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Una vita di Leonard Cohen

Di

Editore: Giunti (Bizarre)

3.2
(12)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8809752937 | Isbn-13: 9788809752931 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: A. Vivaldi

Genere: Biography , Musica

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Descrizione del libro
La biografia completa e aggiornata di Leonard Cohen firmata dal canadese Ira Nadel che dopo mesi di interviste a Leonard ha avuto accesso a materiali inediti dell'archivio di famiglia. Nato da una agiata famiglia ebraica rinuncia da subito alla vita "seria" per l'arte, la poesia e il dandysmo; entra in contatto con la nuova scena folk del Village e pensa di trasformare le sue poesie in canzoni. A 60 anni si ritira in un convento zen in California. Sembra la fine di un'epoca e invece Cohen ritorna oggi a incidere ed esibirsi dal vivo in tutto il mondo per i suoi milioni di fans.
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  • 2

    Ora che Leonard Cohen abbia una sola cosa in testa è fatto risaputo da noi fans - un po' come il mio tabaccaio, negozio che frequento proprio per ricordarmi che noi maschietti civilizzati siam sotto ...continua

    Ora che Leonard Cohen abbia una sola cosa in testa è fatto risaputo da noi fans - un po' come il mio tabaccaio, negozio che frequento proprio per ricordarmi che noi maschietti civilizzati siam sotto sotto tutti dei Cohen in minore (magari il mio tabaccaio non ha la stessa disinvoltura di LC nell'uso delle metafore)- ,ma anche il biografo doveva aver la testa occupata nello stilare questa pencolante, confusa e banalotta biografia, per non parlare , e questo il fatto più grave, dei pensieri che offuscavano le capocce dei signori della Giunti nel rilasciare un ebook di fascia alta (11 euro e 99)scansionato (o scannerizzato? o scansito?) alla can che fugge, pieno di refusi, parole interrotte dal segno di a capo in mezzo al corpo del testo e altri orrori vari.

    ha scritto il 

  • 3

    Leonard Cohen, noto ai più come cantautore sommo, è anche poeta e romanziere tra i più importanti del Canada novecentesco (nato a Montreal nel 1934 da una famiglia di industriali e rabbini di ...continua

