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Una storia semplice

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 238)

4.0
(3138)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 66 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845907295 | Isbn-13: 9788845907296 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Una storia semplice è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai – ed è un vero tour de force – l’autore si trova costretto a nominare sia l’una sia l’altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l’opportunità di riflettere. Davanti alla proliferazione dei fatti, non solo noi lettori ma anche l’unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, un brigadiere, siamo chiamati a far agire nel tempo minimo i nostri riflessi – un tempo che può ridursi, come in una memorabile scena del romanzo, a una frazione di secondo. È forse questo l’estremo azzardo concesso a chi vuole «ancora una volta scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia».
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  • 3

    "Ad un certo punto della vita, non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire è l'ultima speranza".

    Mai titolo fu più ingannevole : non c’è nessuna storia semplice, anzi, la storia che ci racconta Sciascia è piuttosto complessa e anche molto dolorosa...
    Qual è stata la causa della morte di Giorgio R ...continua

    Mai titolo fu più ingannevole : non c’è nessuna storia semplice, anzi, la storia che ci racconta Sciascia è piuttosto complessa e anche molto dolorosa...
    Qual è stata la causa della morte di Giorgio Rocio? E’ il primo interrogativo che si pone il lettore già fin dalle prime pagine…
    Giorgio Rocio è un ambasciatore in pensione che, dopo una lunga assenza, fa ritorno nella sua villa di campagna.
    Dopo alcuni giorni dal suo ritorno, la vittima telefona alla vicina stazione di polizia, chiedendo di poter parlare con un ufficiale di una importantissima scoperta che ha da poco fatto.
    L’incontro dovrebbe avvenire il giorno seguente, ma Rocio non ci arriverà perché verrà trovato cadavere dallo stesso ufficiale e dai suoi uomini nella sua villa di campagna.
    Tutto fa pensare a un suicidio : la posizione del corpo, l’arma del delitto, una vecchia pistola di proprietà dell’uomo, una lettera, o meglio ancora due parole che l’uomo aveva lasciato scritte: “Ho trovato”.
    Queste ultime parole non convincono l’ufficiale, il brigadiere Antonio Lagandara, che ben presto scoprirà che in quella casa manca un quadro di estremo valore e dietro il quale sembra esserci l’ombra della malavita organizzata…
    Come in “Todo modo” e “il giorno della civetta” c’è di nuovo il dualismo tra bene e male come protagonista, c’è di nuovo lo scontro annoso tra legalità e illegalità, c’è di nuovo quel sopraffare della malavita che ha purtroppo distrutto una delle regioni più belle d’Italia.
    C’è tanta amarezza in questo breve racconto così come è presente in ogni opera di Sciascia, l’amarezza di vedere questa meravigliosa isola insanguinata dagli innumerevoli fatti cruenti che hanno come unico comune denominatore la Mafia, questo cancro che erode la società sin dalle sue fondamenta, che coinvolge anche quelle istituzioni che dovrebbero combatterla, che invece purtroppo ne sono una parte integrante.
    Non solo ne è invischiata la polizia, ma addirittura la Chiesa(e qui si ritorna a “Todo modo”), presente nella figura di padre Cricco, che ovviamente alla fine rimarrà impunito…
    L’unica luce che si intravede è nella legalità, nella attività pulita di un giovane poliziotto che ogni giorno si sfida e si scontra questa terribile realtà…e, come ben sappiamo, è una lotta impari…nulla può purtroppo combattere contro questo mostro, nulla…
    Un altro bel romanzo di Sciascia, autore a mio modesto parere molto sottovalutato e poco considerato dalle nostre istituzioni scolastiche, su cui riflettere…

    ha scritto il 

  • 4

    "Ad un certo punto della vita, non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire è l'ultima speranza".

    Questo libro stava da una vita sulla mia libreria, alla fine mi sono deciso finalmente a leggerlo. E mentre lo leggevo, mi dicevo:Ma questo libro io già l'ho letto...e poi mi veniva in mente la faccia ...continua

    Questo libro stava da una vita sulla mia libreria, alla fine mi sono deciso finalmente a leggerlo. E mentre lo leggevo, mi dicevo:Ma questo libro io già l'ho letto...e poi mi veniva in mente la faccia di Gian Maria Volontè...e infatti, guardando su internet ho visto che in effetti ne avevano tratto un film nel lontano 1992....però Volontè non interpretava il commissario (come invece ricordavo io!!)...cmq continuando a leggere questa piccola perla, mi sono ricordato benissimo il finale... Freddo, glaciale, lapidario, in poco dice tutto!!! Bellissimo!! Il libro, ma anche il film.

