890-1945) è un romanzo breve ambientato a Vienna nel 1936, mentre in Germania si imponevano le leggi razziali. Narra di un tale ch ...continua

    “Una scrittura femminile azzurro pallida” del praghese Franz Werfel (1890-1945) è un romanzo breve ambientato a Vienna nel 1936, mentre in Germania si imponevano le leggi razziali. Narra di un tale che, nato da una famiglia povera, grazie all’eredità di un frac lasciatogli da un amico suicida, sposa una delle donne più ricche e potenti della città. Anni dopo, quando ormai è divenuto un alto funzionario statale, all’età di 51 anni (e non posso non notare che questa è anche la mia età ora), riceve una lettera scritta con “una scrittura femminile azzurro pallido” che non vedeva da 15 anni, ma che subito riconosce per quella della ragazza di cui era innamorato prima di conoscere la moglie e con cui diciotto anni prima aveva avuto una velocissima relazione extra-matrimoniale, cui il solo seguito era stato un’analoga missiva, tre anni dopo, che aveva strappato senza leggere.
    Questa volta non strappa la lettera ma ne è subito tormentato, già prima di aprirla. Anche la moglie la nota e ne nascono numerosi equivoci. A rischio è non solo il suo matrimonio, ma la sua stessa esistenza, vissuta fino ad allora all’ombra della potente famiglia della consorte.
    Questo romanzo delicato, attento agli sviluppi psicologici, mostra tutto l’impatto che un piccolo evento inatteso può avere sull’esistenza delle persone, ma mostra anche come il semplice sospetto di avere un figlio ebreo possa trasformare questo rigido funzionario austriaco, portandolo a sostenere apertamente una candidatura ebraica, che fino al giorno prima aveva osteggiato, mettendosi in contrasto con lo stesso Ministro, nonostante la paura che le medesime leggi razziali imposte in Germania potessero arrivare anche in Austria e che questa sua posizione avrebbe potuto rovinargli la carriera.
    In poche pagine, con maestria, Werfel ci tratteggia uno splendido ritratto d’uomo, che teme il cambiamento ma lo affronta, e ci mostra, con tagliente delicatezza, uno spaccato drammatico della storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle e mezza

    Vienna 1936.
    Leonida ha iniziato la sua ascesa indossando il frac ereditato da un compagno di studi morto suicida.
    Ora, a cinquant’anni appena compiuti, è al culmine della sua carriera. Neo capodivisi ...continua

    Vienna 1936.
    Leonida ha iniziato la sua ascesa indossando il frac ereditato da un compagno di studi morto suicida.
    Ora, a cinquant’anni appena compiuti, è al culmine della sua carriera. Neo capodivisione al «Ministero per il Culto e l’Istruzione». Posizione raggiunta grazie alla donna che l’ha voluto sposare a dispetto di tutto e di tutti elevandolo allo status di cui gode.
    Lo sa bene León, perché mai è riuscito a superare la discrepanza “fra sé e lei, quel divario voluto da Dio fra una donna nata Paradini e un uomo nato mangiatore di merda".
    Ed eccolo, l’uomo mediocre che di fronte a una lettera dalla scrittura femminile azzurro pallido trema in preda alla paura. Riemergono ricordi, meschinità, menzogne.
    Fantasmi del passato che s’affacciano inquietanti in quella società decadente e folle pronta ad accogliere i primi aliti antisemiti.
    “Chi ha rimorso per un proprio atto, solo da sé potrà darsi il perdono”.
    C’è chi lo fa come se fosse l’atto più semplice e naturale. Un colpo di spugna, un respiro, uno sbadiglio e via. Tutto si cancella per sempre e la coscienza risplende e profuma di bucato.

