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Una visita guidata

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca minima, 22)

3.7
(316)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 43 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845922731 | Isbn-13: 9788845922732 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andrea Di Gregorio

Genere: Art, Architecture & Photography , Humor , Non-fiction

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Descrizione del libro
Alan Bennet dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo: fra le sale della National Gallery, a raccontare grandi quadri - lui un cicerone diverso da qualsiasi altro, i lettori a ridere senza freni, come succede di ridere solo in classe o, appunto, alle visite guidate.
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  • 2

    Conclusa la brevissima lettura di questo brevissimo libretto, la prima domanda che ci si fa è perché la quarta di copertina reciti «Alan Bennett, dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo: fra le sale della National Gallery, a raccontare grandi quadri - lui un cicerone diverso da qualsiasi altro, ...continua

    Conclusa la brevissima lettura di questo brevissimo libretto, la prima domanda che ci si fa è perché la quarta di copertina reciti «Alan Bennett, dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo: fra le sale della National Gallery, a raccontare grandi quadri - lui un cicerone diverso da qualsiasi altro, i lettori a ridere senza freni, come succede di ridere solo in classe o, appunto, alle visite guidate». Bennett è un commediografo teatrale inglese che nel 1993 è stato nominato trustee alla National Gallery di Londra, e per l'occasione ha tenuto una conferenza sul suo rapporto con l'arte. Ora, un laureato di Oxford non mi sembra tanto improbabile trovarlo in un prestigioso museo inglese; non c'è alcuna visita guidata, ma appunto le sue impressioni artistiche in cui cita tanto opere della pinacoteca londinese quanto da altre gallerie; queste sbandierate grasse risate non sono arrivate nella maniera più assoluta, solo qualche tiepido sorriso ogni tanto. Il problema però è che nonostante la quarta di copertina fuorviante, non si è trattata di una cattiva lettura, semplicemente è ben diversa di quanto annunciato. Bennett descrive con humor inglese (molto tiepido, invero) i suoi traumi infantili tipo i puzzle che gli fanno sminuire la pittura olandese, o i fiori ritagliati che non gli fanno apprezzare le nature morte, eccetera. Vabè. Più interessante è notare come gli inglesi ritengano una pittoresca bizzarria l'iconografia dei santi cristiani, ma a ben pensarci ritengono una pittoresca bizzarria l'intera cristianità, quindi niente di nuovo. Non una lettura inutile, ma mettiamola così: fosse stato un articolo di giornale non l'avrei ritagliato per conservarmelo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Giuda è la prova del fuoco del cristianesimo,è la maglietta macchiata di olio e ketchup che,lavata nel sangue dell'agnello,dovrebbe venire più bianca del bianco.Invece Giuda non viene mai menzionato:come Trotzkij sotto Stalin,è una non-persona."

    Amo i libri, è ovvio.
    Altrettanto ammo la pittura, e mi considero una discreta conoscitrice di musica.
    Amo anche il teatro, anche se recentemente non l'ho praticato quanto avrei voluto, ed amo moltissimo il cinema.
    Ma adoro i film che parlano di libri, o quelli tratti dai libri, ...continua

    Amo i libri, è ovvio.
    Altrettanto ammo la pittura, e mi considero una discreta conoscitrice di musica.
    Amo anche il teatro, anche se recentemente non l'ho praticato quanto avrei voluto, ed amo moltissimo il cinema.
    Ma adoro i film che parlano di libri, o quelli tratti dai libri, come adoro le commedie tratte da testi letterari o da opere classiche.
    Amo le colonne sonore ed in generale le musiche usate per i film -mi chiedo il perchè della scelta, cerco di sovrapporre le emozioni, del visto e del sentito, e spesso mi rimane un tutt'unico- , ed impazzisco per i libri che parlano di musica, o di cinema. O, cosa più rara, di pittura.
    Alan Bennett è una specie di mito, un folletto irresistibilmente umoristico, e questo è un dato di fatto. Qui è molto più contenuto, limitato probabilmente ed instradato dal tipo di consegna: il testo infatti è quello di una conferenza, corredata di tutte le slides del caso, che Bennett tenne nel 1993, quando fu nominato trustee della National Gallery.
    Quello che ho trovato di grandioso in questo libro è questo modo di guardare alle persone dipinte come a degli amici, ed è quello che ho sempre fatto io, colpevolizzandomi un po' per la mia irriverenza.
    Ma la signora Arnolfini, l'ermellino della dama, il pavone di San Girolamo o il buon San Sebastiano con le cosce fuori e l'espressione mogia fanno un po' parte della famiglia, no?, come le vecchie foto di qualche zia semisconosciuta che sbucano dalla scatola di foto della nonna, più o meno è lo stesso. Per me e pure per Bennett: i migliori, oserei dire!

