Una stagione selvaggia

Di

Editore: Einaudi

3.8
(2403)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8858402405 | Isbn-13: 9788858402405 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Costanza Prinetti

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Hap ha rinunciato da tempo a salvare il mondo: la sua unica preoccupazione è vivere tranquillo, tra chiacchiere oziose e interminabili bevute con l'inseparabile Leonard. Ma il grande sogno degli anni Sessanta gli è rimasto incollato addosso perché non ha mai dimenticato Trudy, la bionda con cui aveva giocato a fare la rivoluzione. Quando Trudy ricompare nella sua vita, chiedendogli di recuperare il bottino di una rapina in banca, accetta l'incarico finendo però a capofitto in una spirale di violenza alla quale potrà sottrarsi soltanto con l'aiuto di Leonard. Quei soldi fanno gola a molti, e c'è chi è disposto a tutto pur di non dover dividere il malloppo... Lansdale accompagna il lettore tra paludi melmose e palazzi fatiscenti, ormai accerchiati dalla nuova America dei centri commerciali e degli immensi parcheggi di cemento. E già dispensa a piene mani quel misto di umorismo sardonico e sottile nostalgia, di idealismo e disillusione che ha fatto di Hap Collins e Leonard Pine una coppia di detective tra le piú affascinanti e amate degli ultimi anni.
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  • 3

    3.5

    E' il primo libro dell'autore che leggo e mi ha fatto una buona impressione.
    Se devo essere sincera, non è proprio il mio genere.
    L'inizio è stato un po' lento e la parte degna di nota, secondo me, è ...continua

    E' il primo libro dell'autore che leggo e mi ha fatto una buona impressione.
    Se devo essere sincera, non è proprio il mio genere.
    L'inizio è stato un po' lento e la parte degna di nota, secondo me, è concentrata nella seconda metà del libro con l'apice verso la fine.
    La narrazione scorre fluida, lo stile di scrittura si presenta molto diretto e piuttosto crudo in alcuni punti. I dialoghi sono semplici, arguti e spiritosi, e la volgarità che li contraddistingue non è mai fastidiosa, si adatta bene al contesto e ai personaggi.
    I protagonisti, Hap e Leonard sono estremamente diversi ma ognuno, a modo suo, riesce ad imporsi e a dominare la scena.
    Personalmente ho trovato Leonard, nero e gay, davvero spassoso!
    Anche se la storia non è niente di particolare, il ritmo della prosa di Lansdale cattura.
    Ho trovato la descrizione di alcune scene, ad esempio l'immersione nelle gelide acque del fiume per recuperare la macchina, talmente ben fatte da coinvolgerti completamente. Infatti, nonostante fossi stesa sul mio letto, sotto la coperta, riuscivo a sentire il freddo gelido penetrarmi nelle ossa e la testa perdere peso. Per un attimo ho pensato di aver abbandonato la mia postazione!
    Che dire, leggerò sicuramente altro dell'autore perché sono super curiosa di vedere come si evolveranno i personaggi e il loro modo di approcciarsi alla vita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Godibilissimo

    Come può attirare l'attenzione una storia totalmente non originale come questa? (ex detective allo sbando che vengono spinti a compiere un delitto dalla bella donna di turno, ovviamente l'ex di uno de ...continua

    Come può attirare l'attenzione una storia totalmente non originale come questa? (ex detective allo sbando che vengono spinti a compiere un delitto dalla bella donna di turno, ovviamente l'ex di uno dei due).
    Innanzitutto i personaggi, Hap e Leonard. Meravigliosi, una coppia che si completa l'un l'altro, uno bianco e sfortunato, l'altro nero, impavido e gay. Reduci di guerre differenti, una vita dedicata poi al lavoro e alla bella vita. La donna, Trudy, ex moglie di Hap che si rifà viva dopo tempo e li ingabbia in un "furto" a fin di bene e arricchimento personale. L'ovvio "inghippo" della storia, perchè come noir che si rispetti, qualcosa di storto deve andare (tradimenti e colpi di scena fra i protagonisti del furto). L'immancabile villain, Soldier, il tipico "cattivo" dei fumetti, corrotto fino all'osso nell'animo, duro e spietato. Il finale aperto che lascia adito a un susseguirsi plurimo di altre storie che continuano proprio da qui.