    Come spesso accade, i codardi, così abili a prendere al volo il treno del disonore, non riescono - quando si presenta l’occasione - a salire su quello del riscatto.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei migliori Werfel con un Finis Austria in primo piano. Tensione e pathos degni del miglior periodo mitteleuropeo con finale a sorpresa. Godibi9lissimo e molto introspettivo. Miti e mediocrità de ...continua

    Uno dei migliori Werfel con un Finis Austria in primo piano. Tensione e pathos degni del miglior periodo mitteleuropeo con finale a sorpresa. Godibi9lissimo e molto introspettivo. Miti e mediocrità dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo nasconde una vena di fascinazione alla quale non ho saputo resistere. A primo impatto l'ho associato erroneamente alla Ville Lumière e alla Belle Èpoque. E invece no, sbagliavo. Siamo a Vien ...continua

    Il titolo nasconde una vena di fascinazione alla quale non ho saputo resistere. A primo impatto l'ho associato erroneamente alla Ville Lumière e alla Belle Èpoque. E invece no, sbagliavo. Siamo a Vienna ad un passo dall’Anschluss, momento storico in cui il nazismo oltreconfine è pronto a rompere gli argini e a fagocitare l’Austria in un solo boccone. Ovvio, d’altronde è Werfel a scrivere e ad investire il romanzo di tutt’altre atmosfere e riferimenti.

    Scrittura femminile azzurra, eterea e delicata vergata su una missiva che prorompe come una miccia portatrice di ansia e tormento nel petto di quell'uomo da poco che è Leonida. ...
    Scrittura che riaccende il passato e porta in vita il fantasma della donna che aveva creduto sopito
    ..."tutt'a un tratto lei si rifiutava di essere ciò che era stata per quindici anni, una tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare"…
    Scrittura che è il frutto della penna dell’unica donna veramente amata da Leonida, con la quale aveva tradito la moglie, ma che aveva profondamente illuso e poi abbandonata perché non socialmente conveniente e tantomeno utile al raggiungimento dei suoi scopi e alla soddisfazione delle sue irrisolte insicurezze di inferiorità sociale.
    E' grazie al matrimonio con Amelie, infatti, che Leonida ha costruito la sua falsa identità di aristocratico innalzandosi ai massimi gradini della scala sociale e riscattando così le umili origini natie.

    Werfel costruisce Leonida, un personaggio perfetto nella sua viltà, coerente nella linea di condotta di assoluto e completo opportunista pronto a mantenere ferma e salda la posizione ottenuta. Nulla lo intacca se non la paura di ritrovarsi a fare i conti con un passato che metterebbe a repentaglio lo status acquisito. E’ proprio questa paura, all’inizio del romanzo, a innescare un lungo monologo interiore in cui cerca di assolversi dal tradimento che aveva inferto alla moglie e nel quale s’interroga sulle ripercussioni che la rivelazione porterebbe in seno al suo placido mènage.
    Quale messaggio si cela all’interno della busta vergata con grafia femminile, azzurro pallido? Un’unica e ultima opportunità di rompere gli schemi e sovvertire i miseri valori? Forse.
    Ma Leonida sembra condurre una vita circolare, come partire e tornare indietro con lo stesso treno senza scendere alle fermate intermedie e tantomeno alla stazione finale per paura di perdere il posto comodo conquistato, sfuggendo così alle opportunità che sfilano dietro al finestrino di quel treno che passa una volta sola . Alla fine del romanzo, su una poltrona dell’Opera, stordito da una musica sempre più opprimente, Leonida si addormenta in un sonno che è metafora di morte psichica cosi come lo è dell’ineluttabile fine di un’epoca…

    Mentre a me, non è un caso se suonano nella testa la musica e le parole del testo di Bigazzi, Gli uomini non cambiano. Infatti, cambiano le epoche e le situazioni ma non l’indole di un nutrito gruppo di rappresentanti maschili che in questo caso si manifesta sotto le spoglie di Leonida, squallido e annichilente prototipo di maschio, antieroe per antonomasia, perfetta antitesi dell’ uomo brillante (avrei scritto con le palle ma dicono che suoni male)
    ... "La sua stessa paura, la sua stessa infamia gli fa venire il voltastomaco"... parole sue, un uomo che fa schifo a se stesso, dunque……e persino Bel-Ami ne prenderebbe le distanze a salvaguardia della categoria sociale degli arrivisti senza scrupoli e arrampicatori sociali a cui entrambi appartengono.