    ha scritto il 

  • 4

    Libricino piccolo piccolo (una trentina di pagine) ma molto intrigante…..carino,divertente,intelligente… Bennett ci guida attraverso la descrizione di alcuni quadri con delle divagazioni sfiziose,mi è piaciuto

    ha scritto il 

  • 4

    Un approccio DAVVERO divertente al mondo dell'arte, che viene un po smitizzata e resa meno austera agli occhi del pubblico. La voce di Alan Bennet è sempre fresca e vivace, ed in poche pagine rende una lettrice come me estremamente soddisfatta.

    ha scritto il 

  • 0

    "Non deve per forza piacerti tutto"

    Ecco, se i sapientoni snobboni che di arte "ne sanno a pacchi" e che infestano come la gramigna musei, facoltà e accademie, leggessero (e soprattutto apprezzassero, cosa ben più ardua) questo libro, il mondo sarebbe un posto migliore.
    Ovviamente è applicabile pure a quelli che "Ma come può ...continua

    Ecco, se i sapientoni snobboni che di arte "ne sanno a pacchi" e che infestano come la gramigna musei, facoltà e accademie, leggessero (e soprattutto apprezzassero, cosa ben più ardua) questo libro, il mondo sarebbe un posto migliore.
    Ovviamente è applicabile pure a quelli che "Ma come può non piacerti Stendhal?" (cit.) Risposta: "Può." (cit.)

    ha scritto il 

  • 3

    Di Alan Bennett si ha rispetto qualunque cosa scriva, e lo stesso rispetto lo si tributa a questi due saggi sull'arte che, se non altro, riservano ogni tanto qualche genialità propria di Bennett, ma per il resto sono abbastanza inutili. Non altrettanto rispetto alla casa editrice che vende ad un ...continua

    Di Alan Bennett si ha rispetto qualunque cosa scriva, e lo stesso rispetto lo si tributa a questi due saggi sull'arte che, se non altro, riservano ogni tanto qualche genialità propria di Bennett, ma per il resto sono abbastanza inutili. Non altrettanto rispetto alla casa editrice che vende ad un prezzo spropositato due volumetti di pochissime pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    Guardare i quadri è uno strano miscuglio di pubblico e privato. (...)Perché se il luogo è pubblico, l'esperienza è privata.
    Con la sua penna arguta Alan Bennett ci accompagna nel mondo dell'arte e più precisamente dei musei. Lo fa con lo sguardo del neofita o quanto meno di chi non h ...continua

    Guardare i quadri è uno strano miscuglio di pubblico e privato. (...)Perché se il luogo è pubblico, l'esperienza è privata.
    Con la sua penna arguta Alan Bennett ci accompagna nel mondo dell'arte e più precisamente dei musei. Lo fa con lo sguardo del neofita o quanto meno di chi non ha studiato storia dell'arte.
    ...ero convinto che mi mancasse qualcosa, se non altro la pazienza o la resistenza fisica per restare a guardare abbastanza a lungo. Quindi siamo in buona compagnia noi che non siamo così eruditi in fatto di arte, perché se lo scrittore Alan Bennett ci dice che ...qualsiasi reazione davanti a un quadro, qualsiasi cosa ti attiri, è meglio che niente, questo ci è di grande conforto e ci sentiamo meno inadeguati, se non più attrezzati.
    Tra le altre osservazioni Bennett fa l'elogio della politica culturale britannica: ingresso gratuito per tutti nei musei, ma mostre temporanee a pagamento. E sfata un luogo comune, cioè che i musei siano visitati solo per i quadri. In verità, dice, la gente viene qui per le ragioni più varie: per rilassarsi un po', o per ripararsi dalla pioggia, o per guardare i quadri, o magari per guardare le persone che guardano i quadri.
    E quasi sempre ognuno porta con sé il ricordo di qualcosa di inaspettato e imprevedibile. Ma come dice E.M Forster, "Solo quello che vedi con la coda dell'occhio ti tocca nel profondo".

    ha scritto il 

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