Una vita bipolare

Di

Editore: Corbaccio

4.1
(117)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8879728539 | Isbn-13: 9788879728539 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Quando Marya Hornbacher pubblicò il suo primo libro, "Sprecata: Autobiografia di un'anoressica bulimica che è tornata alla vita", non conosceva ancora la causa profonda della sua infelicità. Poi, a ventiquattro anni, le fu diagnosticata una forma grave di disturbo bipolare, una malattia seria e invalidante. Chi soffre di questa condizione affronta fasi di profonda depressione alternate a fasi maniacali caratterizzate da un eccesso di euforia. Marya Hornbacher ha sperimentato sulla sua pelle cosa vuol dire esserne vittima e, con lo stile che la caratterizza, ci porta con sé sulle montagne russe della sua vita, raccontandoci la sua struggente esperienza. Attraverso immagini di straordinaria potenza viscerale ed emotiva ci conduce dentro i suoi disperati tentativi di contenere oscillazioni d'umore che la fanno sbandare violentemente - digiuno autoimposto, abuso di farmaci e droghe, sesso per intontirsi - sullo sfondo di un'esclusiva scuola d'arte nel Midwest, della San Francisco chic nel suo periodo più brillante e, soprattutto, di innumerevoli reparti psichiatrici. Il fulcro di questo diario coraggioso è la battaglia che la Hornbacher combatte per trovare una via d'uscita da una pazzia che la distrugge, e per riuscire, nonostante tutto, a vivere una vita e un matrimonio difficili, ma talora bellissimi. Un memoir intenso sulle difficoltà e le potenzialità di una vita segnata dalla malattia mentale. Viscerale e coinvolgente.
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    Non si può dare un giudizio numerico a un'autobiografia, soprattutto quando è permeata da così tanto dolore.
    Non è stato un libro semplice. Per me il problema più grande è stato l'incapacità di creare ...continua

    Non si può dare un giudizio numerico a un'autobiografia, soprattutto quando è permeata da così tanto dolore.
    Non è stato un libro semplice. Per me il problema più grande è stato l'incapacità di creare un rapporto empatico con Marya, perché spesso, più che un racconto onesto delle emozioni ed esperienze vissute, mi è sembrato emergesse un senso di vittimismo e auto-commiserazione. Solo verso la fine sono riuscita a sentirla vicina e a capire, come lo provassi sulla mia pelle, cosa significa convivere con una malattia mentale, nella sua straziante drammaticità.

    ha scritto il 

  • 4

    In Una vita bipolare vi è il racconto della malattia di Marya.
    Segnata sin dall'infanzia da repentini cambi d'umore, da insonnia ed iperattività, da un ambiente familiare in cui alcol e depressione so ...continua

    In Una vita bipolare vi è il racconto della malattia di Marya.
    Segnata sin dall'infanzia da repentini cambi d'umore, da insonnia ed iperattività, da un ambiente familiare in cui alcol e depressione sono sempre presenti poiché anche il padre è affetto dalla medesima patologia.
    Il bipolarismo investe anche gli affetti privati, impone al corpo un continuo iter fra letti sconosciuti, il bisogno di attenuare la depressione in litri di alcol, l'assenza di cibo e l'irrefrenabile attività.
    All'insanità mentale si alternano i ricoveri ospedalieri, le scosse di elettroshock che cancellano ogni cosa.
    Per Marya si riesce a trovare una definizione medica realmente combaciante solo nell'età adulta, quando ormai la vita è stata stravolta dal disturbo ignoto e incontrollabile. Il nome Bipolarismo diviene un punto di approdo poi un punto su cui poter legare con i farmaci una stabilità mai avuta.

    ha scritto il 

  • 4

    Lelia:

    Ho trovato questo libro per caso, mentre stavo cercando "Sprecata", della stessa autrice.
    Non c'è bisogno di dirvi che è un libro durissimo, se avete letto la sinossi l'avrete già capito.
    Ho trovato i ...continua

    Ho trovato questo libro per caso, mentre stavo cercando "Sprecata", della stessa autrice.
    Non c'è bisogno di dirvi che è un libro durissimo, se avete letto la sinossi l'avrete già capito.
    Ho trovato interessante il legame, a cui non avevo mai pensato, tra disturbo alimentare e disturbo dell'umore, addirittura l'anoressia (insieme all'abuso di alcol e di sostanze varie) viene utilizzato come "auto cura" per cercare disperatamente di lenire i sintomi del disturbo bipolare non ancora diagnosticato e curato.
    Interessante anche la descrizione degli stati di psicosi acuta, la più realistica che io abbia letto (fermo restando che più che tanto non si riesce a descrivere).
    La scrittura è particolare ma secondo me di buon livello.
    Consigliato...con riserva. Non adatto se siete in un periodo di fragilità, insomma.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello, ma corre troppo veloce, come i pensieri della protagonista, che si accavallano fra di loro ed escono compulsivamente dalla mente. Bello, ma troppo ripetitivo. Bello, ma a metà non ce l'ho fatta ...continua

