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Una stanza tutta per sé

I grandi della narrativa, 15

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso (La biblioteca di Repubblica)

4.2
(2905)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 143 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata , Olandese , Svedese , Farsi , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: J. Rodolfo Wilcock , Livio Bacchi Wilcock ; Prefazione: Natalia Aspesi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
La mia è stata forse l'ultima generazione che si è sentita dire da maschi orgogliosi di non essere femmine, "ma c'è mai stato uno Shakespeare, un Galileo, un Michelangelo donna?"Non si sapeva cosa rispondere, come difenderci, perché ignoravamo quel luminoso libriccino che è Una stanza tutta per sé che pure esisteva, almeno in inglese, dal 1929.

Dall'introduzione di Natalia Aspesi

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  • 5

    Una riflessione sulla condizione della donna nel 1928 in Europa e su quello che potrebbe fare se avesse a disposizione una stanza tutta per sé e, magari, 500 sterline all'anno.
    Romanzo parziale nel su ...continua

    Una riflessione sulla condizione della donna nel 1928 in Europa e su quello che potrebbe fare se avesse a disposizione una stanza tutta per sé e, magari, 500 sterline all'anno.
    Romanzo parziale nel suo essere imparziale: seppur sostenendo la necessità di un cambiamento del pensiero e della condizione della donna, c'è molto rispetto anche per gli uomini.

    Recensione completa: http://lenostreparolerev.blogspot.com/2015/02/virginia-woolf-una-stanza-tutta-per-se.html

    ha scritto il 

  • 2

    La riflessione di Virginia Woolf parte da un interrogativo essenziale: quali sono le condizioni necessarie alla creazione di un'opera d'arte? Una domanda che parrebbe dover dare vita a fiumi di teorie ...continua

    La riflessione di Virginia Woolf parte da un interrogativo essenziale: quali sono le condizioni necessarie alla creazione di un'opera d'arte? Una domanda che parrebbe dover dare vita a fiumi di teorie, considerazioni storiche, riferimenti eruditi alle vite di eccelsi scrittori, ma che l'autrice risolve in un modo molto semplice e materiale, evocando come essenziale l'autonomia.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/04/una-stanza-tutta-per-se-woolf.html

    ha scritto il 

  • 4

    Come Marx ed Engels scrissero il "Manifesto del comunismo", Virginia non se ne rende conto e scrive il manifesto del femminismo. Sono certa non le piacerebbe che lo si definisse così. È una parola fin ...continua

    Come Marx ed Engels scrissero il "Manifesto del comunismo", Virginia non se ne rende conto e scrive il manifesto del femminismo. Sono certa non le piacerebbe che lo si definisse così. È una parola fin troppo ostile "femminismo" e non è certamente quella che ella intende trasferirci con le sue parole. Ho interpretato questo libro, scritto per una conferenza dedicata alle donne e alla scrittura, come un'intenzione di sprono . Mi viene in mente un cagnolino grassoccio, di quelli che ormai si sono lasciati andare alla pigrizia e che mentre cammina si siede e decide di non voler camminare più. Il padrone si danna e gli dice "alzati! Alzati!" E così fa Virginia. Donne, suvvia, vi pare il caso di restarvene lì a lagnarvi di non aver tempo, di non aver spazio, di non aver niente? Prendete quelle penne e scrivete, che è l'arma più potente che avete per combattere questi soprusi! Avete le parole, accidenti, e dovete usarle e usarle bene. Armatevi delle vostre opinioni più oneste, non di quelle che pensate vostro marito vorrebbe sentire, no. Armatevi delle parole che vorreste sentire voi. È questa la vera forza di qualsiasi scrittore.

    ha scritto il 

  • 4

    La cosa più importante è essere se stessi

    Lo stile della Woolf è ottocentesco, mi è venuto un colpo quando ho letto che il saggio è stato scritto nel 1929! La strada percorsa dalle donne per emergere nelle professioni artistiche è stata lunga ...continua

    Lo stile della Woolf è ottocentesco, mi è venuto un colpo quando ho letto che il saggio è stato scritto nel 1929! La strada percorsa dalle donne per emergere nelle professioni artistiche è stata lunga. Per fare la scrittrice occorrono soldi e spazi propri. Due cose fino a pochi anni fa non facilmente accessibili alle donne. Durante la visita ad un college maschile le venne negato l’accesso in biblioteca e lei rifletté che, sì, era stato spiacevole restare chiusa fuori, ma forse, beh sarebbe stato forse ancora peggio restare chiusa dentro… Ho pensato a tutti quei paesi che oggi impediscono alle bambine di andare a scuola e alle donne di accedere alla vita pubblica. La cultura chiusa dentro è morta ma anche le persone muoiono chiuse dentro… meglio fuori, molto meglio!

