Una stagione all'inferno

Di

Editore: SE (Piccola enciclopedia; 119)

4.3
(589)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Francese , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 8877107936 | Isbn-13: 9788877107930 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Cosimo Ortesta ; Postfazione: Michel Burton

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Rimbaud e l'alchimia...."passa la bellezza, mi passa accanto, in bicicletta"

    “Inventai il colore delle vocali! - A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde. - Regolai la forma e il movimento di ogni consonante, e, con ritmi istintivi, mi lusingai d'inventare un verbo poetico ac ...continua

    “Inventai il colore delle vocali! - A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde. - Regolai la forma e il movimento di ogni consonante, e, con ritmi istintivi, mi lusingai d'inventare un verbo poetico accessibile, un giorno o l'altro, a tutti i sensi. Riservavo la traduzione.
    Fu all'inizio uno studio. Scrivevo silenzi, notti, annotavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini”.

    A.R... Si è detto molto, forse troppo, si è acciuffando la sua immagine di ragazzo, anche cent'anni dopo, come bandiera dei surrealisti e non solo, esempio di libertà e ricerca empirica della vita. Ora che la poesia è in via d'estinzione, lui è ancora là, a demolire strutture poetiche, a parlare di una Stagione all'inferno, nell'esplosione interiore come di fuochi d'artificio, dove il poeta scavando fino alla sorgente del pozzo deandreiano, e ancor più giù fino a non sentire più il secchio, per poi esplodere al contatto con l'aria, con la vita, quelle luci accecanti, quelle esplosioni destinate a mantenere un eco...perchè l'eco di un esplosione o di uno sparo, rimane. Può finire l'artificio, ma l'eco del ricordo di quei fuochi rimane. Fossero quelli di quel ferragosto in spiaggia, o quelli di quel bombardamento aereo, quelli del capodanno in cui, o quelli in cui leggendo mi è rimasto ancora tutto dentro da allora. Comprai Ribaud in edicola, la prima volta che avevo 17 anni e, come amo spesso ripetere, proprio il poeta dice in una sua poesia “non si è mai troppo seri a quell'età”...fatto sta che continuai a leggerlo, come altri poeti europei e non solo, e facendo dei confronti, tra i precursori della poesia, soprattutto in quel periodo, tra i francesi, è Rimbaud ha operare una frattura non più colmabile con il prima. Da lui si riparte da zero e ancora Breton cent'anni dopo dichiarerà che”L'opera di Rimbaud ha rivoluzionato la poesia, egli merita di restare come una sentinella sulla nostra strada”. Mi sono chiesto spesso perchè lui e non Verlaine, Baudelaire, o Mallarmè...tutti fautori di rivolte scritte e anche, sulle barricate, vissute. Allora penso che ci sia un ragazzo diventato leggenda. Per come ha appreso il verso e come a chiuso con esso...ma nello stesso tempo c'è anche un ragazzo che scrive come nessuno ha mai scritto. La polemica contro la società, soprattutto la piccola -media borghesia , trova espressione negli anni intorno al 1871, la Comune e il sentimento popolare alimentano quindi il fuoco Ribaudiano, con un vero e proprio accanimento, di motivi anticlericali e giacobini, sempre braci accese sotto la cenere della tradizione rivoluzionaria francese. Ma lui era il ribelle, lui il veggente, l'avventuriero che regalò la vita. Il suo giovane vagabondare, presente in tutta la sua opera, va inteso nel senso più ampio, poiché ha vagabondato per il mondo, quanto da fermo, sposandosi con l'immaginario e il fantastico della sua poetica. C'è un critico, o c'era, a cui si deve, alla sua costanza di ricerca sul poeta francese, la distruzione del mito e la sintesi su quello che Rimbaud ha dato alla poesia, cosa esattamente e come, i posteri siano rimasti influenzati o meno dai suoi scritti. Una critica spesso anche dura, o perlomeno essenziale e monastica, senza sfarzi ne riccioli rococò, senza aggettivi che avrebbero sviato il punto...leggendolo, nonostante la sua severità, mi ha fatto capire negli anni quello che vuol dire “distruzione della parola” per il colore delle vocali, il movimento e la forma di ogni consonante e soprattutto per quella“Alchimia del verbo”. Il poeta alla ricerca di un verbo poetico come pietra filosofale, come i metalli poveri in oro...la speranza in fondo, di creare un verbo poetico accessibile, prima o poi, a tutti i sensi. Perché l'embrione d'ogni parola è un idea, e l'idea rimanendo pura nonostante le convenzioni della scrittura, sembrava possibile. Sembrava arrivato il tempo in cui “annotavo l'inesprimibile”; e così tutta la sua opera, e a mio piacimento, questa bellissima stagione all'inferno, scansò come il vento la “mediocrità del proprio tempo” per essere il poeta del domani, del futuro. Dei cent'anni dopo e più. “Une saison en enfere” sembrerebbe, tra lacune biografiche e buchi neri, risalente al 1873...anno in cui si riassume l'esaltazione della Comune e il dopo, quel dopo che sembrerebbe il rapporto tra il poeta e il fallimento di ogni relazione, una su tutte, quella con la luce. Eppure si avverte un tentativo, anzi, uno sforzo potente, per denudare l'anima e rinascere. Dopo la sua rivolta totalmente antisociale, non ricominciare ma, invece, cominciare. Da quel momento, anche se destinato al fallimento, lo portò ad un passo dal verso limpido e cristallino...l'alchimista ci riuscì quasi, facendo ancor oggi vibrare ogni corda dei sensi umani...e con lui la sua musa, quella donna occasionale per una notte, una notte però, di milioni e milioni di stelle. Poi “Una sera, ho preso la Bellezza sulle mie ginocchia. -E l'ho trovata amara.- E l'ho ingiuriata”. E' questo l'inizio della stagione, il rinnegare del calore artificioso e della vita di festini frivoli, ma l'inizio di un ulteriore ricerca di quell'oro mentale. di A.R., poeta, veggente, alchimista. Ragazzo, resterà tutto e niente. Ma per i suoi accordi con l'ignoto, ne risulta che la sua opera ci presenta una moltitudine di visioni, un lago dove le mandrie dei cavalli dell'avanguardia si sono sempre dissetate. Ne nacque così un passaggio, dove Rimbaud è apparso appare e apparirà ancora, e dove il concetto di superamento del verbo è lì, nella dinamica infinita della conoscenza-creatività. Con lui è passata ogni contraddizione, annullandosi come polvere al vento, nella sua poetica. Da lì recita ancora versi, rotolandosi, per stordirsi, in campi di erba medica. Poesia e ingenuità dell'imprendibile.

    “Questo è accaduto. Oggi io so salutare la bellezza”.

    ha scritto il 

  • 5

    " ho creato ogni festa, ogni trionfo, ogni dramma. ho cercato d'inventare nuovi fiori, nuovi astri, una nuova carne, lingue nuove. poteri sovrumani ho creduto d'ottenere. ebbene! mi tocca sotterrare r ...continua

    " ho creato ogni festa, ogni trionfo, ogni dramma. ho cercato d'inventare nuovi fiori, nuovi astri, una nuova carne, lingue nuove. poteri sovrumani ho creduto d'ottenere. ebbene! mi tocca sotterrare ricordi e immaginazione! bella gloria d'artista e di narratore che se n'è andata in fumo! io! io che mi son detto angelo o mago, dispensato da ogni morale, mi ritrovo steso a terra, in cerca d'un dovere, intento a stringere la rugosa realtà. che bifolco! "

    ha scritto il 

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