    Bello, ma corre troppo veloce, come i pensieri della protagonista, che si accavallano fra di loro ed escono compulsivamente dalla mente. Bello, ma troppo ripetitivo. Bello, ma a metà non ce l'ho fatta più e gliel'ho data su -.-'

    ha scritto il 

  • 4

    Avevo letto "Sprecata" da adolescente, tanti anni fa. Con enorme piacere ho letto adesso "Una vita bipolare". Marya Hornbacher è sempre sorprendente per la dinamicità della sua narrazione, i brani dir ...continua

    Avevo letto "Sprecata" da adolescente, tanti anni fa. Con enorme piacere ho letto adesso "Una vita bipolare". Marya Hornbacher è sempre sorprendente per la dinamicità della sua narrazione, i brani diretti e il suo realismo. Inoltre lascia una testimonianza importante sui disturbi mentali.

    ha scritto il 

  • 5

    Una coraggiosissima testimonianza della vita di una ragazza affetta dal disturbo bipolare di tipo uno, un disturbo dell'umore caratterizzato da fasi depressive e fasi maniacali (euforia) di cui soffre ...continua

    Una coraggiosissima testimonianza della vita di una ragazza affetta dal disturbo bipolare di tipo uno, un disturbo dell'umore caratterizzato da fasi depressive e fasi maniacali (euforia) di cui soffre fin da bambina. Il racconto è capace di portarti su in alto e giù all'inferno, in un ritmo incessante e senza pace, in una vita portata agli estremi con l'aggiunta dell'alcolismo e del disturbo dell'alimentazione (anoressia/bulimia).
    Questa storia drammatica dà molta speranza, perché nonostante tutto, scrive l'autrice, "la vita è mia".

    ha scritto il 

  • 4

    Lo straordinario ordinario del sopravvivere a se stessi

    Marya diventa grande e mi convince, ma non perché parla di sé, di me, di noi come un orribile, attraente specchio: lo fa, invece, quanto più prende le distanze dalla malattia e permette alla penna di ...continua

    Marya diventa grande e mi convince, ma non perché parla di sé, di me, di noi come un orribile, attraente specchio: lo fa, invece, quanto più prende le distanze dalla malattia e permette alla penna di volare.
    Sprecata non costituisce, ai miei occhi, un saggio di alta scrittura, perché imbandire se stessi, senza filtro alcuno, non è scrivere, ma confessarsi.
    Una vita bipolare resta autobiografia, ma perde quella vena lagnosa, auto-indulgente e, di fatto, assolutoria che è, a mio avviso, la cifra fastidiosa dell'opera prima.
    Il filo comune che lega i due libri è la cartina al tornasole della vita: i venti anni arroganti, colmi di punti esclamativi, lasciano spazio ai trenta del dubbio.
    Marya cresce entro il guscio invalidante della psicosi, che descrive con spietatezza autoptica, ma le sopravvive accettando di diventare adulta e rinunciando, dunque, alla ragazzina presuntuosa che identifica il genio con la tossicità di una malattia.
    L'Autrice ha una scrittura nervosa, essenziale, che schizza paragrafi come macchie di colore. Rispetto alla ridondanza di Sprecata, è asciutta, precisa, spietata.
    Uno dei momenti migliori del testo? A mio avviso, la descrizione - potentissima - della San Francisco degli anni Novanta: Marya scompare (una volta tanto) dalla pagina per offrirsi solo come autrice.
    E vince.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so nemmeno da che parte iniziare. E' bellissimo, travolgente, dannatamente reale. Lo consiglio prima di tutto a coloro che hanno qualcuno accanto con la sua (nostra) malattia.
    Ogni riga è sincera, ...continua

    Non so nemmeno da che parte iniziare. E' bellissimo, travolgente, dannatamente reale. Lo consiglio prima di tutto a coloro che hanno qualcuno accanto con la sua (nostra) malattia.
    Ogni riga è sincera, ogni paragrafo unico.

    ha scritto il 

  • 5

    "puah, puah"

    Leggere la prefazione è un’implosione dell’anima. Si lacera all’interno spazzando via tutti i preconcetti che avevi prima della lettura.
    Mar-ya ti prende x mano e ti accompagna nelle montagne russe ch ...continua

    Leggere la prefazione è un’implosione dell’anima. Si lacera all’interno spazzando via tutti i preconcetti che avevi prima della lettura.
    Mar-ya ti prende x mano e ti accompagna nelle montagne russe che caratterizzano il percorso della sua vita.
    Non c’è bisogno di capire, riesci a provare le sue sensazioni, emozioni, stati d’animo.
    E ti meravigli perché è riuscita :
    a sopravvivere nonostante l’anoressia, bulimia, autolesionismo, alcolismo, euforia, depressione, pastiglie di ogni tipo, elettroshock........
    a pensare sempre, nonostante tutto, magari all’ultimo : non voglio morire.....
    a confidare cose che non confesseresti neanche al tuo analista........
    a raccontarsi scrivendo incredibilmente bene.....
    a mantenere seppure con fatica un briciolo di speranza nel domani........
    Il libro è da leggere perchè è un'autobiografia e per questo ha proprio dell'incredibile....

    ha scritto il 

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