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Una vita violenta

Di

Editore: Einaudi Biblioteca Giovani

4.1
(1652)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: A000148678 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Political , Teens

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Descrizione del libro
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  • 5

    Sono pienamente consapevole del fatto che parlare di uno specifico libro di Pier Paolo Pasolini sia un'attività superficiale e riduttiva, dal momento che l'Intellettuale italiano per la sua grandezza ...continua

    Sono pienamente consapevole del fatto che parlare di uno specifico libro di Pier Paolo Pasolini sia un'attività superficiale e riduttiva, dal momento che l'Intellettuale italiano per la sua grandezza e complessità andrebbe analizzato nella sua interezza dal cinema, alla prosa, dalla poesia al giornalismo, passando per i suoi illuminati interventi fino all'uomo nella sua fragilità, intimità e profondità.
    Mi rendo, altresí, conto che è brutale parlare di PPP, le cui parole riflettono tristemente la nostra misera condizione attuale, in un paese assoggettato ad un fascismo intellettuale impregnato di cattolicesimo moralista falsamente etico, ma sempre pronto a curare il proprio orto e ad alzare il dito verso l'altro, meglio se diverso e più debole.
    Il libro, scritto per buona parte in dialetto, offre una narrazione multipla il cui tema centrale è la violenza sotto ogni forma si manifesti, da quella primordiale a quella più elaborata, pensata quasi strategica. In una Roma palcoscenico di un affresco di vita, si consuma una tragedia sociale ignorata dalla storia che cinica e beffarda ciclicamente si ripete oggi nelle nuove borgate dove imperversa la nuova guerra tra poveri dove il nemico è lo straniero il diverso. Ma attenzione le borgate non sono solo quelle geografiche che lambiscono le nostre città, sono soprattutto quelle dell'anima, sono quelle dei neo fascisti, quelle dell'arroganza, quelle virtuali, quelle dei social network le cui piazze sembrano perlopiù dei pollai dove si fa a gara a chi strilla di più, dove masse uniformi di crani vuoti amplificano il rumore assordante della stupidità dando vita ad un fenomeno violento di intolleranza ed odio, sono le borgate nascoste dietro le luci scintillanti di quella società dei consumi tanto bramata e sognata...

    ha scritto il 

  • 3

    Chi sono io per giudicare Pasolini? Nessuno. Premesso questo, poichè in generale non impazzisco per il romanzo verista/realista, preferisco (ed amo) il Pasolini poeta, saggista e regista.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fango è il protagonista di questo romanzo, fango che tutto copre e tutto domina, sporca e inghiotte.
    La speranza è braccata, mentre il bene e il male si mescolano continuamente fino a rendere irril ...continua

    Il fango è il protagonista di questo romanzo, fango che tutto copre e tutto domina, sporca e inghiotte.
    La speranza è braccata, mentre il bene e il male si mescolano continuamente fino a rendere irrilevante la ricerca definita dell'uno e dell'altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono regalato il primo Pasolini mentre la scorsa estate annunciava il suo arrivo con un tramonto talmente profondo da costringermi ad afferrare con forza la ringhiera che mi separava dal mare per e ...continua

    Mi sono regalato il primo Pasolini mentre la scorsa estate annunciava il suo arrivo con un tramonto talmente profondo da costringermi ad afferrare con forza la ringhiera che mi separava dal mare per evitare di finirci dentro. Essì, sono arrivato tardi a Pasolini, me lo dicono in tanti. E’ che ho un rapporto strano con il tempo, molto personale, ci stimiamo e rispettiamo ma tutto è velato da una reciproca diffidenza. Immagino il tempo come una distesa d’acqua che mi separa dalla terra promessa, la guardo dalla spiaggia e ho voglia di tuffarmi e arrivare subito dall’altra parte, però poi mi spoglio e osservo la battigia rilucente di piccoli frammenti d’ossa e capisco che è meglio imparare a nuotare prima di immergermi. Leggere Una Vita Violenta è stato per me come trascorrere intere giornate ad ammirare un affresco impressionista: ogni parola è una pennellata la cui singolarità contribuisce in maniera perfetta alla costruzione di un quadro d’insieme da cui emerge un’immagine talmente nitida e dettagliata da risultare totalmente reale e concreta. C’è la storia di buona parte del nostro paese in quella di Tommaso e dei suoi compagni di vita che partono dalla periferia fangosa, stracciona e maleodorante alla conquista della capitale e delle sue opportunità. E’ un’umanità primordiale ma non sconfitta quella descritta da Pasolini, che prova a dare un senso alla propria esistenza fatta di bisogni primari da soddisfare ma anche di di sentimenti e speranze da costruire. Un Italia che si riconosce nell’arroganza fascista ma che è capace di sciogliersi per una serenata. Tengo stretto tra le mani questo libro rosso e non posso esimermi dal fare un parallelo su ciò che è ora questo paese, sulle sue contraddizioni e sull’assenza di prospettive di un modello che allora albeggiava e che adesso sembra definitivamente tramontato.
    www.tragustoedelizia.wordpress.com/2014/10/02/una-vita-violenta/