    La scrittura intensa e coinvolgente rende piacevolissima la lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Appena finito di leggerlo. Anzi, l'ho divorato in un giorno. Breve, ma intenso, un piccolo gioiellino che ha come protagonista Leonida, un uomo che da solo è diventato importante, nonostante le origin ...continua

    Appena finito di leggerlo. Anzi, l'ho divorato in un giorno. Breve, ma intenso, un piccolo gioiellino che ha come protagonista Leonida, un uomo che da solo è diventato importante, nonostante le origini, la cui vita "normale" è turbata dall'unico grande amore vissuto, quello per Vera nonostante fosse già sposato, ma la donna si ripresenta e porterà in Leonida nuovi "scompigli", riflessioni e messe in discussioni. Un libro che mette in pagina i turbamenti di ognuno ma che allo stesso tempo scorre una meraviglia.

    ha scritto il 

  • 4

    Le donne che amano hanno un sesto senso. Il loro intuito è sicuro come quello di animali selvaggi che fiutano il nemico.

    Il primo passo è stato vincere la ritrosia nei confronti del titolo. Quell'azzurro pallido faceva pensare a dei fogli rosa tenue bagnati di lacrime. Mentre l'Europa incuba il nazismo, un funzionario s ...continua

    Il primo passo è stato vincere la ritrosia nei confronti del titolo. Quell'azzurro pallido faceva pensare a dei fogli rosa tenue bagnati di lacrime. Mentre l'Europa incuba il nazismo, un funzionario statale che ha avuto la fortuna di sposare una ricca signora, guarda con una sorta di alterigia ai problemi economici dei suoi colleghi. Mi son venute in mente le feroci critiche rivolte a Edoardo Nesi, reo di aver parlato dei problemi dell'imprenditoria, in un'epoca in cui il tasso di disoccupazione è alle stelle. Si potrebbero muovere a Franz Werfel critiche simili, accusarlo di indugiare in questioni marginali mentre l'umanità sta passeggiando sui bordi del baratro. Il funzionario indugia su una lettera che ha una grafia femminile azzurro pallido.
    Per scrivere occorre tempo, l'agiatezza non è forse il requisito principale della disponibilità di tempo? Uno scrittore a mio avviso deve raccontare ciò che lo circonda attingere dalla propria esperienza. Se questo e quelli di Nesi possono sembrare dei libri immorali, uno rinunci a leggerli. Chi nella letteratura cerca un impegno, si impegni lui per primo a trovare quegli autori che glielo garantiscano. Alcune delle cose peggiori che ho letto, sono state proprio quelle forzatamente impegnate, scritte da autori che hanno cercato di riempire la propria scarsezza con le tematiche sociali, mimando un'empatia falsa, un disagio costruito. Nessuno obbliga a leggere e nessuno obbliga neanche a scrivere, pertanto il vero fastidio, in entrambi i casi, è la mancanza d'onestà.
    La scrittura del titolo è femminile, ma le sensazioni che attraversano il libro sono quelle di un uomo cinquantenne alle prese con la propria coscienza e l'irrisolto senso di inferiorità. Io ho Nesizzato Werfel, in realtà lui fornisce un'istantanea preziosa della società austriaca all'inizio dell'antisemitismo.
    Per tematiche, stile ed ambientazione, il libro potrebbe esser uscito dalla penna di Stefan Zweig.

    E-book N°63
    Una scrittura femminile azzurro pallido (Werfel, Franz)
    Giugno 2014

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro dopo "L'aristocratico" di Weiss, che mi aveva alquanto depresso con il suo "pessimismo cosmico", ed in un certo senso ero pronta ad essere depressa ancora di piu' da Werfel, che ...continua

    Ho letto questo libro dopo "L'aristocratico" di Weiss, che mi aveva alquanto depresso con il suo "pessimismo cosmico", ed in un certo senso ero pronta ad essere depressa ancora di piu' da Werfel, che non conoscevo. Invece, che piacevolissima sorpresa: la scrittura di Werfel e' attuale e scorrevole, i personaggi approfonditi, la storia semplice ma profonda e toccante.
    Uno di quei libri che ti lascia la voglia di leggere altro del suo autore, e sicuramente ti lascia un insegnamento anche nell'anima.

    ha scritto il 

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