    ha scritto il 

  • 4

    Le radici di Andrea Camilleri (e forse di Maurizio De Giovanni): agile, stilisticamente impeccabile nella prosa ricercata e piacevole, ironico e nel contempo pessimista. Un mirabile esempio di scrittu ...continua

    Le radici di Andrea Camilleri (e forse di Maurizio De Giovanni): agile, stilisticamente impeccabile nella prosa ricercata e piacevole, ironico e nel contempo pessimista. Un mirabile esempio di scrittura e narrativa “giudiziaria”

    ha scritto il 

  • 4

    Una Storia Semplice è un poliziesco siciliano, che in poche pagine riesce a fare uno spaccato realistico e profondo di una terra quasi rassegnata ai suoi ritmi, alle ataviche “prassi” e liturgie. Mera ...continua

    Una Storia Semplice è un poliziesco siciliano, che in poche pagine riesce a fare uno spaccato realistico e profondo di una terra quasi rassegnata ai suoi ritmi, alle ataviche “prassi” e liturgie. Meraviglioso non solo per quello che racconta, ma soprattutto per ciò che non esplicita e lascia argutamente intendere come un sottofondo amaro e immutabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro mi ha richiesto poco, sono forse meno di 70 pagine.. In cambio però ha preteso il mio sangue amaro e tanta arrabbiatura; e sì che dopo "Todo modo" avrei dovuto essere pronta!!!
    Viene consumat ...continua

    Il libro mi ha richiesto poco, sono forse meno di 70 pagine.. In cambio però ha preteso il mio sangue amaro e tanta arrabbiatura; e sì che dopo "Todo modo" avrei dovuto essere pronta!!!
    Viene consumato un delitto, anzi tre ma sebbene si sappia chi è stato.. Il colpevole non subisce conseguenze. Che tristezza :(
    Lo stile di Sciascia mi ha nuovamente colpito: inizialmente ho fatto fatica e mi è sembrato quasi che fosse scritto a tirar via.. E invece no, sotto ogni parola si vede l'intelligenza, l'ironia e la derisione dell'autore.. Geniale!

    La scena finale mi ha distrutto ;_;

    ha scritto il 

  • 5

    eccezionale nella sua semplicità

    Mi ripeto continuamente nella brevissima lettura di questo giallo quanti anni siano passati dalla sua pubblicazione...sembra incredibile! In qualsiasi caso i personaggi e la storia sono delineati in m ...continua

    Mi ripeto continuamente nella brevissima lettura di questo giallo quanti anni siano passati dalla sua pubblicazione...sembra incredibile! In qualsiasi caso i personaggi e la storia sono delineati in modo straordinario, Sciascia riesce con pochi tratti a rendere formidabili scene. E per il mio gusto di lettrice questo è davvero stupefacente.

    ha scritto il 

  • 4

    Breve e sintetico. Scrittura affascinante e interessante per la capacità di raccontare una storia complessa in pochissime pagine.
    Un piccolo piacere da leggere tutto d'un fiato.

    ha scritto il 

  • 5

    Conciso ma ricco di contenuti

    Suspence, ritmo, indagine psicologica in un brevissimo libro di una sessantina di pagine.

    Una strana telefonata da parte di un ex diplomatico, il Commissario che sembra non dare importanza alla cosa e ...continua

    Suspence, ritmo, indagine psicologica in un brevissimo libro di una sessantina di pagine.

    Una strana telefonata da parte di un ex diplomatico, il Commissario che sembra non dare importanza alla cosa e si mette in vacanza. Un giovane e sveglio brigadiere, un cadavere. Un suicidio? Il caso è però più complicato di quanto non si voglia far sembrare; pian piano si capisce che il movente del delitto è un traffico di droga e di opere d'arte.
    Sembra quindi un classico “giallo”. Ma a differenza del giallo però, l’obiettivo non è puntato sulla bravura del detective, bensì sugli ostacoli all'indagine da parte delle stesse autorità, che sono complici del delitto: il Commissario di polizia, il Questore, il Procuratore, il Colonnello dei carabinieri.

    Il romanzo è estremamente attuale, i temi trattati mettono in luce alcuni aspetti negativi del nostro modo di vivere e i mali della nostra giustizia. E riusciamo a comprendere molto bene cosa significhi la mentalità mafiosa.

    È una storia semplice quella che Sciascia racconta in modo scorrevole e veloce. Eppure è una storia incredibilmente ricca di contenuti.

    “…a un certo punto della vita non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire l'ultima speranza”

    ha scritto il 

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