    ha scritto il 

  • 5

    stanze o case

    un libro che, nonostante la brevità, ha un primo impatto decisamente lento, quasi farraginoso. poi si entra nel vivo e trovi che non potrebbe mai essere scritto con un altro stile, così denso, ma con ...continua

    un libro che, nonostante la brevità, ha un primo impatto decisamente lento, quasi farraginoso. poi si entra nel vivo e trovi che non potrebbe mai essere scritto con un altro stile, così denso, ma con tocchi di opportuna e quasi leggera ironia. Quasi struggente per chi ha avuto una "stanza tutta per sé" per un solo periodo, troppo breve e ormai troppo lontano nel tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Per la recensione completa di citazioni e immagini: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2015/02/17/virginia-woolf-una-stanza-tutta-per-se/

    Il 2 giugno 1946 per gli italiani fu un moment ...continua

    Per la recensione completa di citazioni e immagini: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2015/02/17/virginia-woolf-una-stanza-tutta-per-se/

    Il 2 giugno 1946 per gli italiani fu un momento molto importante: furono chiamati alle urne per un Referendum dove venne loro chiesto se volevano continuare ad avere una Monarchia oppure se volevano passare ad una Repubblica. Oltre al valore storico della scelta della Repubblica, fu una data importante perché le donne italiane votarono per la prima volta; sì, perché prima del 1946 alle donne italiane non era concesso diritto di voto.

    Perché sono partita dalla storia del nostro Belpaese per parlare di un saggio di Virginia Woolf? Perché in questo saggio che ho appena terminato di leggere si parla soprattutto di donne e diritti, donne e scrittura. E ogni volta che penso ai diritti delle donne – ancora oggi negati in molti (troppi!) Paesi del mondo – non può che venirmi in mente che è vergognoso che noi italiane abbiamo votato per la prima volta poco più di sessant’anni fa.

    Nel breve saggio “Una stanza tutta per sé” Virginia Woolf è chiamata a parlare della condizione della donne nel corso del tempo attraverso la scrittura. Ripercorrendo gli anni della pubblicazione dei primi romanzi, si osserva come la maggioranza delle opere fosse firmata da nomi maschili.

    Come mai questo divario? Storicamente, si sa, alle donne erano concesse be poche libertà: una su tutte, ovviamente, la libertà di studio. Far studiare una bambina o una ragazza era tempo perso, soldi sprecati. La donna aveva pochi compiti precisi nelle società del passato: partorire nidiate di bambini, allevarli, rigovernare la casa e poi morire in santa pace. Pochissime donne nel Quattrocento e Cinquecento imparavano a leggere, era loro interdetta l’iscrizione alle università, e molti lavori non potevano svolgerli.

    Ma qualche donna sfuggiva a questi “doveri-obblighi” e si metteva a studiare, a leggere e addirittura – scandalosamente – a scrivere. Molte scrittrici inglesi (ma non solo!) inizialmente pubblicarono i loro romanzi con degli pseudonimi maschili; la Woolf cita ad esempio le sorelle Bronte, che pubblicarono con i nomi di Currier, Acton ed Ellis Bell. Oppure, la nota George Elliot, al secolo Marion Evans, che ancora oggi viene riproposta dagli editori moderni con il nome maschile.

    Ma il vero problema delle donne, per la Woolf, erano i soldi e l’avere una stanza tutta per sé. Con i soldi propri si guadagna l’indipendenza, non solo economica, e con l’avere una stanza tutta per sé… si guadagna la tranquillità per scrivere, leggere, dedicarsi a sé stesse. La Woolf ci ricorda che la nota scrittrice Jane Austen scriveva in un salotto comune: come riusciva a concentrarsi se era costantemente interrotta da ospiti, pranzi, tè e chiasso?

    I libri scritti dagli uomini non sono uguali a quelli scritti dalle donne, perché le visioni del mondo dei sessi opposti sono chiaramente diversi, come sono diverse le sensibilità. Quindi donne che scrivono storie di altre donne saranno diametralmente diverse da uomini che scrivono storie di donne.

    Anche se oggi in molte parti del mondo le donne sono ancora prive di istruzione o a malapena sanno leggere e scrivere, nel mondo Occidentale si verifica una sorta di “legge del contrappasso”: i lettori sono in maggior parte donne!

    Infatti, il 48% dei lettori sono di sesso femminile, contro i 34,5% degli appartenenti al sesso maschile, e questo divario tra i due sessi inizia addirittura a partire dai 6 anni di età (fonte: dati ISTAT 2014 “La produzione e lettura di libri in Italia”).

    Quando in futuro leggerai un romanzo classico scritto da una donna, pensa a tutte le difficoltà e i pregiudizi che essa ha dovuto superare perché venisse pubblicata la sua opera e potesse essere oggi letta da te, tu che leggi comodamente distesa sul divano nella tua stanza tutta per te.

    ha scritto il 

  • 5

    Con tutto il rispetto per gli editori, che svolgono un mestiere davvero importantissimo, io sempre più spesso mi trovo a domandarmi: ma che libro avranno letto? La quarta di copertina di questa edizio ...continua

    Con tutto il rispetto per gli editori, che svolgono un mestiere davvero importantissimo, io sempre più spesso mi trovo a domandarmi: ma che libro avranno letto? La quarta di copertina di questa edizione delle conferenze che Virginia Woolf tenne a Cambridge sul tema “le donne e il romanzo”, si apre con le parole: «Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo.» Una definizione che mi contorce le budella. Ma Virginia Woolf mi ha appena insegnato che sotto la spinta di budella contorte non si produce niente di veramente buono, e allora cercherò di perdonare il redattore di questa sinossi valutando l’eventualità che potrebbe aver semplicemente riportato una considerazione altrui, ovvero il fatto che altri hanno considerato questo libro come un manifesto femminile. Di più, come il capostipite dei manifesti femminili (Virginia, ti prego, non ascoltare).