    Come vedete, NULLA di originale, ma niente da fare. Lansdale tiene INCOLLATI al romanzo, una scrittura talmente essenziale da risultare aulica (ammetto di essere un fanboy del Drive-in....), dialoghi strepitosi, umorismo che trasuda in ogni "scatto" , perchè spesso si ha l'impressione di vivere un fotoromanzo, capitolo dopo capitolo....

    Mi sono affacciato solo ora alla saga di Hap e Leonard in quanto voglio godermeli tutti in fila, e penso che farò proprio cosi incominciando proprio in questo momento Mucho Mojo. Voglio sapere la degenza dei due "sopravvissuti" e come hanno utilizzato la parte restante dei soldi non "donata alle balene" come voleva Trudy (cit.).

    I due momenti clou, a parer mio:
    - la prima immersione nel Sabine per cercare la barca (ilarità ai massimi livelli)
    - Soldier quando inchioda una mano di Trudy (momento di tensione massima)

    In una parola, Must.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima avventura di Hap e Leonard

    Un bel romanzo noir che introduce i personaggi di Hap Collins e Leonard Pine, pieno di azione, ritmo, riflessioni disincantate sugli anni '60 e personaggi non banali. Anche Trudy è molto di più che la ...continua

    Un bel romanzo noir che introduce i personaggi di Hap Collins e Leonard Pine, pieno di azione, ritmo, riflessioni disincantate sugli anni '60 e personaggi non banali. Anche Trudy è molto di più che la tipica "femme fatale" super-sexy come può sembrare inizialmente (non che ci sia qualcosa di sbagliato nelle femme fatale sexy, sono personaggi stupendi), è una persona idealista e che dimostra vero coraggio

    ha scritto il 

  • 4

    Sono stato rapito ( piacevolmente ) da Hap & Leonard

    Dopo aver letto di Lansdale la trilogia del "Driven-In" e "La Foresta" potevo farmi mancare la conoscenza di questa strana coppia di individui "cerca guai" di Hap & Leonard?
    Si potevo ma mi sarei pers ...continua

    Dopo aver letto di Lansdale la trilogia del "Driven-In" e "La Foresta" potevo farmi mancare la conoscenza di questa strana coppia di individui "cerca guai" di Hap & Leonard?
    Si potevo ma mi sarei perso tanto.
    Perche questi due specie di detective mattacchioni mi hanno tenuto in piacevole compagnia nella lettura e coinvolto nella loro spirale di avventure, tutto merito di Lansdale che mette su una storia scorrevole, coinvolgente, con buoni colpi di scena, a tratti divertente e sopratutto mai banale.
    Quindi ci sono buoni motivi per proseguire la lettura della serie di Hap & Leonard con la consapevolezza che il buon vecchio Lansdale non mi deluderà.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi sono lasciata trascinare da Ammaniti, che consiglierebbe ad un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale. Ed in effetti non è male. Mi ha intrippato a sufficienza per prose ...continua

    Mi sono lasciata trascinare da Ammaniti, che consiglierebbe ad un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale. Ed in effetti non è male. Mi ha intrippato a sufficienza per proseguire con la saga di Hap & Leonard.

    ha scritto il 

  • 4

    L’esordio di Hap e Leonard festeggia il quarto di secolo da quando un non ancora quarantenne Lansdale mandava in libreria questa brillante avventura in cui – come spesso gli succede – risultano assai ...continua

