Una settimana all'aeroporto

Di

Editore: Guanda (Prosa contemporanea)

3.7
(760)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 886088764X | Isbn-13: 9788860887641 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Arduini ; Fotografo: Richard Baker

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Nell’estate 2009 Alain de Botton riceve una proposta a cui non si può dire di no: diventare il primo «scrittore residente» di uno degli aeroporti più importanti del mondo. Il direttore generale della BAA, azienda che gestisce lo scalo londinese di Heathrow, vuole che vi si trasferisca per una settimana, che raccolga impressioni e testimonianze e che le rielabori in un libro. Il tutto da una scrivania piazzata in mezzo all’atrio delle partenze, tra la zona D e la zona E. Autorizzato a curiosare anche negli angoli più inaccessibili e a scrivere tutto, ma proprio tutto, quello che vede, per sette lunghi giorni De Botton gironzola tra terminal, piste di atterraggio e cucine, chiacchierando con chiunque, dagli addetti alla sicurezza al sacerdote dell’aeroporto, dai colletti bianchi a Dudley il lustrascarpe.
Finito quasi per caso in un crocevia di storie e di emozioni – amanti che si separano, comitati di accoglienza per parenti ancora sconosciuti, desolati uomini d’affari, immigrati respinti dalle autorità doganali, studenti ghanesi in cerca di un futuro migliore – lo scrittore trasforma i suoi bloc-notes in racconti e in sorprendenti riflessioni sui meandri della psiche umana, sulle affascinanti contraddizioni del mondo moderno e sul viaggio come possibilità di «apportare cambiamenti duraturi nelle nostre esistenze».
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Questa mattina al lavoro una mia cliente piuttosto anziana mi si è avvicinata e sorridendomi ha detto: “Finalmente sei tornato, eh?”. Da quanto tempo non la vedevo? Tre, quattro mesi? Sì. L’ultima vol ...continua

