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Una vita

Di

Editore: Newton Compton

3.7
(1249)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8854101508 | Isbn-13: 9788854101500 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Unico dei tre romanzi di Svevo ad essere imperfetto, colpa soprattutto di diverse pagine in cui si dilunga e ripete dinamiche e concetti col risultato di renderlo a tratti poco scorrevole, rimane comunque una lettura importante, appagante e inquietante come spesso capita con la commedia (umana) c ...continua

    Unico dei tre romanzi di Svevo ad essere imperfetto, colpa soprattutto di diverse pagine in cui si dilunga e ripete dinamiche e concetti col risultato di renderlo a tratti poco scorrevole, rimane comunque una lettura importante, appagante e inquietante come spesso capita con la commedia (umana) che si trasforma in tragedia.

    ha scritto il 

  • 3

    Bellissimo solo il finale mentre il centro del libro si porta avanti molto stancamente. Cronaca della vita e delle paturnie mentali di Alfonso Nitti: il lavoro, la tresca con la figlia del capo, la madre...

    ha scritto il 

  • 3

    La vita non è solo dei vincitori e dei vinti, ma anche di chi non sta da nessuna delle due parti, di chi, come Alfonso Nitti si sente a disagio sempre e comunque in tutti i contesti e non riesce mai a prendere una decisione sicura che lo soddisfi. Un inetto, appunto, come lo definiva Svevo. Fa te ...continua

    La vita non è solo dei vincitori e dei vinti, ma anche di chi non sta da nessuna delle due parti, di chi, come Alfonso Nitti si sente a disagio sempre e comunque in tutti i contesti e non riesce mai a prendere una decisione sicura che lo soddisfi. Un inetto, appunto, come lo definiva Svevo. Fa tenerezza a volte vedere come Alfonso difficilmente si adatta alla vita di città, al lavoro noioso alla banca, ai rapporti e alle gelosie tra colleghi. Ma a volte dà sui nervi per il suo modo di rifugiarsi nel sogno e per la sua tendenza ad autocommiserarsi. Però è una lettura che mi è piaciuta solo a tratti e lo stile di Svevo a volte non scorre e si aggroviglia nei ragionamenti di Alfonso. Abbastanza pesante, non lo consiglierei a cuor leggero.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Continua a singhiozzo il processo di rivalutazione di tutto ciò che la scuola mi ha costretto a ingurgitare a forza; e questa volta è il turno di Italo Svevo con la sua opera "Una vita". A volere essere completamente sinceri posso dire che il sopracitato autore è riuscito sempre a mantenere una c ...continua

    Continua a singhiozzo il processo di rivalutazione di tutto ciò che la scuola mi ha costretto a ingurgitare a forza; e questa volta è il turno di Italo Svevo con la sua opera "Una vita". A volere essere completamente sinceri posso dire che il sopracitato autore è riuscito sempre a mantenere una certa aurea positiva intorno a sé, nonostante tutto congiurasse contro, e, ora che diversi anni mi separano dal periodo scolastico, sono pronto a ritornarci sopra per apprezzarne al meglio l'essenza. È dunque con questo spirito che spendo qualche parola al proposito.

    Il protagonista si chiama Alfonso Nitti ed è un giovane ragazzo che ha appena abbandonato la casa di campagna per cercare fortuna nel mondo urbano; e più precisamente lo troviamo impegnato a barcamenarsi all'interno di una banca a conduzione familiare: la Maller & C.. Fin dall'inizio dimostra di non trovarsi a proprio agio in un ambiente che vede lontano da sé; l'unica valvola di sfogo che lo tiene aggrappato alla realtà sono i suoi studi letterari. Alfonso è infatti un sognatore e, inevitabilmente, finisce per sacrificare la nuda e cruda esperienza a sublimi ideali, dei quali cerca disperatamente una conferma nel mondo che lo circonda.

    "...usciva non appena deposto il libro e dopo quell'ora passata con gl'idealisti tedeschi, gli sembrava sulla via che le cose lo salutassero."

