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Una spina nel cuore

Di

Editore: CDE

3.6
(160)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 156 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000013328 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Tormento e malinconia

    Ambientato in un paesino tra le valli e i laghi del Comasco negli anni del “fascio”, “Una spina nel cuore” ci racconta l’amore ossessivo e tormentato di uno scapolo adulto del luogo, che si trascina per tedio al bar fra una partita di carte e l’altra, per la giovane Caterina, una delle ragazze pi ...continua

    Ambientato in un paesino tra le valli e i laghi del Comasco negli anni del “fascio”, “Una spina nel cuore” ci racconta l’amore ossessivo e tormentato di uno scapolo adulto del luogo, che si trascina per tedio al bar fra una partita di carte e l’altra, per la giovane Caterina, una delle ragazze più ambite del paese. Fra personaggi ambigui e memorabili, pensieri tormentati, sogni e speranze, le pagine trasudano perversione, erotismo, quasi un fascino malato generato dalla brama e dall’ambizione, anche malinconia per come tutto, poi, alla fine pare sfumare per colpa del destino. Una storia che ricorda da vicino quella narrata dal grande Buzzati nel magistrale “Un amore”, senza tuttavia raggiungere lo stesso coinvolgimento emotivo. Lo stile raffinato e il lessico ricercato, però, ci raccontano di un autore di altri tempi, che sa scrivere, e alla grande. Da provare.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia non emoziona.
    Una ragazza violenata che fugge per poi prostituirsi. Il protagonosta, il classico uomo medio che nn vuole impegnarsi forse se ne innamora una volta che la perde. La loro storia è raccontata a stento, la sensazione è quasi spettrale e angosciante.
    Alla fine lei si sposa co ...continua

    La storia non emoziona. Una ragazza violenata che fugge per poi prostituirsi. Il protagonosta, il classico uomo medio che nn vuole impegnarsi forse se ne innamora una volta che la perde. La loro storia è raccontata a stento, la sensazione è quasi spettrale e angosciante. Alla fine lei si sposa con un ricco bruttone per poi morire dietro la sua moto 3 mesi dp. L'autore ha cercato di creare suspance facendo intendere che Caterina sarebbe morta di cancro o sarebbe incinta, presumibilmente del protagonista, il quale nemmeno a dirlo fugge via. Penna mediocre.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante lo sviluppo di questo breve romanzo, fino all'ultima pagina si rimane quasi sospesi nell'alone di ambiguità che accompagna alcuni personaggi e le loro scelte.
    Personaggi carichi di sfacettature e di mutevoli sentimenti.
    Uno spaccato di paese, dove spesso si sa tutto di tutti ...continua

    Molto interessante lo sviluppo di questo breve romanzo, fino all'ultima pagina si rimane quasi sospesi nell'alone di ambiguità che accompagna alcuni personaggi e le loro scelte. Personaggi carichi di sfacettature e di mutevoli sentimenti. Uno spaccato di paese, dove spesso si sa tutto di tutti ma si fa finta di niente. Sempre accattivante e creativa la scrittura di Chiara.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse è perchè in genere amo i romanzi intimisti e malinconici che questo libro mi ha sorpreso e mi ha emozionato. La bravura dell'autore è stata soprattutto il saper delineare con efficacia i caratteri dei personaggi, con poche parole ma profonde. Rimane emblematica la figura di caterina, l'osse ...continua

    Forse è perchè in genere amo i romanzi intimisti e malinconici che questo libro mi ha sorpreso e mi ha emozionato. La bravura dell'autore è stata soprattutto il saper delineare con efficacia i caratteri dei personaggi, con poche parole ma profonde. Rimane emblematica la figura di caterina, l'ossessione del protagonista che diviene la sua spina del cuore, per aver capito troppo tardi la sua vera essenza quando ormai l'ha perduta

    ha scritto il 

  • 5

    Quasi un TWIN PEAKS padano, il capolavoro di Piero Chiara, scritto e pubblicato nei '70 ma ambientato -tra le valli e i laghi del comasco- negli anni del "fascio" che precedono la seconda guerra mondiale.
    Un mistero apparentemente insondabile offusca la già eterea ed enigmatica figura di Caterina ...continua

    Quasi un TWIN PEAKS padano, il capolavoro di Piero Chiara, scritto e pubblicato nei '70 ma ambientato -tra le valli e i laghi del comasco- negli anni del "fascio" che precedono la seconda guerra mondiale. Un mistero apparentemente insondabile offusca la già eterea ed enigmatica figura di Caterina, la ragazza più bella e desiderata del luogo. Intorno a lei, una girandola di personaggi ambigui, oscuri, pericolosi, indimenticabili... Come il motociclista Tibiletti: figurato, sciancato, evirato, ricucito alla buona ( neanche fosse la creatura di Frankenstein! ); il gerarca Dionisotti: caricatura dl fascismo rampante, che però non fa -benchè caricatura- ridere o sorridere, ma anzi proietta l'ombra tenebrosa della storia italiana che di lì a poco porterà alla guerra e alle ripugnanti leggi razziali; la levatrice frigida Adelaide, il viscido Sberzi, il medico del paese Trigona (che tutti e tutto conosce), la ricca nubile e ninfomane Teresita, il "cazzaro" e truffaldino Bogni ( l'unico personaggio descritto con simpatia ), e infine il protagonista -senza nome (forse lo stesso Piero Chiara da giovane?)- che narra la storia in prima persona e che porterà per sempre, al pari di un "gelido" martire, una spina nl cuore ( il segreto atrocemente a lui svelato dalla stessa Caterina); ferita sanguinante che nel lancinate e abissale finale si aprirà in uno squarcio ulceroso. Romanzo immenso, seppur breve... solo 148 pagine.