    Questa mattina al lavoro una mia cliente piuttosto anziana mi si è avvicinata e sorridendomi ha detto: “Finalmente sei tornato, eh?”. Da quanto tempo non la vedevo? Tre, quattro mesi? Sì. L’ultima volta che l’ho vista era gennaio, indossavamo entrambi abiti pesanti. Stamane invece chiacchieravamo con vestiti leggeri e con l’umore decisamente migliore, rispetto a quello grigio e quasi ostile che più o meno tutti abbiamo d’inverno.
    Guardando il suo volto e le sue rughe ho pensato: piano piano dovrò iniziare a riacquisire le mie vecchie abitudini. Intendevo dire che dopo quattro mesi di viaggi e aeroporti adesso mi tocca ritornare alla mia solita routine: lo studio, il lavoro, casa mia, i miei amici, le mie docce eterne, i miei pranzi alle due del pomeriggio, le montagne che vedo affacciandomi dal balcone… In tutti questi mesi ciò che prima era quotidianità è diventato novità. Torino non mi è mai sembrata così nuova. Questo perché l’inverno passato e la primavera che ora sta giungendo al termine sono stati da me vissuti nel nord e nell’est Europa. A fine gennaio e inizio febbraio sono stato in Finlandia: ho respirato a pieni polmoni l’aria ghiacciata di Helsinki, ho avuto i mal di testa più piacevoli di cui abbia mai sofferto, perché lì le ore di luce erano soltanto quattro o cinque, e dopo pranzo il sole già tramontava e i lampioni si accendevano. Poi a marzo sono stato a Tallinn, innamorandomi della Piazza della Città Vecchia, dei suoi colori e dei suoi incanti, dell’aria pungente che come spilli appuntiti mi punzecchiava il viso e le mani, dell’atmosfera medievale che potevi vivere in ogni angolo, in ogni negozio, in ogni ristorante, delle vie piccole e strette e incantevoli della città, dei colori dei palazzi, persino del grigio del cielo – e ancora Helsinki, prima di tornare a casa, per camminare sul mar Baltico completamente ghiacciato, e cuocere le salsicce nel giardino del Cafè Regatta, una baita dipinta di rossa che fa da bar, mentre si osserva mare e cielo che si fondono, e l’enorme lastra ghiacciata che si apre ai miei occhi trasmette un senso di pace, d’infinito. Ad aprile ho preso un aereo che mi ha portato a Budapest e alle sue luci: la completa assenza di parole per descrivere l’emozione di camminare sul Ponte delle Catene, la meraviglia del Bastione dei Pescatori, gli spazi infiniti che si aprono davanti agli occhi in piazza Oktogon, il cielo che sembra più blu in piazza Erzsebeth. E pochi giorni fa ancora Helsinki, per dirle arrivederci e per dirle grazie, per amarla ancora un po’ nonostante una bufera di neve che mi costringe a ripararmi al’interno della bellissima biblioteca universitaria, sette piani di libri e di edizioni imperdibili e introvabili di romanzi e saggi critici che avrei tanto voluto rubare e portare con me in Italia.
    E così oggi Torino, a ripensare a tutte le belle cose che ho visto, a mettere a posto l’anima in subbuglio, a creare nuovi cassetti dentro di me in grado di ospitare tutte le emozioni provate, tutti i cibi assaggiati, tutte le piazze, tutti i viali, tutti i negozi accarezzati e sfiorati.
    Non c’è libro che più rappresenti questi miei ultimi mesi di “Una settimana all’aeroporto” di Alain de Botton, iniziato e terminato su uno dei tanti sedili dell’aeroporto di Francoforte. Un piccolo e godibilissimo diario scritto nel 2009 dal celebre scrittore e filosofo, che al seguito di una telefonata da parte di un dipendente di un’azienda aeroportuale decide di accettare l’incarico di fondere viaggi e carte d’imbarco con la letteratura, diventando il primo scrittore residente in un aeroporto – in particolare in quello londinese di Heathrow. Il compito assegnato a de Botton è quello di, semplicemente, riportare su carta tutto ciò che vede e vive nel Terminal 5, con schiettezza e stupore. Ciò che viene fuori probabilmente antropologia spicciola, ma senza ombra di dubbio anche un divertente e appassionante ritratto di ciò che probabilmente è la parte più bella di un viaggio: l’attesa in aeroporto. Corredato di fotografie, questo libro di de Botton descrive la tristezza di un saluto di una coppia di innamorati poco prima di salire sull’aereo, il fascino delle librerie in aeroporto, il tanto chiacchierato e affascinantissimo viavai di gente – c’è chi parte e chi ritorna, c’è chi viaggia con bagagli pesantissimi e chi invece solo con una valigetta, c’è la famiglia rumorosa e l’uomo d’affari stanco e annoiato di fare avanti e indietro. E poi la coda per i controlli di sicurezza, il compito degli addetti di considerare chiunque un essere umano capace di fare saltare in aria un aereo: Jim che lavora allo scanner, Nina al check manuale delle borse, Balanchandra al metal detector… Durante i sette giorni di permanenza in aeroporto Alain de Botton osserva, scrive ma soprattutto chiacchiera. Con un anziano ufficiale della British Airways, con il personale delle diverse compagnie aeree. E con Dudley, che pulisce le scarpe in aeroporto, circa sessanta paia al giorno: un uomo che lavora lì da trent’anni e che con spazzola, crema e detergente spray pulisce le scarpe e i loro proprietari dal passato.
    In 130 pagine o poco più Alain de Botton ci regala una testimonianza ora malinconica ora divertente di chi guarda le persone partire e tornare, assistendo in silenzio ad abbracci intensi e appassionati e a rigide procedure di sicurezza. Lo scrittore fa in aeroporto quello che facciamo noi quando viaggiamo: osserva, indaga, si incuriosisce, interroga, parla, si meraviglia, assapora, e poi lascia andare via.

    ha scritto il 

  • 4

    作者用精準辭藻 加上 一個現在旅人的文字 完成這本書

    其中印象最深的有兩部分

    一是關於機場服務人的教育訓練,讓顧客感受到人與人之間相處的優良感受是來自 家庭教育

    二是 關於 貴賓室 階級制度的觀點 自由平等 教育普及 並不代表 沒有階級

    很喜歡此書對機場的看法。其實此書是看透人生 才寫得出的作品

    ha scritto il 

  • 4

    這本書我看了兩次。
    我之前沒有看過此書作者的作品,我是被書名跟作家駐站機場一星期這題材所吸引,從而買這本書來看,但一直沒有時間,最後我在拋開世俗生活經常造成的困擾,前往澳洲打工渡假之際,把此書放進我的背包裡。