    Leonard Cohen, noto ai più come cantautore sommo, è anche poeta e romanziere tra i più importanti del Canada novecentesco (nato a Montreal nel 1934 da una famiglia di industriali e rabbini di ascendenza ebraico-polacca per parte di padre, ebreo-lituana per parte materna), una volta anche candidato al Nobel. Giusto che della sua biografia si occupasse, più che un fan o un giornalista musicale, un docente di letteratura inglese (Ira B. Nadel insegna all'università della British Columbia). Il biografo dà conto con diligenza della sua regolare produzione letteraria (dodici volumi pubblicati, sette tradotti in italiano) e del suo metodo di lavoro. Che è un misto di disciplina quasi monacale e di dissipazione: lunghe sedute di lavoro, spesso accompagnate dal digiuno, e uso di droghe (per "espandere la coscienza" e, in seguito, per alleviare la depressione). E comunque una cura maniacale della pagina, un lavoro di lima che, si tratti di poesie o di canzoni, spesso si protrae per anni. E che esonda nella puntigliosità con cui cura la messa in stampa dei suo lavori, scegliendo carta, illustrazioni, impaginazione, corpi e caratteri, per la gioia del suo editore storico Jack McClennan. I suoi temi: un forte autobiografismo che diventa rendiconto dell'uomo di fine millennio (il seduttore, il libertino, lo sradicato, il nomade, l'inquieto), scandaglio affascinante della sfera sentimentale (della sua precarietà e della sua intensità che fonde desiderio e misticismo, del suo essere "uomo che ama le donne" e che non costruisce rapporti duraturi, incapace di stare sia con loro che senza di loro), sguardo sulla decadenza occidentale che si carica di visioni mitologico-bibliche (ma non solo) e di accenti profetici. La biografia, ovviamente, si occupa anche dell'uomo. E fa un po' impressione, per quanto lo si stimi, vedere Cohen accompagnarsi a mostri sacri come Northrop Frye ("Anatomia della critica", do you remember?) e Marshall McLuhan, farsi quasi picchiare da Mordechai Richler perché rifiuta un premio, sbevazzare assieme all'ungherese esule in Canada Stephen Vizinczey. L'uomo Cohen è gentile e riservato, generoso, dotato di scarsa autostima e al contempo carismatico, soggetto a forti crisi depressive. E' un nomade che stenta a mettere radici: tiene la casa familiare di Montreal fino ad anni recenti, ma vivrà a Londra e Parigi, nell'isola greca di Idra dove regolarmente ritorna, a Nashville e New York, a Los Angeles e nel monastero zen di Mount Baldy che frequenta da trent'anni (l'ultima volta, ci è rimasto come monaco per quattro anni, sveglia alle tre del mattino, meditazione e cura del rancio per i confratelli). "Various positions" è il titolo originale della biografia, che riprende quello di un fortunato album di Cohen: come ad alludere a un inevitabile sincretismo del suo approccio al mondo. Il musicista Cohen comincia negli anni '50 ed esordisce nel 1968, con un album entrato nella leggenda ("Songs of Leonard Cohen", quello con "Suzanne"), ma è un gentile outsider, un quasi-beat laterale e comunque difficile da intruppare. L'amicizia e la stima (ricambiata) di Bob Dylan bastano a farne un autore di culto ma non fanno crescere le sue vendite, al punto che verso la metà degli anni '70 Cohen sarà tentato seriamente dal ritiro. Lo salvano il Canada, l'Europa (dove, al contrario che negli Stati Uniti, va in classifica nei posti più impensati: Polonia, Danimarca, Finlandia, Olanda, persino in italia) e la venerazione del nuovo rock, che gli dedica tributi a ondate e lo considera un maestro. Che con il suo approccio minimale e semiacustico (prima la chitarra, dagli anni '80 il sintetizzatore) Cohen sia in sintonia con il rock indipendente, pare nel corso degli anni accertato. Al punto da fare ipotizzare, nel suo approccio spoglio al comporre e al porgere le canzoni, a un qualche punto di contatto -spogliato ovviamente dell'aggressità violenta di questa musica- con il punk. La biografia di Nadel serve anche a soddisfare curiosità contingenti (chi sono le vere marianne, suzanne, nancy e le sisters of mercy) e voglie di gossip (l'elenco delle sue storie sentimentali è più lungo di quello, con cui ci affliggevano durante le interrogazioni liceali, delle amanti di Foscolo: qui basterà sapere che ha avuto relazioni con Joni Mitchell e Janis Joplin, mentre è stato respinto più volte da Nico, musa inquietante di Warhol e dei Velvet Underground). Fra i tanti aneddoti che galleggiano fra le pagine, me ne piace uno in particolare. Risale al 1976, quando Cohen in un impeto da rockstar (Joni Mitchel lo sconsiglia vivamente) decide di far "vestire" il suo nuovo album dal produttore Phil Spector, controverso per i "muri di suono" con cui ha appesentito gli ultimi lavori dei Beatles ("The long and winding road") e di John Lennon ("Rock 'n' roll"). Rovinerà anche l'album di Cohen, "Death of a ladies' man", ma questo è il meno. Spector, un ebreo del Bronx che è diventato miliardario nei primi '60 producendo gruppi femminili di pop adolescenziale e, in seguito, la coppia Ike & Tina Turner ("River deep, mountain high") è un paranoico che vive come un recluso, gira scortato da guardie del corpo, beve smodatamente e ha una passione inquietante per le armi (nel 2009 verrà condannato a vent'anni per omicidio di secondo grado, vittima una ragazza che lo frequentava). Una sera, in studio di registrazione, Spector punta una pistola contro Cohen e gli biascica: "Leonard, ti amo". E Cohen, seduto nella posizione del loto e, all'apparenza, imperturbabile: "Lo spero proprio, Phil, lo spero proprio".

    ha scritto il 

  • 2

    Per carità! non leggete le biografie dei vostri autori musicali preferiti, ancor di più se avete metabolizzato i testi delle canzoni a vostro uso e consumo, peggio ancora se stranieri che lasciano ...continua

    Per carità! non leggete le biografie dei vostri autori musicali preferiti, ancor di più se avete metabolizzato i testi delle canzoni a vostro uso e consumo, peggio ancora se stranieri che lasciano alle traduzioni varie interpretazioni. Il libro ha magnificamente raccontato il dietro le quinte della vita di un personaggio sicuramente poliedrico, scarsamente ottimista e di vedute sessualreligiopportuniste difficili. Insomma, avrei preferito rimanere ignorante su alcuni aspetti del mitico canadese per goderne di più musicalmente l’ascolto, ma considerata la nascita artistica dello stesso come scrittore sembrava abbastanza stimolante conoscerne la vita, il fatto che abbia avuto successo con la musica giustifica il perchè non avrò mai una sua gigantografia in camera , qualsiasi camera. Addio Susanna! è stato bello sognare……

    ha scritto il 

  • 5

    Una biografia che è in molti passaggi una delicata narrazione, a tratti dolce, a tratti angosciata, a tratti secca e cruda. Nelle due settimane che l'ho letto, m'è apparso in sogno Cohen stesso, ...continua

    Una biografia che è in molti passaggi una delicata narrazione, a tratti dolce, a tratti angosciata, a tratti secca e cruda. Nelle due settimane che l'ho letto, m'è apparso in sogno Cohen stesso, per dirmi La casa non conta, solo l'idea è importante. Poi butta l'idea e rinnova la casa. Devo scoprire cosa il mio cervello ha cercato di dirmi, oppure riemergere dalla full immersion coheniana.

    ha scritto il