    L’esordio di Hap e Leonard festeggia il quarto di secolo da quando un non ancora quarantenne Lansdale mandava in libreria questa brillante avventura in cui – come spesso gli succede – risultano assai più importanti l’ambientazione e i personaggi rispetto allo svolgimento della storia. Il che ha come inevitabile conseguenza che anche questo libro sia un noir assai più nella forma che nella sostanza, così che il lettore non particolarmente legato al genere è facile che apprezzi maggiormente rispetto al tifoso più o meno incallito: a quest’ultimo potrebbero non piacere i cali di ritmo dovuti alle deviazioni paesaggistiche, storiche o sociali (davvero eccessiva risulta solo la parentesi relativa ai Weathermen) e l’umorismo nero che arriva a sfiorare la caricatura - ma Soldier è un iper-cattivo da fumetti davvero azzeccato. I due protagonisti sono due reduci che si arrabattano per vivere: il primo, bianco, dalla controcultura degli anni Sessanta (con più di un tratto autobiografico intriso di disillusione, verrebbe da dire), il secondo, nero e omosessuale, dal Vietnam. Quando la fascinosa moglie del primo arriva – con un’entrata in scena da Daisy Duke di ‘Hazzard’ - a proporre dei soldi facili (o quasi), la tentazione è troppo forte e i due vanno a invischiarsi con un gruppo di pseudo-rivoluzionari per i quali recuperano un’auto e relativo malloppo dalle fangose acque del Sabine nel bel mezzo di un gelido inverno. La compagnia mal assortita e la tentazione forte sono le scintille da cui scaturiscono i tradimenti che si susseguono fino al sanguinolento finale dal quale i due protagonisti escono vivi per il rotto della cuffia. Il tutto è ambientato in un Texas cupo e assai poco attraente come le figure senza arte né parte (quando va bene) che lo abitano, così da creare una sensazione vaga eppure palpabile che sta tra l’oppressione e l’ineluttabilità, sensazione oltretutto accentuata da un’ambientazione invernale che regala pioggia, fango e freddo a volontà. Come spesso gli accade, lo sguardo fondamentalmente pessimista dell’autore che accomuna luoghi e personaggi contrasta con – ma allo stesso tempo viene riequilibrato da - quel tono in apparenza scanzonato che strappa numerose risate grazie a mirabolanti battute (spesso non il massimo in quanto a finezza) e alle situazioni esasperate, come accade nel racconto dei tuffi in un fiume gelido in cui non ci si vede nulla: la ricetta che unisce i due ingredienti darà risultati migliori negli anni seguenti, ma anche fra queste pagine regala un romanzo (non solo) di genere di notevole godibilità.

    ha scritto il 

  • 2

    Un'americanata. Di quelle con i due protagonisti alla Miami Vice, per intenderci, con l'aggiunta della ex strafiga che arriva e provoca un bel casino.
    Carino e perfetto per le calde e afose giornate e ...continua

    Un'americanata. Di quelle con i due protagonisti alla Miami Vice, per intenderci, con l'aggiunta della ex strafiga che arriva e provoca un bel casino.
    Carino e perfetto per le calde e afose giornate estive, quelle in cui vuoi spegnere il cervello per rilassarti e basta.

    ha scritto il 

  • 4

    Quel pomeriggio in cui tutto cominciò ero nel grande campo dietro casa con il mio buon amico Leonard Pine. Io avevo in mano il calibro dodici e lui lanciava in aria i piattelli.- Lancia, - dissi. Leon ...continua

    Quel pomeriggio in cui tutto cominciò ero nel grande campo dietro casa con il mio buon amico Leonard Pine. Io avevo in mano il calibro dodici e lui lanciava in aria i piattelli.- Lancia, - dissi. Leonard lanciò, un altro piattello partì verso il cielo, io scattai con il fucile e lo centrai in pieno.- Ragazzi, - disse Leonard, - non ti capita mai di mancarne uno?- Solo se lo faccio apposta.Era un bel po' che preferivo tirare al piattello invece che sparare agli uccelli in carne e ossa. Uccidere non mi piaceva più, ma sparare mi divertiva ancora. Prendere la mira, premere il grilletto, sentire il rinculo e vedere il bersaglio esplodere in mille pezzi dava una soddisfazione speciale.
    - Vai ad aprire un'altra scatola, - disse Leonard. - I piccioni sono tutti morti.- Lancio io, spara tu per un po'.- Ho sparato il doppio di te e ho mancato metà di quelle caccolette.- Non importa. E comunque i miei occhi si stanno stancando.- Stronzate.Leonard si avvicinò, si pulì le manone nere sui calzoni kaki, si avvicinò e prese il calibro dodici. Stava per caricare il fucile e io stavo per caricare il lancia piattelli quando Trudy girò l'angolo della casa.