    Sia che si tratti di un pensiero scaturito dalla mente del redattore o che sia invece la rielaborazione di quello di chiunque altro, l’errore da qualche luogo è partito. Vero è che non si è parlato di manifesto femminista (e qui Virginia si sarebbe suicidata nuovamente nella tomba), ma chi ha attribuito al libro questa etichetta, chiunque egli o ella sia, non ha capito nulla di quello che c’è scritto. Oppure, più semplicemente, non lo ha letto. È così che si creano tutti i mostri letterari; è così che Heathcliff e Catherine diventano gli eroi di Cime tempestose, pur non avendo fatto nulla di eroico; è così che Nietzsche diventa il precursore dell’odio nazista; ed è così che Gesù di Nazareth, splendido leader politico del primo secolo dopo se stesso, diventa una creatura sovrannaturale.

    Per scrivere i saggi raccolti in Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf ha esplorato una libreria inglese e ne ha tratto le seguenti considerazioni, che cercherò di riassumere per sommi capi:
    1) per quanto sia triste constatarlo, il genio letterario non fiorisce quasi mai in condizioni di povertà materiale (che impedisce in prima istanza l’accesso a un’adeguata istruzione)
    2) se fino al Settecento non si trova alcuna traccia di opere scritte dalle donne, è perché queste non avevano accesso a un’adeguata istruzione (oltre a essere recluse in casa e soggette a una serie infinita di distrazioni, culminanti nell’obbligo di mettere al mondo e accudire dei figli)
    3) al fine di ridurre al minimo suddette distrazioni, la condizione ideale per uno scrittore sarebbe quella di assicurarsi la tranquillità di una rendita fissa e di una stanza tutta per sé (cosa che agli inizi del ventesimo secolo, soprattutto nel caso delle donne, non era affatto scontata).

    In nessun momento di questa analisi, che è davvero acutissima e preziosa — e spero che vorrete leggerla nella sua versione originale anziché limitarvi ai miei scarni riassunti — la Woolf osa puntare il dito contro gli scrittori maschi, né contro i maschi in generale (atteggiamento tipico di ogni femminista); di più: non si sogna neppure di indulgere in pietismo verso il proprio sesso (atteggiamento tipico della letteratura femminile). Si limita piuttosto a considerare i fatti, e a redarguire di conseguenza le sue studentesse. Non cerca di incitarle a considerare unicamente i testi scritti dalle donne, giacché riconosce ugualmente il valore di scrittrici e scrittori, purché questi siano stati in grado di riversare sulla carta, indenne, l’opera che avevano dapprima concepito nella loro mente.

    Ed ecco che arriviamo al nodo cruciale dell’analisi, che ancora una volta proverò a riassumere:
    1) il corpo umano ha un sesso, la nostra mente no
    2) la nostra mente è androgina, e in essa convivono una parte maschile e una femminile; scopo dello scrittore è riuscire a indurle a collaborare
    3) l’errore più grande che uno scrittore o una scrittrice può fare è scrivere con coscienza del proprio sesso, giacché in questo modo nascono opere storpie, in cui l’autore o l’autrice, anziché indagare la profondità e la varietà dai rapporti umani, si smarrisce nei meandri dell’autocompiacimento o dell’invettiva.

    Ora, pur ribadendo che il mio è un riassunto, e in quanto tale non mette in luce che una minima parte dell’opera tutta: da cosa possiamo intuire che si tratta di un grande manifesto femminile? Ve lo dico: da niente. Se davvero questo libro è un manifesto, allora è un manifesto letterario. Sciocco è precluderlo all’interesse degli scrittori maschi, che potrebbero trarne ugualmente vantaggio se non gli fosse stata previamente attribuita l’etichetta “femminile” (una parola su cui in letteratura c’è più pregiudizio che mai, promosso in prima istanza dalle stesse autrici; ma su questo torneremo).

    Virginia Woolf aveva tutte le ragioni per dire in Orlando che «ogni segreto dell’anima di uno scrittore, ogni sua esperienza di vita, ogni sua qualità intellettuale è chiaramente leggibile nelle sue opere» senza bisogno di ricorrere a critici che ce ne rivelino il significato. Io ho avuto la fortuna — ma anche un po’ il buon senso — di leggere Orlando prima di questi saggi, che sono stati scritti l’anno successivo, ed è come se i due libri si spiegassero a vicenda. Provate a fare lo stesso e capirete cosa intendo.

    Leggi la recensione qui: https://zeldasroom.wordpress.com/2015/01/14/una-stanza-tutta-per-se-di-virginia-woolf/

    ha scritto il 

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