    第一次看時很失望,因與自己本身期待會看到的有點不一樣,覺得作者寫了很多無謂的事情,沒有把重點多放在第5航廈的特質,也沒有多寫一些偶然事件,都是很平凡的事,而且輕輕帶過。雖然也寫了具啟發性的見 ...continua

    這本書我看了兩次。
    我之前沒有看過此書作者的作品,我是被書名跟作家駐站機場一星期這題材所吸引,從而買這本書來看,但一直沒有時間,最後我在拋開世俗生活經常造成的困擾,前往澳洲打工渡假之際,把此書放進我的背包裡。

    第一次看時很失望,因與自己本身期待會看到的有點不一樣,覺得作者寫了很多無謂的事情,沒有把重點多放在第5航廈的特質,也沒有多寫一些偶然事件,都是很平凡的事,而且輕輕帶過。雖然也寫了具啟發性的見解、題問,但只佔小部分。

    第二次看時,我已經理解到這書是怎樣了,所以沒有了當初不切實際的幻想,我只想集中細看作者在機場駐站時記錄下的智慧。這次我看得「津津有味」。作者應該做過很多資料收集,機場的宏偉數字,航空公司執行長當前的苦惱等等,我想作者平日不會對此有興趣並且牢記在心。作者充滿文學,歷史,地理的學識顯現在他的聯想世界裡,還有不會過度甚至富幽默感的自嘲與譏諷,以及時而細緻、時而精簡的文筆。正在打工渡假的我,深深感受到作者說到,人對旅行有朝聖般的幻想。

    作者如同其他旅客一樣,會為旅程即將開始而感興奮,因要終結而惆悵,不同的是希斯洛機場第5航廈是他這次旅行的目的地。可是,同樣地他在最後也會成為機場裡的一個過客,然後被機場遺忘,然後有一天再次踏足機場。

    ha scritto il 

  • 2

    Questo Alain de Botton proprio non mi è andato giù? Dove è finita la poesia de "L'arte di Viaggiare?" e "Architettura e Felicità"? Ma poi, si è messo a copiare David Foster Wallace? Non lo so, sono pe ...continua

    Questo Alain de Botton proprio non mi è andato giù? Dove è finita la poesia de "L'arte di Viaggiare?" e "Architettura e Felicità"? Ma poi, si è messo a copiare David Foster Wallace? Non lo so, sono perplessa.

    http://justanotherpoint.wordpress.com/2014/01/10/leggendo-40-i-reportage-di-viaggio-di-e-foster-wallace-e-alain-de-botton/

    ha scritto il 

  • 5

    【英國倫敦希斯洛機場的小故事】

    這書超級薄,薄到可以很快就讀完的那一種。
    無處不故事。只要是有心想像,一定可以妙筆生花。
    搭飛機旅行,稀鬆平常,對外國人來說更是,航班往返不足為奇。
    回想起我第一次出國,那真的是萬分緊張!
    站在機場大廳,雖說「台灣桃園中正國際機場」新聞常上報,
    但重點在於旅行日漸頻繁的國人讀者,
    是否也注意到其實出國一趟,對於機場到底留下多少印象?

    我好像只記得上了飛機後吃到的飛機餐,其餘的全忘光光 ...continua

    這書超級薄,薄到可以很快就讀完的那一種。
    無處不故事。只要是有心想像,一定可以妙筆生花。
    搭飛機旅行,稀鬆平常,對外國人來說更是,航班往返不足為奇。
    回想起我第一次出國,那真的是萬分緊張!
    站在機場大廳,雖說「台灣桃園中正國際機場」新聞常上報,
    但重點在於旅行日漸頻繁的國人讀者,
    是否也注意到其實出國一趟,對於機場到底留下多少印象?

