Una vita per l'arte

Confessioni di una donna che ha amato l'arte e gli artisti

Di

Editore: Rizzoli

3.7
(92)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 416 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817531103 | Isbn-13: 9788817531108 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Piccioni

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biografia

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  • 3

    Poiché su Anobii il giudizio da assegnare ai libri è unitario, nel caso d’un volume con parti fortemente diseguali, si tratti d’una miscellanea di saggi o d’un florilegio di racconti, è molto facile c ...continua

    Poiché su Anobii il giudizio da assegnare ai libri è unitario, nel caso d’un volume con parti fortemente diseguali, si tratti d’una miscellanea di saggi o d’un florilegio di racconti, è molto facile che il voto “in stelline” approdi a una misura media; qui per esempio a Peggy Guggenheim ne do tre, perché la prima parte della sua autobiografia ne varrebbe due, ma la seconda ne vale quattro. La ragione della difformità la spiega l’autrice stessa: la prima parte, che contiene le vicende fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale, subì un destino poco simpatico; pubblicata in una forma molto più ampia e ricca di particolari, fu stroncata senza pietà dalla stampa americana, che allora come oggi solitamente dava dei libri una valutazione prettamente moralistica e contenutistica: gli americani confondono le letteratura col catechismo, con un’ingenuità ermeneutica che farebbe apparire campione di modernità esegetiche perfino un domenicano del Seicento; la Guggenheim allora ne approntò una versione molto edulcorata e ridotta, cui aggiunse poi un capitoletto di raccordo, volto a spiegare tali vicende, le memorie degli anni veneziani, e una gustosa appendice su Venezia. Mentre le memorie sugli anni trascorsi a Venezia dopo la Seconda Guerra Mondiale sono spiritose e piacevolissime, quelle più antiche risultano quasi sempre d’una noia mortale, riducendosi a interminabili elenchi di persone viste, di spostamenti da una casa o da una vacanza all’altra, fra Stati Uniti, Francia, Italia, Svizzera e Inghilterra, con qualche puntata esotica verso i paesi caldi, perché l’autrice, pur essendo di famiglia ebrea ashkenazita, aveva in uggia i paesi nordici e freddi. In realtà, pur nella noia della sfilza di resoconti piatti, mi chiedevo come facesse la Guggenheim a ricordare tanti fatterelli senza confondersi; poi ho capito: li estraeva dal suo diario; e poiché del diario riporta verbatim un paio di stralci, v’è da rimpiangere che invece dei sunti non facesse stampare direttamente il diario stesso, tanto è saporoso e vivace. Il guaio è infatti che di arte sin intorno ai quarant’anni questa donna vulcanica e volubile si occupò assai poco: le memorie dunque riguardano mondanità, amicizie e amori, dove si vorrebbero sentire brio e danza, mentre di fatto il tono da mattinale di questura riesce a rendere insipida e tediosa perfino una situazione come quella in cui a un certo momento la Guggenheim incappò mentre soggiornava in patria per sfuggire dalle mani dei nazisti: s’era appena sposata con Max Ernst che già lo tradiva con un altro, e andava a confessarsi da André Breton con la scusa che, in quanto esperto in psichiatria e psicanalisi, il pontefice del surrealismo la poteva aiutare nelle sue ambasce del momento: con quanta gioia di Breton ci si può immaginare, dato che era amico allo stesso tempo della fedifraga, del cornuto e dell’Altro. Peggy però non si limitava a trattare l’amor “en bagatelle”: visse anche storie d’amore molto intense e durevoli, come, prima di Ernst, quelle con Laurence Vail (che sposò e fu padre del figlio Sindbad e della figlia Pegeen, pittrice e morta ancor giovane prima della madre) e col letterato inglese John Ferrar Holms, quello a cui Djuna Barnes dedicò Nightwood; e condivise l’esistenza ebbra, dissipata e bellissima degli espatriati in istile Tenera è la notte che pullulavano fra Parigi e la Costa Azzurra, sempre in moto da un’esibizione surrealista a una recita di Cocteau, dall’atelier di Braque alla boîte più up to date dove annegarsi nel vino o nel whisky tra Joyce e Beckett: tanto maggiore, dunque, il rimpianto per una narrazione così algida e compendiosa. Molto più cordiale invece la Gugegnheim memorialista della maturità e della vecchiaia: donna saggia, girata la boa del mezzo secolo preferì un’esistenza meno tumultuosa, e ai baccanali parigini sostituì più quieti caffé veneziani dove sedere tra Santomaso e Vedova che cicalavano in dialetto. Come già aveva fatto negli anni americani con Pollock, la grande collezionista si diede a scoprire anche da noi nuovi artisti, come Tancredi Parmeggiani, e si dedicò anima e corpo alla Biennale, su cui racconta aneddoti molto simpatici; ma poi tirò i remi in barca, una volta ricevuta la sensazione che l’arte contemporanea non le piacesse più, e divenisse stanca e ripetitiva: ma anche allora continuò i viaggi, gl’incontri, le esposizioni dei suoi quadri, e lavorò per trasformare il torso di magione nobiliare mai completata, da lei acquistato, nella casa-museo che tutt’oggi si visita, dove i capolavori delle avanguardie novecentesche si ammirano a pochi metri dal Canal Grande. A Venezia e al suo popolo qui la Guggenheim dedica bellissime pagine, affettuose e commosse; e nella città lagunare fu l’ultima, se è vero quel che riferisce, ad avere un gondolier de casada quando ormai gli unici che facevano quel mestiere erano, come oggi, a servizio soltanto dei turisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Lista della spesa d'autore