    Sono proprio queste le motivazioni che spingono la sua azione, guidandolo a un'avventata corte alla figlia del suo datore di lavoro. Inevitabilmente, però, ogni tentativo non fa altro che infrangersi contro un muro invisibile, mostrandogli chiaramente il sottile velo che, pur tuttavia, corre tra realtà e ideale. E tutto si risolve con la fuga, tema che ricorre costantemente in diversi episodi.

    "- ...Chi non ha le ali necessarie quando nasce non gli crescono mai più. Chi non sa per natura piombare a tempo debito sulla preda non lo imparerà giammai e inutilmente starà a guardare come fanno gli altri, non li saprà imitare. Si muore precisamente nello stato in cui si nasce, le mani organi per afferrare o anche inabili a tenere.
    ... - Ed io ho le ali? - chiese abbozzando un sorriso.
    - Per fare dei voli poetici sì! ..."

    Alfonso non vede quindi altra soluzione che la via di fuga definitiva. E, non riuscendo a staccarsi dal mondo che vive all'interno della sua mente, se ne va profondamente convinto che quell'estremo atto rappresenti l'unica fonte di liberazione. Di lui rimane soltanto il colofone: inetto, incapace alla vita.

    "Egli invece si sentiva incapace alla vita. Qualche cosa, che di spesso aveva inutilmente cercato di comprendere, gliela rendeva dolorosa, insopportabile. Non sapeva amare e non godere; nelle migliori circostanze aveva sofferto più che altri nelle più dolorose. L'abbandonava senza rimpianti. Era la via per divenire superiore ai sospetti e agli odii. Quella era la rinunzia che egli aveva sognata. Bisognava distruggere quell'organismo che non conosceva la pace; vivo avrebbe continuato a trascinarlo nella lotta perché era fatto a quello scopo. Non avrebbe scritto ad Annetta. Le avrebbe risparmiato persino il disturbo e il pericolo che poteva essere per lei una tal lettera."

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire, la prima cosa che ti colpisce quando inizi a leggere il romanzo è il linguaggio antico, stile ottocentesco. Un impatto abbastanza traumatico.
    Se si volesse poi descrivere il contenuto, mi verrebbe in mente "50 sfumature di grigio", non perché abbia qualcosa di erotico, ma perché t ...continua

    Che dire, la prima cosa che ti colpisce quando inizi a leggere il romanzo è il linguaggio antico, stile ottocentesco. Un impatto abbastanza traumatico.
    Se si volesse poi descrivere il contenuto, mi verrebbe in mente "50 sfumature di grigio", non perché abbia qualcosa di erotico, ma perché tutti i personaggi che vi si muovono sono a modo loro grigi, un po' gretti, incapaci di grandi sentimenti e di forti slanci. C'è sempre un tornaconto, un calcolo in tutto, un egoismo da soddisfare, un'incapacità di pensare generosamente. Alfonso è un modello in questo. Un inetto doc. Da notare che gli unici personaggi che sembrano capaci di amore vero finiscono o per diventare matti (Fumigi) o per morire (la madre di Alfonso). Che Svevo ci voglia dire che questo non è un mondo fatto per i sentimenti veri e disinteressati?
    A consigliarlo questo libro forse non lo farei, ma devo dire che nel suo complesso è ben strutturato, dà l'impressione di essere un tutto solido e coerente, compatto. Interessante l'analisi psicologica di Alfonso - a parte gli infiniti sproloqui su lui e Annetta, di cui sarebbe ampiamente bastato un concentrato - e anche di molti altri personaggi che fungono più o meno da comparse.
    Una vita.
    Quale titolo più azzeccato per tirare con amarezza le somme delle ambizioni di qualcuno che pensava di essere tanto speciale e che poi, alla fine dei conti, non è riuscito a concludere niente...

    ha scritto il 

  • 4

    Trieste, primi'900 : città di frontiere, di Lumi e di amicizie.