    TI PIACE? LEGGI ANCHE: LA DONNA DELLA DOMENICA di Fruttero e Lucentini, I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO di Giorgio Scerbanenco

    ha scritto il 

  • 4

    Chiara ricorda molto bene quello che la maggior parte di noi ha dimenticato: quella ignavia tardo adolescenziale, la noia di vivere di chi ancora non ci ha provato veramente. Ah, l'avessi letto prima!

    ha scritto il 

  • 3

    E' un romanzo oscuro, questo "Una spina nel cuore": pulsante di sordidi istinti, di violenze, di rapporti di potere crudeli e dispotici; a cercare di riportare un po' di ordine (e di giustizia) in una realtà assurda come quella che Chiara sceglie di raccontare, solo la rete di una coscienza sotte ...continua

    E' un romanzo oscuro, questo "Una spina nel cuore": pulsante di sordidi istinti, di violenze, di rapporti di potere crudeli e dispotici; a cercare di riportare un po' di ordine (e di giustizia) in una realtà assurda come quella che Chiara sceglie di raccontare, solo la rete di una coscienza sotterranea che, pur non palesandosi mai in modo eclatante (se non verso la fine, quando, incredula e sconvolta di fronte ad un sistema che gli sembra inconcepibile, inizia a dimenarsi, a guizzare, ribelle, e noi riusciamo a vederla, anche se soltanto nella forma di un rapido riflesso destinato a scomparire subito), dà continuamente prova di esistere. Un romanzo ovattato e silenzioso, claustrofobico ed intontito (quasi avesse luogo dentro un sogno), incentrato su di una ricerca senza fine, circolare, ingannevole ed eterna dal momento che ha come scopo quello di esplorare completamente (per tentare di capirla) una natura umana (cosa già di per sé impossibile, diventa persino folle quando la natura che si vuole indagare non è la propria bensì quella di un altro; non ci sono appigli o punti fermi, in una ricerca di questo tipo, tanto che anche la base all'apparenza più solida, può, appena un momento dopo, sbriciolarsi e franare, costringendoci a ripetere tutto dal principio). Quanti romanzi, in tutta la storia della letteratura, hanno cercato di parlare di una quête simile a quella del protagonista di questo libro? Molti, moltissimi personaggi gli sono, sotto questo punto di vista, fratelli; mi vengono in mente, tra i primi, il protagonista de "Con gli occhi chiusi" di Tozzi (che sembra quasi un suo doppio del protagonista tanto gli è simile) e quello del morantiano "Aracoeli" (il primo in cerca della donna amata, il secondo in cerca della propria identità di uomo, attraverso la ricostruzione della figura ambigua ed ombrosa, ma estremamente seducente, della madre). O ancora il protagonista de "Il disprezzo" di Moravia, quello de "La busta arancione" di Soldati (tanto nel protagonista di Chiara quanto in quello di Soldati, forte è il desiderio di emigrare, di smuovere l'immobilità di una situazione esistenziale della quale, stando fermi, si sente tutto l'insopportabile peso), il celebre Milton del fenogliano "Una questione privata", il protagonista di Buzzati ne "Un amore" (giusto per citarne alcuni). Tutti loro, e nessuno fa eccezione, rincorrono lo spettro di una donna (e dico spettro perché, a ben vedere, nessuna di esse è una donna vera, intera: evanescenti, sfuggenti, sono destinate a sottrarsi in eterno a qualsiasi tentativo di comprensione e decifrazione): la donna amata, la donna rimpianta, la donna nella quale ripongono (anche se, spesso, si tratta di un attaccamento deleterio, insensato) le più rosee speranze di un proprio "completamento" (non a caso, per molti di loro, il sogno diventa il matrimonio: si impossessano di aspirazioni che attribuiscono, erroneamente, alle compagne, sperando, così, di realizzare, infine, con un ricatto ed una reciproca promessa di fedeltà, quella felicità tanto agognata). Qui il centro è rappresentato da Caterina: la giovane e fresca paesana dai capelli corvini e gli occhi smeraldo. La immagina bella, Chiara, la sua Caterina (forse appena un poco rozza, ma, proprio per questo, ancor più seducente) poiché il peccato, la tara morale dalla quale, si scoprirà poi, ella è malauguratamente affetta, non si riflette nel suo aspetto angelicato ed infantile (ma passare da angelo a demone, non è che un attimo). E' lei quella che il protagonista rincorre, disperato, lei quella che egli sogna e rimpiange (sempre per quell'assurdo meccanismo che ci fa desiderare più ardentemente qualcosa proprio quando sentiamo di averlo perduto). Lei, regina crudele di un microcosmo asfissiante, ove tutti (tranne il protagonista, che, in questo caso, come, ad esempio, nel romanzo di Tozzi, gioca il ruolo del gabbato) sono collusi e partecipano ad una criminosa farsa; lei, destinata a passare di continuo dal ruolo di vittima (ingenua orfanella violata da un uomo senza scrupoli) a quello di carnefice (lei che si sposa con il vestito bianco e con i fiori d'arancio tra i capelli, ma senza onore né buone intenzioni). Lei, sempre lei, che noi non riusciamo a capire (e non vi riusciremo mai; ci troveremo, anzi, a chiudere infine il libro con la fastidiosa sensazione di non aver saputo risolvere un enigma interessante come lei) dal momento che siamo destinati a vederla sempre filtrata attraverso lo sguardo ossessionato del protagonista. Malgrado abbia trovato un po' macchinoso lo stile di Chiara, ho preferito questo romanzo al ben più celebre "La stanza del vescovo".

    ha scritto il