    Ok Peggy, hai avuto una vita invidiabile, "hai saputo spendere bene i tuoi soldi", hai fatto sempre di testa tua e ti è andata bene e meritava essere raccontato, ma diciamo che scrivere non è il tuo f ...continua

    Ok Peggy, hai avuto una vita invidiabile, "hai saputo spendere bene i tuoi soldi", hai fatto sempre di testa tua e ti è andata bene e meritava essere raccontato, ma diciamo che scrivere non è il tuo forte: la lista della spesa di mia nonna ha più verve.

    ha scritto il 

  • 3

    Gran bella vita ma nessuna (proprio nessuna) dote per la scrittura: sembra la lista della spesa (un po’ più noiosa).
    Molto autoassolutorio Peggy nella sua ricerca della felicità: non fa altro che corr ...continua

    Gran bella vita ma nessuna (proprio nessuna) dote per la scrittura: sembra la lista della spesa (un po’ più noiosa).
    Molto autoassolutorio Peggy nella sua ricerca della felicità: non fa altro che correre di qua e di là, comprare e/o affittare case e arredarle, bere con i suoi mariti amici amanti (in combinazione variabile, a volte racchiusi in una sola persona), e dedicarsi ai suoi amati quadri.
    Perché, anche se ne ha mantenuti parecchi di artisti, amava più le opere di quanto stimasse gli operai. E aveva ragione: il quadro lo appendeva e lì stava, gli artisti ne facevano di ogni!
    E’ riuscita nell’impresa di scrivere un’autobiografia senza dire nulla di sé, se non che è stata una donna (abbastanza) libera, o almeno ci ha provato. Nello stesso periodo Wharton se ne stava a Parigi impastoiata nelle regole dell’alta società. E il caro Ernst folleggiava a Parigi.
    NOTA: Ho letto un po’ di commenti qua e là ed è impressionante l’acidità degli estensori nel commentare il senso artistico di Peggy, dichiarandolo nullo. Come se l’aver scoperto Pollock e sovvenzionato tutti gli altri, da Tanguy a quel cialtrone di Max Ernst non fosse un’azione più meritoria di tante chiacchere di critica artistica (e poi ci ha lasciato il Guggenheim di Venezia, pur con i “furti” perpetrati dal Gug. maggiore!).