    我好像只記得上了飛機後吃到的飛機餐,其餘的全忘光光,
    看來我還是對吃比較感興趣,畢竟在高空中吃東西的經驗的確令人難忘。

    旅行是為了遺忘,到底是把不想記得的事全都拋諸腦後,
    還是將短暫的美好記憶全都塞進自己小到不能再小的腦袋裡。
    在這人來人往的機場裡,許多人帶著不同的心情前往不同的國家,
    也許在機場裡稍坐片刻,即知原來我們心中的旅行早在出發之前就已經開始騰雲駕霧去了。

    只要離開熟悉的環境就會讓人感到莫名的興奮或者焦慮,
    你有搭機恐懼症嗎?
    我自己則沒有這方面的困擾,我爸卻說萬一飛機失事怎辦?
    只能像一團火球在空中爆炸,連喊痛的機會都沒有,
    看來我爸的想像力比電影導演更有想像力?!

    飛航安全很重要!
    不過在文學的領域中,機場卻是個電影場景,
    早在2004《航站情緣》中就有Tom Hanks/ 湯姆漢克斯告訴觀眾這個關於機場角落的奇妙旅程了。

    ha scritto il 

  • 4

    A funny journal of a writer's one week stay at terminal 5, Heathrow. It uncovers some of the common, yet barely noticeable to normal travelers, moments there. I really like the photo - they certainly ...continua

    A funny journal of a writer's one week stay at terminal 5, Heathrow. It uncovers some of the common, yet barely noticeable to normal travelers, moments there. I really like the photo - they certainly capture the moment. The most impressive one is the young couple who hugged and kissed. The photo really catches the sorrow of the lady in her wet eyes.

    ha scritto il 

  • 0

    第一章活像是文詞精美的DM
    第二章漸入佳境
    雖然說「型男飛行日誌」是改編自這本書的,但改得八竿子打不著關係,
    共同的只有文詞那淡淡的,如貴族般的哀傷
    這是個很美好的工作,作者的文筆很契合他名字中間那個「de」,雖然說他的「擁抱似水年華」名滿天下,但實際看到那麼粗壯的人配上那麼陰柔的文字還是嚇了那麼一跳

    ha scritto il 

  • 5

    一位英國希斯洛機場的首位駐站作家艾倫•狄波頓
    他在第五航站內外看見了一切
    機場是一個充滿故事的好地方
    每個人,都有自己的故事
    不管是出國留學、工作出差、探討旅行
    都為了種種的原因來到了這個機場
    而在機場裡,可以選擇你想飛行的目的地
    乘著一架白色的鳥,帶你到達世界各地
    看見每個地方的美麗文明,
    以及跟自己家鄉的那麼一點衝突的差異性

    但也不忘機場內外所有為每天上萬名旅客忙碌的工作人員們
    各個都帶給人們 ...continua

    一位英國希斯洛機場的首位駐站作家艾倫•狄波頓
    他在第五航站內外看見了一切
    機場是一個充滿故事的好地方
    每個人,都有自己的故事
    不管是出國留學、工作出差、探討旅行
    都為了種種的原因來到了這個機場
    而在機場裡,可以選擇你想飛行的目的地
    乘著一架白色的鳥,帶你到達世界各地
    看見每個地方的美麗文明,
    以及跟自己家鄉的那麼一點衝突的差異性

    但也不忘機場內外所有為每天上萬名旅客忙碌的工作人員們
    各個都帶給人們最貼心的服務
    最優渥的環境
    最溫暖的問候語
    在這看似平凡之處,看見了旅客與員工看似家人的互動
    彷彿有位親人在這為你指引將要旅行的方向

    在這吵雜卻又美麗的地方
    有著通往全世界的出口
    帶著你所需要的行李,搭乘飛機,抵達下一個目的地。

    ha scritto il 

  • 2

    se vogliamo chiamare "libro" un depliant pubblicitario della British Airways e dell'aeroporto di Heathrow (certo, depliant di 130 pagine, dal volto umano, e con tante belle foto) beh, facciamolo...

    al ...continua

    se vogliamo chiamare "libro" un depliant pubblicitario della British Airways e dell'aeroporto di Heathrow (certo, depliant di 130 pagine, dal volto umano, e con tante belle foto) beh, facciamolo...

    alcuni passaggi pregevoli, ma vanificati da alcuni pipponi promozionali. io, purtroppo, non sono riuscita ad andare oltre, ma forse dipende anche dal rapporto che il lettore ha con Heathrow e Londra.
    fosse stato lo stesso libro magari su Schöenefeld ecco, l'avrei apprezzato di più.

    solo per intenditori, mettiamola così.

    ha scritto il 

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