    Leggendo Svevo,non si può non pensare alle sue origini e alla sua vita in Trieste, ovvero una città di frontiera e al tempo stesso frequentata da un gruppo di artisti, intellettuali e scienziati cosmopoliti.L'area mitteleuropea, ovvero la zona centrale d'Europa con Praga ma soprattutto Vienna ...continua

    Leggendo Svevo,non si può non pensare alle sue origini e alla sua vita in Trieste, ovvero una città di frontiera e al tempo stesso frequentata da un gruppo di artisti, intellettuali e scienziati cosmopoliti.L'area mitteleuropea, ovvero la zona centrale d'Europa con Praga ma soprattutto Vienna capitali e
    punto di riferimento del mondo letterario e socio/politico: Kafka, Mann, Musil, Schnitzler rappresentavano all'epoca l'intellighenzia, la “morte del cigno”dell'impero Austroungarico e Svevo non poteva che sentirsi parte del gruppo in quanto, nella sua città, respirava un'aria di piena energia nuova. Già nel romanzo”Una vita”l'autore apporta delle innovazioni fondamentali che gli permetteranno di superare definitivamente il Naturalismo e i suoi canoni principali, danda vita ad un piano stilistico dove l'io narrante non è più la simbolica figura dal profilo chiaro e indiscutibile come era d'uso nei romanzi ottocenteschi.Al contrario“Una vita”è il primo passaggio di uno stile dove nulla è più celato dal “pluralismo"dei miti ma al contrario ogni contraddizione è frutto di un'analisi descrittiva che inevitabilmente viene a rivoluzionare il metodo e la tecnica fino a sovvertir l'immagine dei o del protagonista ridando anche all'arte una personale definizione. In quest'opera Svevo da vita ad Alfonso Nitti: sarà il primo “inetto” della letteratura sveviana: la metafora dell'uomo simile al secolo in cui vive, il 1900. Perso tra la rinuncia alla propria indole per un carattere plasmato secondo i codici del tranquillo e apparente mondo borghese,da qui la rinuncia di sé per il possesso di un ruolo già predisposto dalla consuetudine. Da tutto ciò Svevo con questo romanzo riesce ad”isolare”quella presa di coscienza individuale che con sguardo analitico pesa il livello di malessere della società a lui contemporanea. L'oggettività con cui vengono descritti gli ambienti, i personaggi e le situazioni è proprio la vitalità di questa coscienza, filtro personale in cui ognuno vede la propria realtà...l'introspezione psicologica e autobiografica che, con una buona dose d'ironia, demolisce le concezioni assolute per dare spazio alle innumerevoli imprevedibili e contraddittorie impressioni dell'uomo moderno, preda delle sue paure e delle sue nevrosi con le quali però comincia anche a prenderci confidenza....da qui Svevo non si fermerà più,le sue innovazioni e le intuizioni vicine alla psicanalisi di Freud porteranno lo scrittore ad anticipare i tempi ed esule dalle mode “dannunziane” preferirà la sua città e le sue intime amicizie di altri scrittori(uno era Joyce) con il quale discorrere degli “autoinganni” della nevrosi o del rapporto tra l'uomo e la “malattia” ….temi che lo porteranno a romanzi più maturi e completi,uno su tutti “La coscienza di Zeno”, capolavoro del romanzo d'analisi, scavo interiore di un italiano dei primi del'900.

    ha scritto il 

  • 4

    Una vita, romanzo di Italo Svevo, non sempre considerato, ma che a mio parere merita. Lo stile dell'autore è talvolta pesante da "seguire", ma la vicenda riesce a prendere, fino a trovarci in un finale inaspettato, o forse no, analizzando la mente contorta e inetta del protagonista, Alfonso Nitti ...continua

    Una vita, romanzo di Italo Svevo, non sempre considerato, ma che a mio parere merita. Lo stile dell'autore è talvolta pesante da "seguire", ma la vicenda riesce a prendere, fino a trovarci in un finale inaspettato, o forse no, analizzando la mente contorta e inetta del protagonista, Alfonso Nitti.

    ha scritto il