    ha scritto il 

  • 2

    Memoir di una negata totale assoluta

    A dispetto della sua vita che è stata realmente avventurosa, queste quasi quattrocento pagine sono avvincenti quanto una lista della spesa. Peccato.

    ha scritto il 

  • 0

    Non sono un amante esagerato dell'arte; o meglio, di certi tipi di arte, dato che sono un appassionato di musica e direi che va considerata anch'essa un'arte. Diciamo che la pittura e la scultura, per ...continua

    Non sono un amante esagerato dell'arte; o meglio, di certi tipi di arte, dato che sono un appassionato di musica e direi che va considerata anch'essa un'arte. Diciamo che la pittura e la scultura, per quanto mi possano piacere e per quanto io possa apprezzare certe correnti più che altre (quella impressionista per esempio), non sono il mio punto forte e di sicuro sono più avvezzo in altri campi. Ciononostante devo dire che il libro, "consigliatomi" come lettura dalla mia professoressa di storia dell'arte, è risultato molto interessante e tutto sommato m'è piaciuto. Mi sarei solo aspettato qualcosa di più inquadrato, che mirasse più sull'aspetto artistico; pensavo mi sarei trovato di fronte sì ad una biografia, ma che comunque "degenerasse" in disquisizioni artistiche e che mi aiutasse di più a capire e ad apprezzare l'arte moderna del '900 (che comunque, dopo averla studiata, capisco molto di più), e invece non mi sono trovato davanti a nulla di tutto ciò. Il libro, pur parlando e dando aneddoti interessanti sulle vite di certi artisti, si concentra molto di più, quasi totalmente, sulla vita di Peggy Guggenheim, sulle sue peregrinazioni e sulle sue storie d'amore. Non che sia un male, anzi, aiuta molto anche a capire certi aspetti della cultura di un certo strato sociale dell'epoca, ma non era esattamente ciò che mi aspettavo. Comunque un buon libro, curioso da leggere, seppure magari lo stile sia un po' "infantile" e decisamente semplice e dimostra che l'autrice non sia una scrittrice professionista.

    ha scritto il 

  • 0

    Autobiografia molto bella, ma con uno stile spaventoso. Avesse assunto un ghostwriter sarebbe stato molto meglio, perché avrà anche scoperto Pollock, ma non sa proprio tenere la penna in mano: tono mo ...continua

    Autobiografia molto bella, ma con uno stile spaventoso. Avesse assunto un ghostwriter sarebbe stato molto meglio, perché avrà anche scoperto Pollock, ma non sa proprio tenere la penna in mano: tono monocorde, che più piatto non si può. Nonostante questo, è un libro ipnotico: Peggy Guggenheim ha avuto una vita così intensa e movimentata che leggendo viene voglia di chiudere il libro e fare qualsiasi cosa di creativo, qualunque cosa voglia dire, fosse anche vivere nel modo più pieno possibile.

    ha scritto il 

  • 4

    I racconti di Peggy

    Si tratta di un'autobiografia dalla quale emerge l'immagine di Peggy in quanto promotrice dell'arte, mecenate, finanziatrice degli artisti. Un libro intenso, pieno di viaggi, di incontri, di feste, ne ...continua

    Si tratta di un'autobiografia dalla quale emerge l'immagine di Peggy in quanto promotrice dell'arte, mecenate, finanziatrice degli artisti. Un libro intenso, pieno di viaggi, di incontri, di feste, nelle quali si vedono sfilare personaggi celebri della letteratura, dell'arte pittorica e scultorea, della politica... e ci si sorprende ad ogni passo che Peggy abbia incontrato queste persone, le abbia frequentate, abbia trascorso insieme a loro dei momenti significativi della sua vita. Sullo sfondo, il contesto storico europeo e mondiale, che diventa però quasi secondario nel racconto, nel quale viene dato maggiore spazio agli eventi che hanno segnato la vita di Peggy. Ne risulta un quadro splendido di questa grande donna e del suo tempo! Meravigliosa la descrizione conclusiva di Venezia...

    ha scritto il