    Hap Collins e Leonard Pine sono nati con questo libro, primo di una serie di noir ambientati in Texas con protagonisti questa coppia incredibile di detective.
    La stagione selvaggia rappresenta il loro battesimo, dunque, in molti sensi: li troviamo così, nell'incipit della storia, a sparare cartucce contro bersagli.
    Leonard reduce dalla guerra in Vietnam, nero, repubblicano e gay (nessuno è perfetto).
    Hap, reduce da un passato dentro i movimenti degli anni sessanta, la galera per aver rifiutato la chiamata per la leva e un matrimonio. Tanti sogni finiti non troppo bene. Come il matrimonio con Trudy, la ex moglie.
    È lei che, quel freddo giorno di inverno texano, sbuca da dietro l'angolo proponendo a Hap un affare.
    “Mi mise la mano sulla spalla. - Hap, amore mio, che ne diresti di fare duecentomila dollari facili facili? Esentasse”.

    Nella vita non ci sono duecentomila dollari facili, per uno come Hap: la vera storia di quei soldi parte da Howard, l'attuale compagno di Trudy, che in cella ha avuto la soffiata dei soldi di una rapina in banca. Finiti in fondo al Sabine, un fiume di quelle parti, un fiume che Hap conosce bene.
    Trudy convince Hap (che in effetti non è uno che resiste molto al fascino delle donne) che tira dentro l'affare anche l'amico Leonard.
    Che, avendo diciamo un diverso orientamento sessuale, riesce a vedere la cosa da un punto di vista più distaccato. E anche a giudicare Trudy e i suoi veri obiettivi in modo razionale
    “Dal mio punto di vista è solo una puttana con la lingua lunga, e tu un coglione di prima categoria che sa distinguere un'erezione e il vero, dolce amore. Buonanotte.La cosa che preferisco di Leonard è la sua sensibilità. ”

    Hap e Leonard vengono presentati così al resto della band, tutti reduci in varie maniere degli anni sessanta. La stagione selvaggia … Ci sono i sognatori di un mondo migliore, reduci di gruppi che hanno fatto militanza armata contro il sistema, figli di papà.
    Ma anche la ricerca dei soldi, in un affluente del Sabine, in un posto ben particolare noto a Hap, si rivelerà una “stagione selvaggia”.

    Primo perché ci sono da raccogliere quei soldi dal fondo fangoso e freddo delle acque:
    - Non ti lascerò stare là sotto a lungo, con o senza bombole d'ossigeno. Se non torni su in fretta, verrò laggiù a salvarti il culo.- So che è la tua parte preferita, Leonard, ma porta a galla anche il resto insieme a quello.- D'accordo.

    E poi perché i tranelli e i doppi giochi sono sempre in agguato.
    Per salvare la pellaccia, i nostri due investigatori (che ancora non sanno di esserlo) dovranno lottare contro altri cattivi cui quei soldi fanno gola.

    Il finale, amaro ma salutare come una medicina che cura i malanni, Hap si ritrova da solo a riflettere sui suoi passati ideali, sul suo presente e un po' anche sul futuro:
    “Io invece non avevo nemmeno più una stazione da raggiungere nella vita. Era come aveva detto lei, vivevo alla giornata e pensavo che andasse bene così.Ma ancora una volta lei mi aveva mostrato un po' di cuore e di anima e mi resi conto del perché finivo sempre con il seguirla.Al di là di tutto, lei era convinta che le cose potevano migliorare. Che la vita non era solo un gioco. Anch'io le avevo creduto, una volta, e avevo perso, ed ecco perché, mio malgrado, mi era sempre piaciuta averla intorno, non importa come mi sentivo dopo.Mi faceva pensare che gli esseri umani potessero cambiare davvero le cose. Alla fine il suo modo di farlo non era migliore di quello contro cui combatteva, ma c'era dell'idealismo.Con tutto quello che sapevo adesso, non avrei mai più potuto sentirmi come allora. Ero troppo esperto e pratico per tornare a guardare la vita attraverso un paio di occhiali rosa, o per pensare che uno potesse risolvere i problemi del mondo a tavolino.Ma perdere il mio idealismo, smettere di credere nella capacità degli esseri umani di andare oltre i loro istinti primitivi, significava diventare vecchi, amareggiati e inutili per gli altri, perfino per me stesso.L'idealismo era un po' come vedere Venere nel cielo del giorno. Una volta ero in grado di vederla. Ma con il passare del tempo mi serviva meno e volevo scrollarmene di dosso la responsabilità, e avevo perso la capacità di vederla, di crederci”.

    ha scritto il 

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