    ha scritto il 

  • 4

    Ritratti

    Come nelle carrellate di molti suoi film Pasolini scrive un affresco della gente, reale nei suoi meriti e nelle sue miserie, senza il paternalismo verso il buon selvaggio o contrizioni radical chic. ...continua

    Come nelle carrellate di molti suoi film Pasolini scrive un affresco della gente, reale nei suoi meriti e nelle sue miserie, senza il paternalismo verso il buon selvaggio o contrizioni radical chic.

    ha scritto il 

  • 0

    Potrebbe sembrare un banale romanzo di denuncia sociale, ma così non è.
    Alla denuncia si affianca il romanzo, lo studio maniacale dei personaggi, oltre che degli ambienti, l’uso spinto (tanto da rende ...continua

    Potrebbe sembrare un banale romanzo di denuncia sociale, ma così non è.
    Alla denuncia si affianca il romanzo, lo studio maniacale dei personaggi, oltre che degli ambienti, l’uso spinto (tanto da rendere necessario un vocabolario finale) del dialetto borgataro.
    La denuncia: le condizioni miserabili di migliaia di famiglie che ereditando la condizione di burini sfollati durante la guerra costruiscono ed animano un luogo di disperazione, abbrutimento, ignoranza e violenza legato in gran parte alla miseria ma che ha come concausa l’anomia assoluta di valori. È l’istinto di sopravvivenza che spinge soprattutto i giovani a cercare uno sbocco, anche malavitoso e fino alla prostituzione, al degrado economico ed alla condizione di minorità permanente nella quale sono relegati da una società sempre intravista sullo sfondo di una Roma ricca, con luci e ricchezze attraenti, ma assolutamente lontana da loro.
    Il romanzo: la storia di Tommaso, una storia di solitudine, desolazione, abbrutimento culturale, di emarginazione e di esclusione sociale. Ma anche una storia di riscatto attraverso l’amore, la malattia, l’attaccamento alla gente della borgata Una storia drammatica in ogni riga, dove non c’è sosta, né pace, né, in fondo, speranza.
    Infine, tema caro al Pasolini politico, la presenza di politica senza ideali e valori, dove si aderisce per nascita e ci si muove per interesse. Tommaso, anche in questo caso, passa da ideali nostalgici, all’idea che la Dc possa trovargli una sistemazione, all’adesione al partito comunista dopo aver conosciuto, durante la rivolta del sanatorio, personaggi onesti e disinteressati. Partito però, con personaggi anch’essi coinvolti in interessi, e piccole tresche.
    Insomma, forse un libro un po’ datato ma bello da leggere per la drammaticità presente in ogni riga e da assimilare come pezzo di una letteratura importante di un’Italia che, allora, in pieno boom economico sapeva riflettere, e denunciare, su i suoi mali e le sue debolezze. Insomma è Pasolini.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo rimane uno dei capolavori della narrativa contemporanea, non certamente per la sua ideologia, ma per la drammaticità della narrazione condotta quasi totalmente sul filo del dialogo viva ...continua

    Questo romanzo rimane uno dei capolavori della narrativa contemporanea, non certamente per la sua ideologia, ma per la drammaticità della narrazione condotta quasi totalmente sul filo del dialogo vivace e ricco di carica umana. L'uso del dialetto romanesco popolare di borgata non è soltanto oggetto di ricerca filologica e stilistica, bensì necessità realistica di adeguare il dialogato all'azione dei personaggi e del romanzo: avventure, furti, coltellate, parolacce, amore e sventure costituiscono un magma unico col linguaggio romanesco in uno svolgimento drammatico che si risolve nella morte eroica del personaggio principale, a cui si subordinano tutte le vicende del romanzo.

    ha scritto il 

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